Archivio per anno: 2024

Guidonia. In corso lo sgombero della baraccopoli di Albuccione

«Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Ma non possiamo distogliere lo sguardo da situazioni tanto drammatiche, che si riscontrano ormai ovunque, non soltanto in determinate aree del mondo. Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possono essere nostre vicine di casa. Spesso non hanno un’abitazione, né il cibo adeguato per la giornata. Soffrono l’esclusione e l’indifferenza di tanti. (…) Di fatto, al momento dell’attuazione concreta, rimangono frequentemente all’ultimo posto. Non dimentichiamo: i poveri, quasi sempre, sono vittime, non colpevoli». 

(Papa Francesco, “Spes non confundit” Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025)

Questa mattina all’alba, con un imponente dispiegamento di forze dell’ordine, è iniziato lo sgombero del campo rom di Albuccione a Guidonia. Circa cento persone, di cui oltre la metà minori, stanno per essere allontanate dalle proprie abitazioni senza che sia stata offerta loro un’alternativa. Tra le persone che rimarranno per strada senza soluzione sono presenti anche minori con disabilità e donne in stato di gravidanza.

“Questo sgombero forzato che, alle porte di Roma e in prossimità del Natale e del Giubileo della speranza, mette donne e bambini per strada è uno schiaffo ai diritti umani, un pugno allo stomaco per quanti credono ai valori che Papa Francesco ha sottolineato nell’indire l’anno giubilare” dichiara Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio.

Lo sgombero della comunità di Albuccione arriva dopo l’ordinanza n. 400 del 14 ottobre 2024 del sindaco di Guidonia Montecelio Mauro Lombardo, nei confronti di un insediamento che esiste sul territorio comunale da oltre quindici anni, e senza che siano rispettate le procedure e i diritti delle persone coinvolte.

L’Associazione 21 luglio, con il presidente e i suoi osservatori, segue sul posto le diverse fasi dello sgombero.

 

Questa azione è finanziata dall’Unione europea. I punti di vista e le opinioni espresse sono tuttavia esclusivamente
quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o della Commissione
europea, Direzione generale Giustizia e consumatori. Né l’Unione europea né la Commissione europea, Direzione
generale Giustizia e consumatori, possono essere ritenute responsabili.
Progetto: “RISE – Roma Inclusion and Support Effort”.

L’area metropolitana di Napoli è il luogo peggiore in Italia per le persone rom in emergenza abitativa

L’Area Metropolitana di Napoli è la zona più complessa e problematica per le persone rom in emergenza abitativa in Italia. Lo denuncia l’Associazione 21 luglio nel report “Figli dell’abbandono”.

A Napoli e nel suo hinterland c’è il tasso più alto di persone di etnia rom che vivono in emergenza abitativa. Si tratta di 3.000 persone, pari allo 0,11% sul totale degli abitanti dell’Area metropolitana, contro un tasso nazionale dello 0,03%. Ed è sempre qui che negli anni sono sorte e si sono sviluppate le più grandi baraccopoli d’Italia, dove vive un quarto dei rom e sinti presenti negli insediamenti italiani. Si tratta di otto insediamenti formali in cinque comuni e dodici informali nei comuni di Napoli e Giugliano in Campania. A Napoli si registra inoltre un centro di accoglienza monoetnico e la presenza diffusa di famiglie rom su terreni agricoli o all’interno di immobili occupati.

(l’articolo prosegue dopo l’immagine)

Nel report sono identificate e riportate le gravi criticità, a partire dalle condizioni igienico sanitarie, rese ancora più precarie dall’assenza in alcuni casi di un sufficiente accesso all’acqua. Negli insediamenti formali e informali sono spesso presenti cumuli di rifiuti a pochi passi dalle abitazioni, con un forte impatto in termini di igiene e salute. Infine, le condizioni di vita sono rese peggiori dalla distanza dai servizi essenziali e dai problemi di registrazione anagrafica e regolarizzazione documentale.

Il rapporto “Figli dell’abbandono” conclude evidenziando le criticità maggiori che ostacolano l’avvio di percorsi di fuoriuscita dagli insediamenti: un’amministrazione pubblica paralizzata che impedisce ogni azione di tipo strutturale, una mancanza di visione politica, una comunità rom in condizioni particolarmente deprivate, un associazionismo schiacciato sulla mera emergenza, una forte presenza della criminalità organizzata, soprattutto rispetto al traffico di rifiuti.

Ad oggi nessun insediamento rom dell’Area Metropolitana di Napoli risulta essere in effettivo superamento, malgrado in Italia il numero dei “campi rom” si vada riducendo grazie a politiche di inclusione praticate da sempre più amministrazioni comunali.

A partire dai risultati del report, scaricabile sul sito dell’Associazione 21 luglio, l’11 dicembre alle ore 10:30 nella sede della Conferenza Episcopale Campana in Piazza Bartolo Longo 1 a Pompei si è tenuto il Convegno “Superare i campi rom? Si può fare”.

Nel corso del convegno i rappresentanti istituzionali delle città di Asti, Collegno e Roma hanno illustrato le politiche di superamento realizzate con successo all’interno dei loro territori e ispirate al modello MA.REA., una prassi innovativa che l’Associazione 21 luglio sta disseminando sul territorio nazionale. Secondo i relatori del convegno è auspicabile, al fine di rimuovere una condizione di immobilismo istituzionale, praticare il modello MA.REA. anche sul territorio campano, avviando un processo partecipativo che veda coinvolte le comunità rom presenti negli 8 insediamenti formali dell’Area Metropolitana di Napoli, dove vivono circa 1.700 persone.

Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, “A partire dall’insediamento di via Carrafiello, di Giugliano in Campania, il “campo rom” dove si scontano le peggiori condiziono di vita e dove i diritti dell’infanzia risultano drammaticamente violati, è possibile applicare il modello MA.REA. per avviare finalmente un processo concreto e sostenibile di superamento definitivo. Occorre per questo massima determinazione e volontà politica considerato che ingenti risorse economiche sono già impegnate e disponibili per percorsi di inclusione sociale”.

Secondo il Prefetto Michele Di Bari “Siamo sulla buona strada, ma le difficoltà sono tante. Non dobbiamo rassegnarci, dobbiamo creare condizioni forti, percorrere strade mai percorse. Abbiamo un’idea di fondo che ci unisce, cioè l’umanità. Abbiamo la possibilità di unirci attraverso l’umanità”.

L’Assessore Regionale Mario Morcone ha affermato: “Il modello Ma.rea. proposto da Associazione 21 luglio potrà ottenere buoni risultati utilizzando il metodo condiviso di un’alleanza tra stakeholders. Proveremo a fare questo anche in Campania”.

“Nella complessità di situazioni che sembrano ingessate, crediamo che tutto possa cambiare, soprattutto quando ci si ritrova insieme mettendo al centro il problema. Insieme si diventa una forza capace di smuovere situazioni cristallizzate e che sembravano non modificabili. È il principio della rete: il segreto è unire le forze. Il problema dei “campi” non si risolve dalla sera alla mattina, ma è un cammino. Il problema non è avviare i processi, ma accompagnarli”, ha concluso Monsignor Giuseppe Mazzafaro.

 

Scarica il report:

 

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Odio razziale, ex consigliere di Cento (FE) svolgerà lavori di pubblica utilità

Novanta ore di lavori di pubblica utilità. È quanto disposto dal giudice del Tribunale di Ferrara nei confronti di Edoardo Fiocchi, ex consigliere comunale di Cento, in provincia di Ferrara, che era stato indagato per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale in seguito all’esposto che l’Associazione 21 luglio aveva inviato alla Procura di Ferrara.

Nel 2020, commentando la morte dell’agente Pasquale Apicella, la cui auto fu speronata da quella con a bordo un gruppo di rapinatori, Fiocchi aveva scritto: “Tre Rom come quelli che vi fanno l’appartamento alla notte o vi sfilano il portafoglio in via Indipendenza, stanotte hanno ammazzato un poliziotto. Sì ma teniamoli qui, vanno capiti è la loro cultura. Fuori a fucilate”.

“Accogliamo con soddisfazione la decisione del Tribunale di Ferrara nel procedimento nel quale, come Associazione 21 luglio, ci siamo costituiti parte civile. – dichiara il presidente dell’Associazione Carlo Stasolla – Ci auguriamo che la lezione sia stata finalmente appresa dall’ex consigliere Fiocchi e da quanti, come lui, continuano a gettare benzina sull’intolleranza”.

Il Tribunale, che ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile dell’Associazione 21 luglio, ha stabilito un risarcimento di 400 euro che l’ex consigliere dovrà versare all’associazione.

“Continuiamo a lavorare per rafforzare una cultura che sappia accogliere e valorizzare i valori di pace e di rispetto raccomandati dalla Costituzione italiana – conclude Stasolla – e prendiamo le distanze da ogni ideologia basata sull’odio. Per questo utilizzeremo la donazione che l’ex consigliere farà all’Associazione per promuovere percorsi educativi di pace, tolleranza e non violenza rivolti ai bambini presenti negli insediamenti rom all’interno dei quali siamo attivi”.

Caso Omerovic, il Ministero dell’Interno chiamato come responsabile civile, l’udienza slitta a febbraio

Era prevista per il 25 ottobre l’udienza preliminare del caso Omerovic, il 37enne con disabilità precipitato dalla finestra della sua abitazione, in via Gerolamo Aleandro, il 25 luglio 2022, durante un’attività di polizia. Il processo vede imputati tre agenti del commissariato Primavalle accusati di tortura nei confronti dell’uomo. Il Tribunale ha però deciso di rinviare tutto al 21 febbraio. Tra le motivazioni, c’è anche la richiesta di risarcimento danni che i legali della famiglia Omerovic hanno annunciato di voler presentare contro il Ministero degli Interni, coinvolto quindi come responsabile civile.

Alla vigilia dell’udienza poi rimandata, si eranof atti promotori della richiesta di coinvolgimento del Ministero anche l‘Associazione 21 luglio e il deputato Riccardo Magi. “L’accurato lavoro di indagine svolto sino ad ora ci consente di esprimere piena fiducia nel percorso processuale che si andrà ad intraprendere. Come Associazione 21 luglio, in quanto organizzazione da sempre impegnata nella lotta contro ogni forma di discriminazione, chiederemo al giudice di costituirci parte civile, fiduciosi nella sua decisione” è il commento del presidente dell’Associazione, Carlo Stasolla.

A seguito dell’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Stefano Luciani, sono imputati l’allora assistente capo della polizia del distretto XIV di Primavalle, Andrea Pellegrini, e i poliziotti Alessandro Sicuranza e Maria Rosa Natale. Secondo l’accusa, il primo, durante l’attività di identificazione in casa di Omerovic, con plurime e gravi condotte di violenza e minaccia, ha provocato nel 37enne un verificabile trauma psichico, in seguito al quale l’uomo ha scavalcato il davanzale della finestra della sua stanza da letto, nel tentativo di darsi alla fuga, ed è precipitato nel vuoto. I tre, oltre che del reato di tortura, sono accusati anche di falso aggravato. Secondo l’accusa, infatti, gli agenti avrebbero ricostruito nell’annotazione di servizio in maniera non veritiera i motivi dell’intervento e, soprattutto, avrebbero omesso di indicare tutte le condotte poste in essere da Pellegrini all’interno dell’appartamento.

“Chiediamo verità per Hasib, sperando in un processo rapido e che faccia luce su questa gravissima e inquietante vicenda. – afferma Riccardo Magi, deputato e segretario di +Europa – La verità è necessaria anche per ricostruire la fiducia dei cittadini verso le forze dell’ordine, come dovrebbe essere naturale in una democrazia avanzata.”

 

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campo rom albuccione

L’Europa bacchetta l’Italia sui rom: è la condizione abitativa a destare maggiore preoccupazione

«La situazione abitativa dei rom rimane motivo di preoccupazione». È quanto si legge nel nuovo rapporto dell’ECRI (European Commission against Racism and Intolerance) dedicato all’Italia al termine del sesto ciclo di monitoraggio[1] che ha visto coinvolta, tra i soggetti ascoltati, anche l’Associazione 21 luglio.

«Molti rom risiedono ancora in insediamenti spesso privi di servizi di base e situati nelle periferie delle città, con accesso limitato ai trasporti pubblici – viene riportato nel testo -. Inoltre, nonostante le raccomandazioni dell’ECRI e di altri organismi internazionali, sono continuati gli sgomberi forzati di rom in violazione delle norme internazionali». Per tale ragione viene raccomandato al Governo italiano «di intraprendere ulteriori azioni per affrontare la difficile situazione abitativa dei rom, tra l’altro garantendo che i rom che potrebbero essere sgomberati dalle loro case (a causa delle loro condizioni al di sotto degli standard o della loro ubicazione in insediamenti irregolari) godano di tutte le garanzie previste dalle norme internazionali, in particolare che siano avvisati dello sgombero programmato con largo anticipo, che si avvalgano di un’adeguata protezione giuridica e che non siano sgomberati senza la possibilità di essere ricollocati in un alloggio dignitoso; cooperando più strettamente con gli enti locali competenti e sostenendoli finanziariamente per fornire un numero sufficiente di alloggi sociali ai membri vulnerabili della comunità rom».

Associazione 21 luglio ricorda che proprio in questi giorni è in atto un imponente sgombero forzato nel Comune di Guidonia-Montecelio, alle porte di Roma, che potrebbe portare 170 persone, di cui più della metà minori, sulla strada[2]. Per questo Associazione 21 luglio, insieme all’European Roma Rights Centre, sta supportando quattro famiglie dell’insediamento in un ricorso urgente alla Corte Europea per Diritti dell’Uomo.

Ma non è solo sul tema dell’abitare che l’ECRI critica il nostro Paese. Diverse infatti, le criticità individuate. La prima riguarda la Strategia Nazionale 2021-2030 che, secondo ECRI, «la nuova Strategia manca di chiari stanziamenti di bilancio per particolari obiettivi e di forti meccanismi di coordinamento che consentirebbero all’UNAR di svolgere efficacemente il suo ruolo di coordinamento, monitoraggio e scambio con gli enti istituzionali interessati, anche a livello locale e regionale»

Altro tema critico è quello dell’istruzione, dove l’ECRI rileva «che esiste ancora un divario significativo tra i tassi di frequenza e di rendimento scolastico tra i bambini rom e gli altri alunni» le cui cause risiedono nella «instabilità della situazione abitativa e gli sgomberi forzati che comportano l’interruzione scolastica, la mancanza di trasporti adeguati dagli insediamenti alle scuole nonché l’assenza di altre forme di sostegno mirato per i bambini rom, il bullismo nei confronti dei bambini rom nelle scuole, la mancanza di reazione degli insegnanti ai primi segnali di abbandono, l’esclusione digitale e la mancanza di competenze linguistiche che impediscono ad alcune famiglie rom di completare le procedure di iscrizione a scuola». Secondo l’ECRI è pertanto necessario «intraprendere un’azione decisiva per identificare le cause primarie dell’assenteismo e dell’abbandono scolastico precoce e prevenire questi fenomeni, in particolare fornendo un sostegno adeguato ai bambini rom e alle loro famiglie in tutte le fasi dell’istruzione».

Associazione 21 luglio esprime soddisfazione per i contenuti emersi nel rapporto che, a parere dell’organizzazione, fotografano in maniera nitida la strada da intraprendere: risoluzione della problematica alloggiativa attraverso il superamento degli insediamenti monoetnici e attenzione all’infanzia presente al loro interno, con una particolare attenzione alla prima infanzia, garantendo l’istruzione prescolare.

«Su questi due versanti occorre rimboccarsi le maniche – commenta Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio -. I segnali sono incoraggianti, considerato che se nel 2010 erano 40.000 i rom presenti nei campi, oggi ne restano 13.000[3], ma tanto resta da fare e l’impegno di Associazione 21 luglio proseguirà con un lavoro incessante e capillare per colpire al cuore il “sistema campi”, un sistema perverso, dispendioso, lesivo della dignità umana. Lo faremo – termina Stasolla – continuando a restare a fianco di quelle comunità che oggi stanno pagando un presso altissimo per l’esclusione istituzionale ancora viva, come quella presente nel Comune di Guidonia-Montecelio, sulla quale incombe un sgombero forzato promosso da autorità locali miopi e incapaci di affrontare e risolvere le problematiche in maniera adeguata».

[1] https://rm.coe.int/sixth-report-on-italy-translation-in-italian-/1680b205f7

[2] https://www.21luglio.org/comunita-rom-di-guidonia-a-rischio-di-sgombero-forzato-la-preoccupazione-dellassociazione-21-luglio/

[3] www.ilpaesedeicampi.org

Campo rom di Guidonia (Albuccione), lo sgombero forzato mette a rischio la comunità

Entro il 15 ottobre, il campo rom di Guidonia (Albuccione), alle porte di Roma, verrà forzatamente sgomberato. Così ha deciso l’Amministrazione del Comune del Lazio, decisa a stringere i tempi per la chiusura del campo, dopo l’incendio e le polemiche dell’esatte 2024. Ma i metodi messi in campo appaiono lesivi dei diritti e della dignità della comunità rom, oltre che delle norme internazionali, come denuncia l’Associazione 21 luglio.

Il campo rom di Guidonia sembra avere le ore contate. Il sindaco Mauro Lombardo, infatti, è deciso a portare a compimento le minacce di sgombero forzato entro la data del 15 ottobre. Il tutto, incurante delle difficoltà delle famiglie coinvolte e dell’opposizione dell’Associazione 21 luglio, scesa in campo per difendere la comunità e ricordare al primo cittadino l’illegittimità degli sgomberi forzati, sancita sia a livello europeo che internazionale.

L’insediamento rom di Guidonia Montecelio

Il campo di Guidonia Montecelio, in località Albuccione, esiste da circa 15 anni e si trova su un terreno oggi appartenente alla ASL Roma5. Si tratta di uno dei 9 insediamenti ancora attivi censiti dall’Associazione 21 luglio nel territorio della Regione Lazio, e uno dei 2 che non si trova all’interno del perimetro del Comune di Roma (l’altro è a Latina). Le condizioni di vita all’interno del campo sono estremamente precarie, vista l’assenza di acqua corrente e di energia elettrica. Nonostante questo, fino all’estate scorsa, nell’’insediamento vivevano circa 220 persone, di cui più di 100 bambini, molti dei quali iscritti alle scuole dell’obbligo.

Il rogo dell’estate 2024 che ha devastato il campo di Albuccione

Il 12 agosto 2024, però, le cose sono cambiate, a seguito di un incendio che ha distrutto una decina di abitazioni, lasciando senza un posto in cui vivere circa cinquanta persone. Nei giorni seguenti, il sindaco Mauro Lombardo ha firmato un’ordinanza nella quale si disponeva «l’allontanamento di veicoli e persone dall’area interessata» e «l’adeguata recinzione» della stessa attraverso la collocazione di strutture di cemento. Inoltre, alle sole persone vittime dell’incendio è stato proposto un “Patto di corresponsabilità”, per incentivare l’abbandono del campo. Il patto ha previsto l’erogazione di un contributo una tantum di 500 euro a persona per il reperimento di un nuovo alloggio. A seguito di questa proposta, alcune famiglie hanno effettivamente lasciato il campo volontariamente. In un secondo momento, anche a tutte le altre famiglie rimaste (25, per un totale di circa 170 persone) è stata fatta la stessa proposta. In questo caso, però, l’Amministrazione Comunale si è vista opporre un rifiuto. Si è arrivati così ad un inasprimento del confronto, accompagnato anche da atti vandalici da parte di ignoti, che hanno imbrattato l’ingresso del campo di Albuccione con scritte naziste.

Lo sgombero forzato annunciato dal sindaco di Guidonia e l’allarme dell’Associazione 21 luglio

Nelle settimane seguenti, il sindaco Lombardo ha annunciato lo sgombero forzato dell’insediamento rom, da compiersi entro il 15 ottobre. Attraverso incontri individuali, alle famiglie rimaste è stato quindi intimato di lasciare le abitazioni entro quella data. Secondo le testimonianze raccolte dagli operatori dell’Associazione 21 luglio, durante gli incontri sono stati usati toni che sono apparsi impropri e minacciosi. Inoltre, la richiesta pressante è stata rivolta solo alle famiglie rom e non alle altre, non rom, presenti nel medesimo insediamento.

“Come Associazione 21 luglio ci poniamo a fianco della comunità rom di Albuccione – dichiara il Presidente dell’associazione, Carlo Stasolla – Malgrado gli intenti, le azioni promosse dal Comune di Guidonia non hanno nulla a che fare con un reale superamento di un insediamento, andandosi piuttosto a configurare come un tentativo maldestro e lesivo della dignità umana di allontanare famiglie che da più di un decennio sono state in realtà tollerate nell’area di Albuccione nell’indifferenza generale”.

L’iniziativa attuata dall’Amministrazione Comunale di Guidonia Montecelio appare anche in aperto contrasto con quanto stabilito negli scorsi mesi dal Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, che ha condannato l’Italia proprio per la prassi degli sgomberi forzati. Una pronuncia coerente anche con quanto stabilito dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite, che ha specificato che gli sgomberi possono essere effettuati esclusivamente come ultima risorsa, dopo aver esaurito tutte le possibili alternative e solamente quando vengano predisposte le apposite garanzie procedurali, tra le quali la predisposizione di soluzioni alternative adeguate per coloro che non sono in grado di provvedere a loro stessi e il divieto di rendere senza tetto le persone interessate dallo sgombero o di renderle vulnerabili a ulteriori violazioni dei diritti umani.

 

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40 milioni di euro per l’integrazione dei bambini rom, un’occasione importante che non va sprecata

40 milioni di euro destinati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali al finanziamento di 31 progetti per l’inclusione dei minori rom, presentati da altrettante amministrazioni locali di tutta Italia. Un’occasione importante che rischia però di infrangersi contro le difficoltà dei comuni: mancanza di personale adeguato, scarsa conoscenza del fenomeno, riproposizione di modelli di intervento fallimentari. Per questo, l’Associazione 21 luglio ha scelto di mettere a disposizione la propria esperienza, per aiutare gli interessati a realizzare interventi efficaci, impattanti e sostenibili

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha ufficialmente dichiarato ammissibili e finanziati 31 progetti nazionali per l’inclusione dei minori rom. L’importo complessivo stanziato e di quasi 40 milioni di euro, circa 1,3 milioni per ogni città coinvolta. Nell’elenco figurano alcune delle aree metropolitane in cui le comunità rom sono numerose, come Roma (destinataria di 2,2 milioni di euro), Milano (1,9 milioni), Bologna (1,3 milioni), Torino (1,3 milioni). Ma ci sono anche province dove la presenza rom è esigua: Asti (1,8 milioni), Selargius (1,5 milioni), Genova (1,4 milioni), Latina (0,96 milioni).

Particolarmente significativi sono i finanziamenti destinati alla zona del napoletano e specificatamente ai comuni di Giugliano in Campania (1,9 milioni), Napoli (1,6 milioni) e Casoria (0,67 milioni). La Città Metropolitana di Napoli, infatti, ospita la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa d’Italia, quasi 3.000 persone. Nell’hinterland partenopeo, la presenza di baraccopoli informali, le gravissime condizioni di precarietà nelle quali sono costretti a vivere gli abitanti e l’assenza di piani di superamento rappresentano una sfida importante, che oggi può essere vinta anche grazie a questo intervento pubblico.

Come Associazione che da anni si occupa del problema, siamo convinti che l’ingente investimento previsto, se utilizzato al meglio, possa rappresentare una svolta decisiva nei processi di inclusione, anche poggiandosi su piani di superamento dei “campi rom”. Avvertiamo, però, un forte rischio che le Amministrazioni locali possano sprecare questa opportunità, per mancanza di personale adeguato, scarsa conoscenza del fenomeno, riproposizione di modelli di intervento fallimentari perché ancorati al passato. Per tale ragione, alla luce delle esperienze maturate, offriamo consulenza e sostegno a quegli amministratori locali che vorranno avvalersi del nostro supporto, al fine di orientare al meglio i fondi nel definire strategie di intervento efficaci, impattanti e sostenibili.

Le violazioni dei diritti abitativi dei rom in Italia: la decisione europea

Oggi, presso la Camera dei deputati a Roma, Amnesty International Italia e Associazione 21 luglio hanno tenuto una conferenza stampa per discutere la situazione abitativa delle persone rom in Italia.
L’evento precede le raccomandazioni che il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa farà al governo italiano, in seguito alla decisione che riconosce l’Italia come gravemente e sistematicamente in violazione della Carta sociale europea riguardo ai diritti abitativi delle persone rom. Questa decisione richiede un cambiamento nelle politiche discriminatorie italiane in materia di alloggio.
Amnesty International, guidata dai suoi rapporti e campagne per la promozione dei diritti dei rom e grazie anche alle ricerche e all’impegno di altre organizzazioni, in particolare di Associazione 21 luglio, aveva presentato nel 2019 la sua prima denuncia collettiva al Comitato europeo dei diritti sociali. L’organizzazione chiedeva responsabilità e riparazione per le persistenti violazioni nell’accesso agli alloggi per le persone rom in Italia.
Nella sua denuncia Amnesty International aveva evidenziato come le persone rom avessero subito sgomberi forzati, vivessero in alloggi segregati e al di sotto degli standard e avessero accesso diseguale gli alloggi di Edilizia residenziale pubblica, anche a causa di criteri discriminatori per l’assegnazione degli alloggi sociali. Alla presentazione della denuncia, circa 26.000 rom vivevano in insediamenti monoetnici informali, a rischio di sgomberi forzati, senza infrastrutture o servizi di base adeguati.
Il Comitato europeo dei diritti sociali ha ritenuto all’unanimità che l’Italia abbia violato l’obbligo della Carta sociale europea relativo al diritto all’alloggio delle comunità rom, raccomandando al governo italiano di rivedere le attuali politiche abitative discriminatorie. 
Gli stati che fanno parte della Carta sociale europea hanno l’obbligo di cooperare con le decisioni del Comitato. L’Italia deve ora prendere provvedimenti per garantire alle persone rom un alloggio adeguato, non segregato e non discriminatorio, oltre a fornire rimedi per le discriminazioni subite. È urgente e necessario che l’Italia adotti tali misure, considerando che quasi 5.000 persone rom vivono ancora in insediamenti formali e informali in condizioni etnicamente segregate e discriminatorie”, ha dichiarato Ilaria Masinara, responsabile dell’Ufficio campagne di Amnesty International Italia.
Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, malgrado i progressi registrati negli ultimi anni, si è ancora lontani dal non ritenere critiche alcune situazioni:

Secondo i nostri dati” – ha commentato Stasolla – “si registra ancora la presenza di 109 insediamenti formali abitati da 11.800 persone, gestiti da istituzioni comunali con l’obiettivo di favorire un’accoglienza basata su criteri etnici. Ci sono poi gli insediamenti informali abitati da circa 2.500 persone in condizioni abitative estreme e a costante rischio di sgomberi forzati e due Centri di raccolta rom, strutture chiuse, al di sotto degli standard minimi fissati dalla normativa nazionale e internazionale: strutture frutto di politiche segreganti e discriminatorie che devono essere superate attraverso l’impegno incessante e determinato del governo centrale e delle singole amministrazioni”.

La decisione del Comitato europeo rappresenta un’opportunità storica per porre fine a decenni di discriminazione contro le persone rom. Amnesty International e Associazione 21 luglio auspicano che l’Italia accolga finalmente la richiesta di giustizia e intraprenda azioni efficaci, specifiche e tempestive per andare incontro alla situazione delle persone rom nel nostro paese.

È possibile scaricare il public statement cliccando qui

Giustizia abitativa: L’Europa condanna l’Italia per le politiche discriminatorie contro le comunità rom.

“L’Italia ha gravemente e sistematicamente violato la Carta sociale europea riguardo alla situazione abitativa dei rom”. Questa la decisione presa all’unanimità dal Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa e resa nota lunedì 13 maggio 2024.

Questo importante risultato è frutto di una denuncia presentata da Amnesty International nel 2019, supportata da dati e informazioni forniti principalmente da Associazione 21 luglio, e rappresenta un punto di svolta nel lungo e doloroso percorso verso la giustizia abitativa per migliaia di persone. “In Italia le comunità rom hanno subito e continuano a subire da tempo una discriminazione diffusa e sistematica e un trattamento ineguale per quanto riguarda l’alloggio”, ha dichiarato Elisa De Pieri, ricercatrice presso l’Ufficio regionale europeo di Amnesty International.

Quanto stabilito dal Comitato europeo conferma ciò che in molti hanno denunciato per anni: le comunità rom hanno subito e subiscono ancora discriminazioni diffuse e un trattamento iniquo nel settore abitativo, con condizioni alloggiative al di sotto degli standard e la concreta possibilità di subire sgomberi forzati, mai dichiarati illegali dal governo italiano.

Questa decisione rappresenta un segnale chiaro e un monito inequivocabile: l’Italia deve porre fine alle politiche segreganti e discriminatorie e garantire alloggi adeguati nel rispetto dei diritti umani.

Amnesty International e Associazione 21 luglio continueranno a monitorare da vicino la situazione e a lottare per garantire che tutte le persone, indipendentemente dalla loro etnia, godano dei diritti umani fondamentali, compreso il diritto a un alloggio dignitoso.

Di seguito il link all’articolo di Amnesty International Italia:

https://www.amnesty.it/italia-decisione-europea-sullo-scandalo-delle-politiche-abitative-discriminatorie-contro-i-rom/

Per ulteriori informazioni sulla situazione dei rom in Italia, visitate il nostro sito web: https://www.ilpaesedeicampi.it

Presentato il Rapporto Annuale di Associazione 21 luglio sulla condizione dei rom in Italia

Roma, 9 aprile 2024 – Presentato questo pomeriggio presso la Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio che fotografa la condizione delle comunità rom e sinte in Italia. L’evento è stato organizzato su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato e ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali di diverse città italiane.

Baraccopoli di comunità rom in Italia

In Italia sono presenti diverse forme di alloggio che mirano ad accogliere nuclei familiari rom e sinti individuati su base etnica. Nella maggior parte dei casi, tali soluzioni non rispettano i criteri di adeguatezza stabiliti dagli standard internazionali per il diritto a una sistemazione idonea, mostrando spesso la reiterazione di un carattere segregante e discriminatorio.

Gli insediamenti formali consistono in aree create e, solitamente, gestite dalle istituzioni comunali con l’obiettivo di favorire l’accoglienza basata su criteri etnici. Tra questi è possibile registrare anche i cosiddetti insediamenti semiformali o “tollerati”, con i quali si intendono quelle aree situate su suolo pubblico, riconosciute in passato come formali, che a causa della progressiva assenza di servizi sono scivolate nella semi-formalità e di conseguenza inserite nella categoria degli insediamenti “tollerati”.

Gli insediamenti informali, che si trovano principalmente nelle periferie delle grandi città italiane, si contraddistinguono per l’utilizzo di tende o abitazioni auto-costruite, spesso immerse nella vegetazione o in zone remote e di difficile accesso.

In Italia sono circa 15.800 i rom e sinti che vivono nelle baraccopoli formali e informali, pari allo 0,03% della popolazione italiana. Circa 13.300 abitano nelle 119 baraccopoli istituzionali, presenti in 75 comuni e in 13 regioni. Nelle baraccopoli informali sono stimati circa 2.500 rom (per ulteriori info: www.ilpaesedeicampi.com).

L’aspettativa di vita di quanti presenti in insediamenti monoetnici all’aperto è di almeno 10 anni inferiore a quella della popolazione italiana. Il 55% dei residenti ha meno di 18 anni e sono circa 1.000 i cittadini rom a forte rischio apolidia in Italia.

Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti la quasi totalità delle persone presenti risulta essere di origine rumena, mentre dei rom e sinti presenti nelle baraccopoli istituzionali si stima che circa il 62% abbia la cittadinanza italiana.

Il numero di rom e sinti presenti negli insediamenti formali e informali è in costante calo dal 2016, anno del primo rilevamento di Associazione 21 luglio, con un decremento totale ad oggi del 44%, ovvero 12.200 persone in meno.

L’Area Metropolitana di Napoli è quella nella quale è presente la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa e la città di Napoli registra le più grandi baraccopoli informali d’Italia. La città con il maggior numero di baraccopoli istituzionali è invece la città di Roma.

Le principali aree residenziali monoetniche sono registrate nella Regione Calabria, nello specifico nei comuni di Cosenza e Gioia Tauro.

In Italia esistono 3 centri di accoglienza riservati esclusivamente a persone rom. Sono i Centri di Raccolta Rom, presenti nei comuni di Brescia, Latina e Napoli e accolgono un totale di 330 persone riconosciute come rom.

Oltre agli insediamenti fin qui riportati, si registrano anche insediamenti privati, terreni di proprietà, spesso ad uso agricolo, nei quali numerose famiglie rom e sinte hanno scelto di stabilirsi nel corso degli anni.

Nelle grandi città metropolitane si possono riscontrare, in forma sempre più diffusa, situazioni in cui nuclei familiari rom di nazionalità rumena ed ex jugoslava, colpiti da sgomberi forzati, trovano rifugio occupando ex fabbriche, capannoni industriali abbandonati o alloggi destinati all’edilizia residenziale pubblica.

La Strategia Nazionale 2021-2030

La Strategia Nazionale di uguaglianza, di inclusione e di partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030 è stata adottata con decreto direttoriale del 23.05.2022 e ha sollevato numerose critiche da parte sia della Commissione Europea che dalla società civile. La prima ha espresso critiche che riguardano anzitutto l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, che risulterebbe mancante dell’autorità necessaria per adempiere con un ruolo adeguato al coordinamento e al monitoraggio delle azioni previste nella Strategia Nazionale 2021-2030.

Anche il “Rapporto di monitoraggio della società civile sulla qualità del quadro strategico nazionale per l’uguaglianza, l’inclusione e la partecipazione dei rom in Italia” ha posto in evidenza, attraverso un’accurata analisi critica, gli specifici punti di debolezza della Strategia Nazionale 2021-2030, legati principalmente a una Strategia non vincolante che non prevede sanzioni a quelle Amministrazioni che violano apertamente i suoi princìpi.

La politica dei campi

In Italia fino al 2018 i propositi di superamento dei campi rom si sono tradotti quasi sempre nella loro costruzione e gestione in nome dell’emergenza sociale e di una presunta temporaneità. Dal 2019 sempre più Amministrazioni locali si sono adoperate per avviare e portare a compimento processi di superamento degli insediamenti monoetnici.

Nell’ultimo biennio (2022-2023) le Amministrazioni comunali di Asti, Lamezia Terme, Prato, Collegno e Roma si sono impegnate in azioni volte al superamento degli insediamenti presenti sui rispettivi territori.

Da segnalare, come esperienza virtuosa, quella del Comune di Collegno, che nell’estate 2023 ha definitivamente superato l’insediamento presente in Strada della Berlia abitato dal 1997 da una comunità rom proveniente dall’ex Jugoslavia. Tutti gli abitanti sono stati ricollocati in abitazioni convenzionali. Anche l’Amministrazione di Roma Capitale, nell’estate 2023, ha approvato il “Piano d’azione cittadino” per il superamento di 6 “villaggi attrezzati” della Capitale in cui sono attualmente presenti più di 2.000 persone.

Il commento di Associazione 21 luglio

Secondo Associazione 21 luglio si registra una marcata consapevolezza da parte di Amministrazioni comunali di diversi colori politici sulla necessità di superare definitivamente i dispositivi architettonici monoetnici denominati impropriamente “campi nomadi” realizzati a partire dagli anni ’80.

Dal 2021 Associazione 21 luglio lavora a sostegno delle Amministrazioni comunali interessate dalla presenza di comunità rom e sinte in condizione di segregazione ed emergenza abitativa proponendo il modello MA.REA. (MAppare e REAlizzare comunità), dal carattere fortemente innovativo e con un approccio partecipativo, già fatto proprio da alcune Amministrazioni.

«Il momento è storico – afferma Carlo Stasolla di Associazione 21 luglio – e particolarmente favorevole per le 75 Amministrazioni comunali che governano i territori su cui insistono i 119 insediamenti monoetnici, affinché possano, con coraggio e determinazione, avviare processi di superamento, per cancellare in forma definitiva quella “vergogna sociale” che fa sì che l’Italia dall’anno 2000 venga considerata nel panorama europeo come il “Paese dei campi”».

È possibile scaricare scaricare il Rapporto Annuale di Associazione 21 luglio ETS “Vie di uscita – La condizione delle comunità rom e sinte in Italia” cliccando QUI

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