Archivio per anno: 2020

La scuola non deve fermarsi, per nessuno

“La scuola non si ferma”: questa l’indicazione del Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina e la pronta risposta al lock-down da parte del MIUR, che già l’8 marzo scorso diffondeva con una nota le “istruzioni operative” per la prosecuzione delle attività didattiche nella modalità “a distanza”.
Così anche il mondo della scuola in pochissimo tempo si è ritrovato in piena emergenza, senza sapere cosa significasse effettivamente insegnare nell’emergenza e dovendo fare i conti con il concetto di distanziamento sociale, che è decisamente lontano da una qualsiasi concezione di scuola e di comunità ed è ciò che fa soffrire di più oggi i ragazzi.

Per chi già lavora sul territorio, dentro e fuori la scuola, è l’occasione per diffondere la consapevolezza che la scuola riguarda davvero tutti, non esclusivamente insegnanti e alunni, e che siamo tutti parte di una “comunità educante” richiamata a un duplice impegno: se da un lato è necessario combattere il rischio di isolamento e demotivazione mantenendo viva la comunità di classe, dall’altro ci troviamo di fronte al dovere di garantire il diritto all’istruzione, con il processo di studio e apprendimento che non può e non deve essere interrotto. Per nessuno.
Attraverso il progetto Storie cucite a mano stiamo cercando di dare una risposta rapida ed efficace che, partendo da queste considerazioni preliminari, tenga conto anche delle difficoltà oggettive e dei rischi del passaggio repentino a una forma di didattica a distanza.

Il primo fattore da prendere in considerazione è senza dubbio il carico di lavoro sommerso al quale sono esposti gli insegnanti. “La scuola non si ferma” per molti significa infatti lavorare più di prima, in un contesto sicuramente più stressante e per alcuni del tutto nuovo: mettere in piedi una classe “virtuale” e modificare il metodo didattico non è un’operazione semplice, soprattutto per chi aveva competenze tecnologiche limitate, e comunque in una situazione angosciante e densa di fatiche familiari.

Altra particolare attenzione è quella volta a evitare il rischio di tradurre la didattica a distanza in una mera trasmissione agli studenti di materiali, compiti ed esercitazioni, non accompagnata quindi da un’azione didattica programmata e con la possibilità di creare sovrapposizioni tra discipline curriculari differenti. Ultimo, ma non meno importante, è il digital divide: il rapido passaggio della didattica alla tecnologia digitale rischia di amplificare le differenze e di escludere invece che includere, sia per mancanza di mezzi tecnologici che di strumenti culturali, cognitivi ed economici. È quindi necessario ragionare su una forma di educazione che tenga conto delle disuguaglianze sostanziali tra le famiglie degli studenti.

L’equipe educativa di Storie cucite a mano (il progetto è stato selezionato da Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile), formata a Roma da educatori di Associazione 21 luglio e di Coop. Sociale ABCittà, è stata quindi chiamata al difficile compito di intervenire a supporto di questa trasformazione, indipendentemente dal fatto che sia temporanea o meno: tuttora, a più di un mese dall’inizio dell’emergenza, non si hanno purtroppo informazioni certe rispetto ai tempi e alle modalità con cui riprenderanno le lezioni in aula.

Il lavoro a fianco degli insegnanti nei mesi precedenti, in una logica di programmazione e costruzione partecipata degli interventi a sostegno della didattica, ha senza dubbio consentito un’incisiva collaborazione nella prima fase di questo passaggio, nella quale è stato indispensabile rimodulare la programmazione del calendario didattico mettendo comunque la centro la relazione educativa.

Il lavoro volto a non ridurre la didattica a distanza alla sola trasmissione di nozioni è la risposta di educatori e insegnanti dell’IC Palombini di Rebibbia all’importante bisogno di bambini e ragazzi di avere punti di riferimento: vedere accolte le loro ansie e i loro vissuti, coltivare e condividere le loro emotività, strutturare piani di apprendimento specifici per età e livello di istruzione, instaurare un metodo di confronto e feedback sui risultati della didattica, significa per noi dare il giusto peso alla qualità della relazione.

Gli educatori di plesso continuano quindi il loro intervento in 10 classi dell’istituto, dall’infanzia alla secondaria. Oltre alla collaborazione nella preparazione e nella divulgazione delle videolezioni, tra gli strumenti utilizzati decisamente importante è il ricorso ai “circle time” per i ragazzi della scuola secondaria, momenti strutturati di condivisione dei propri vissuti e delle proprie emozioni guidati dagli stessi insegnanti e da educatori ed educatrici qualificate. Mentre per i bambini più piccoli della scuola dell’infanzia e della primaria stiamo prestando profonda attenzione alla creazione di percorsi didattici che siano ben distanti dalla logica del tutto errata del “lavoretto” o del “passatempo”.

Infine, sempre nella visione di “comunità territoriale”, lo staff di Associazione 21 luglio sta cercando di sopperire all’assenza delle istituzioni nel supportare le famiglie più fragili. Così, mentre i volontari dell’associazione sono impegnati nelle operazioni di sostegno alimentare attraverso la distribuzione mirata di alimenti e beni di prima necessità, operatori sociali ed educatori professionali stanno seguendo “a distanza” (fisica, non certo emotiva) le situazioni familiari più difficili, individuate grazie all’aiuto dell’istituto Palombini e delle case famiglia del territorio. Ad oggi, sono circa 20 i bambini che ricevono con continuità un sostegno didattico specifico e che, soprattutto, sono supportati nel superamento degli ostacoli sociali e tecnologici che possono pregiudicare la relazione con le insegnanti e i loro compagni.

La scuola non si deve fermare, per nessuno.

Resilienza e riscatto: i temi del “cineforum 2.0” del Play Hub di Tor Bella Monaca

Continuano gli incontri del “cineforum 2.0” con i ragazzi e le ragazze che frequentano il Play Hub targato TOY for Inclusion al Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca attraverso la creazione di un gruppo whatsapp (una delle tante iniziative messe in campo da Associazione 21 luglio in tempi di emergenza Covid-19).

Una volta a settimana, gli operatori di Associazione 21 luglio, visionano un film insieme alla giovane platea, alla fine della proiezione in videochiamata si discute delle tematiche emerse nel racconto cinematografico.

Resilienza e riscatto: i temi al centro del dibattito

La resilienza e il riscatto: i temi intorno cui si sviluppano i film che abbiamo visto fino ad ora. Le trame, tra loro molto diverse, hanno come leit-motiv un protagonista o più protagonisti visti come emarginati: c’è Alan Turing, inventore della moderna informatica, grazie al quale riuscì a essere battuta la Germania nazista. Alan Turing era visto come “strano”. “Tutti lo sottovalutavano, e invece non bisognerebbe mai sottovalutare le persone” ha commentato una delle giovani spettatrici.

Ancora i protagonisti de “La mossa del pinguino”, quattro persone molto diverse accomunate dalla sensazione di fallimento, trovano il riscatto tramite il curling: vanno ai mondiali, perdono, ma esultano per l’unico punto fatto, “perché importante per loro in vista del loro impegno”, il commento di un altro giovane spettatore a margine della visione.

I commenti dei giovani spettatori

Nell’elenco dei film visti anche The startup, il cui protagonista persevera un’idea ostinatamente. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, il film dal titolo “L’ottava nota”, che trova la forza di andare avanti dopo un grave lutto grazie al coro, abbandonando la rabbia. “Grazie alla provocazione dell’insegnante che ha fatto emergere la sua rabbia e poi ha creduto in lui” è stata la risposta del gruppo degli “spettatori”.

Il cineforum non è solo un’occasione per discutere intorno ad alcuni temi, è anche un’opportunità per “stare”: nella relazione, nella contemporaneità del momento, nella condivisione di esperienze.

TOY for Inclusion si laurea in Germania. Grazie, Irene!

Il 2 Aprile si è laureata in Childhood Studies and Children’s Rights presso la FH Postdam in Germania, Irene Bettega che dal 7 Ottobre al 29 Febbraio ha svolto una ricerca per scrivere la sua tesi di Master sull’approccio TOY for Inclusion nell’Ex Fienile, supervisionata in Italia dal Prof. di Antropologia Piero Vereni dell’Università Tor Vergata.

La giovane ricercatrice ha accompagnato Martina Sciamplicotti, la coordinatrice LAT e l’assistente del Play Hub, Nedzad Husovic, in attività per i ragazzi con la metodologia dell’osservazione partecipante. Attraverso questa metodologia i giovani restituivano uno sguardo protagonista rispetto alle attività stesse, al luogo che li ospitava, al contesto allargato di Tor Bella Monaca, alle regole atte a definire le giuste relazioni con gli altri e con l’ambiente, e così facendo si sono riappropriati del loro spazio, creando un forte senso di appartenenza al luogo dell’Ex-Fienile e al gruppo stesso.

A causa del Covid-19 Irene ha discusso la sua tesi attraverso la piattaforma zoom, anche noi di Associazione 21 luglio eravamo presenti per sostenerla e ascoltare la sua discussione.

Emergenza Covid-19. #NOINONCIFERMIAMO

#NOINONCIFERMIAMO. No, noi non ci fermiamo. Perché anche nel corso della crisi generata dal Covd 19, nessuno deve essere lasciato solo, ora più che mai. Tutti insieme stiamo continuando a lavorare impegnando energie e risorse, vogliamo fare la nostra parte mettendo in campo i servizi che forniamo da anni e anche di più.

Vogliamo continuare a difendere i diritti di chi da questa crisi subirà le conseguenze più dure e drammatiche

DONA ORA

PER LA PRIMA INFANZIA (0-3 ANNI)

E’ attivo un servizio di raccolta beni di prima necessità per bambini nella fascia di età tra gli 0 e i 3 anni. Stiamo raccogliendo pannolini, latte in polvere, omogeneizzati: tutto ciò che occorre per il sostentamento di bambini che vivono in emergenza abitativa. Stiamo consegnando alimenti alle famiglie che vivono presso le baraccopoli della città

PER DONARE BENI DI PRIMA NECESSITA’ SCRIVERE A INFO@21LUGLIO.ORG O INVIARE UN MESSAGGIO ALLA PAGINA FB DI ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO

I nostri servizi alle mamme di bambini con età tra gli 0 e i 3 anni continuano. Abbiamo creato gruppi whatsapp attraverso cui restiamo in contatto con loro per dispensare consigli, ascoltare i disagi, dare sollievo nei momenti più duri, inviare attività da realizzare con i propri figli durante le ore trascorse in casa.

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PER I BAMBINI

Abbiamo attivato un servizio che consente di ascoltare fiabe in lingua italiana e in lingua romanes. Si chiama “Fiabe al telefono”: quattro pomeriggi a settimana, chiamando il numero 3884623209 è possibile ascoltare una o più fiabe registrate dai nostri operatori che regalano momenti di spensieratezza, di evasione

Forniamo assistenza nella continuità scolastica mettendo a disposizioni dei bambini che vivono in emergenza abitativa accessi alla rete internet così da potersi collegare con le piattaforme progettate dalle scuole. È importante per noi che nessuno dei bambini si senta escluso e resti indietro nel programma scolastico. In collegamento con i loro cellulari supportiamo i bambini nelle ore di studio

QUI IL LINK CON TUTTE LE INFORMAZIONI

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PER I RAGAZZI

Vogliamo che la quotidianità dei ragazzi non venga snaturata e che per quanto possibile continuino le attività e gli impegni avviati in questi mesi prima dell’emergenza Covid19. Per questo abbiamo creato dei video tutorial con lezioni di break dance realizzati dal nostro maestro Gerardo e disponibili sulla piattaforma on line all’interno del progetto “Amarò foro”.

Ogni sabato pomeriggio, attraverso la creazione di un gruppo whatsapp con i ragazzi del quartiere Tor Bella Monaca, avviamo la proiezione di un film, lo guardiamo insieme e poi ne commentiamo la trama ascoltando le loro impressioni, le loro idee. È un modo per non farli sentire soli e continuare a svolgere le attività comuni che in questo periodo sembrano straordinarie.

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IN AMBITO SCOLASTICO 

Continuano le nostre attività all’interno dell’I.C. “Giovanni Palombini”, con un lavoro che mira a raggiungere circa 25 classi tra materna, scuola primaria e secondaria. Attraverso la creazione di “classi virtuali”, i nostri educatori rafforzano la collaborazione con gli insegnanti e la co-progettazione di moduli specifici di supporto alla didattica. Diventano on line i laboratori di coding, teatro e progettazione partecipata realizzati dai nostri partner.

Forniamo supporto scolastico individualizzato a bambini che vivono condizioni di disagio. I nostri operatori creano un ponte tra famiglia e scuola per garantire un lavoro diretto e dare assistenza anche tecnologica e economica grazie alla fruizione di schede internet necessarie al collegamento in rete.

Stiamo lavorando, inoltre, per garantire il proseguimento dei percorsi di empowerment della comunità, rafforzando il lavoro di rete con i nostri partner e utilizzando nuovi strumenti di comunicazione e supporto a necessità specifiche.

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PER GLI ANZIANI

“Resta a casa, alla spesa ci pensiamo noi”. Abbiamo avviato un servizio di ritiro spesa presso i supermercati del quartiere Tor Bella Monaca, periferia est della città e consegna presso il domicilio (davanti la porta) di persone anziane con un’età superiore ai 70 anni. Il servizio, nel rispetto delle norme di sicurezza, è attivo dal lunedì al sabato, dalle ore 9.00 alle ore 12.00

QUI IL LINK PER TUTTE LE INFORMAZIONI

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PER CHI  VIVE NELLE BARACCOPOLI DELLA CITTA’ DI ROMA – #IORESTONELCAMPO

Abbiamo mappato, con interviste telefoniche e visite alle baraccopoli sempre nel pieno del rispetto delle norme di sicurezza, la condizione di chi vive in emergenza abitativa. Nelle baraccopoli della Capitale mancano i servizi, manca l’assistenza sanitaria, manca l’informazione necessaria per contrastare il contagio. È per questo che a gran voce, abbiamo lanciato un appello alla sindaca Virginia Raggi e al Prefetto Pantalone perché vengano attivate misure urgenti finalizzate a tutelare il diritto alla salute, alla continuità scolastica.

QUI IL LINK PER FIRMARE L’APPELLO

QUI IL LINK DELLA RICERCA #IORESTONELCAMPO

Una campagna di raccolta fondi volta a sostenere le spese da effettuare per acquistare generi alimentari di prima necessità da consegnare, con le dovute misure di sicurezza, presso le baraccopoli romane. Stiamo fornendo supporto a famiglie che si trovano in estrema difficoltà e sono allo stremo delle loro possibilità economiche e non solo. Vi chiediamo un aiuto urgente per continuare ad aiutarli e sostenerli in questo periodo di estrema crisi.

QUI IL LINK PER LA DONAZIONE

#noinoncifermiamo, fiabe al telefono in lingua romanes e in lingua italiana

Nell’ambito del progetto TOY for Inclusion, abbiamo avviato l’attività “Fiabe al telefono”. Un servizio gratuito di lettura ad alta voce di fiabe in lingua romanes e in lingua italiana. Vogliamo continuare a sostenere i bambini (dai 3 anni in su), regalare loro momenti di gioia e serenità e colorare per qualche ora le loro giornate in un periodo di grandi difficoltà come quello che stiamo vivendo per contrastare il contagio da Covid-19.

Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12 al numero 388.4623209.

#noinoncifermiamo, la spesa solidale per gli anziani del quartiere Tor Bella Monaca

Resta a casa, alla tua spesa ci pensiamo noi!

👉 Gli operatori di Associazione 21 luglio, insieme agli amici del Polo ex Fienile di largo Mengaroni a Tor Bella Monaca, nel rispetto delle norme di sicurezza e in maniera gratuita, si recheranno al supermercato, faranno la spesa e la consegneranno agli anziani del quartiere che non possono uscire di casa. Per info 3663480038. Il servizio è attivo dal lunedì al sabato, dalle 9.00 alle 12.00.

 

Coronavirus e Associazione 21 luglio

A seguito dell’entrata in vigore del decreto “Io resto a casa” del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Associazione 21 luglio ha sospeso tutte le attività didattiche e educative presso i plessi scolastici e il Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca.
In questi giorni di emergenza, tutti gli operatori sono impegnati a lavorare per garantire continuità dei programmi di didattica, pertanto, si sta lavorando affinché tutti i progetti vengano rimodulati per essere fruiti attraverso il web.

Oltre le attività che tutti voi conoscete, ci sarà una serie di iniziative volte a sostenere chi vive la marginalità e l’esclusione soprattutto in questo periodo di grande solitudine sociale.

Al più presto, vi saranno comunicate le nuove modalità.

Nessuno sfratto per la famiglia Costica: Associazione 21 luglio: «Battaglia vinta a metà, ora far uscire famiglie dall’emergenza assistenziale»

Prima negli orfanotrofi, poi per strada. La storia di Costica viene da lontano, dalla povertà e dalla miseria che quarant’anni fa dominavano la Romania.

Dall’arrivo in Italia, il pellegrinaggio tra i centri di raccolta rom, fino alla richiesta di sfratto: un calvario che Associazione 21 luglio ha seguito fin dall’inizio, dal 2008 quando Costica ha scelto di vivere in Italia per raggiungere la sua famiglia. Una volta in Italia ha conosciuto e sposato una donna, disabile al 100% dalla quale ha avuto tre bambini.

Una vita nei centri di accoglienza

La famiglia Turcanu, questo il suo cognome, ha vissuto dapprima in una roulotte messa a disposizione dalla Comunità di Sant’Egidio, poi nell’ex cartiera di via Salaria (centro di accoglienza), ancora in un centro di raccolta rom in via Amarilli, in un altro a via Toraldo (Torre Angela) e poi via dei Codirossoni.

Da quest’ultima struttura, proteste cittadine e di estrema destra ne ha provocato all’allontanamento disposto dal Comune di Roma. Costica e la sua famiglia vengono accompagnati in un altro centro di via della Primavera, per loro si sprono le porte di uno spazio di circa 16 metri quadri che la stessa ASL dichiarerà mediocre.

La richiesta di “dimissioni” per la famiglia di Costica

Alla fine di febbraio a Costica arriva la richiesta di “dimissioni” da parte dell’Ufficio Speciale Rom, Sinti e Caminanti del Comune di Roma: in altre parole gli viene chiesto di lasciare i locali in cui vive insieme alla sua famiglia entro sabato 7 marzo.

Associazione 21 luglio ha presentato una richiesta di riesame per chiedere di rivalutare la posizione di Costica e della sua famiglia o di trovargli un’altra sistemazione considerata la fragilità del nucleo famigliare.

L’obiettivo far uscire le famiglie dall’emergenza assistenziale

Dopo una intensa battaglia e un lavoro di pressione realizzato insieme a Unione Inquilini, Roma Today, la visita del consigliere comunale Giovanni Zannola e dei deputati Matteo Orfini e Luca Rizzo Nervo, il Comune di Roma sistema quattro famiglie (compresa quella di Costica) in una struttura della Croce Rossa.

«Cercheremo di andare oltre, per fare uscire le famiglie dell’emergenza assistenziale nella quale sono ingabbiati da anni» ha detto Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio.

CS – Piano rom a Roma: gli insediamenti chiudono e le persone vengono gettate in strada

Piano rom a Roma: gli insediamenti chiudono e le persone vengono gettate in strada. Associazione 21 luglio e Unioni Inquilini: «È questo il modello di inclusione della Giunta Raggi?»
Sono più di 800 i rom che, dalla presentazione del “Piano rom” avvenuta in Campidoglio il 31 maggio 2017, sono passati dagli insediamenti formali della Capitale alla precarietà di un’esistenza condotta in strada. Sabato prossimo altri 20 rom di nazionalità rumena andranno ad ingrossare questo numero passando da una condizione di assistenza presso un centro di accoglienza ad una vita da senza tetto.Beppe Grillo non aveva esitato e definirlo «un capolavoro da applausi» mentre la sindaca Virginia Raggi nel giorno della sua presentazione aveva parlato senza esitazioni di un “Piano rom” «che consente di riportare Roma in Europa perché abbiamo appreso le migliori prassi che hanno funzionato e le portiamo a Roma per superare i campi». In realtà il principale impatto del “Piano rom” si è tradotto in un semplice “travaso” di persone dagli insediamenti formali a quelli informali con un accesso alle abitazioni dell’edilizia residenziale pubblica che appare irrisorio. Per fare solo degli esempi negli ultimi tre anni nel “villaggio” di Lombroso si è passati dalle 227 presenze del 2017 alle attuali 181 (-20%), in quello di Castel Romano da 1.062 presenze alle 542 (-49%), nell’insediamento di Salone il calo è stato del 41% (607 presenze del 2017 contro alle attuali 360) e in quello de La Barbuta dai passati 586 residenti, oggi se ne contano 425 (-27%). Nel caso del Camping River, chiuso nel luglio 2018, la chiusura è di fatto coincisa con l’allontanamento in strada della maggioranza delle famiglie residenti.

In totale sono circa 800 le persone che risultano fuoriuscite “villaggi” con un identico numero di soggetti passati a vivere all’aperto, dentro un camper, un’autovettura o all’interno di alloggi di fortuna sotto cavalcavia, in prossimità di discariche abusive o lungo i marciapiedi di strade periferiche. Sabato prossimo questo numero di andrà gonfiando di altre 20 unità. Si tratta delle famiglie che lo scorso aprile, dopo gli incidenti di Torre Maura, erano state accolte presso il centro di viale della Primavera e che il 26 febbraio 2020 hanno ricevuto l’invito da parte dell’Ufficio Speciale Rom Sinti e Caminanti, a «lasciare le stanze libere da persone e cose improrogabilmente entro la data del 7 marzo 2020».

Emblematica a questo proposito la storia di una famiglia che Associazione 21 luglio e Unione Inquilini seguono da tempo. Il nucleo, composto da 3 adulti e 3 minori, a seguito di ripetuti sgomberi, sotto l’Amministrazione Alemanno è stato collocato nel centro di via Salaria per poi passare sotto la Giunta Marino, in quello di via Amarilli. Con l’avvento dell’Amministrazione Raggi è stato spostato prima nel centro di via Toraldo, poi in quello di Torre Maura e infine in quello di via della Primavera, dal quale dovrà allontanarsi il prossimo 7 marzo senza soluzione alternativa. Per questa famiglia, con i soldi dei contribuenti le tre Amministrazioni hanno consegnato nelle mani di cooperative e associazioni un totale di circa 150.000 euro per progetti di accoglienza e inclusione senza che nulla di concreto sia stato realmente svolto.

Chi ha monitorato questi interventi sostenuti con denaro pubblico? In forza di quale diritto questa Amministrazione si arroga il diritto di mettere per strada un nucleo all’interno dei quali c’è una persona con disabilità del 100% e un’altra con patologie gravi? Che garanzia verrà data alla continuità del percorso scolastico dei tre minori sgomberati? Sono alcune delle tante domande che si pongono Associazione 21 luglio e Unione Inquilini che stanno seguendo la vicenda. E poi: È questo il modello della Giunta Raggi? Svuotare gli insediamenti (campi o centri di accoglienza) per mettere le persone per strada?

Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio: «Il peccato originale del Piano rom della Giunta Raggi è l’incompetenza di chi lo ha redatto e la scarsa esperienza dell’Ufficio che lo sta implementando. A fronte di ciò l’Amministrazione è arroccata nel mantenere intatto l’impianto del Piano, chiusa ad ogni dialogo, arrogante nelle decisioni assunte». Secondo Silvia Paoluzzi di Unione Inquilini Roma: «Siamo di fronte al fallimento di questa amministrazione. È inaccettabile pensare che a Roma non ci sia alcuna tutela per un nucleo composto da tre minori e una persona con disabilità. Ogni giorno nel silenzio assoluto ben 10 famiglie vengono sfrattate con la forza pubblica. Non c’è alcuna rete di protezione per la precarietà alloggiativa perché mancano politiche abitative strutturali».

Le due organizzazioni, nel domandare la sospensione delle azioni del “Piano rom”, chiedono nello specifico all’Amministrazione Capitolina l’immediata sospensione dell’azione di sgombero del centro di via della Primavera con eventuale ricollocamento delle famiglie in altre strutture di accoglienza dove possa essere intrapreso un reale, sostenibile ed efficace percorso di inclusione.

“Sembrava un campo rom”. Se i discorsi stereotipati partono dalla politica…

Quando nel 1920 il sociologo Walter Lippmann promosse il termine “stereotipo” per indicare un pregiudizio nell’ambito delle scienze sociali, probabilmente non immaginava il declino nefasto e pericoloso che la parola avrebbe subito in anni più recenti.

Soprattutto se, a promuovere stereotipi, sono esponenti del mondo politico: donne e uomini che detengono una leadership all’interno della comunità e che, come tali, vengono assunti a modello.

“Ho fatto un giro in centro, sembrava un campo rom”

Ho fatto un giro in centro, sembrava un campo rom, gente che pisciava, materassi”. E ancora: “Andiamo a controllare i campi rom non i bar e i ristoranti, dove ho visto i vigili col metro per misurare sedie e tavolini”. La prima frase si riferisce alla città di Napoli, la seconda alla città di Roma e a pronunciarle è l’ex Ministro dell’Interno, ora senatore, Matteo Salvini.

Due occasioni importanti: a Napoli presso la convention al Teatro Augusteo, e a Roma presso il Palazzo dei Congressi per annunciare la discesa in campo del centrodestra unito contro gli avversari politici alle amministrative del prossimo anno: in entrambi i casi davanti a una cospicua platea, basti pensare che il partito del Carroccio ha superato la soglia del 30% di consenso (dati Index Research aggiornati al 21 febbraio).

Frasi che puntano a demonizzare l’etnia di una comunità

Frasi che hanno riscosso ovazioni generali e che, nei fatti, non puntano ad altro se non a demonizzare l’etnia di una comunità, rendendo ai media, agli spettatori e alla gente comune, un’immagine monca e assolutamente denigratoria di un gruppo di individui che abita un determinato luogo.

Paragoni che relegano donne, uomini e bambini nell’area più degradata della società che, per l’ex vice premier, deve essere immediatamente riconoscibile come una vergogna, un posto dove (necessariamente) c’è imbarbarimento adducendo al campo rom esclusivamente atteggiamenti che esulano dal vivere civile come “pisciare per strada”.

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