Archivio per anno: 2020

Appello per una scuola aperta ed inclusiva – Gli effetti del Coronavirus sul gap educativo e sulla dispersione scolastica

Durante il primo lock-down la scuola si è trovata a dover inventare nuovi modi per restare in contatto con i propri alunni, e gli istituti scolastici, sotto la spinta del Ministero dell’Istruzione, hanno avviato la Didattica a Distanza. Nata come un modo per non disperdere la socialità, essa si è presto  trasformata in una brutta copia della scuola – già molto trasmissiva – a cui siamo abituati.

Era soltanto aprile quando già si guardava con l’amaro in bocca alla trasformazione dei processi educativi relazionali: un’insegnante attenta, una parola particolare detta al momento giusto, la presenza dei compagni, in un attimo “sono stati sfrondati o addirittura eliminati, come se fossero un surplus[1]. La quantità ha assunto valore predominante: mentre molti alunni si sono trovati a subire passivamente lezioni unidirezionali e a rincorrere consegne da eseguire entro scadenze incalzanti, di altri bambini e ragazzi sono rimasti solo i silenzi e le assenze.

Dai dati Istat e dalle indagini Censis, sono emerse infatti drammatiche disuguaglianze: tra il 12 e il 20% degli alunni (a seconda dell’area geografica) non avevano accesso alle lezioni per mancanza di un device; il gap educativo tra gli studenti con più mezzi e i più poveri è aumentato del 75%; la dispersione scolastica è stata superiore al 5% nel 40% delle scuole.

Lo scoppio della pandemia ha messo in luce la fragilità e forse anche l’insufficienza del quotidiano lavoro di inclusione delle fasce di popolazione scolastica più a rischio di insuccesso. Il primo elemento di fragilità è costituito dallo status socio-economico di provenienza: nel 2018 in Italia erano più di 3 milioni i minori a rischio di povertà o esclusione sociale e 1,6 milioni quelli che vivevano in condizioni di povertà assoluta. La povertà materiale è significativamente correlata alla povertà educativa, testimoniata sia da più basse performance cognitive, sia da un minore accesso all’offerta culturale.

Anche l’origine straniera determina un chiaro svantaggio: gli alunni stranieri hanno tassi di scolarità nelle scuole superiori sensibilmente minori a quelli dei loro coetanei italiani (il 65,8% contro il 79,7%). I ragazzi più a rischio fanno parte delle prime generazioni (circa il 47% del totale) e trovano maggiori difficoltà per ragioni linguistiche e culturali nel raggiungere livelli minimi di apprendimento.

Essi a fronte dell’interruzione della didattica in presenza, sono potenzialmente più a rischio dispersione. Un’ultima condizione che richiede particolare attenzione e cura, è quella degli alunni con disabilità o con disturbi specifici dell’apprendimento, per i quali ancora di più la presenza del docente e la socialità che si instaura nelle aule scolastiche sono insostituibili.

Per fronteggiare l’impatto della crisi, occorre avviare un piano straordinario per l’infanzia e l’adolescenza, per il rafforzamento delle infrastrutture sociali ed educative territoriali, puntando sulla resilienza delle comunità locali e tenendo ben presente la necessità di misure rivolte ai minori più vulnerabili.

Pensiamo che dovrebbe essere seriamente colta l’opportunità che era stata avanzata nei “patti educativi di comunità”, in cui scuola e agenzie educative extrascolastiche dovrebbero essere a supporto dei bambini e degli adolescenti, in un’ottica di collaborazione e implementazione dei reciproci ruoli.

 

Chiediamo al Governo di predisporre al più presto, in maniera simile a quanto stabilito da molti altri paesi europei, la riapertura delle scuole di ogni ordine e grado, e comunque di non prevedere in futuro alcuna chiusura per i gradi che sono rimasti in presenza, poiché in base a diversi studi effettuati sia in Inghilterra[2] che in Germania[3] si è documentato che non esiste un ruolo della riapertura delle scuole nell’aumento dei casi di COVID-19.

Invitiamo il Ministro della Pubblica Istruzione a studiare soluzioni che consentano il rientro nelle classi in sicurezza, a fornire gli strumenti economici e di personale docente per affrontare la crisi generale in cui versa la scuola, a sviluppare una rete informatica con connessioni rapide e funzionanti, a prevedere che i libri scolastici e i device informatici siano forniti gratuitamente o in comodato d’uso ai ragazzi che ne abbiano bisogno in ogni ordine e grado di scuola, a lavorare per la promozione di strumenti educativi innovativi per rendere la scuola veramente inclusiva ed attiva, e a monitorare gli effetti che le politiche educative e le scelte didattiche hanno sull’esclusione e la dispersione scolastica.

Chiediamo alle Regioni di investire sul potenziamento e la capillarizzazione dei trasporti pubblici, soprattutto nelle fasce orarie di maggiore utilizzo da parte degli studenti, in modo che essi non rappresentino un pericolo per gli assembramenti e non favoriscano la diffusione dei contagi durante la pandemia, e che prevedano un uso gratuito o a costi calmierati degli stessi servizi per gli studenti e le fasce deboli, anche in considerazione della necessità di riduzione del traffico veicolare privato in vista dell’urgente sfida climatica.

Ai Dirigenti e ai Docenti chiediamo di sforzarsi ad utilizzare tutti gli spazi concessi dalla normativa per permettere agli studenti di rimanere in presenza; di lavorare per creare e rafforzare legami con i territori, le associazioni e il terzo settore alla realizzazione di una comunità educante territoriale che ponga particolare attenzione ai minori che, per qualunque condizione socio-economica, culturale o di difficoltà di apprendimento, rischiano di vedere aumentato il proprio gap educativo e di andare incontro al fenomeno dell’abbandono scolastico precoce.

Invitiamo anche la scuola tutta a riflettere sui propri tempi, su cosa vuol dire coinvolgere i ragazzi, comprendere una volta per tutte che la socializzazione è l’unico modo di apprendere. La comunità scolastica a nostro parere dovrebbe approfittare dell’emergenza in cui siamo incappati per cambiare radicalmente i modi della didattica: riformulare i tempi, gli spazi, i contenuti, i rapporti tra i ragazzi e la didattica, tenendo presenti i più fragili, e usando la fantasia per reinventare gli ambienti e i modi di apprendimento, al fine di affrontare quelle criticità che il Coronavirus non ha fatto che acuire.

 

REYN Italia

Associazione 21 luglio, Associazione Articolo 34, Università Tor Vergata, Circolo culturale Popilia, Casa della Comunità Speranza, Asai

 

 

 

[1] (Mazzoneschi, Internazionale 24/04)

[2] https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.11.01.20222315v1.full?fbclid=IwAR1VyjRpPZwNM8dA0uBghpEZxXZuTENsVdv8quuhT0jh-3szOHsNtD9gC0k

[3] http://ftp.iza.org/dp13790?fbclid=IwAR0Ym4-7yagX8RiWOmuizYBq1BXNyvNaML9UHj1AF5gCwI0y9My80vDwDYI

Infanzia, la cura possibile di una comunità educante: da Alzano a Scampia, ecco il progetto nazionale Ip Ip Urrà

Educare e prendersi cura, soprattutto ora nell’emergenza Covid: una comunità educante per la prima infanzia, le famiglie e il territorio. Sarà presentato il 5 novembre dalle 11 alle 12 sulla piattaforma zoom, e in collegamento dal Chikù centro culturale e gastronomico a Scampìa, Napoli, – Largo della Cittadinanza Attiva, – con una conferenza stampa, il progetto Ip Ip Urrà Metodi e Strategie Informali per Mettere l’Infanzia Prima, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile che vede come capofila l’associazione Chi rom e…chi no,  nell’ambito del Bando Un Passo Avanti dell’Impresa sociale Con i bambini – Fondo di contrasto alla povertà minorile.

Il progetto nazionale vede 10 regioni e 23 partner coinvolti: dalla Valle Seriana a Messina, passando per Firenze, Moncalieri, Roma, Lamezia Terme e Lecce: Cooperativa Sociale Il Cantiere (Albino, Valle Seriana), Coop L’Abbaino, Consorzio Mestieri Toscana (Firenze), Coop. Soc. Mignanego (Genova), Ass. Comunità Progetto Sud (Lamezia Terme), Ass. Fermenti lattici (Lecce), EcoS-Med coop. soc. (Messina), La Kumpania (Napoli) Libera Compagnia di Arti & Mestieri Sociali  (Pioltello), Associazione 21 luglio (Roma), Coop. Soc. Educazione Progetto (Torino), Fondazione Zancan, Università Federico II centro Sinapsi e tante scuole sparse lungo lo stivale.

Alla conferenza stampa interverranno la sottosegretaria al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Francesca Puglisi, il vicepresidente dell’impresa sociale Con i Bambini Marco Rossi Doria, la presidente di Chi rom e… chi no Barbara Pierro, la Fondazione Compagnia di San Paolo con Claudia Mandrile e la Fondazione Zancan con la direttrice Cinzia Canali. Porterà i saluti l’assessore alla scuola del Comune di Napoli Annamaria Palmieri.

Saranno illustrati gli obiettivi di progetto, le azioni e la sfida educativa di comunità che insieme i diversi partner vogliono affrontare con l’intento di costruire una Task Force Kids più che mai necessaria in questo momento di particolare precarietà che potrebbe avere un impatto molto forte sui bambini e la loro crescita sociale, oltre che al loro grado di istruzione.

“Il progetto – dichiara Barbara Pierro, presidente dell’associazione capofila Chi rom e…chi no di Scampia – rappresenta un’occasione importante oltre che necessaria in questo momento di particolare disorientamento e fragilità per tutto il Paese. Un cammino lento e in luoghi naturali al fianco di chi vive in condizioni di vulnerabilità per scoprire i talenti personali, rafforzare le competenze di grandi e piccini e seminare lo spirito di comunità coese e solidali”.

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org.

Comunicato stampa – Comune di Roma decide per blocco sgombero dopo interesse CE

Campo rom di Castel Romano. Associazione 21 luglio: «La Commissione Europea attenziona l’insediamento e il Comune di Roma decide il blocco dello sgombero. Ora si lavori per l’inclusione secondo il modello della Lega a Ferrara»

 

Secondo le intenzioni del Comune di Roma l’area F di Castel Romano, abitata da un centinaio di persone, doveva essere sgomberata prima il 10 settembre. Poi lo sgombero è stato rinviato alla fine dello stesso mese. Per scongiurare tale azione, Associazione 21 luglio, ravvisando un comportamento discriminatorio delle autorità capitoline, si era rivolta alla Commissione Europea e all’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali (UNAR) presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Lo scorso 20 ottobre, Szabolcs Schmidt, capo Unità della Commissione Europea su “Non-discrimination and Roma coordination” in una missiva rivolta ad Associazione 21 luglio, ha comunicato che la Commissione Europea sta attenzionando le azioni del Comune di Roma sull’area F di Castel Romano e l’impatto dell’intero Piano rom della Giunta Raggi sulle comunità rom interessate. Nella lettera Schmidt ha ribadito come gli Stati membri, Italia compresa, devono garantire, in caso di sgombero, «che lo stesso avvenga nel pieno rispetto del diritto dell’Unione e degli altri diritti umani internazionali in ottemperanza agli obblighi come quelli stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questo – continua Schmidt –  è stato rafforzato dalla raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 riguardo le misure efficaci per l’integrazione dei Rom negli Stati membri (2013 / C 378/01)».

Il giorno dopo è seguita una comunicazione dell’UNAR nella quale è stato riportato che sia il Capo Gabinetto che il vice Capo Gabinetto della sindaca Virginia Raggi «hanno confermato di avere piena consapevolezza delle criticità oggetto della vostra istanza e assicurato circa il non luogo a procedere dello sgombero, inizialmente previsto entro la fine di settembre».

Secondo Associazione 21 luglio aver scongiurato lo sgombero dell’area F rappresenta un grande successo che però si potrebbe rivelare insufficiente in assenza di reali azioni inclusive volte al superamento dell’area, caratterizzata da condizioni igienico sanitarie gravissime. Per tale ragione, in un contesto come l’attuale, l’Associazione indica come via maestra quella già percorsa lo scorso anno dalla Giunta leghista di Ferrara e proposta dai residenti dell’area F in una lettera aperta rivolta alla sindaca Virginia Raggi lo scorso agosto.

Nel settembre 2019 la giunta guidata dal leghista Alan Fabbri, per completare il superamento del campo rom di Ferrara, ha fatto ricorso a una normativa regionale: un regolamento permette infatti alle amministrazioni locali, nei casi urgenti di estrema fragilità, di disporre di una quota delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica. A Ferrara la quota è del 3%, a Roma del 15%. Nella cittadina estense tre famiglie rom, in forza di questo regolamento sono entrate in una casa popolare. Tale prassi – secondo Associazione 21 luglio – potrebbe essere fatta propria anche dall’Amministrazione Capitolina.

Secondo il Regolamento della Regione Lazio n.2 del 20 settembre 2000, n. 2 “Regolamento per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della Legge regionale 6 agosto 1999, n. 12”, come riportato all’articolo 13, comma 1: il Comune di Roma può riservare un’aliquota degli alloggi ERRP del 15% «da assegnare sulla base del bando generale, a nuclei familiari che si trovino in specifiche documentate situazioni di emergenza abitativa dovute a […] provvedimenti esecutivi di rilascio forzoso; sgombero di alloggi di proprietà pubblica da destinare ad uso pubblico».

Non va dimenticato che tale possibilità è stata paventata anche nella Memoria di Giunta sottoscritta da Virginia Raggi il 9 luglio 2020: riguardo l’area F di Castel Romano tra le varie misure si cita proprio la riserva Erp degli alloggi, riserva che ogni Comune ha a disposizione per i nuclei più fragili.

Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio: «Se i primi a sperimentare questo modello sono stati i rom entrati nelle case popolari di Ferrara, città governata da una giunta leghista, perché lo stesso non potrebbe essere fatto proprio dalla città di Roma? Non si tratta di optare per una corsia preferenziale creata ad hoc ma di avvalersi di regolamento regionale che lo consente. Nell’area F di Castel Romano risiedono 96 persone e di esse l’80% ha già fatto domanda di casa popolare. Se si dovesse ravvisare la necessità urgente di liberare l’area, già posta sotto sequestro dal Tribunale di Roma, l’opzione della riserva Erp resterebbe come l’unica come alternativa ad uno sgombero forzato inutile, costoso e lesivo dei diritti».

Al Polo ex Fienile apre ‘Officina dei talenti’

Il progetto Officina dei talenti, inserito nei macro progetti Storie cucite a mano e Amaro Foro, in ambito socio educativo presso il polo ex Fienile di Tor Bella Monaca si pone come finalità  quella di ostenere gli apprendimenti e i percorsi evolutivi dei minori offrendo strumenti di socialità e di libera espressione in chiave interculturale attraverso l’uso di diversi linguaggi artistici espressivi; farsi ponte tra le famiglie e le scuole e il territorio; offrire sul territorio uno spazio di socialità e di creatività condivisa dove poter interagire, esprimendosi così in tutti i modi non possibili a casa o a scuola favorendo così l’inclusione sociale, la crescita della fiducia in sé stessi e combattendo l’evasione scolastica.

E’ rivolto a minori di età compresa tra i 6 e i 14 anni.

Le attività sono state definite in base a metodologie legate alla pedagogia socio-affettiva e all’outdoor education, resa possibile grazie agli ampi spazi esterni di cui la struttura è dotata. Tenendo in considerazione le diverse forme di intelligenza e, di conseguenza, le differenze nel modo di apprendere che queste forme di intelligenza innescano, la programmazione è stata realizzata dando la possibilità a ogni bambino di sperimentare la maggior varietà di esperienze in tutti i campi della vita umana: scientifico, umanistico, artigianale, artistico, accademico e non accademico. Si sono, pertanto, strutturati differenti tipologie di laboratori in modo da permettere ai bambini/e di scoprire la propria “vocazione” e di sperimentare diverse e innovative metodologie di apprendimento.

All’interno del progetto si svolgono diverse attività:

– Laboratorio teatrale
Una volta a settimana viene svolto, nei palchi esterni ed interni del Polo, il laboratorio teatrale, nel quale sono sperimentate tecniche che fanno riferimento al Teatro dell’Oppresso, a partire dalle esperienze e dai vissuti dei minori, permettendo loro di allenare memoria, concentrazione e sviluppare al contempo sentimenti di empatia.

– Laboratorio orto-giardino
In linea con le metodologie dell’outdoor education, vengono realizzate le attività negli spazi esterni del Polo utilizzando l’ambiente naturale come spazio privilegiato per le esperienze e per l’educazione: cura dell’orto, osservazione della natura, nomenclatura di piante e alberi.

– Laboratorio musicale
Convinti che l’educazione alla musica sia fondamentale per la formazione dello sviluppo cognitivo si è deciso di proporre ai ragazzi attività di propedeutica alla musica. Il laboratorio musicale prevede un’ampia varietà di esercizi svolti a cadenze fisse nel corso della settimana: esercizi ritmici con strumenti musicali, strettamente legati alla disciplina matematica; esercizi di psicomusica in cui, attraverso il gioco, si esercita la lettura della musica; body percussion per stimolare lo sviluppo del senso del ritmo e incentivare alla collaborazione reciproca creando e imparando ad ascoltare, rispettare e partecipare.

– Laboratorio LEGO
È stata avviata l’attività di costruzioni con mattoncini LEGO per stimolare la fantasia, la focalizzazione dell’attenzione, l’attivazione di processi di problem solving, l’ingegno e l’estro del bambino al fine di risvegliarne le potenzialità latenti.

– Laboratorio giochi di società
Con il gruppo dei pre-adolescenti si è sperimentata l’attività legata ai giochi di società costruiti ed elaborati dai ragazzi stessi. Considerando che la pre-adolescenza è un momento in cui la spinta verso l’autonomia si manifestata come atteggiamento oppositivo a priori nei confronti dell’adulto, gli educatori hanno ritenuto fondamentale focalizzarsi sulla comprensione del valore e dell’utilità della regola, da considerarsi non come un limite, ma come elemento che permea la struttura e il senso di ciò che si fa e come primo passo per la formazione del senso civico.
I ragazzi hanno manifestato interesse e una buona partecipazione allo svolgimento dei laboratori offerti. Sono emerse le potenzialità e le attitudini di ogni bambino, mostratesi nell’entusiasmo a partecipare ad alcuni laboratori specifici piuttosto che ad altri. Questo dato è confermato anche dal grado di stabilità nella frequenza alle attività in generale della Winter School. Ciò che è risultato evidente e che riguarda l’intero gruppo dei minori, è stata la necessità di svolgere attività motoria in spazi esterni a cui si è risposto inserendo un maggior numero più momenti di gioco libero e/o di movimento negli spazi esterni.

 

“Sognare per crescere”, la storia di Enzo tra attivismo e università per Reyn Italia

Si chiama Enzo, è un educatore professionista rom e racconta la storia della sua vita ponendo attenzione sull’importanza della scuola, perché credere nei propri sogni significa anche poterli realizzare.

Il racconto che vi proponiamo è inserito all’interno del progetto Reyn International. Buona lettura!

Sono Enzo, dall’Italia. Partendo da dove sono ora, e tornando indietro ai miei primi anni di vita, vi accompagnerò nel viaggio che mi ha portato ad essere la persona che sono oggi. Condividerò momenti importanti della mia vita – analizzando gli eventi che mi hanno reso forte e presentandovi le persone che mi hanno sostenuto – tra le tante sfide che ho intrapreso nel mio viaggio.

Sono orgoglioso di essere rom, di chi sono ora e del mio sogno di crescere. Lavoro in un un progetto chiamato “Giovani rom, costruttori di speranza” che consiste nell’offrire sostegno scolastico ai bambini rom e organizzare corsi di formazione ed eventi di sensibilizzazione. Ma non solo, rivesto diversi ruoli! Sono anche un tutor che accompagna i giovani del circuito giudiziario nei percorsi di inserimento lavorativo e di integrazione sociale. Quando avevo 29 anni, ho conseguito la laurea in Lingue e Scienze dell’Educazione. Dopo la laurea ho deciso di proseguire gli studi e frequentare il corso di laurea magistrale in Scienze Pedagogiche.

All’età di 15 anni dopo aver lasciato la scuola superiore, ho iniziato un periodo di formazione di durata biennale presso un’agenzia formativa professionale e scolastica. Inoltre, ho cominciato a svolgere volontariato nella stessa associazione che mi ha sostenuto quando ero bambino.

Quando frequentavo le elementari andavo molto bene a scuola ed ero sostenuto nello svolgimento dei compiti da un’associazione locale. Tuttavia ho dovuto affrontare molte difficoltà a causa delle mie origini rom. Alle medie, sono stato inserito in una classe dove erano presenti tutti i ragazzi rom iscritti nella scuola. Nonostante ciò, sono riuscito a instaurare relazioni positive anche con i compagni non rom.

Dai 3 ai 6 anni, ho frequentato regolarmente un centro educativo domiciliare. Mi sono divertito molto con gli altri bambini. Anche se molti italiani credono che tutti i rom non siano italiani, io lo sono. Sono nato in Italia da genitori italiani. Grazie alla mia cittadinanza ho potuto accedere ai servizi di base per la prima infanzia e vivere in una casa popolare con la mia numerosa famiglia.

La storia di Enzo

“Asyslum. Dalle ‘istituzioni totali’ di Goffman ai ‘campi rom’ della città di Roma

«Per definire l’oggetto del presente studio, cioè i “campi rom” voluti, finanziati e in parte realizzati da tutte le Giunte Capitoline tra il 1994 e il 2018, sono necessari un neologismo e una metafora.

La metafora è quella del “campo rom” come istituzione totale, il neologismo è AsySlum.

AsySlum è un neologismo formato da due parole, Asylums e Slum. Il primo termine richiama il titolo dell’omonimo lavoro di Goffman, a cui la presente ricerca si è ispirata. Slum – al pari di favela, baraccopoli, bidonville – è un termine che indica un insediamento urbano densamente popolato e collocato ai margini di una metropoli.

I “campi rom” allestiti a Roma dall’Amministrazione locale, quindi con i soldi pubblici, dall’inizio degli anni Novanta e la seconda decade degli anni Duemila, sono tecnicamente degli slum monoetnici, dove sono state concentrate, con
intento segregazionista (Asylum), le famiglie in emergenza abitativa assimilabili alla categoria dei rom».

Asyslum – La ricerca di Associazione 21 luglio

IP IP URRA’ – Infanzia Prima

IP IP URRA’ metodologie e strategie informali per mettere l’Infanzia, Prima” è un progetto nazionale che si sviluppa su dieci territori e “festeggia” la famiglia come primo e fondamentale fattore protettivo per il benessere dei bambini, in particolare quelli più piccoli.
IP IP URRA’ crea spazi in cui i bambini possano attivare e nutrire aspirazioni e desideri, trasformare il talento nascosto in valore da mettere a frutto nel proprio percorso di vita, sperimentando il fare con e per gli altri. Sviluppa con gli adulti processi di formazione e di riprogettazione professionale, crescita, partecipazione e reciproca solidarietà tra le famiglie. Mette al centro di tutte le strategie l’informalità, il gioco, i talenti e la cultura del sospeso, partendo dalla potenza degli incontri e del lavoro di rete.

Giocare all’aria aperta e negli spazi pubblici, fare insieme genitori e figli, partecipare a eventi culturali e opportunità educative a cui avvicinarsi liberamente e gratuitamente, nei parchi, nelle piazze, nelle nostre periferie, per riscoprire la forza educativa della famiglia, favorendo un atteggiamento di ricerca e di riflessione sul ruolo genitoriale e di adulti consapevoli, scoprendo la bellezza dell’agire collettivo, con un progetto unico, indirizzato al bene comune (cofinanziamento comunitario, reciprocità e cultura del dono).

Dieci realtà diffuse sul territorio nazionale impegnate in un’unica sfida: costruire un mondo a misura di bambine e bambini.

Associazione 21 luglio, nell’ambito del progetto ‘IP IP Urrà – Infanzia Prima’ svolge attività all’interno del Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca.

 

La comunità rom di Castel Romano scrive alla sindaca Raggi

Gentile sindaca Virginia Raggi,
siamo famiglie che da decenni vivono a Roma. Siamo mamme e papà, cittadini romani nati e cresciuti a Roma, la città che amiamo e sentiamo nostra e nella quale tutti noi abbiamo frequentato le scuole. Molti di noi sono cittadini italiani, i giovani lo diventeranno a breve.

La nostra è una storia di sofferenza e dolore, iniziata con la fuga dalla Jugoslavia e da quel momento condotta prima tra baracche e topi, poi dentro i recinti dei “villaggi” realizzati dall’Amministrazione Comunale.
Le vicende delle nostre vite si intrecciano con le pagine più buie della città di Roma. Nel settembre 1992 la Giunta Carraro ci sgomberò su un terreno fangoso a Tor di Valle. Poi il sindaco Rutelli ci trasferì nel nuovo campo di Tor de’ Cenci. Fu Luigi Lusi, delegato del sindaco, a deportare alcuni di noi nella Bosnia appena uscita dalla guerra ed una decisione della Corte Europea per i Diritti Umani a consentirci il ritorno in Italia in via Laurentina. Non senza disagi e sofferenza. Come pedine siamo stati sgomberati nel 2012 dal sindaco Gianni Alemanno e, dopo aver vissuto per settimane nell’ex Fiera di Roma, grazie ai lavori realizzati da Salvatore Buzzi, abbiamo fatto il nostro ingresso nel “villaggio” di Castel Romano, dove dal 2012 viviamo abbandonati al nostro destino, senza acqua, lontani dalla città, tra cinghiali, topi e cumuli di spazzatura.
Sulle nostre sofferenze tanti politici hanno costruito la loro carriera politica e diverse associazioni hanno visto garantito il loro bilancio.

Forse proprio per questo è utile ancora a molti additarci come criminali, come persone che non vogliono includersi, come soggetti culturalmente diversi.
Eppure noi sappiamo che non è così.
Nelle scorse settimane ci è stato notificato un foglio che ci intima di lasciare i container dove viviamo – l’Area F di Castel Romano – liberi da cose e persone entro il 10 settembre 2020.
Da quel giorno gli operatori della Sala Operativa Sociale ci stanno spingendo a sottoscrivere il Patto di Responsabilità Solidale, ma un aiuto per l’affitto in tempi così stretti e con le regole imposte, su di noi non avrebbe alcun effetto e lo sgombero resterebbe l’unica soluzione che ci ritroveremo davanti. Uno sgombero che metterebbe le nostre famiglie nuovamente sulla strada facendoci anche perdere l’opportunità di accesso alle “case popolari”. Una soluzione che né lei, né noi auspichiamo.

In realtà l’ordine di quel foglio di “lasciare i container dove viviamo” è anche la speranza più forte che nutriamo da anni. Siamo noi i primi a volerlo fare e per questo 30 delle nostre 35 famiglie hanno da tempo fatto domanda di casa popolare e, avendo punteggi molto alti, attendono fiduciosi la risposta. Altre famiglie, prima di loro, hanno già compiuto questo passaggio con successo negli scorsi anni.

Siamo qui per dare forza alla nostra voce da sempre inascoltata. Siamo qui presentarle la nostra proposta alternativa allo sgombero che oggi appare certo. L’idea nasce leggendo con attenzione la Memoria di Giunta n.38 da lei firmata il 9 luglio 2020 dove, parlando di noi, prevede per il nostro sostegno all’abitare la misura della “riserva ERP del 15% degli alloggi”. Trenta delle nostre famiglie hanno già fatto domanda di “casa popolare” e questo strumento, già praticato con successo dalla Giunta leghista di Ferrara quando, lo scorso anno, ha dovuto chiudere un campo rom, consentirebbe semplicemente, senza corsie preferenziali e in maniera assolutamente legale di accelerare il nostro accesso negli alloggi dell’edilizia residenziale pubblica. Molte delle famiglie residenti potrebbe così uscire dall’Area F di Castel Romano da subito, entrando, come è nel loro diritto, in una casa popolare.
Per le famiglie rimaste, 9 persone in tutto, le uniche che in condizione di irregolarità giuridica, non potrebbero avere accesso a questa misura, chiediamo invece una protezione umanitaria “a tempo” in strutture adeguate, senza divisione del nucleo, al fine di avere il tempo di regolarizzare la loro posizione e di reperire autonomamente una soluzione abitativa.

La proposta illustrata, che riprende quanto lei ha scritto, sarebbe una scelta di buon senso e di discontinuità con il passato che finalmente metterebbe fine al nostro “nomadismo forzato”, consegnando finalmente a tutti noi l’opportunità di sentirci pienamente in gioco nella città di Roma.
Vogliamo uscire dai ghetti che le passate Amministrazioni hanno costruito e mantenuto. Vogliamo sentirci parte di questa città, offrire il nostro contributo per la sua crescita e sviluppo. Roma è la nostra città. Una città che amiamo e nella quale vogliamo continuare a vivere e costruire il futuro nostro e dei nostri figli.
Non distrugga la nostra speranza con la stessa violenza con cui le ruspe potrebbero buttare giù le nostre abitazioni. Ci dia, oggi, l’occasione per cambiare finalmente il destino che altri hanno scelto per noi. Noi, ne sia certa, siamo disponibili a fare la nostra parte se anche l’Amministrazione romana sarà capace di fare la sua.

Nell’insediamento del Foro Italico ennesimo sgombero agostano promosso in piena illegalità

«In accordo con il Comandante Generale della Polizia Locale di Roma Capitale – che ha già predisposto un presidio dell’intera area con turni di vigilanza h24 dal 10 luglio u.s. – l’area verrà definitivamente liberata da persone in data 11 agosto p.v.». È quanto riportato da Marco Cardilli, vice capo del Gabinetto della sindaca Virginia Raggi, in una breve nota del 23 luglio 2020. L’area in questione è l’insediamento di via del Foro Italico dove, fino a metà giugno vivevano 129 persone, tra cui numerosi minori.

Secondo Associazione 21 luglio tale azione di sgombero si configura a tutti gli effetti come un’azione collocata al di fuori della legislazione nazionale e senza tenere in alcun modo conto di quanto disposto dai diversi Comitati delle Nazioni Unite in materia di sgomberi forzati.

L’insediamento del Foro Italico

Nel 1991, nell’area dove era stato realizzato un parcheggio di scambio in occasione dei Mondiali del 1990, viene collocata una comunità serba sgomberata dal vicino insediamento di Monte Antenne. Si tratta di circa 150 persone di cui la metà minori. Negli anni che seguono lo spazio viene riconosciuto come un vero e proprio insediamento formale: alle persone vengono assegnate regolari residenze anagrafiche, viene creato un impianto idrico con la predisposizione di fontanelle, viene realizzato un impianto elettrico, vengono collocati 8 bagni chimici. Dalla fine degli anni Novanta i bambini dell’insediamento rientrano nel Progetto Scolarizzazione realizzato dall’Ufficio Scolarizzazione Rom del Comune di Roma.

A partire dal 2005 alcune famiglie lasciano l’insediamento avendo reperito in autonomia alcune soluzioni alloggiative e il loro posto viene preso da famiglie rumene. Nel giugno 2020 risultano presenti 129 persone, per metà serbe e per metà rumene. I minori regolarmente iscritti alla scuola pubblica nell’anno scolastico 2019-2020 sono 16: 1 alla scuola materna, 7 alla scuola primaria, 8 alla scuola secondaria di primo grado.

Il servizio de “Le Iene” e la nota del vice capo Gabinetto

Il 2 giugno 2020 viene lanciato il servizio de “Le Iene” dal titolo “Degrado Capitale: il campo rom e il business dei rifiuti tossici” dove l’insediamento di via del Foro Italico viene presentato come «un campo rom “tollerato”, nel cuore di Roma e di una riserva naturale, dove sarebbe attivo un business di smaltimento di rifiuti tossici». Il servizio, dalla forte impronta sensazionalistica, presenta la discarica abusiva presente in prossimità dell’insediamento, lungo le rive del Tevere.

Viene intervistata anche la sindaca Virginia Raggi che dichiara: «Andremo a verificare, grazie per la segnalazione. Se ci mandi le immagini interveniamo a breve».

Effettivamente il mese successivo segue la nota del vice capo del gabinetto della sindaca: bonifica immediata e liberazione dell’area entro l’11 agosto perché, nel corso del sopralluogo effettuato dopo il servizio televisivo, «è emersa la presenza di numerosi manufatti abusivi e la correlata necessità di liberare da persone le aree che saranno interessate dalla rimozione dei rifiuti e materiale di risulta anche per evitare pericolo durante le attività dei mezzi di manovra».

Dal 10 luglio è stato quindi predisposto alle porte dell’insediamento un servizio di controllo da parte della Polizia Locale h24 e numerose famiglie si sono momentaneamente trasferite in altre aree della città in attesa di comprendere le decisioni assunte dalle autorità capitoline. Attualmente nell’insediamento sono rimaste una trentina di persone, tra cui anziani, persone malate, donne incinte, bambini.

Lo sgombero illegale

«Sorprende – sostiene associazione 21 luglio – come il Comune di Roma si sia accorto, nel campo rom di Tor di Quinto, della «presenza di numerosi manufatti abusivi». Si sta infatti parlando delle abitazioni che insistono su un insediamento voluto e mantenuto dalle diverse Amministrazione Comunali che hanno anche riconosciuto una residenza anagrafica alle persone presenti».

In una lettera inviata nei giorni scorsi dall’Associazione al Comune di Roma viene fatto notare come l’art.17 bis del Decreto Legge 19 maggio 2020 n.34, convertito con modificazioni in L. n.77/2020 (e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.180 del 18 luglio 2020) stabilisce la proroga della sospensione dell’esecuzione degli sgomberi sul territorio nazionale sino al 31 dicembre 2020.

Nella missiva Associazione 21 luglio chiede pertanto di modificare i termini previsti per l’attività di sgombero e di avviare una genuina interlocuzione con le famiglie residenti al fine di individuare, nel rispetto di quanto stabilito dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite, le possibili alternative alloggiative.

«Nessuna notifica è stata consegnata alle famiglie, nessuna interlocuzione intercorsa, nessuna proposta alternativa offerta – afferma Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio. Uno sgombero organizzato in simili condizioni sarebbe configurabile come un atto di illegalità istituzionale. Siamo ad agosto e, come spesso accade in questa città, qualcuno ne approfitta per mandare in vacanza anche i diritti umani».

Foto e video di Daniele Napolitano

Il superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia

Ai nastri di partenza la seconda edizione del corso ideato da Associazione 21 luglio, dal titolo “Si può fare – ll superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia”.

 

A partire dal 25 settembre si svolgeranno attraverso piattaforma on line webinar delle durata di tre ore circa alla presenza di formatori di caratura nazionale e internazionale. Cinque gli appuntamenti fissati in calendario da seguire on line, per giungere a una due giorni in presenza a Roma (30-31 ottobre) per una tavola rotonda Dalla teoria alla pratica. Il superamento dei campi rom in Italia e le amministrazioni che ce l’hanno fatta. Esperienze a confronto.

La partecipazione è gratuita, per maggiori informazioni scrivere a info@21luglio.org entro e non oltre il prossimo 20 settembre.

Il programma del corso “Si può fare – Il superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia”

 

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