Appello per una scuola aperta ed inclusiva – Gli effetti del Coronavirus sul gap educativo e sulla dispersione scolastica
Durante il primo lock-down la scuola si è trovata a dover inventare nuovi modi per restare in contatto con i propri alunni, e gli istituti scolastici, sotto la spinta del Ministero dell’Istruzione, hanno avviato la Didattica a Distanza. Nata come un modo per non disperdere la socialità, essa si è presto trasformata in una brutta copia della scuola – già molto trasmissiva – a cui siamo abituati.
Era soltanto aprile quando già si guardava con l’amaro in bocca alla trasformazione dei processi educativi relazionali: un’insegnante attenta, una parola particolare detta al momento giusto, la presenza dei compagni, in un attimo “sono stati sfrondati o addirittura eliminati, come se fossero un surplus“[1]. La quantità ha assunto valore predominante: mentre molti alunni si sono trovati a subire passivamente lezioni unidirezionali e a rincorrere consegne da eseguire entro scadenze incalzanti, di altri bambini e ragazzi sono rimasti solo i silenzi e le assenze.
Dai dati Istat e dalle indagini Censis, sono emerse infatti drammatiche disuguaglianze: tra il 12 e il 20% degli alunni (a seconda dell’area geografica) non avevano accesso alle lezioni per mancanza di un device; il gap educativo tra gli studenti con più mezzi e i più poveri è aumentato del 75%; la dispersione scolastica è stata superiore al 5% nel 40% delle scuole.
Lo scoppio della pandemia ha messo in luce la fragilità e forse anche l’insufficienza del quotidiano lavoro di inclusione delle fasce di popolazione scolastica più a rischio di insuccesso. Il primo elemento di fragilità è costituito dallo status socio-economico di provenienza: nel 2018 in Italia erano più di 3 milioni i minori a rischio di povertà o esclusione sociale e 1,6 milioni quelli che vivevano in condizioni di povertà assoluta. La povertà materiale è significativamente correlata alla povertà educativa, testimoniata sia da più basse performance cognitive, sia da un minore accesso all’offerta culturale.
Anche l’origine straniera determina un chiaro svantaggio: gli alunni stranieri hanno tassi di scolarità nelle scuole superiori sensibilmente minori a quelli dei loro coetanei italiani (il 65,8% contro il 79,7%). I ragazzi più a rischio fanno parte delle prime generazioni (circa il 47% del totale) e trovano maggiori difficoltà per ragioni linguistiche e culturali nel raggiungere livelli minimi di apprendimento.
Essi a fronte dell’interruzione della didattica in presenza, sono potenzialmente più a rischio dispersione. Un’ultima condizione che richiede particolare attenzione e cura, è quella degli alunni con disabilità o con disturbi specifici dell’apprendimento, per i quali ancora di più la presenza del docente e la socialità che si instaura nelle aule scolastiche sono insostituibili.
Per fronteggiare l’impatto della crisi, occorre avviare un piano straordinario per l’infanzia e l’adolescenza, per il rafforzamento delle infrastrutture sociali ed educative territoriali, puntando sulla resilienza delle comunità locali e tenendo ben presente la necessità di misure rivolte ai minori più vulnerabili.
Pensiamo che dovrebbe essere seriamente colta l’opportunità che era stata avanzata nei “patti educativi di comunità”, in cui scuola e agenzie educative extrascolastiche dovrebbero essere a supporto dei bambini e degli adolescenti, in un’ottica di collaborazione e implementazione dei reciproci ruoli.
Chiediamo al Governo di predisporre al più presto, in maniera simile a quanto stabilito da molti altri paesi europei, la riapertura delle scuole di ogni ordine e grado, e comunque di non prevedere in futuro alcuna chiusura per i gradi che sono rimasti in presenza, poiché in base a diversi studi effettuati sia in Inghilterra[2] che in Germania[3] si è documentato che non esiste un ruolo della riapertura delle scuole nell’aumento dei casi di COVID-19.
Invitiamo il Ministro della Pubblica Istruzione a studiare soluzioni che consentano il rientro nelle classi in sicurezza, a fornire gli strumenti economici e di personale docente per affrontare la crisi generale in cui versa la scuola, a sviluppare una rete informatica con connessioni rapide e funzionanti, a prevedere che i libri scolastici e i device informatici siano forniti gratuitamente o in comodato d’uso ai ragazzi che ne abbiano bisogno in ogni ordine e grado di scuola, a lavorare per la promozione di strumenti educativi innovativi per rendere la scuola veramente inclusiva ed attiva, e a monitorare gli effetti che le politiche educative e le scelte didattiche hanno sull’esclusione e la dispersione scolastica.
Chiediamo alle Regioni di investire sul potenziamento e la capillarizzazione dei trasporti pubblici, soprattutto nelle fasce orarie di maggiore utilizzo da parte degli studenti, in modo che essi non rappresentino un pericolo per gli assembramenti e non favoriscano la diffusione dei contagi durante la pandemia, e che prevedano un uso gratuito o a costi calmierati degli stessi servizi per gli studenti e le fasce deboli, anche in considerazione della necessità di riduzione del traffico veicolare privato in vista dell’urgente sfida climatica.
Ai Dirigenti e ai Docenti chiediamo di sforzarsi ad utilizzare tutti gli spazi concessi dalla normativa per permettere agli studenti di rimanere in presenza; di lavorare per creare e rafforzare legami con i territori, le associazioni e il terzo settore alla realizzazione di una comunità educante territoriale che ponga particolare attenzione ai minori che, per qualunque condizione socio-economica, culturale o di difficoltà di apprendimento, rischiano di vedere aumentato il proprio gap educativo e di andare incontro al fenomeno dell’abbandono scolastico precoce.
Invitiamo anche la scuola tutta a riflettere sui propri tempi, su cosa vuol dire coinvolgere i ragazzi, comprendere una volta per tutte che la socializzazione è l’unico modo di apprendere. La comunità scolastica a nostro parere dovrebbe approfittare dell’emergenza in cui siamo incappati per cambiare radicalmente i modi della didattica: riformulare i tempi, gli spazi, i contenuti, i rapporti tra i ragazzi e la didattica, tenendo presenti i più fragili, e usando la fantasia per reinventare gli ambienti e i modi di apprendimento, al fine di affrontare quelle criticità che il Coronavirus non ha fatto che acuire.
REYN Italia
Associazione 21 luglio, Associazione Articolo 34, Università Tor Vergata, Circolo culturale Popilia, Casa della Comunità Speranza, Asai
[1] (Mazzoneschi, Internazionale 24/04)
[2] https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.11.01.20222315v1.full?fbclid=IwAR1VyjRpPZwNM8dA0uBghpEZxXZuTENsVdv8quuhT0jh-3szOHsNtD9gC0k
[3] http://ftp.iza.org/dp13790?fbclid=IwAR0Ym4-7yagX8RiWOmuizYBq1BXNyvNaML9UHj1AF5gCwI0y9My80vDwDYI




