VOICES – Vocalizing Opposition to Child Marriage in Roma Communities through Empowerment and Support

VOICES è un progetto cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma, Citizens, Equality, Rights and Values (CERV) e realizzato da Associazione 21 luglio, No Peace Without Justice, SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, Zona e ROMAJUST.

Il progetto affronta la complessa problematica del matrimonio minorile all’interno delle comunità rom in Italia e in Romania, riconoscendola come una grave violazione dei diritti umani e una forma di violenza di genere che colpisce in modo sproporzionato bambine e adolescenti. In contesti segnati da deprivazione, marginalizzazione strutturale, discriminazione e accesso limitato ai servizi, questa pratica si intreccia con dinamiche di disuguaglianza di genere, povertà ed esclusione sociale, rafforzando cicli di violenza di genere e di controllo sulla vita delle ragazze.

L’iniziativa si inserisce, quindi, in un contesto segnato da una storica marginalizzazione e da sfide tuttora attuali per alcune comunità rom in condizioni di emergenza abitativa presenti nella città di Roma e in cinque distretti in Romania. Il progetto si fonda sulla consapevolezza che il matrimonio minorile non possa essere affrontato come una mera questione sociale o culturale, ma richieda una risposta integrata, sistemica e coerente con gli standard internazionali di tutela dei diritti.

Riconoscendo le gravi conseguenze che questa pratica comporta sul piano sociale, educativo, economico e sanitario, compromettendo l’autonomia, la salute e le opportunità di vita delle ragazze coinvolte, l’intervento mira a contrastarne e ridurne l’impatto sulle bambine e sulle adolescenti in particolare all’interno delle comunità rom, maggiormente esposte a forme di marginalizzazione e di discriminazione intersezionale. Il progetto adotta un approccio transnazionale, multidisciplinare e basato sui diritti umani, coinvolgendo attori dei settori legale, educativo, sanitario e sociale, con l’obiettivo di promuovere un cambiamento strutturale e sostenibile e rafforzare i meccanismi di prevenzione della violenza di genere.

Gli obiettivi del progetto sono orientati ad accrescere la consapevolezza sui rischi e sulle conseguenze del matrimonio minorile, a rafforzare il coordinamento tra gli stakeholder coinvolti, promuovere il miglioramento delle politiche pubbliche e dei quadri normativi di riferimento e a favorire una comprensione del fenomeno libera da stereotipi e discriminazioni a livello nazionale ed europeo. Le attività previste includono campagne di sensibilizzazione mirate, percorsi educativi, iniziative di outreach comunitario e azioni di advocacy legale, progettate e implementate secondo un approccio di gender mainstreaming, che integra in modo trasversale l’analisi delle disuguaglianze di genere in tutte le fasi dell’intervento. Le azioni sono finalizzate a rafforzare l’empowerment delle ragazze e delle donne rom e, al contempo, a coinvolgere leader comunitari e altri attori chiave nei settori istituzionali, sociali e educativi in un dialogo volto alla creazione di ambienti protettivi, inclusivi e rispettosi dei diritti.

Attraverso queste azioni, VOICES intende contribuire alla piena tutela dei diritti delle ragazze rom e al miglioramento della loro qualità della vita, contrastando i meccanismi che normalizzano la violenza di genere e il controllo sui corpi e sull’autodeterminazione delle ragazze. Integrando interventi a livello locale, nazionale e transnazionale, il progetto aspira inoltre a sviluppare modelli replicabili di prevenzione e contrasto al matrimonio minorile, in linea con gli obiettivi europei di uguaglianza di genere, protezione dei minori e inclusione sociale.

 

 

 

Fotografia di © Valentina Vannicola, da L’Inferno di Dante. Il Limbo, 2011

TOY4Participation, un progetto per promuovere la partecipazione dei bambini e delle bambine

TOY4Participation è un progetto innovativo che promuove la partecipazione significativa dei bambini e delle bambine nei contesti di Educazione e Cura della Prima Infanzia (ECEC), con particolare attenzione ai servizi educativi non formali basati sulla comunità, come i Play Hub. Questi spazi offrono ambienti sicuri e inclusivi in cui tutti i bambini e tutte le bambine possono partecipare attivamente al proprio apprendimento e ai processi decisionali. Il progetto vuole sviluppare l’empowerment di bambine e bambini tra 0 e 10 anni, in particolare di coloro che sono spesso sottorappresentati/e, ossia con background migratorio o socio-economico basso, rifugiati/e, rom e minori con bisogni educativi speciali, affinché possano esprimere le proprie opinioni e influenzare le decisioni che li riguardano.

Partendo dal successo del programma TOY for Inclusion, che ha già realizzato 40 Play Hub in Europa per promuovere l’inclusione sociale e le opportunità di apprendimento per bambini, bambine e famiglie, stiamo sperimentando una nuova dimensione centrata sulla partecipazione delle bambine e dei bambini, per garantire che anche le voci più giovani siano ascoltate e rispettate.

Cosa facciamo

Promuoviamo la partecipazione delle bambine e dei bambini integrando processi decisionali guidati da loro nei contesti ECEC, con un focus particolare sui servizi comunitari non formali come i Play Hub: spazi sicuri e inclusivi dove bambine, bambini e famiglie possono connettersi, imparare e crescere insieme.

Per supportare questo approccio, mettiamo a disposizione strumenti, risorse e percorsi formativi per educatori, educatrici, famiglie e decisorə politicə, promuovendo una cultura che valorizza e rispetta la voce e l’autonomia delle bambine e dei bambini.

Un elemento centrale del progetto è lo sviluppo e l’implementazione di un Toolkit per la Partecipazione Significativa delle Bambine e dei Bambini, pensato per aiutare le comunità locali a creare ambienti che promuovano lo sviluppo dei bambini e delle bambine e ne incoraggino la partecipazione civica.

Perché lo facciamo

I bambini e le bambine hanno il diritto fondamentale di esprimere la propria opinione su tutto ciò che li riguarda, come stabilito dall’articolo 12 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UNCRC, 1989), ripreso anche nella Strategia dell’UE sui Diritti dell’Infanzia e nella Garanzia Europea per l’Infanzia.

Promuovendo la partecipazione fin dalla prima infanzia, sosteniamo lo sviluppo sociale, emotivo e cognitivo delle bambine e dei bambini, alimentando un senso di appartenenza e la capacità di incidere. La partecipazione significativa non solo prepara i/le minori alla cittadinanza attiva, ma promuove l’inclusione, rafforza il coinvolgimento civico e i legami comunitari.

Allo stesso tempo, affrontiamo le carenze nei meccanismi esistenti di partecipazione per i/le più piccoli/e, assicurandoci che le loro voci vengano ascoltate e considerate nei processi decisionali e nelle politiche pubbliche.

Come lo facciamo

Il nostro progetto sostiene la partecipazione dei bambini e delle bambine nella prima infanzia a più livelli:

  • Decisioni quotidiane – cosa giocare, come risolvere un problema, come organizzare uno spazio;
  • Decisioni di gruppo – come gestire i conflitti, quali regole adottare, quali storie raccontare;
  • Contributo alla comunità – cosa pensano di parchi, scuole, trasporti o sicurezza.

La partecipazione si esprime in molteplici forme, adattate allo stadio di sviluppo del/la minore: movimento, disegno, gesti, suoni, gioco, silenzio, parole. È modellata dalle relazioni, dagli ambienti e dalle opportunità—tutti elementi centrali nei nostri Play Hub.

Attraverso metodologie basate sul gioco e adeguate alle varie fasi di sviluppo, garantiamo che la partecipazione sia inclusiva, significativa e adatta all’età.

Il nostro approccio intersettoriale collega diversi servizi della comunità per fornire un supporto integrato a bambini, bambine e famiglie, promuovendo la coesione sociale a lungo termine.

Collaboriamo con enti locali, amministrazioni regionali, organizzazioni della società civile e professionisti/e di diversi settori in tutta Europa per creare e sostenere Play Hub accessibili e vivaci.

Chi siamo

Siamo un consorzio di partner coordinato da International Child Development Initiatives (ICDI) e attivo in 8 paesi europei: Bulgaria, Croazia, Ungheria, Italia, Lettonia, Slovacchia, Slovenia e Ucraina. La nostra rete comprende operatrici, operatori, governi locali, istituzioni educative e organizzazioni comunitarie unite dalla missione di promuovere la partecipazione dei bambini e delle bambine nella prima infanzia.

Grazie a un lavoro collaborativo, abbiamo già realizzato 40 Play Hub, raggiungendo oltre 40.000 bambine, bambini e famiglie, e continuiamo ad espanderci in nuove aree. 

Il consorzio TOY4Participation, composto da membri ISSA, è finanziato dalla Commissione Europea e guidato da ICDI (Paesi Bassi). I partner includono:

  • Open Academy Step by Step (Croazia)
  • Partners for Democratic Change / Partners Hungary Foundation (Ungheria)
  • Cubo Libro (Italia
  • Centre for Education Initiatives – CEI (Lettonia)
  • Wide Open School (Slovacchia)
  • Educational Research Institute (Slovenia)
  • Labor and Health Social Initiatives (Ucraina)
  • For Our Children Foundation (Bulgaria)
  • Associazione 21 Luglio (Italia)
  • ISSA Hub come partner per la comunicazione e la disseminazione.

Il nostro valore aggiunto

TOY4Participation propone un modello già sperimentato per promuovere la partecipazione dei bambini e delle bambine attraverso i Play Hub—spazi sicuri e inclusivi che favoriscono lo sviluppo dei/lle minori, l’inclusione sociale e la partecipazione civica. Dando voce ai bambini e alle bambine più vulnerabili—migranti, rifugiati/e, rom, bambini/e con disabilità o provenienti da contesti svantaggiati—contribuiamo a creare comunità più forti e coese. Il nostro approccio è sistemico e sostenibile: integriamo la partecipazione dei bambini e delle bambine nei servizi ECEC, formali e non formali, lavorando a stretto contatto con le amministrazioni locali per garantire un impatto duraturo. I Play Hub sono veri e propri centri di connessione comunitaria, dove bambine, bambini e famiglie trovano risorse, supporto e formazione. Utilizziamo una prospettiva gender-transformative, che promuove la partecipazione paritaria di tutte le bambine e di tutti i bambini, e lavoriamo per abbattere le barriere sociali all’inclusione. Coinvolgendo i bambini e le bambine fin da piccolә, lә aiutiamo a diventare protagonistә del proprio apprendimento e futurә cittadinә attivә nelle loro comunità.

CO-FINANZIATO DA

Il sostegno della Commissione Europea a questo progetto non costituisce un’approvazione dei contenuti, che riflettono esclusivamente le opinioni dei promotori. La Commissione non può essere ritenuta responsabile per qualsiasi uso delle informazioni in esso contenute.

 

Contrastare la discriminazione riscoprendo la memoria storica

Durante i regimi nazifascisti, rom e sinti furono perseguitati, discriminati e sterminati nei campi di concentramento. Nonostante ciò, l’antiziganismo non si è esaurito con l’avvento della democrazia, anche a causa della mancata conoscenza storica della discriminazione e dei fatti da essa provocati, e alcuni pregiudizi sono sopravvissuti, rendendo difficili i percorsi di inclusione di queste persone.

Per questo motivo la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili, Sucar Drom, Associazione 21 Luglio e l’Università di Firenze lavorano da due anni al progetto ‘RemAgainstDisc’ (Rafforzare la memoria storica del Porrajmos per combattere le discriminazioni).

Obiettivo del progetto è stato quello di recuperare la memoria storica di quegli eventi, rendendola fruibile attraverso la ristrutturazione del primo museo virtuale del Porrajmos e, a partire da questo, sensibilizzare il pubblico sulla matrice storica di alcuni pregiudizi e superare così la discriminazione che rom e sinti soffrono ancora oggi.

Per fare questo, il progetto ha combinato attività rivolte al grande pubblico e altre rivolte a specifiche categorie professionali che possono giocare un grande ruolo nel percorso inclusivo e nel superamento dell’antiziganismo.

 

Il progetto è stato finanziato nell’ambito del Bando CERV-2021-CITIZENS-REM della Commissione Europea e ha ricevuto un contributo complessivo di € 134.785,00.

 

Il lavoro fatto

 

Gli obiettivi del progetto erano molteplici: innanzitutto recuperare la memoria storica del Porrajmos, lo sterminio di rom e sinti avvenuto per mano dei regimi nazifascisti nel secolo scorso; attraverso il recupero di questa memoria storica e dei pregiudizi e degli stereotipi che avevano reso possibili discriminazioni e persecuzioni, contribuire alla costruzione di società più inclusive e di maggiore integrazione, raggiungendo alcune categorie specifiche che incidono sul percorso di vita dei Rom e dei Sinti; infine, garantire che le attività progettuali potessero proseguire oltre la fine del progetto e fossero replicabili.

Da questo punto di vista gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti.

La ricerca storica, condotta dall’Università di Firenze e dall’Associazione Sucar Drom, ha ritrovato materiali e racconti che hanno consentito di ricostruire il periodo compreso tra il 1943 e il 1945, ancora mancante, testimoniando come vi furono deportazioni di rom e sinti verso i campi di concentramento nazisti. Questa ricerca è stata presentata all’Università di Firenze e messa a disposizione della comunità scientifica, ma non solo.

I materiali raccolti sono confluiti, insieme a quelli già presenti, nel primo museo virtuale di Porrajmos, che nell’ambito del progetto ha subito una profonda revisione, sia in termini contenutistici che in termini visivi, garantendo una più ampia navigabilità. Tradotto in inglese rappresenta uno strumento indispensabile e fondamentale per studiare questa storia e costruire la memoria. Già diverse scuole, così come le stesse comunità, lo hanno utilizzato nelle loro attività istituzionali, come strumento di informazione e testimonianza.

A partire da questo recupero storico sono stati realizzati tre toolkit, rivolti ad operatori sociali, insegnanti e decisori politici, categorie che, nei rispettivi ruoli, possono avere un impatto sulla vita dei rom e dei sinti. Le prime due categorie, a livello di integrazione sociale e scolastica, mentre i decisori politici possono incidere nel superamento dei mega campi rom, fino ad ora largamente utilizzati in Italia, e nel promuovere politiche abitative che garantiscano e incoraggino l’inclusione di queste persone.

Oltre alla realizzazione di questi toolkit, sono stati promossi una serie di incontri con persone appartenenti a queste categorie, per diffondere i toolkit, ma anche costruire consapevolezza e percorsi di cambiamento.

Proprio su questi incontri si fonda la continuità del lavoro iniziato in questo progetto, anche dopo la sua conclusione. Verranno infatti promossi ulteriori incontri, rientranti pienamente nell’ambito delle attività istituzionali degli enti partner. Per quanto riguarda quelli con decisori politici, in alcuni casi sono serviti a promuovere azioni che continuano e che porteranno, questo l’obiettivo, al superamento del maggior numero di mega campi rom nei prossimi mesi/anni.

 

Risultati e impatti

 

Il progetto ha ottenuto i seguenti risultati:

– Rinnovare e ampliare la conoscenza e la memoria storica relativa allo sterminio dei Rom e dei Sinti durante i regimi nazifascisti. Questo risultato è stato raggiunto attraverso nuove ricerche storiche basate su materiali inediti e ricerche negli archivi storici. Mettere a disposizione di studiosi, accademici e cittadini questa nuova massa di materiali storici. Nel corso del progetto si è svolto anche un incontro con i rappresentanti di alcune case editrici scolastiche, al fine di presentare loro i risultati della ricerca e suggerire l’inserimento di spazi specifici destinati a Porrajmos sui testi utilizzati nelle scuole. L’incontro ha suscitato grande interesse e l’impatto atteso è che possano esserci nuove edizioni di alcuni testi scolastici che vadano in questa direzione.

– Ristrutturare il primo museo virtuale di Porrajmos, rendendolo un luogo dove si racconta questa storia e si raccolgono documenti e testimonianze. Garantire una conoscenza diffusa della persecuzione e dello sterminio dei Rom e dei Sinti, un luogo della memoria a beneficio delle comunità e dei cittadini, utilizzabile anche nelle scuole in occasione dello studio di quel periodo storico e in occasione delle iniziative che si svolgono ogni anno nel mese di gennaio Il 27, in occasione del Giorno della Memoria.

– Costruire una conoscenza più ampia sulla cultura Rom e Sinti e implementare buone pratiche rivolte a insegnanti, operatori sociali e decisori politici, figure professionali fondamentali per l’inclusione di queste persone, affinché, ciascuno nel proprio ambito, possano realizzare azioni positive per la prevenzione di qualsiasi forma di discriminazione. Questo risultato è stato raggiunto attraverso l’implementazione di toolkit e una serie di incontri che hanno coinvolto circa 200 persone. Questi toolkit serviranno per proseguire il lavoro anche dopo la fine del progetto in modo che sia gli incontri svolti che quelli futuri rendano efficaci le buone pratiche riportate.

– Per quanto riguarda i decisori politici, a partire dagli incontri svolti, in alcune città sono stati inaugurati percorsi partecipativi per il superamento dei mega campi rom, che dovrebbero portare alla chiusura di alcuni di essi e a politiche abitative inclusive.

 

Il progetto ha quindi raggiunto risultati nel breve periodo, aprendo la possibilità di proseguire il lavoro nel medio e lungo termine, con attività che entreranno a far parte degli interventi istituzionali della maggioranza dei beneficiari.

Memoria: abbiamo incontrato insegnanti, social workers e politici

Nella vita delle persone rom e sinte, un peso importante, allo stato attuale, lo hanno alcune categorie di persone. Tra queste, sicuramente, vi sono gli insegnanti, gli assistenti sociali e i decisori politici. Nel loro quotidiano, infatti, sono tra coloro che, con il loro lavoro, possono favorire politiche di inclusione e di superamento degli stereotipi.

Gli insegnanti attraverso la promozione di politiche scolastiche che affrontino le discriminazioni istituzionali consente così di favorire il successo scolastico degli studenti. Gli assistenti sociali e le altre figure che operano in questo settore per poter garantire una valutazione più ampia sul benessere dei bambini rom e sinti. Nel caso dei decisori politici, invece, per promuovere una diversa politica abitativa e garantire il diritto alla casa delle persone rom e sinti, superando così i mega-campi presenti in alcune città italiane.

 

A tale scopo erano dedicati tre toolkit – prodotti nell’ambito del progetto RemAgainstDisc (Reinforcing historical memory of the Porrajmos to combating discrimination), finanziato dal Citizens, Equality, Rights and Values Programme dell’Unione Europea – pubblicati la scorsa primavera. 

A questa pubblicazione hanno fatto seguito diversi incontri di disseminazione che, in diverse città italiane, hanno visto i responsabili del progetto incontrare persone appartenenti a queste tre categorie professionali (in totale oltre 150).

Gli incontri sono stati un momento di confronto e scambio sui toolkit e di attivazione di esperienze positive.

 

Un lavoro che, come molti altri output del progetto, andrà oltre il termine stabilito, potendo durare nel tempo e aiutando sempre più a sensibilizzare sul necessario superamento di ogni discriminazione contro le persone rom e sinte.

Le passeggiate della memoria per ricordare rom e sinti

Oltre 300 persone hanno partecipato alle passeggiate della memoria organizzate dalla Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, Sucar Drom, Università di Firenze e Associazione 21 Luglio, durante il progetto “RemAgainstDisc – Reinforcing historical memory of the Porrajmos to combating discrimination”, finanziato nell’ambito della Call CERV-2021-CITIZENS-REM della Commissione Europea.

 

Il progetto ha l’obiettivo di recuperare la memoria del genocidio da parte dei regimi nazifascisti di rom e sinti. Si stima che oltre 500.000 persone furono sterminate nei campi di concentramento nazisti. Molti degli stereotipi dannosi utilizzati in quel periodo storico sono sopravvissuti nonostante l’avvento dei sistemi democratici. 

Per far conoscere questa storia è stato aggiornato, ampliato e tradotto in inglese il primo museo virtuale della persecuzione e genocidio di rom e sinti, visitabile al sito www.porrajmos.it.

 

Una delle attività promosse riguardava le passeggiate della memoria, in alcuni luoghi simbolici di questa storia tragica. Le città scelte erano state Roma, Trieste, Mantova, Fossoli e Prignano Sulla Secchia, nelle quali rom e sinti italiani erano stati segregati e, in molti casi, deportati verso i campi di concentramento nazisti. 

Luoghi che hanno dedicato a questa vicenda e a queste persone targhe (come nel caso di Mantova, Roma e Prignano Sulla Secchia) o pietre di inciampo, come nel caso di Romano Held, musicista sinto/rom deportato nel 1944 a Dachau da Trieste.

 

Alle passeggiate hanno partecipato, oltre a persone adulte, anche molti studenti e studentesse delle scuole dei rispettivi territori, affinché siano le nuove generazioni a tramandare la memoria storica e fare in modo che quei pregiudizi e stereotipi non trovino più spazio nei nostri giorni.

Inclusione di rom e sinti. Un incontro dedicato agli assistenti sociali

Gli assistenti sociali, insieme ad altre categorie professionali, hanno un grande impatto nei percorsi di inclusione di rom e sinti.
Per questo, nell’ambito del progetto Reinforcing historical memory of the Porrajmos to combating discrimination (RemAgainstDisc), abbiamo messo a punto un booklet rivolto proprio a questi operatori.

È possibile consultare il booklet in italiano e in inglese.

Il prossimo 22 novembre, dalle 11.00 alle 13.00, presso “Chikù cultura e cibo” (viale della Resistenza, Comparto 12, Napoli, quartiere di Scampia, sede di Chi rom e… Chi no) ci sarà una tavola rotonda che, a partire dai contenuti del booklet, sia di condivisione di prassi, metodologie, riflessioni e contenuti intorno al tema dell’inclusione di rom e sinti.

Nel dettaglio il progetto RemAgainstDisc, finanziato dal programma Citizens, Equality, Rights and Values Programme della Commissione Europea, mira a combattere gli stereotipi e i pregiudizi attraverso la conoscenza della storia, ma anche degli elementi culturali che caratterizzano rom e sinti. È questo il modo in cui è possibile superare le discriminazioni istituzionali verso queste persone. Per questo Associazione 21 Luglio, Sucar Drom, Università di Firenze e Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili hanno lavorato e pubblicato tre toolkit rivolti a insegnanti, assistenti sociali e decisori politici.

L’importanza di parlare di Porrajmos nei libri scolastici

Sono circa 500.000 le persone rom e sinte uccise dai regimi nazifascisti. Da molti questo genocidio viene chiamato Porrajmos. Nonostante le sue dimensioni, la memoria storica di quegli eventi è poco conosciuta e non ha aiutato a costituire un patrimonio collettivo che consentisse di prevenire discriminazioni e stereotipi verso queste persone che, anche se in forme diverse, sono sopravvissute alla fine dei regimi totalitari del ‘900.

Il progetto RemAgainstDisc (Reinforcing historical memory of the Porrajmos to combating discrimination), finanziato nell’ambito del Citizens, Equality, Rights and Values Programme dell’Unione Europea, e a cui lavorano la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, l’Università di Firenze, Sucar Drom e Associazione 21 Luglio, ha tra i suoi obiettivi proprio questo.

Uno degli interventi previsti ha riguardato la sensibilizzazione verso case editrici che pubblicano libri per scuole di ogni ordine e grado e per le università, affinché nei testi scolastici sia presente un riferimento specifico a cosa fu il Porrajmos.

Il Prof. Luca Bravi, ricercatore dell’Università di Firenze ha, a tal proposito elaborato il testo che segue:

 

Il Porrajmos

Notte del 2 agosto 1944, Birkenau, “campo degli zingari” (Zigeunerlager, settore BII-E). Fino al giorno prima regnava il rumore della vita, seppur in un campo di sterminio, nell’area del Lager destinata a rom e sinti, una minoranza linguistica giunta in Europa dall’Asia a partire dal XIV secolo e oggetto di antichi pregiudizi: allo Zigeunerlager insieme vivevano, e aspettavano di morire, migliaia di famiglie. Ora non c’è che il silenzio: in una sola notte i nazisti hanno “liquidato” il campo, sterminando i suoi internati. Oltre quattromila uomini, donne e bambini sono stati assassinati prima dell’alba. Nonostante questa scena e altre analoghe viste in tutta Europa siano rimaste a lungo nei ricordi degli altri internati e nelle testimonianze dei pochissimi sopravvissuti sinti e rom, e a dispetto della vasta documentazione di questo altro sterminio, la vicenda dei rom e sinti ad Auschwitz rappresenterà a lungo una memoria assente: quando tutto finirà si farà fatica a studiare e a riconoscere un evento tragico e radicale tanto quanto la Shoah: il Porrajmos. 

La parola Porrajmos significa “divoramento”, ed è utilizzata per indicare lo sterminio di rom e sinti subito prima e durante la seconda guerra mondiale: si stima che 500.000 di loro siano stati assassinati dopo essere stati perseguitati dalla Germania nazista per due ragioni diverse e convergenti: inizialmente erano ritenuti “asociali”, successivamente sono stati considerati, come gli ebrei, “razzialmente inferiori”, e per questo cacciati e annientati. 

Anche l’Italia fascista prima e la Repubblica sociale italiana poi, espellendo, respingendo, internando e deportando rom e sinti per anni, ha partecipato al Porrajmos.

Le risorse online proposte: 

 

In occasione di un incontro svoltosi proprio all’Università di Firenze, a cui hanno partecipato diversi responsabili delle case editrici, è stato introdotto il tema del Porrajmos e il testo in questione è stato proposto, con l’obiettivo che, anche a seguito di un percorso di condivisione, possa essere introdotto all’interno dei libri, costituendo così parte di quella scoperta della memoria storica, così fondamentale per guardare al futuro senza il peso dei pregiudizi e delle discriminazioni.

È stato promulgato il quadro strategico nazionale per l’uguaglianza, l’inclusione e la partecipazione dei rom in Italia

Associazione 21 luglio, insieme a  Consorzio Nova, Fondazione Romanì, Casa della Carità, Arci Solidarietà Onlus e Associazione Rom Sinti Prato hanno coordinato il lavoro di monitoraggio della Strategia nazionale di inclusione di Rom, Sinti e Caminanti.

Il testo è stato approvato dalla Comunità Europea a maggio di quest’anno.

È possibile leggere il rapporto cliccando qui

 

Superare la discriminazione di Rom e Sinti. I toolkit per insegnanti, assistenti sociali e decisori politici

Combattere gli stereotipi e i pregiudizi attraverso la conoscenza della storia, ma anche degli elementi culturali che caratterizzano rom e sinti. È questo il modo in cui è possibile superare le discriminazioni istituzionali verso queste persone.

Per questo Associazione 21 Luglio, Sucar Drom, Università di Firenze e Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili hanno lavorato e pubblicato tre toolkit rivolti a insegnanti, assistenti sociali e decisori politici.

La pubblicazione di questi materiali rientra nell’ambito del progetto RemAgainstDisc (Reinforcing historical memory of the Porrajmos to combating discrimination), finanziato dal Citizens, Equality, Rights and Values Programme dell’Unione Europea. Dopo aver proceduto ad una fase di ricerca relativa allo sterminio di rom e sinti e aver fatto confluire questi materiali nel rinnovato museo virtuale “Dall’antiziganismo al genocidio”, con questi toolkit si passa dalla memoria storica all’azione.

INSEGNANTI

Promuovere la comprensione di come il pregiudizio in atto nei confronti di Rom e sinti affondi le sue radici nel trattamento storico riservato loro dalle dittature nazista e fascista, ma anche nei primi anni della Repubblica, attraverso ad esempio l’istituzione delle classi speciali “Lacio Drom” serve ad aumentare la conoscenza di quel periodo per superare i pregiudizi odierni. Promuovere politiche scolastiche che affrontino le discriminazioni istituzionali consente così di favorire il successo scolastico degli studenti.

Scarica il toolkit in italiano e in inglese

ASSISTENTI SOCIALI

Fornire un’adeguata conoscenza di come i pregiudizi attuali derivino dal periodo delle dittature nazi-fasciste, in in particolare sull’inadeguatezza delle madri rom; fare in modo che questa ricostruzione storica, accompagnata da una maggiore conoscenza di alcuni elementi culturali, possa entrare nel merito della valutazione fatta da questi professionisti sul benessere dei bambini rom e sinti.

Scarica il toolkit in italiano e in inglese

DECISORI POLITICI

Sensibilizzare su come i mega-campi presenti in alcune città italiane rispondano ai principi di concentrazione e di esclusione praticati durante il nazifascismo. Offrire soluzioni per promuovere una diversa politica abitativa e garantire il diritto alla casa delle persone rom e sinti.

Scarica il toolkit in italiano e in inglese

LabRom: Laboratori sulla “questione rom” in Italia

Dopo quattro anni di assenza causata dall’emergenza pandemica, torna #LABrom, uno spazio formativo in cui, alla luce della nuova Strategia Nazionale, e con un approccio strettamente legato ai diritti dell’infanzia, verrà previsto un aggiornamento sulle politiche locali in relazione al superamento dei campi rom in Italia.
L’evento coinvolgerà enti del terzo settore, dirigenti e funzionariə pubblici, attivistə e amministratrici/amministratori interessatə alla “questione rom e sinta” attraverso incontri territoriali.
Per info e prenotazioni: info@21luglio.org
Associazione 21 luglio ETS - Largo Ferruccio Mengaroni, 29, 00133, Roma - Email: info@21luglio.org - C.F. 97598580583 - Privacy Policy - Cookie Policy