Archivio per mese: Giugno, 2012

Appello di Amnesty International: rom a rischio di sgombero forzato a Roma!

L’Associazione chiede al Sindaco Alemanno:
– di fermare il piano per chiudere il campo di Tor de’ Cenci e sgomberare i residenti che non sono disposti a trasferirsi;
– di agire in consultazione con i residenti del campo, per ripristinare adeguate condizioni abitative e le infrastrutture del campo;
– di garantire che qualsiasi attuale o futuro reinsediamento di persone che vivono nei campi sia realizzato nell’ambito di una reale consultazione con tutti i residenti e offrendo loro una gamma di opzioni alternative abitative adeguate, tra cui la parità di accesso agli alloggi popolari, ove opportuno;
– di garantire che il campo della Barbuta non venga utilizzato come una struttura abitativa permanente e usato esclusivamente per le comunità rom.

Per firmare l’appello clicca qui.

(28 giugno 2012)

Notizie collegate:

1.900 firme raggiunte dall’appello “Il diritto all’alloggio non si sgombera” (5 giugno 2012)

Incontro istituzionale dell’Associazione 21 luglio

19 giugno 2012 – Cinque associazioni chiedono pubblicamente l'obiezione di coscienza alle organizzazioni romane che lavorano dentro i "campi nomadi"


Cinque associazioni chiedono pubblicamente l’obiezione di coscienza alle organizzazioni romane che lavorano dentro i “campi nomadi”: “Autoescludetevi dal lavoro interno al nuovo ‘villaggio attrezzato’ La Barbuta, l’ultimo ghetto del moderno antiziganismo”.

Con una lettera aperta, cinque organizzazioni, Associazione 21 luglio, Controcampo, cooperativa Berenice, Fondazione Romanì e Popica onlus, contribuiranno alla tavola rotonda “Oltre il campo, testimonianze sulla condizione dei rom a Roma” che si svolgerà oggi presso le sale della Provincia di Roma.

Le cinque organizzazioni prendono spunto dal nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta che il Comune di Roma si appresta a inaugurare, e che definiscono «l’ultimo modello di ghetto per i rom, uno spazio perimetrato, videosorvegliato e organizzato su base etnica».

«Concordiamo con gli organizzatori della tavola rotonda – si afferma nella lettera – nel definire ogni “villaggio attrezzato” della Capitale, e quindi anche l’ultimo, quello costruito a La Barbuta – un ghetto concepito dall’antiziganismo dei nostri giorni, l’ennesimo prodotto di un pregiudizio etnico, il risultato della istituzionalizzazione della segregazione e della discriminazione che si consuma nella nostra città».

E’ possibile allora un lavoro sociale al suo interno? E’ possibile se «ingabbiato in un sistema di sospensione del tempo, sospensione dei diritti, in un non luogo – quale è anche quello del “villaggio attrezzato” La Barbuta – in cui non esistono e non sono date possibilità di cambiamento, vie di fuga e d’uscita»? In realtà, si legge nella lettera, «il lavoro delle organizzazioni che decideranno di lavorare all’interno del nuovo “campo nomadi” La Barbuta, non potrà che ridursi ad un indiretto supporto alla una politica ghettizzante e deumanizzante imposta dall’attuale amministrazione».

«In coerenza a tale posizione espressa e condivisa, – si conclude – invitiamo tutte le organizzazioni del terzo settore cittadino ad esprimere formalmente la volontà di autoescludersi dal lavoro interno (gestione dei servizi e scolarizzazione) alla nuova istituzione – come è quella del “campo” La Barbuta” – destinata a produrre discriminazione, sofferenza, esclusione sociale. Chiediamo un segno coraggioso, un gesto di obiezione di coscienza per invertire la tendenza ed esprimere un segno di discontinuità.  Comprendiamo come una tale scelta potrebbe avere risvolti negativi in relazione al lavoro di tanti operatori. Ogni scelta di coscienza non è mai gratuita e implica sempre un prezzo. Lo stesso prezzo che è costretto a pagare l’operaio di una fabbrica che produce armi e che decide di smettere. Lo stesso prezzo che potrebbe decidere di pagare un’organizzazione che lavora all’interno di un piano, il Piano Nomadi, la “fabbrica” che a Roma produce discriminazione e segregazione».

18 giugno 2012 – Inaugurato oggi a Roma un nuovo "campo", su base etnica per le comunità rom e sinte

 

Inaugurato oggi a Roma un nuovo “campo”, su base etnica per le comunità rom e sinte.
Si apre infatti oggi il «villaggio attrezzato» La Barbuta: una giornata di lutto per i diritti umani.

 

Sono iniziate questa mattina le procedure di ingresso all’interno del nuovo «villaggio attrezzato» realizzato dall’amministrazione comunale di Roma. La struttura, destinata ad accogliere circa 650 persone rom, si trova tra il Grande Raccordo Anulare, la linea ferroviaria Roma-Cassino e l’aeroporto “G.B. Pastine” di Ciampino, lontana  dal contesto urbano, recintata, videosorvegliata,.

Il «villaggio attrezzato» La Barbuta è il primo “campo nomadi” di tale grandezza costruito ex novo a Roma negli ultimi 7 anni. Alcune organizzazioni internazionali, tra cui lo European Roma Rights Centre (Centro Europeo per i Diritti dei rom), hanno più volte sottolineato come l’Italia sia il “paese dei campi” perchè «il solo paese in Europa a promuovere un sistema di ghetti, organizzato e sostenuto pubblicamente, con lo scopo di privare i rom di una piena partecipazione alla vita italiana, o addirittura di avere un contatto e dei rapporti con essa».

Secondo l’Associazione 21 luglio spetterà al Comune di Roma dimostrare ai cittadini romani che i 10 milioni di euro già spesi per la costruzione del nuovo «villaggio attrezzato», più quelli che dovrà erogare a tempo indeterminato per adempiere ai compiti di gestione e vigilanza (circa 3 milioni di euro l’anno), sono da considerarsi un investimento proporzionale ad accogliere i 650 rom in una condizione di esclusione sociale e segregazione piuttosto che disporre altre soluzioni più economiche e valide per cittadini italiani e stranieri, rom e non rom. D’altra parte a nessuno potrebbe apparire adeguata una soluzione abitativa escludente e segregativa, concepita, per esempio, per soli cittadini asiatici, africani o magari ebrei.

La giornata di oggi, è una giornata di lutto per i diritti umani, una prova di come il Comune di Roma ha deciso di reiterare il già citato «sistema dei ghetti», optando così per una scelta antistorica, antieconomica e discriminatoria. Una scelta che condanna ancora una volta il futuro dei bambini e dei ragazzi rom, oscurando con una coltre di discriminazione istituzionale i loro sogni e le loro speranze racchiusi all’interno delle “gabbie” di un “campo nomadi”.

«L’inaugurazione del “villaggio attrezzato” – ha commentato il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla – sarà un giorno giudicata dalla storia con severità e indignazione. Per essa tutti noi dovremmo provare profonda vergogna».

L'Associazione 21 luglio partecipa a due prestigiosi convegni

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Nei prossimi giorni un rappresentante dell’Associazione 21 luglio sarà presente per una relazione a due prestigiosi convegni: il primo, “Presentazione della prima indagine sulla condizione di rom e sinti in Italia“, si terrà a Milano l’11 e il 12 giugno nell’ambito del progetto europeo EU Inclusive; il secondo, “Immigrazione: una sfida e una necessità“, promosso dal Partito Radicale, si svolgerà a Roma il 14 giugno.

(10 giugno 2012)

1.900 firme raggiunte dall'appello "Il diritto all'alloggio non si sgombera"

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L’appello “Il diritto all’alloggio non si sgombera” ha raggiunto oggi le 1.900 firme, tra cui quelle di nomi noti come Rita Levi Montalcini, Dario Fo, Margherita Hack, Erri De Luca, Moni Ovadia e tanti altri. L’appello chiede la sospensione immediata di ogni sgombero che interessa le comunità rom e sinte nel Comune di Roma, che non sia accompagnato da un serio e concreto sforzo di accoglienza alternativa per i gruppi familiari. Ad oggi sono 4 le settimane senza sgomberi a Roma.

(5 giugno 2012)

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