Archivio per mese: Agosto, 2020

La comunità rom di Castel Romano scrive alla sindaca Raggi

Gentile sindaca Virginia Raggi,
siamo famiglie che da decenni vivono a Roma. Siamo mamme e papà, cittadini romani nati e cresciuti a Roma, la città che amiamo e sentiamo nostra e nella quale tutti noi abbiamo frequentato le scuole. Molti di noi sono cittadini italiani, i giovani lo diventeranno a breve.

La nostra è una storia di sofferenza e dolore, iniziata con la fuga dalla Jugoslavia e da quel momento condotta prima tra baracche e topi, poi dentro i recinti dei “villaggi” realizzati dall’Amministrazione Comunale.
Le vicende delle nostre vite si intrecciano con le pagine più buie della città di Roma. Nel settembre 1992 la Giunta Carraro ci sgomberò su un terreno fangoso a Tor di Valle. Poi il sindaco Rutelli ci trasferì nel nuovo campo di Tor de’ Cenci. Fu Luigi Lusi, delegato del sindaco, a deportare alcuni di noi nella Bosnia appena uscita dalla guerra ed una decisione della Corte Europea per i Diritti Umani a consentirci il ritorno in Italia in via Laurentina. Non senza disagi e sofferenza. Come pedine siamo stati sgomberati nel 2012 dal sindaco Gianni Alemanno e, dopo aver vissuto per settimane nell’ex Fiera di Roma, grazie ai lavori realizzati da Salvatore Buzzi, abbiamo fatto il nostro ingresso nel “villaggio” di Castel Romano, dove dal 2012 viviamo abbandonati al nostro destino, senza acqua, lontani dalla città, tra cinghiali, topi e cumuli di spazzatura.
Sulle nostre sofferenze tanti politici hanno costruito la loro carriera politica e diverse associazioni hanno visto garantito il loro bilancio.

Forse proprio per questo è utile ancora a molti additarci come criminali, come persone che non vogliono includersi, come soggetti culturalmente diversi.
Eppure noi sappiamo che non è così.
Nelle scorse settimane ci è stato notificato un foglio che ci intima di lasciare i container dove viviamo – l’Area F di Castel Romano – liberi da cose e persone entro il 10 settembre 2020.
Da quel giorno gli operatori della Sala Operativa Sociale ci stanno spingendo a sottoscrivere il Patto di Responsabilità Solidale, ma un aiuto per l’affitto in tempi così stretti e con le regole imposte, su di noi non avrebbe alcun effetto e lo sgombero resterebbe l’unica soluzione che ci ritroveremo davanti. Uno sgombero che metterebbe le nostre famiglie nuovamente sulla strada facendoci anche perdere l’opportunità di accesso alle “case popolari”. Una soluzione che né lei, né noi auspichiamo.

In realtà l’ordine di quel foglio di “lasciare i container dove viviamo” è anche la speranza più forte che nutriamo da anni. Siamo noi i primi a volerlo fare e per questo 30 delle nostre 35 famiglie hanno da tempo fatto domanda di casa popolare e, avendo punteggi molto alti, attendono fiduciosi la risposta. Altre famiglie, prima di loro, hanno già compiuto questo passaggio con successo negli scorsi anni.

Siamo qui per dare forza alla nostra voce da sempre inascoltata. Siamo qui presentarle la nostra proposta alternativa allo sgombero che oggi appare certo. L’idea nasce leggendo con attenzione la Memoria di Giunta n.38 da lei firmata il 9 luglio 2020 dove, parlando di noi, prevede per il nostro sostegno all’abitare la misura della “riserva ERP del 15% degli alloggi”. Trenta delle nostre famiglie hanno già fatto domanda di “casa popolare” e questo strumento, già praticato con successo dalla Giunta leghista di Ferrara quando, lo scorso anno, ha dovuto chiudere un campo rom, consentirebbe semplicemente, senza corsie preferenziali e in maniera assolutamente legale di accelerare il nostro accesso negli alloggi dell’edilizia residenziale pubblica. Molte delle famiglie residenti potrebbe così uscire dall’Area F di Castel Romano da subito, entrando, come è nel loro diritto, in una casa popolare.
Per le famiglie rimaste, 9 persone in tutto, le uniche che in condizione di irregolarità giuridica, non potrebbero avere accesso a questa misura, chiediamo invece una protezione umanitaria “a tempo” in strutture adeguate, senza divisione del nucleo, al fine di avere il tempo di regolarizzare la loro posizione e di reperire autonomamente una soluzione abitativa.

La proposta illustrata, che riprende quanto lei ha scritto, sarebbe una scelta di buon senso e di discontinuità con il passato che finalmente metterebbe fine al nostro “nomadismo forzato”, consegnando finalmente a tutti noi l’opportunità di sentirci pienamente in gioco nella città di Roma.
Vogliamo uscire dai ghetti che le passate Amministrazioni hanno costruito e mantenuto. Vogliamo sentirci parte di questa città, offrire il nostro contributo per la sua crescita e sviluppo. Roma è la nostra città. Una città che amiamo e nella quale vogliamo continuare a vivere e costruire il futuro nostro e dei nostri figli.
Non distrugga la nostra speranza con la stessa violenza con cui le ruspe potrebbero buttare giù le nostre abitazioni. Ci dia, oggi, l’occasione per cambiare finalmente il destino che altri hanno scelto per noi. Noi, ne sia certa, siamo disponibili a fare la nostra parte se anche l’Amministrazione romana sarà capace di fare la sua.

Nell’insediamento del Foro Italico ennesimo sgombero agostano promosso in piena illegalità

«In accordo con il Comandante Generale della Polizia Locale di Roma Capitale – che ha già predisposto un presidio dell’intera area con turni di vigilanza h24 dal 10 luglio u.s. – l’area verrà definitivamente liberata da persone in data 11 agosto p.v.». È quanto riportato da Marco Cardilli, vice capo del Gabinetto della sindaca Virginia Raggi, in una breve nota del 23 luglio 2020. L’area in questione è l’insediamento di via del Foro Italico dove, fino a metà giugno vivevano 129 persone, tra cui numerosi minori.

Secondo Associazione 21 luglio tale azione di sgombero si configura a tutti gli effetti come un’azione collocata al di fuori della legislazione nazionale e senza tenere in alcun modo conto di quanto disposto dai diversi Comitati delle Nazioni Unite in materia di sgomberi forzati.

L’insediamento del Foro Italico

Nel 1991, nell’area dove era stato realizzato un parcheggio di scambio in occasione dei Mondiali del 1990, viene collocata una comunità serba sgomberata dal vicino insediamento di Monte Antenne. Si tratta di circa 150 persone di cui la metà minori. Negli anni che seguono lo spazio viene riconosciuto come un vero e proprio insediamento formale: alle persone vengono assegnate regolari residenze anagrafiche, viene creato un impianto idrico con la predisposizione di fontanelle, viene realizzato un impianto elettrico, vengono collocati 8 bagni chimici. Dalla fine degli anni Novanta i bambini dell’insediamento rientrano nel Progetto Scolarizzazione realizzato dall’Ufficio Scolarizzazione Rom del Comune di Roma.

A partire dal 2005 alcune famiglie lasciano l’insediamento avendo reperito in autonomia alcune soluzioni alloggiative e il loro posto viene preso da famiglie rumene. Nel giugno 2020 risultano presenti 129 persone, per metà serbe e per metà rumene. I minori regolarmente iscritti alla scuola pubblica nell’anno scolastico 2019-2020 sono 16: 1 alla scuola materna, 7 alla scuola primaria, 8 alla scuola secondaria di primo grado.

Il servizio de “Le Iene” e la nota del vice capo Gabinetto

Il 2 giugno 2020 viene lanciato il servizio de “Le Iene” dal titolo “Degrado Capitale: il campo rom e il business dei rifiuti tossici” dove l’insediamento di via del Foro Italico viene presentato come «un campo rom “tollerato”, nel cuore di Roma e di una riserva naturale, dove sarebbe attivo un business di smaltimento di rifiuti tossici». Il servizio, dalla forte impronta sensazionalistica, presenta la discarica abusiva presente in prossimità dell’insediamento, lungo le rive del Tevere.

Viene intervistata anche la sindaca Virginia Raggi che dichiara: «Andremo a verificare, grazie per la segnalazione. Se ci mandi le immagini interveniamo a breve».

Effettivamente il mese successivo segue la nota del vice capo del gabinetto della sindaca: bonifica immediata e liberazione dell’area entro l’11 agosto perché, nel corso del sopralluogo effettuato dopo il servizio televisivo, «è emersa la presenza di numerosi manufatti abusivi e la correlata necessità di liberare da persone le aree che saranno interessate dalla rimozione dei rifiuti e materiale di risulta anche per evitare pericolo durante le attività dei mezzi di manovra».

Dal 10 luglio è stato quindi predisposto alle porte dell’insediamento un servizio di controllo da parte della Polizia Locale h24 e numerose famiglie si sono momentaneamente trasferite in altre aree della città in attesa di comprendere le decisioni assunte dalle autorità capitoline. Attualmente nell’insediamento sono rimaste una trentina di persone, tra cui anziani, persone malate, donne incinte, bambini.

Lo sgombero illegale

«Sorprende – sostiene associazione 21 luglio – come il Comune di Roma si sia accorto, nel campo rom di Tor di Quinto, della «presenza di numerosi manufatti abusivi». Si sta infatti parlando delle abitazioni che insistono su un insediamento voluto e mantenuto dalle diverse Amministrazione Comunali che hanno anche riconosciuto una residenza anagrafica alle persone presenti».

In una lettera inviata nei giorni scorsi dall’Associazione al Comune di Roma viene fatto notare come l’art.17 bis del Decreto Legge 19 maggio 2020 n.34, convertito con modificazioni in L. n.77/2020 (e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.180 del 18 luglio 2020) stabilisce la proroga della sospensione dell’esecuzione degli sgomberi sul territorio nazionale sino al 31 dicembre 2020.

Nella missiva Associazione 21 luglio chiede pertanto di modificare i termini previsti per l’attività di sgombero e di avviare una genuina interlocuzione con le famiglie residenti al fine di individuare, nel rispetto di quanto stabilito dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite, le possibili alternative alloggiative.

«Nessuna notifica è stata consegnata alle famiglie, nessuna interlocuzione intercorsa, nessuna proposta alternativa offerta – afferma Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio. Uno sgombero organizzato in simili condizioni sarebbe configurabile come un atto di illegalità istituzionale. Siamo ad agosto e, come spesso accade in questa città, qualcuno ne approfitta per mandare in vacanza anche i diritti umani».

Foto e video di Daniele Napolitano

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