La scuola non deve fermarsi, per nessuno
“La scuola non si ferma”: questa l’indicazione del Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina e la pronta risposta al lock-down da parte del MIUR, che già l’8 marzo scorso diffondeva con una nota le “istruzioni operative” per la prosecuzione delle attività didattiche nella modalità “a distanza”.
Così anche il mondo della scuola in pochissimo tempo si è ritrovato in piena emergenza, senza sapere cosa significasse effettivamente insegnare nell’emergenza e dovendo fare i conti con il concetto di distanziamento sociale, che è decisamente lontano da una qualsiasi concezione di scuola e di comunità ed è ciò che fa soffrire di più oggi i ragazzi.
Per chi già lavora sul territorio, dentro e fuori la scuola, è l’occasione per diffondere la consapevolezza che la scuola riguarda davvero tutti, non esclusivamente insegnanti e alunni, e che siamo tutti parte di una “comunità educante” richiamata a un duplice impegno: se da un lato è necessario combattere il rischio di isolamento e demotivazione mantenendo viva la comunità di classe, dall’altro ci troviamo di fronte al dovere di garantire il diritto all’istruzione, con il processo di studio e apprendimento che non può e non deve essere interrotto. Per nessuno.
Attraverso il progetto Storie cucite a mano stiamo cercando di dare una risposta rapida ed efficace che, partendo da queste considerazioni preliminari, tenga conto anche delle difficoltà oggettive e dei rischi del passaggio repentino a una forma di didattica a distanza.
Il primo fattore da prendere in considerazione è senza dubbio il carico di lavoro sommerso al quale sono esposti gli insegnanti. “La scuola non si ferma” per molti significa infatti lavorare più di prima, in un contesto sicuramente più stressante e per alcuni del tutto nuovo: mettere in piedi una classe “virtuale” e modificare il metodo didattico non è un’operazione semplice, soprattutto per chi aveva competenze tecnologiche limitate, e comunque in una situazione angosciante e densa di fatiche familiari.
Altra particolare attenzione è quella volta a evitare il rischio di tradurre la didattica a distanza in una mera trasmissione agli studenti di materiali, compiti ed esercitazioni, non accompagnata quindi da un’azione didattica programmata e con la possibilità di creare sovrapposizioni tra discipline curriculari differenti. Ultimo, ma non meno importante, è il digital divide: il rapido passaggio della didattica alla tecnologia digitale rischia di amplificare le differenze e di escludere invece che includere, sia per mancanza di mezzi tecnologici che di strumenti culturali, cognitivi ed economici. È quindi necessario ragionare su una forma di educazione che tenga conto delle disuguaglianze sostanziali tra le famiglie degli studenti.
L’equipe educativa di Storie cucite a mano (il progetto è stato selezionato da Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile), formata a Roma da educatori di Associazione 21 luglio e di Coop. Sociale ABCittà, è stata quindi chiamata al difficile compito di intervenire a supporto di questa trasformazione, indipendentemente dal fatto che sia temporanea o meno: tuttora, a più di un mese dall’inizio dell’emergenza, non si hanno purtroppo informazioni certe rispetto ai tempi e alle modalità con cui riprenderanno le lezioni in aula.
Il lavoro a fianco degli insegnanti nei mesi precedenti, in una logica di programmazione e costruzione partecipata degli interventi a sostegno della didattica, ha senza dubbio consentito un’incisiva collaborazione nella prima fase di questo passaggio, nella quale è stato indispensabile rimodulare la programmazione del calendario didattico mettendo comunque la centro la relazione educativa.
Il lavoro volto a non ridurre la didattica a distanza alla sola trasmissione di nozioni è la risposta di educatori e insegnanti dell’IC Palombini di Rebibbia all’importante bisogno di bambini e ragazzi di avere punti di riferimento: vedere accolte le loro ansie e i loro vissuti, coltivare e condividere le loro emotività, strutturare piani di apprendimento specifici per età e livello di istruzione, instaurare un metodo di confronto e feedback sui risultati della didattica, significa per noi dare il giusto peso alla qualità della relazione.
Gli educatori di plesso continuano quindi il loro intervento in 10 classi dell’istituto, dall’infanzia alla secondaria. Oltre alla collaborazione nella preparazione e nella divulgazione delle videolezioni, tra gli strumenti utilizzati decisamente importante è il ricorso ai “circle time” per i ragazzi della scuola secondaria, momenti strutturati di condivisione dei propri vissuti e delle proprie emozioni guidati dagli stessi insegnanti e da educatori ed educatrici qualificate. Mentre per i bambini più piccoli della scuola dell’infanzia e della primaria stiamo prestando profonda attenzione alla creazione di percorsi didattici che siano ben distanti dalla logica del tutto errata del “lavoretto” o del “passatempo”.
Infine, sempre nella visione di “comunità territoriale”, lo staff di Associazione 21 luglio sta cercando di sopperire all’assenza delle istituzioni nel supportare le famiglie più fragili. Così, mentre i volontari dell’associazione sono impegnati nelle operazioni di sostegno alimentare attraverso la distribuzione mirata di alimenti e beni di prima necessità, operatori sociali ed educatori professionali stanno seguendo “a distanza” (fisica, non certo emotiva) le situazioni familiari più difficili, individuate grazie all’aiuto dell’istituto Palombini e delle case famiglia del territorio. Ad oggi, sono circa 20 i bambini che ricevono con continuità un sostegno didattico specifico e che, soprattutto, sono supportati nel superamento degli ostacoli sociali e tecnologici che possono pregiudicare la relazione con le insegnanti e i loro compagni.
La scuola non si deve fermare, per nessuno.













