Archivio per mese: Dicembre, 2024

Guidonia. In corso lo sgombero della baraccopoli di Albuccione

«Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Ma non possiamo distogliere lo sguardo da situazioni tanto drammatiche, che si riscontrano ormai ovunque, non soltanto in determinate aree del mondo. Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possono essere nostre vicine di casa. Spesso non hanno un’abitazione, né il cibo adeguato per la giornata. Soffrono l’esclusione e l’indifferenza di tanti. (…) Di fatto, al momento dell’attuazione concreta, rimangono frequentemente all’ultimo posto. Non dimentichiamo: i poveri, quasi sempre, sono vittime, non colpevoli». 

(Papa Francesco, “Spes non confundit” Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025)

Questa mattina all’alba, con un imponente dispiegamento di forze dell’ordine, è iniziato lo sgombero del campo rom di Albuccione a Guidonia. Circa cento persone, di cui oltre la metà minori, stanno per essere allontanate dalle proprie abitazioni senza che sia stata offerta loro un’alternativa. Tra le persone che rimarranno per strada senza soluzione sono presenti anche minori con disabilità e donne in stato di gravidanza.

“Questo sgombero forzato che, alle porte di Roma e in prossimità del Natale e del Giubileo della speranza, mette donne e bambini per strada è uno schiaffo ai diritti umani, un pugno allo stomaco per quanti credono ai valori che Papa Francesco ha sottolineato nell’indire l’anno giubilare” dichiara Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio.

Lo sgombero della comunità di Albuccione arriva dopo l’ordinanza n. 400 del 14 ottobre 2024 del sindaco di Guidonia Montecelio Mauro Lombardo, nei confronti di un insediamento che esiste sul territorio comunale da oltre quindici anni, e senza che siano rispettate le procedure e i diritti delle persone coinvolte.

L’Associazione 21 luglio, con il presidente e i suoi osservatori, segue sul posto le diverse fasi dello sgombero.

 

Questa azione è finanziata dall’Unione europea. I punti di vista e le opinioni espresse sono tuttavia esclusivamente
quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o della Commissione
europea, Direzione generale Giustizia e consumatori. Né l’Unione europea né la Commissione europea, Direzione
generale Giustizia e consumatori, possono essere ritenute responsabili.
Progetto: “RISE – Roma Inclusion and Support Effort”.

L’area metropolitana di Napoli è il luogo peggiore in Italia per le persone rom in emergenza abitativa

L’Area Metropolitana di Napoli è la zona più complessa e problematica per le persone rom in emergenza abitativa in Italia. Lo denuncia l’Associazione 21 luglio nel report “Figli dell’abbandono”.

A Napoli e nel suo hinterland c’è il tasso più alto di persone di etnia rom che vivono in emergenza abitativa. Si tratta di 3.000 persone, pari allo 0,11% sul totale degli abitanti dell’Area metropolitana, contro un tasso nazionale dello 0,03%. Ed è sempre qui che negli anni sono sorte e si sono sviluppate le più grandi baraccopoli d’Italia, dove vive un quarto dei rom e sinti presenti negli insediamenti italiani. Si tratta di otto insediamenti formali in cinque comuni e dodici informali nei comuni di Napoli e Giugliano in Campania. A Napoli si registra inoltre un centro di accoglienza monoetnico e la presenza diffusa di famiglie rom su terreni agricoli o all’interno di immobili occupati.

(l’articolo prosegue dopo l’immagine)

Nel report sono identificate e riportate le gravi criticità, a partire dalle condizioni igienico sanitarie, rese ancora più precarie dall’assenza in alcuni casi di un sufficiente accesso all’acqua. Negli insediamenti formali e informali sono spesso presenti cumuli di rifiuti a pochi passi dalle abitazioni, con un forte impatto in termini di igiene e salute. Infine, le condizioni di vita sono rese peggiori dalla distanza dai servizi essenziali e dai problemi di registrazione anagrafica e regolarizzazione documentale.

Il rapporto “Figli dell’abbandono” conclude evidenziando le criticità maggiori che ostacolano l’avvio di percorsi di fuoriuscita dagli insediamenti: un’amministrazione pubblica paralizzata che impedisce ogni azione di tipo strutturale, una mancanza di visione politica, una comunità rom in condizioni particolarmente deprivate, un associazionismo schiacciato sulla mera emergenza, una forte presenza della criminalità organizzata, soprattutto rispetto al traffico di rifiuti.

Ad oggi nessun insediamento rom dell’Area Metropolitana di Napoli risulta essere in effettivo superamento, malgrado in Italia il numero dei “campi rom” si vada riducendo grazie a politiche di inclusione praticate da sempre più amministrazioni comunali.

A partire dai risultati del report, scaricabile sul sito dell’Associazione 21 luglio, l’11 dicembre alle ore 10:30 nella sede della Conferenza Episcopale Campana in Piazza Bartolo Longo 1 a Pompei si è tenuto il Convegno “Superare i campi rom? Si può fare”.

Nel corso del convegno i rappresentanti istituzionali delle città di Asti, Collegno e Roma hanno illustrato le politiche di superamento realizzate con successo all’interno dei loro territori e ispirate al modello MA.REA., una prassi innovativa che l’Associazione 21 luglio sta disseminando sul territorio nazionale. Secondo i relatori del convegno è auspicabile, al fine di rimuovere una condizione di immobilismo istituzionale, praticare il modello MA.REA. anche sul territorio campano, avviando un processo partecipativo che veda coinvolte le comunità rom presenti negli 8 insediamenti formali dell’Area Metropolitana di Napoli, dove vivono circa 1.700 persone.

Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, “A partire dall’insediamento di via Carrafiello, di Giugliano in Campania, il “campo rom” dove si scontano le peggiori condiziono di vita e dove i diritti dell’infanzia risultano drammaticamente violati, è possibile applicare il modello MA.REA. per avviare finalmente un processo concreto e sostenibile di superamento definitivo. Occorre per questo massima determinazione e volontà politica considerato che ingenti risorse economiche sono già impegnate e disponibili per percorsi di inclusione sociale”.

Secondo il Prefetto Michele Di Bari “Siamo sulla buona strada, ma le difficoltà sono tante. Non dobbiamo rassegnarci, dobbiamo creare condizioni forti, percorrere strade mai percorse. Abbiamo un’idea di fondo che ci unisce, cioè l’umanità. Abbiamo la possibilità di unirci attraverso l’umanità”.

L’Assessore Regionale Mario Morcone ha affermato: “Il modello Ma.rea. proposto da Associazione 21 luglio potrà ottenere buoni risultati utilizzando il metodo condiviso di un’alleanza tra stakeholders. Proveremo a fare questo anche in Campania”.

“Nella complessità di situazioni che sembrano ingessate, crediamo che tutto possa cambiare, soprattutto quando ci si ritrova insieme mettendo al centro il problema. Insieme si diventa una forza capace di smuovere situazioni cristallizzate e che sembravano non modificabili. È il principio della rete: il segreto è unire le forze. Il problema dei “campi” non si risolve dalla sera alla mattina, ma è un cammino. Il problema non è avviare i processi, ma accompagnarli”, ha concluso Monsignor Giuseppe Mazzafaro.

 

Scarica il report:

 

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