17 settembre 2012 – Resi pubblici i dati della ricerca sul “campo nomadi” di via della Cesarina a Roma. Ass. 21 luglio: «Costi altissimi e gestione a carattere vessatorio. E’ questa la legalità voluta dal Piano Nomadi di Roma?»
L’Associazione 21 luglio ha reso pubblici i risultati della ricerca “DIRITTI RUBATI. Rapporto sulle condizioni di vita nel villaggio attrezzato di via della Cesarina” che alle 17,00 verrà presentata presso la Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre in via Madonna dei Monti, 41. L’insediamento, di proprietà di Propaganda Fide, una delle nove congregazioni della Curia Romana, accoglie 181 rom di origine rumena, montenegrina e bosniaca, era stato posto sotto sequestro nel 2002 e il gestore, secondo le informazioni raccolte, era stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera. Il campo di via della Cesarina, pur essendo uno degli 8 «villaggi attrezzati» del Piano Nomadi di Roma continua a essere affidato al medesimo gestore, è inaccessibile ai visitatori e risulta coperto da una coltre di silenzio e omertà.
Dai sopralluoghi effettuati dai ricercatori dell’Associazione 21 luglio e dalle interviste raccolte nella ricerca emerge come le condizioni strutturali del «villaggio attrezzato», per il quale il Comune di Roma spende la cifra annuale di quasi 600.000 euro, siano critiche ed in tutto simili a quelle di un insediamento informale. Le abitazioni sono fatiscenti, senza riscaldamento e spesso prive di infissi, gli spazi risultano insufficienti mente le strutture destinate ai servizi sono igienicamente inagibili, prive di illuminazione e sufficiente aerazione. Tutto ciò ha una ricaduta sulla qualità della vita delle tre comunità rom. In ogni abitazione (container o roulotte) il consumo massimo consentito è quello di una lampadina a basso consumo e, quando questo viene superato, il gestore provvede arbitrariamente a staccare la corrente elettrica e tale distacco, avendo un carattere punitivo, si protrae per diversi giorni. Inoltre il gestore del campo pretende mensilmente da ciascuna famiglia il versamento di una somma che viene acquisita senza rilascio di ricevuta o fattura.
La dinamica interna all’insediamento, denunciata nella ricerca “DIRITTI RUBATI” è quella che vede fondersi il carattere vessatorio del soggetto gestore, il voluto disinteresse delle autorità comunali e la sofferenza fisica e psicologica di ciascun abitante del “campo” che vive sotto la “spada di Damocle” dell’immediata espulsione.
Secondo l’Associazione 21 luglio: «il villaggio attrezzato di via della Cesarina rappresenta l’esempio paradigmatico delle politiche abitative promosse dal Piano Nomadi del Comune di Roma caratterizzate dalla priorità di concentrare il maggior numero di famiglie rom all’interno del più ristretto spazio possibile senza alcuna forma di controllo, in assenza di adeguati percorsi di inclusione sociale, senza una reale attenzione alla legalità delle diverse forme di intervento istituzionale». La stessa Associazione ha provveduto nei giorni scorsi all’invio di lettere informative all’ente proprietario del terreno e al Comune di Roma e ad una lettera di diffida all’ente gestore.


