15 febbraio 2011 – In occasione del lancio del dossier “Report Casilino 900. Parole e immagini di una diaspora senza diritti”, l’Associazione 21 luglio denuncia la politica discriminatoria e segregativa del Piano Nomadi della capitale
Esattamente un anno fa, il 15 febbraio 2010, veniva chiuso per sempre il cancello d’ingresso di Casilino 900, il campo rom storico della capitale, abitato da alcune comunità rom sin dagli anni ’50. Davanti a fotografi, cameramen e giornalisti, le autorità definirono solennemente l’evento come un’occasione ” storica per i rom e per la città” realizzata ” insieme ai rom e non contro i rom”. Si trattava, era il ritornello che risuonava in quei giorni, di una ” vittoria della legalità e della solidarietà”.
I 618 rom di Casilino 900, tra cui 273 minori , furono trasferiti ” provvisoriamente” in quattro “villaggi attrezzati” e in un centro di accoglienza con in mano una dichiarazione di impegno, sottoscritta dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, nella quale i diversi soggetti attuatori del Piano Nomadi si impegnavano ” a portare avanti il programma di sviluppo e di integrazione della comunità rom nella città di Roma, particolarmente in riferimento ai seguenti punti: Casa e Lavoro”.
Prima di mettere i sigilli allo storico insediamento, il primo cittadino della capitale promise di consegnare ” entro un mese” quell’area abbandonata alla città, attraverso la realizzazione di un parco che avrebbe finalmente restituito decoro a uno spazio lasciato nel degrado più assoluto per troppo tempo.
Oggi, a un anno di distanza da quei fatti e quelle promesse, l’ Associazione 21 luglio , nel presentare il report “Casilino 900. Parole e immagini di una diaspora senza diritti “, denuncia l’inganno di cui sono state vittime la comunità rom del Casilino 900 e la cittadinanza di Roma e punta l’indice, in maniera chiara e decisa, verso la politica discriminatoria e segregativa del Piano Nomadi della capitale.
Lo sgombero del Casilino 900 rappresenta infatti la “punta dell’iceberg” delle politiche sociali attuate ad oggi nei confronti della popolazione romanì dalle varie amministrazioni comunali che, senza discontinuità alcuna in termini di idee e programmi, si sono succedute negli ultimi tre decenni. Politiche che, secondo l’ Associazione 21 luglio , azzerano palesemente i diritti fondamentali dei minori così come sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 20 novembre 1989 e ratificata nell’ordinamento giuridico italiano dalla legge n. 176 del 27 maggio 1991.
La storia dello sgombero del Casilino 900 ci insegna che la politica sociale rivolta alla comunità romanì di Roma si snoda attraverso fasi dettate da un preciso ordine cronologico:
• la criminalizzazione e la colpevolizzazione della popolazione romanì presente sul territorio;
• la creazione di un allarme sociale fondato sulla paura del diverso;
• la richiesta e l’utilizzo di misure in stato di emergenza che consentono l’erogazione di cospicui fondi governativi;
• l’annuncio della costituzione di nuovi “campi nomadi” ogni volta definiti innovativi ma che nulla di diverso rappresentano rispetto alla già sperimentata costituzione di spazi di discriminazione e di segregazione;
• la gestione dei fondi stanziati attraverso la costituzione di un “indotto” che ruota attorno ai campi.
Anche nei tragici eventi degli ultimi giorni, con la morte di quattro bambini rom arsi vivi da un incendio divampato nella baracca dove stavano dormendo, ci sembra di rivedere lo sviluppo di tali dinamiche che, ogni volta, non fanno che ricollocare la ” problematica rom” nell’alveo dell'”emergenza sociale”.
Alla luce di quanto emerge dal Report presentato, l’ Associazione 21 luglio chiede al sindaco di Roma on. Gianni Alemanno , al Commissario straordinario per l’emergenza nomadi a Roma dott. Giuseppe Pecoraro e al soggetto attuatore del Piano Nomadi della capitale dott. Angelo Scozzafava una profonda revisione dell’impianto del Piano Nomadi attraverso la promozione di reali politiche di inclusione sociale che salvaguardino, anzitutto, i diritti fondamentali dell’uomo e dell’infanzia.
Ufficio Stampa Associazione 21 luglio
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