Archivio per anno: 2012

27 novembre 2012: L’Europa condanna gli sgomberi dei rom nella città di Roma e chiede nuove soluzioni. L’Ass. 21 luglio rilancia la campagna “Stop all’apartheid dei Rom” a cui hanno già aderito Moni Ovadia, Erri De Luca e Margherita Hack

 

Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks ha rilasciato in una nota, il 22 novembre scorso, la sua condanna agli sgomberi forzati che hanno riguardato le comunità rom in Europa (http://humanrightscomment.org/2012/11/22/stop-chasing-roma-start-including-them/). Il Commissario ha sottolineato come nonostante gli impegni presi da parte degli Stati e il crescente dibattito sulla minoranza più discriminata d’Europa, i governi non abbiano intrapreso azioni concrete, se non un crescente ricorso alla pratica degli sgomberi forzati. Ricordando come molti di questi sgomberi siano illegali secondo il diritto internazionale, il Commissario ha rimarcato l’inefficacia di queste azioni, sottolineando le conseguenze particolarmente nefaste che tali sgomberi hanno soprattutto sui bambini e sui loro percorsi scolastici. Chiamando in causa le autorità italiane, Nils Muižnieks ha affermato come: «gli sgomberi forzati sono continuati, nonostante l’impegno del Governo ad abbandonare la politica dell’”emergenza nomadi”. Solo nello scorso mese di settembre – scrive il Commissario rifacendosi al trasferimento forzato delle comunità rom dal “campo tollerato” di Tor de’ Cenci al nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta – a Roma 250 persone sono state sgomberate senza che venisse loro offerta alcuna alternativa adeguata se non il trasferimento in insediamenti segregati su base etnica».

L’Associazione 21 luglio si associa alle parole del Commissario quando rileva nella nota l’importanza del pieno godimento del diritto ad un alloggio adeguato come precondizione per il godimento di molti altri diritti umani, stabilendo chiaramente che «programmi e pratiche abitative che risultano in segregazione forzata si pongono in violazione del principio di non-discriminazione e non possono essere visti come soluzioni percorribili».

Le azioni di sgombero pianificate dal Comune di Roma negli ultimi tre anni, oltre a rivelarsi costose, si sono dimostrate inefficaci e spesso disumane. Secondo l’Associazione 21 luglio, anche il ricollocamento di comunità rom nel nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta si inserisce all’interno di una logica fondata su un principio discriminatorio che allontana le famiglie rom da reali progetti di inclusione e da un rapporto adeguato con il tessuto sociale della Capitale.

Per tale ragione, l’Associazione 21 luglio ha rilanciato l’appello “Stop all’apartheid dei Rom” per chiedere ai nuovi amministratori locali e nazionali che usciranno dalle prossime elezioni la sostituzione delle politiche di sgombero con efficaci politiche di inclusione che porterebbero benefici non solo alle comunità rom ma all’intera cittadinanza. L’appello, che in poche settimane ha raccolto più di 1.000 firme, ha visto l’adesione dell’attore Moni Ovadia, dello scrittore Erri De Luca e dell’astrofisica Margherita Hack che ha commentato la sua sottoscrizione: «Le leggi razziali non ci hanno insegnato nulla?».

Esposto al Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti per un articolo di Milano Post

Secondo le due Associazioni, i toni dell’articolo sono viziati dal pregiudizio. Articoli di questo tipo consolidano così nella popolazione credenze infondate altamente offensive per le persone rom, alimentando nei loro confronti un clima di intolleranza, incuranti dell’effetto incendiario che tali visioni stereotipate hanno provocato anche nel recente passato.

Approfondisci la notizia sul sito dell’Osservatorio 21 luglio

20 novembre 2012: Oggi è la Giornata Universale dei Diritti dell’Infanzia. Associazione 21 luglio: «Le istituzioni dimenticano, talvolta intenzionalmente, che anche i minori rom costituiscono una preziosa risorsa per il Paese»

Oggi cade il 23° anniversario della Giornata Universale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, instituita in ricordo del 20 novembre 1989, data dell’approvazione della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Nonostante il consenso globale sull’importanza del rispetto dei diritti dei bambini, in molte parti del pianeta i diritti dell’infanzia vengono calpestati dagli stessi organi istituzionali. L’Italia non è esente da tali azioni che si rendono ancora più evidenti quando le stesse riguardano i minori appartenenti alle comunità rom e sinte. Sono circa 20 mila i minori rom presenti negli insediamenti formali e informali del nostro Paese, in gran parte provenienti dall’ex Yugoslavia, dalla Romania e dalla Bulgaria. Le violazioni dei diritti dell’infanzia, presenti nelle azioni adottate dalle politiche italiane, trovano la loro espressione architettonica nelle condizioni abitative in cui i minori rom si ritrovano a vivere con le loro famiglie: da Torino, dove è presente il più grande insediamento informale italiano sul Lungo Stura Lazio, a Palermo, dove si trova il “campo” della Favorita, passando poi per Roma, con gli 8 “mega-campi monoetnici” recintati e video sorvegliati.

Gli insediamenti formali italiani sono quasi sempre caratterizzati dalla lontananza dal tessuto urbano, da strutture abitative non adeguate e dall’isolamento sociale. Tali condizioni strutturali limitano fortemente le possibilità di inclusione sociale dei minori, le occasioni di incontro e di scambio con coetanei esterni al “campo”, le opportunità di crescita all’interno di percorsi sportivi e ludici, scoraggia la loro frequenza scolastica e rende difficoltoso qualsiasi spostamento al di fuori del “campo”. Negli insediamenti informali del nostro Paese, invece, ciò che in questi anni ha contrassegnato il vissuto dei minori rom, è stata l’esperienza dello sgombero forzato.

Le politiche locali e nazionali, oltre a infrangere il principio della non discriminazione, risultano viziate da pregiudizi e stereotipi degli amministratori che percepiscono i minori rom come “nomadi”, come infanzia di un popolo incapace di condurre la propria esistenza all’interno di una civile abitazione, culturalmente disposto a vivere al di sotto degli standard minimi di vivibilità e in una condizione di perenne sospensione dei diritti umani fondamentali.

In Italia, sin dalla nascita, un bambino rom che vive negli insediamenti formali o informali rispetto a un bambino non rom non potrà vivere l’esperienza di un alloggio stabile e adeguato; avrà quasi 20 probabilità in più di essere dichiarato adottabile; avrà un percorso scolastico segnato dall’emarginazione didattica; non avrà alcuna possibilità di conseguire un titolo accademico e poche possibilità di trovare, da grande, un lavoro regolare.

Secondo l’Associazione 21 luglio: «L’art. 2 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza specifica come i diritti dell’infanzia riguardino tutti i minori. Nel nostro Paese le istituzioni dimenticano, talvolta intenzionalmente, che anche i minori rom vanno riconosciuti e tutelati. Per questo risulta prioritaria una inversione di tendenza culturale e sociale per evitare di compromettere irrimediabilmente il presente e il futuro dei bambini e dei giovani rom che costituiscono oggi una preziosa risorsa per il nostro Paese, una fonte preziosa di intelligenza su cui costruire la speranza».

Ladri di bambini. Rom e sinti criminalizzati da “Il Giornale”: l’esposto delle Associazioni

Il 30 ottobre scorso, sullo spazio web e nell’edizione cartacea de «Il Giornale» sono stati pubblicati due articoli inerenti un fatto di cronaca nera nei quali, senza prova alcuna, viene riportata la presunta appartenenza etnica dell’aggressore, “rom”, e si sostiene questi «avrebbe tentato» di rapire una bambina. L’associazione tra questa descrizione di supposti fatti e la leggenda che vorrebbe le persone rom rapitrici di bambini è immediata.

Entrambi gli articoli, anziché limitarsi alla cronaca di quanto accaduto, insistono sulla presunta appartenenza etnica dell’aggressore, arrivando persino ad attribuire numerosi casi di rapimenti di bambine – alcuni anche noti all’opinione pubblica e dunque di facile impatto emotivo – ad una sorta di comportamento tipico di una minoranza, contribuendo ad aumentare il pregiudizio nei confronti delle persone rom e sinte. Questo stereotipo, infatti, si alimenta con la pericolosa generalizzazione che ha portato alla pratica dell’etnicizzazione del reato, anche quanto questo sia esclusivamente presunto.

Le Associazioni hanno quindi chiesto al Consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti di verificare eventuali illeciti deontologici e di fare in modo che gli articoli sottoposti all’attenzione dell’Ordine vengano esaminati anche alla luce della legislazione in materia di istigazione alla violenza, di antidiscriminazione e/o qualunque altra violazione che sarà ritenuta riscontrabile. Le Associazioni hanno anche chiesto di valutare l’omesso controllo a carico del direttore de il Giornale, giornalista professionista Alessandro Sallusti, rispetto alle titolazioni, alla pubblicazione anonima comparsa sul sito web della testata e alla pubblicazione cartacea degli articoli segnalati.

Ulteriori informazioni sul sito dell’Osservatorio 21 luglio

(15 novembre 2012)

Al via l'Osservatorio 21 luglio

Il link al sito dell’Osservatorio: www.osservatorio21luglio.org

(25 ottobre 2012)

15 novembre 2012 – Ladri di bambini: rom e sinti criminalizzati da “Il Giornale”: l’esposto delle Associazioni

Mantova, Roma, Milano – Le Associazioni Articolo 3, 21 Luglio e Naga, che da anni si occupano di contrasto alla discriminazione e al razzismo, anche attraverso il monitoraggio della stampa, hanno inviato un esposto con richiesta di verifiche al Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della regione Lombardia per segnalare alcuni articoli apparsi sulla testata giornalistica «Il Giornale».

Il 30 ottobre scorso, sullo spazio web e nell’edizione cartacea de «Il Giornale» sono stati pubblicati due articoli inerenti un fatto di cronaca nera nei quali, senza prova alcuna, viene riportata la presunta appartenenza etnica dell’aggressore, “rom”, e si sostiene questi «avrebbe tentato» di rapire una bambina. L’associazione tra questa descrizione di supposti fatti e la leggenda che vorrebbe le persone rom rapitrici di bambini è immediata.

Entrambi gli articoli, anziché limitarsi alla cronaca di quanto accaduto, insistono sulla presunta appartenenza etnica dell’aggressore, arrivando persino ad attribuire numerosi casi di rapimenti di bambine – alcuni anche noti all’opinione pubblica e dunque di facile impatto emotivo – ad una sorta di comportamento tipico di una minoranza, contribuendo ad aumentare il pregiudizio nei confronti delle persone rom e sinte. Questo stereotipo, infatti, si alimenta con la pericolosa generalizzazione che ha portato alla pratica dell’etnicizzazione del reato, anche quanto questo sia esclusivamente presunto.

Almeno altri dieci articoli riguardano le persone di etnia rom e sinta, e sono caratterizzati dalla deliberata associazione di un reato non al singolo colpevole, ma al gruppo di appartenenza (vero o presunto tale), dalla presenza di stereotipi e pregiudizi diffamatori, da accuse aleatorie e congetture discriminatorie perché fondate su base etnica.

«La diffusione di questi articoli – dichiarano le Associazioni – trasmette un’immagine criminosa di un intero gruppo di persone ed è lesiva della dignità delle persone sinte e rom. In questi articoli è stato dato ampio e acritico spazio a dichiarazioni violente, di carattere congetturale e generalizzante delle e degli intervistati, senza evidenziarle come pure e semplici supposizioni – prendendo le distanze da eventuali contenuti diffamanti –, e contribuendo in questo modo alla diffusione dell’allarme sociale basato su ipotesi, pregiudizi e, in taluni casi, sul risentimento delle vittime dei reati, veri o presunti».

Articolo 3, 21 Luglio e Naga hanno quindi chiesto al Consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti di verificare eventuali illeciti deontologici e di fare in modo che gli articoli sottoposti all’attenzione dell’Ordine vengano esaminati anche alla luce della legislazione in materia di istigazione alla violenza, di antidiscriminazione e/o qualunque altra violazione che sarà ritenuta riscontrabile. Le Associazioni hanno anche chiesto di valutare l’omesso controllo a carico del direttore de il Giornale, giornalista professionista Alessandro Sallusti, rispetto alle titolazioni, alla pubblicazione anonima comparsa sul sito web della testata e alla pubblicazione cartacea degli articoli segnalati.

«Con viva preoccupazione – concludono le Associazioni – continuiamo a rilevare casi che ci paiono in contrasto con la deontologia che regolamenta la professione giornalistica e che, per la loro diffusione, divengono amplificatori di pregiudizi e stereotipi discriminatori e, in taluni casi, possono indurre all’odio e alla violenza. Contro questi comportamenti e contro queste forme di discriminazione continueremo a batterci».

9 novembre 2012: Nuova udienza sul "caso La Barbuta": Amnesty International e European Roma Rights Centre sostengono l'azione legale promossa da Associazione 21 luglio e ASGI

Oggi, 9 novembre 2012, avrà luogo una nuova udienza sul “caso La Barbuta”, il nuovo «villaggio attrezzato» recentemente realizzato dall’amministrazione comunale di Roma. A supportare l’azione legale dell’Associazione 21 luglio e dell’ASGI si sono schierate ufficialmente Amnesty International e l’European Roma Rights Centre (Centro Europeo per i diritti dei Rom) che hanno depositato in giudizio un approfondito rapporto nel quale le due organizzazioni internazionali riconoscono il carattere discriminatorio del “campo” La Barbuta. Il rapporto dell’ERRC «illustra la consistente criticità insita nelle politiche di segregazione delle comunità Rom. Si riporta il deterioramento constatato e i danni subiti dai Rom attraverso la segregazione abitativa in sistemazioni quali La Barbuta». Amnesty International denuncia invece «come il campo de La Barbuta non sia conforme ai criteri per un alloggio adeguato, come definiti dal diritto internazionale, e costituisca segregazione residenziale».
 
Malgrado il governo Monti attraverso la Strategia nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Camminanti abbia espressamente chiarito la «necessità di superamento del modello dei campi per combattere l’isolamento e favorire percorsi di interrelazione sociale, pur nel rispetto delle consuetudini abitative dei rom e dei sinti», il Comune di Roma ha continuato la sua azione nel reiterare la creazione di spazi abitativi di grandi dimensioni, isolati dal rimanente spazio urbano e dedicati esclusivamente alle comunità rom attraverso la costruzione e l’assegnazione del «villaggio attrezzato» La Barbuta, destinato a ospitare 650 rom della capitale.
Per tale ragione l’Associazione 21 luglio e l’ASGI (Associazione Studi Giuridici Sull’Immigrazione) hanno promosso negli scorsi mesi un’azione legale contro il Comune di Roma.
All’interno del ricorso le due organizzazioni hanno cercato di dimostrare come il «villaggio attrezzato» La Barbuta debba considerarsi discriminatorio – e quindi illegittimo – già per il solo fatto di rappresentare una soluzione abitativa di grandi dimensioni rivolta a un gruppo etnico specifico e comunque priva dei caratteri tipici di un’azione positiva.
Deve infatti intendersi discriminatoria qualsiasi soluzione abitativa di grandi dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia, tanto più se pensata, come nel caso dell’insediamento sito in località La Barbuta, in modo da ostacolare l’effettiva convivenza con la popolazione locale, l’accesso in condizione di reale parità ai servizi scolastici e socio-sanitari e situato in uno spazio dove è posta a serio rischio la salute delle persone ospitate al suo interno».
 
L’ 8 agosto 2012, pronunciandosi sull’istanza cautelare, il Tribunale di Roma ha ritenuto che le circostanze esposte dalle due organizzazioni «concorrano nel rendere verosimile il carattere discriminatorio delle attività di assegnazione degli alloggi presso il campo denominato Nuova Barbuta» in quanto la realizzazione del nuovo “campo nomadi” esclude di fatto le comunità rom e sinte della capitale «dalla possibilità di accesso a soluzioni abitative propriamente intese con l’effetto di determinarne, ovvero incentivarne, l’isolamento e la separazione dal restante contesto urbano e di comprometterne la pari dignità sociale». Il Tribunale di Roma, accogliendo la richiesta presentata dall’Associazione 21 luglio e dall’ASGI ha ordinato «la sospensione delle procedure di assegnazione degli alloggi all’interno del villaggio attrezzato Nuova Barbuta fino alla definizione del procedimento sommario di cognizione».
Il 13 settembre 2012 lo stesso Tribunale, in diversa composizione, accogliendo il reclamo del Comune di Roma, ha annullato la precedente sospensiva, consentendo così il trasferimento delle comunità rom forzatamente sgomberate nel nuovo insediamento.
In attesa della decisione del giudice, l’Associazione 21 luglio e ASGI confidano in un esito positivo dell’odierna udienza affinché per la prima volta in Europa venga confermato il “carattere discriminatorio” di un “campo nomadi”, luogo ormai riconosciuto, anche a livello internazionale, come spazio di segregazione e di discriminazione su base etnica.

2 novembre 2012 – Roma: l'Associazione 21 luglio denuncia le allarmanti condizioni igienico-sanitarie riscontrate nei «villaggi attrezzati» della giunta Alemanno

Negli ultimi mesi l’amministrazione romana ha provveduto alla chiusura di due “campi tollerati”, quello di via del Baiardo e quello di Tor de’ Cenci, appellandosi a una situazione igienico-sanitaria insostenibile e urgente in cui vivevano le comunità rom. Il 5 luglio 2012, durante l’abbattimento delle abitazioni nel “campo” di via del Baiardo il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha dichiarato: «Dopo 20 anni questo campo viene finalmente sgomberato. Qui vivevano centinaia di persone in condizioni disagiate, senza servizi e senza sicurezza». Il 28 settembre 2012, giorno dello sgombero dell’insediamento di Tor de’ Cenci, la vice sindaco di Roma Sveva Belviso ha affermato: «Da tempo denunciamo le gravi carenze igienico-sanitarie del campo, la sua pericolosità e il degrado che vi regna incontrastato».

Le due azioni di sgombero, condotte con modalità giudicate violente e illegali da diverse organizzazioni, sono state attuate in nome di una presunta “solidarietà” e, come affermato, per salvaguardare le famiglie rom da ambienti insalubri e insicuri. Secondo le dichiarazioni rilasciate dal Comune di Roma, trasferire comunità rom da luoghi di degrado sociale e ambientale all’interno dei «villaggi attrezzati» previsti dal Piano Nomadi ha rappresentato un passo in avanti per garantire ai rom condizioni di vita migliori e sicure dal punto di vista sanitario.

Secondo i rilievi svolti dall’Associazione 21 luglio, in realtà, le condizioni igienico-sanitarie all’interno degli 8 «villaggi attrezzati» permangono estremamente gravi e allarmanti. Se ne ha conferma dall’ultima emergenza sanitaria scoppiata nell’insediamento di via di Salone da circa 15 giorni. Il “campo” è stato costruito per accogliere 600 persone, ma il Comune di Roma ne ha concentrate al suo interno un numero doppio mettendo a serio rischio la funzionalità dell’impianto fognario. Da circa due anni alcuni abitanti dell’insediamento e diverse organizzazioni che operano nel “campo” hanno segnalato al Comune di Roma il “collasso” dell’impianto fognario dell’insediamento, dovuto al sovrannumero degli abitanti, con costante riversamento del liquame fognario sul suolo. Nell’area del “campo” dove la fuoriuscita del liquame fognario è risultata più consistente è stato segnalato due settimane fa il primo caso di epatite A.

Tale virus, che si trasmette per via oro-fecale attraverso acqua contaminata, è diffuso in luoghi assimilabili ai campi profughi dei paesi africani e asiatici, dove gli ambienti risultano particolarmente degradati e insalubri. Secondo le informazioni raccolte dai ricercatori dell’Associazione 21 luglio, a causa della diffusione del virus, negli ultimi giorni sono stati una decina i minori rom del «villaggio attrezzato» di via di Salone ricoverati presso diverse strutture ospedaliere romane e 80 i minori sottoposti a profilassi condotta dall’ASL RmB. Per tali minori sarebbe stata prevista l’interruzione scolastica a scopo precauzionale.

L’epatite A è presente soprattutto nei paesi in via di sviluppo e colpisce come essa si sia sviluppata in maniera diffusa a Roma, all’interno di uno spazio, come è un «villaggio attrezzato», dove le condizioni igieniche e sanitarie dovrebbero essere assicurate e garantite dagli organi istituzionali.

«La problematica sanitaria riscontrata nell’insediamento di via di Salone – afferma l’Associazione 21 luglio –  rappresenta oggi l’esempio paradigmatico di come costruire e continuare a gestire i cosiddetti “campi nomadi” ha significato negli anni dare vita a spazi di degrado nel cuore della periferia romana, luoghi di estrema povertà, dove l’abbandono istituzionale stride con lo sperpero di denaro pubblico. E’ necessaria un’assunzione di responsabilità ed è importante che l’amministrazione romana dia una risposta chiara e trasparente riguardo le condizioni igieniche degli otto “villaggi attrezzati” che, pur avendo un costo di sola gestione annuo complessivo superiore ai 5 milioni di euro, risultano essere luoghi dove i diritti fondamentali non sono garantiti e la salute dell’individuo, e del minore in particolare, non appare in alcun modo tutelata».

Negli ultimi mesi l’amministrazione romana ha provveduto alla chiusura di due “campi tollerati”, quello di via del Baiardo e quello di Tor de’ Cenci, appellandosi a una situazione igienico-sanitaria insostenibile e urgente in cui vivevano le comunità rom. Il 5 luglio 2012, durante l’abbattimento delle abitazioni nel “campo” di via del Baiardo il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha dichiarato: «Dopo 20 anni questo campo viene finalmente sgomberato. Qui vivevano centinaia di persone in condizioni disagiate, senza servizi e senza sicurezza». Il 28 settembre 2012, giorno dello sgombero dell’insediamento di Tor de’ Cenci, la vice sindaco di Roma Sveva Belviso ha affermato: «Da tempo denunciamo le gravi carenze igienico-sanitarie del campo, la sua pericolosità e il degrado che vi regna incontrastato».

Le due azioni di sgombero, condotte con modalità giudicate violente e illegali da diverse organizzazioni, sono state attuate in nome di una presunta “solidarietà” e, come affermato, per salvaguardare le famiglie rom da ambienti insalubri e insicuri. Secondo le dichiarazioni rilasciate dal Comune di Roma, trasferire comunità rom da luoghi di degrado sociale e ambientale all’interno dei «villaggi attrezzati» previsti dal Piano Nomadi ha rappresentato un passo in avanti per garantire ai rom condizioni di vita migliori e sicure dal punto di vista sanitario.

Secondo i rilievi svolti dall’Associazione 21 luglio, in realtà, le condizioni igienico-sanitarie all’interno degli 8 «villaggi attrezzati» permangono estremamente gravi e allarmanti. Se ne ha conferma dall’ultima emergenza sanitaria scoppiata nell’insediamento di via di Salone da circa 15 giorni. Il “campo” è stato costruito per accogliere 600 persone, ma il Comune di Roma ne ha concentrate al suo interno un numero doppio mettendo a serio rischio la funzionalità dell’impianto fognario. Da circa due anni alcuni abitanti dell’insediamento e diverse organizzazioni che operano nel “campo” hanno segnalato al Comune di Roma il “collasso” dell’impianto fognario dell’insediamento, dovuto al sovrannumero degli abitanti, con costante riversamento del liquame fognario sul suolo. Nell’area del “campo” dove la fuoriuscita del liquame fognario è risultata più consistente è stato segnalato due settimane fa il primo caso di epatite A.

Tale virus, che si trasmette per via oro-fecale attraverso acqua contaminata, è diffuso in luoghi assimilabili ai campi profughi dei paesi africani e asiatici, dove gli ambienti risultano particolarmente degradati e insalubri. Secondo le informazioni raccolte dai ricercatori dell’Associazione 21 luglio, a causa della diffusione del virus, negli ultimi giorni sono stati una decina i minori rom del «villaggio attrezzato» di via di Salone ricoverati presso diverse strutture ospedaliere romane e 80 i minori sottoposti a profilassi condotta dall’ASL RmB. Per tali minori sarebbe stata prevista l’interruzione scolastica a scopo precauzionale.

L’epatite A è presente soprattutto nei paesi in via di sviluppo e colpisce come essa si sia sviluppata in maniera diffusa a Roma, all’interno di uno spazio, come è un «villaggio attrezzato», dove le condizioni igieniche e sanitarie dovrebbero essere assicurate e garantite dagli organi istituzionali.

«La problematica sanitaria riscontrata nell’insediamento di via di Salone – afferma l’Associazione 21 luglio –  rappresenta oggi l’esempio paradigmatico di come costruire e continuare a gestire i cosiddetti “campi nomadi” ha significato negli anni dare vita a spazi di degrado nel cuore della periferia romana, luoghi di estrema povertà, dove l’abbandono istituzionale stride con lo sperpero di denaro pubblico. E’ necessaria un’assunzione di responsabilità ed è importante che l’amministrazione romana dia una risposta chiara e trasparente riguardo le condizioni igieniche degli otto “villaggi attrezzati” che, pur avendo un costo di sola gestione annuo complessivo superiore ai 5 milioni di euro, risultano essere luoghi dove i diritti fondamentali non sono garantiti e la salute dell’individuo, e del minore in particolare, non appare in alcun modo tutelata».

25 ottobre 2012 – Nasce l’Osservatorio nazionale sull’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale nei confronti dei rom e sinti. «Si colma un vuoto. L’attività preliminare evidenzia l’entità di un fenomeno che ha raggiunto livelli preoccupanti»

Al fine di tutelare le minoranze, con una particolare attenzione verso le comunità rom e sinte, da condotte discriminatorie e incitanti all’odio, nasce oggi, per iniziativa dell’Associazione 21 luglio, l’Osservatorio 21 luglio, ovvero l’Osservatorio nazionale sull’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale nei confronti dei rom e dei sinti. L’Osservatorio 21 luglio, finanziato dall’Open Society Roma Initiatives, con il contributo della Fondazione Migrantes, si prepone il compito, anche attraverso una costante attività di controllo di giornali locali e nazionali, di blog e siti web, di monitorare e segnalare interviste, comizi e dichiarazioni che potrebbero ascriversi come incitanti all’odio razziale e alla discriminazione e di intraprendere azioni correttive, ed eventualmente legali, a tutela delle minoranze, in particolare quella rom e sinta.

Dal 15 settembre 2012 l’Osservatorio 21 luglio ha svolto un’attività preliminare controllando giornalmente, oltre a blog e social network, 110 fonti, tra quotidiani nazionali e locali e siti web di informazione, per un totale di circa 62 mila pagine visionate mensilmente. Nel periodo compreso tra il 15 settembre e il 15 ottobre l’Osservatorio ha rilevato un totale di 61 casi. Di questi 22 casi consistono in episodi di informazione scorretta (viziata da pregiudizio e/o propedeutica ad alimentare odio razziale), mentre i restanti 39 casi riguardano segnalazioni di frasi incitanti all’odio e/o alla discriminazione. L’equipe legale dell’Osservatorio 21 luglio ha quindi deciso di intraprendere delle azioni correttive per 7 di questi episodi: 2 lettere di diffida ad altrettanti esponenti politici, segnalazioni all’UNAR (Ufficio Nazionale Anti Discriminazione razziale), segnalazioni alla polizia postale.

Secondo l’Associazione 21 luglio: «L’Osservatorio 21 luglio viene a colmare un grande vuoto presente in Italia. La sua attività preliminare evidenzia l’entità di un fenomeno che ha raggiunto livelli preoccupanti. Troppo spesso amministratori locali e nazionali e forze politiche hanno utilizzato, soprattutto nel periodo elettorale, in maniera disinvolta, affermazioni gravemente offensive nei confronti delle comunità rom e sinte senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze. Da oggi – conclude l’Associazione 21 luglio – non sarà più come prima. I ricercatori dell’Osservatorio 21 luglio, ma anche qualsiasi cittadino con le sue segnalazioni, vigileranno attentamente su questo fenomeno per intraprendere l’azione correttiva più efficace».

Tutte le attività dell’Osservatorio 21 luglio sono visionabili sul sito: www.osservatorio21luglio.org

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Rapporto divulgativo sul piano degli sgomberi del Comune di Roma (24 agosto 2012)

Il rapporto riguarda il piano degli sgomberi che, dall’inizio del Piano Nomadi, ha interessato le comunità rom e sinte della Capitale.
Scarica qui il rapporto

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