Archivio per mese: Dicembre, 2011

21 dicembre 2011 – Campo nomadi La Barbuta di Roma: l’Antenna Territoriale Anti-Discriminazione, dopo segnalazione dell’Associazione 21 luglio, diffida il Ministero dell’Interno e il Comune di Roma

Roma, 21.12.2011

Sospensione immediata dei lavori di completamento del campo de La Barbuta, o si ricorrerà alle vie legali: è quanto chiede  l’Antenna Territoriale Anti-Discriminazione di Roma, progetto di supporto legale al servizio nazionale anti-discriminazioni dell’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) in una lettera in una lettera inviata il 20 dicembre 2011 al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri e al sindaco di Roma Gianni Alemanno,

Nei giorni scorsi gli osservatori dell’Associazione 21 luglio hanno segnalato allo sportello il proseguimento dei lavori di costruzione del nuovo campo, nonostante la recente sentenza del Consiglio di Stato in merito al  dichiarazione dello stato d’emergenza e degli atti conseguiti.

In particolare, nella sentenza n. 6050 del 16 novembre 2011 il Consiglio di Stato aveva dichiarato illegittimo il D.P.C.M del 28 maggio 2008, dichiarativo dello stato di emergenza con riferimento agli insediamenti “nomadi” nel territorio delle Regioni Lombardia, Lazio e Campania, con la conseguente illegittimità derivata anche delle ordinanze presidenziali del 30 maggio 2008 di nomina dei Commissari delegati per l’emergenza e di tutti i successivi atti commissariali, adottati quindi  in “carenza di potere”.

«La costruzione del villaggio attrezzato La Barbuta, – si legge nella lettera di diffida – quale attuazione del Piano Nomadi disposta dal Commissario delegato per l’emergenza del Lazio, in deroga alla normativa vigente, rientra senz’altro negli atti commissariali che risultano adottati in carenza di potere e, pertanto, è da considerarsi illegittima».

«A prescindere dall’importante decisione del Consiglio di Stato – conclude la lettera -, l’ultimazione  del villaggio attrezzato La Barbuta appare in aperto contrasto con le norme nazionali ed europee in tema di antidiscriminazione. La costruzione di un campo attrezzato destinato ad ospitare 650 persone appartenenti alla comunità rom viola il divieto di discriminazione su base etnica sancito dalla direttiva europea 2000/43/CE e dall’art.43 del D.lgs. 286/98. Deve, infatti, intendersi discriminatoria qualsivoglia soluzione abitativa di grande dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia, tanto più se congegnata, come nel caso specifico, in modo tale da ostacolare l’effettiva convivenza con la popolazione locale e l’accesso in condizione di reale parità ai servizi scolastici e socio-sanitari».

Diffida al Ministero dell’Interno e al Comune di Roma

Nei giorni scorsi gli osservatori dell’Associazione 21 luglio hanno segnalato all’Antenna Territoriale Anti-Discriminazione il proseguimento dei lavori di costruzione del nuovo campo nei pressi di Roma, nonostante la recente sentenza del Consiglio di Stato in merito al  dichiarazione dello stato d’emergenza e degli atti conseguiti.
«La costruzione del villaggio attrezzato La Barbuta, – si legge nella lettera di diffida – quale attuazione del Piano Nomadi disposta dal Commissario delegato per l’emergenza del Lazio, in deroga alla normativa vigente, rientra senz’altro negli atti commissariali che risultano adottati in carenza di potere e, pertanto, è da considerarsi illegittima».
«A prescindere dall’importante decisione del Consiglio di Stato – conclude la lettera -, l’ultimazione  del villaggio attrezzato La Barbuta appare in aperto contrasto con le norme nazionali ed europee in tema di antidiscriminazione. La costruzione di un campo attrezzato destinato ad ospitare 650 persone appartenenti alla comunità rom viola il divieto di discriminazione su base etnica sancito dalla direttiva europea 2000/43/CE e dall’art.43 del D.lgs. 286/98. Deve, infatti, intendersi discriminatoria qualsivoglia soluzione abitativa di grande dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia, tanto più se congegnata, come nel caso specifico, in modo tale da ostacolare l’effettiva convivenza con la popolazione locale e l’accesso in condizione di reale parità ai servizi scolastici e socio-sanitari».

6 dicembre 2011 – Incontro in Senato per definire le strategie di inclusione dei rom: Un passo necessario per l’accesso ai fondi europei

Roma, 6.12.2011

La Commissione straordinaria  per la tutela e la promozione dei diritti umani ha promosso una giornata di incontri per definire le strategie italiane per l’inclusione dei rom che verranno presentate in Europa. All’incontro, che si è tenuto presso il Senato della Repubblica il 6 dicembre, sono intervenuti Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, il senatore Pietro Marcenaro, presidente della Commissione diritti umani e Massimo Serpieri della Commissione Europea.

Definire delle politiche nazionali in favore dei rom è infatti un’urgenza, da quando, il 7 aprile 2011, la Commissione Europea ha proposto il quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei rom, che orienterà le politiche nazionali mobilitando ingenti fondi europei disponibili a sostenere le iniziative di inclusione. Il quadro fa riferimento a quattro aree (accesso all’istruzione, all’occupazione, all’assistenza sanitaria e all’alloggio) e a partire da quest’anno e per ogni anno successivo ogni stato dell’Unione Europea, se vorrà accedere ai fondi europei, dovrà presentare entro il 31 dicembre una convincente strategia nazionale per l’integrazione dei rom.

Al workshop ha partecipato anche una delegazione dell’Associazione 21 luglio che ha sottolineato alcuni punti fondamentali per l’elaborazione di strategie nazionali innovative ed efficaci in favore delle comunità rom e sinte presenti sul territorio italiano. In particolare i delegati hanno sottolineato l’importanza  dell’elaborazione di politiche abitative pragmatiche e non discriminatorie, di un approccio interculturale e non esclusivo che non si muova più nell’alveo dell’emergenza, dell’elaborazione di politiche sociali in favore dei rom basate su dati scientifici, di una partecipazione attiva dei rom e di una metodologia basata su monitoraggi efficaci e solidi.
«E’ giunto il tempo – ha commentato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio – che gli amministratori locali e nazionali si facciano carico di coraggiose misure esplicite e dirette che vadano oltre la condizione abitativa definita dai “campo nomadi”. Lo stato di emergenza è costato negli ultimi tre anni 75 milioni di euro e, a conti fatti, l’Unione Europea nel quinquennio 2006-2011 ha erogato in favore dell’Italia circa 40 milioni di euro destinati a politiche in favore delle comunità rom e sinte. Tale flusso incontrollato di denaro è stato però convogliato verso la costruzione e la gestione di luoghi di esclusione sociale e di discriminazione quali sono i “campi nomadi” con il risultato di produrre sperpero di denaro pubblico e gravi violazioni dei diritti umani. E’ necessario quindi – ha concluso Stasolla – aprire una pagina nuova che, grazie all’Europa, abbiamo finalmente l’opportunità di scrivere».

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