Archivio per anno: 2024

Contrastare la discriminazione riscoprendo la memoria storica

Durante i regimi nazifascisti, rom e sinti furono perseguitati, discriminati e sterminati nei campi di concentramento. Nonostante ciò, l’antiziganismo non si è esaurito con l’avvento della democrazia, anche a causa della mancata conoscenza storica della discriminazione e dei fatti da essa provocati, e alcuni pregiudizi sono sopravvissuti, rendendo difficili i percorsi di inclusione di queste persone.

Per questo motivo la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili, Sucar Drom, Associazione 21 Luglio e l’Università di Firenze lavorano da due anni al progetto ‘RemAgainstDisc’ (Rafforzare la memoria storica del Porrajmos per combattere le discriminazioni).

Obiettivo del progetto è stato quello di recuperare la memoria storica di quegli eventi, rendendola fruibile attraverso la ristrutturazione del primo museo virtuale del Porrajmos e, a partire da questo, sensibilizzare il pubblico sulla matrice storica di alcuni pregiudizi e superare così la discriminazione che rom e sinti soffrono ancora oggi.

Per fare questo, il progetto ha combinato attività rivolte al grande pubblico e altre rivolte a specifiche categorie professionali che possono giocare un grande ruolo nel percorso inclusivo e nel superamento dell’antiziganismo.

 

Il progetto è stato finanziato nell’ambito del Bando CERV-2021-CITIZENS-REM della Commissione Europea e ha ricevuto un contributo complessivo di € 134.785,00.

 

Il lavoro fatto

 

Gli obiettivi del progetto erano molteplici: innanzitutto recuperare la memoria storica del Porrajmos, lo sterminio di rom e sinti avvenuto per mano dei regimi nazifascisti nel secolo scorso; attraverso il recupero di questa memoria storica e dei pregiudizi e degli stereotipi che avevano reso possibili discriminazioni e persecuzioni, contribuire alla costruzione di società più inclusive e di maggiore integrazione, raggiungendo alcune categorie specifiche che incidono sul percorso di vita dei Rom e dei Sinti; infine, garantire che le attività progettuali potessero proseguire oltre la fine del progetto e fossero replicabili.

Da questo punto di vista gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti.

La ricerca storica, condotta dall’Università di Firenze e dall’Associazione Sucar Drom, ha ritrovato materiali e racconti che hanno consentito di ricostruire il periodo compreso tra il 1943 e il 1945, ancora mancante, testimoniando come vi furono deportazioni di rom e sinti verso i campi di concentramento nazisti. Questa ricerca è stata presentata all’Università di Firenze e messa a disposizione della comunità scientifica, ma non solo.

I materiali raccolti sono confluiti, insieme a quelli già presenti, nel primo museo virtuale di Porrajmos, che nell’ambito del progetto ha subito una profonda revisione, sia in termini contenutistici che in termini visivi, garantendo una più ampia navigabilità. Tradotto in inglese rappresenta uno strumento indispensabile e fondamentale per studiare questa storia e costruire la memoria. Già diverse scuole, così come le stesse comunità, lo hanno utilizzato nelle loro attività istituzionali, come strumento di informazione e testimonianza.

A partire da questo recupero storico sono stati realizzati tre toolkit, rivolti ad operatori sociali, insegnanti e decisori politici, categorie che, nei rispettivi ruoli, possono avere un impatto sulla vita dei rom e dei sinti. Le prime due categorie, a livello di integrazione sociale e scolastica, mentre i decisori politici possono incidere nel superamento dei mega campi rom, fino ad ora largamente utilizzati in Italia, e nel promuovere politiche abitative che garantiscano e incoraggino l’inclusione di queste persone.

Oltre alla realizzazione di questi toolkit, sono stati promossi una serie di incontri con persone appartenenti a queste categorie, per diffondere i toolkit, ma anche costruire consapevolezza e percorsi di cambiamento.

Proprio su questi incontri si fonda la continuità del lavoro iniziato in questo progetto, anche dopo la sua conclusione. Verranno infatti promossi ulteriori incontri, rientranti pienamente nell’ambito delle attività istituzionali degli enti partner. Per quanto riguarda quelli con decisori politici, in alcuni casi sono serviti a promuovere azioni che continuano e che porteranno, questo l’obiettivo, al superamento del maggior numero di mega campi rom nei prossimi mesi/anni.

 

Risultati e impatti

 

Il progetto ha ottenuto i seguenti risultati:

– Rinnovare e ampliare la conoscenza e la memoria storica relativa allo sterminio dei Rom e dei Sinti durante i regimi nazifascisti. Questo risultato è stato raggiunto attraverso nuove ricerche storiche basate su materiali inediti e ricerche negli archivi storici. Mettere a disposizione di studiosi, accademici e cittadini questa nuova massa di materiali storici. Nel corso del progetto si è svolto anche un incontro con i rappresentanti di alcune case editrici scolastiche, al fine di presentare loro i risultati della ricerca e suggerire l’inserimento di spazi specifici destinati a Porrajmos sui testi utilizzati nelle scuole. L’incontro ha suscitato grande interesse e l’impatto atteso è che possano esserci nuove edizioni di alcuni testi scolastici che vadano in questa direzione.

– Ristrutturare il primo museo virtuale di Porrajmos, rendendolo un luogo dove si racconta questa storia e si raccolgono documenti e testimonianze. Garantire una conoscenza diffusa della persecuzione e dello sterminio dei Rom e dei Sinti, un luogo della memoria a beneficio delle comunità e dei cittadini, utilizzabile anche nelle scuole in occasione dello studio di quel periodo storico e in occasione delle iniziative che si svolgono ogni anno nel mese di gennaio Il 27, in occasione del Giorno della Memoria.

– Costruire una conoscenza più ampia sulla cultura Rom e Sinti e implementare buone pratiche rivolte a insegnanti, operatori sociali e decisori politici, figure professionali fondamentali per l’inclusione di queste persone, affinché, ciascuno nel proprio ambito, possano realizzare azioni positive per la prevenzione di qualsiasi forma di discriminazione. Questo risultato è stato raggiunto attraverso l’implementazione di toolkit e una serie di incontri che hanno coinvolto circa 200 persone. Questi toolkit serviranno per proseguire il lavoro anche dopo la fine del progetto in modo che sia gli incontri svolti che quelli futuri rendano efficaci le buone pratiche riportate.

– Per quanto riguarda i decisori politici, a partire dagli incontri svolti, in alcune città sono stati inaugurati percorsi partecipativi per il superamento dei mega campi rom, che dovrebbero portare alla chiusura di alcuni di essi e a politiche abitative inclusive.

 

Il progetto ha quindi raggiunto risultati nel breve periodo, aprendo la possibilità di proseguire il lavoro nel medio e lungo termine, con attività che entreranno a far parte degli interventi istituzionali della maggioranza dei beneficiari.

LETTERA APERTA ALLA CITTÁ DI ROMA – Salvaguardare la memoria dei baraccati romani. Non dimentichiamo!

Roma, 15 marzo 2024

Vorremmo con la presente aprire una riflessione collettiva, prendendo spunto dagli importanti progetti di riqualificazione del Parco di Centocelle (quadrante est della Capitale), che prevederanno per i prossimi anni, interventi significativi come la riforestazione, la creazione di aree per lo sport, per il tempo libero e nuovi tracciati.
La nostra Associazione è impegnata da molti anni nell’assistenza a coloro che vivono in situazioni di esclusione abitativa, e desideriamo sottolineare l’importanza dell’area oggetto di riqualificazione non solo per la sua bellezza naturale, ma anche per la sua storia umana. Il Parco di Centocelle è stato per decenni uno “spazio di vita” per migliaia di cittadini romani, inclusi coloro che hanno vissuto nelle precarie baracche che un tempo popolavano l’area. Dal dopoguerra fino al 2010, infatti, l’area ha ospitato generazioni di famiglie provenienti dal sud Italia, dai paesi balcanici e dal Maghreb. Queste persone hanno vissuto, lavorato e costruito le loro vite tra le mura delle baracche, contribuendo alla tessitura sociale e culturale della nostra città.
Desideriamo portare alla vostra attenzione un breve excursus storico che sembra essere stato dimenticato dalla memoria collettiva della nostra città.
Nell’immediato dopoguerra le grotte e gli anfratti dell’area erano stati occupati dagli sfollati del conflitto. Un testimone degli anni ’50 racconta: «Lì vicino all’aeroporto c’erano anche delle grotte, occupate dagli sfollati durante la guerra ed ancora abitate. C’era poi un campo di zingari, con i carri tirati dai cavalli e qualche grossa auto americana sgangherata».
Negli anni Sessanta, l’area del parco risultava abitata da gruppi di sottoproletariato di siciliani, napoletani e calabresi – immortalati dai racconti di Pier Paolo Pasolini – e da famiglie di camminanti provenienti da Noto che vivevano in piccole abitazioni in muratura, dedicandosi soprattutto alle attività di arrotino e ombrellaio, ma anche alla vendita di aglio, cipolla, patate e carciofi che, con i loro mezzi (in prevalenza “apette”) trasportano nei mercati rionali.
Nel 1968 giunsero le prime famiglie rom di etnia Khorakhané Cergarija, provenienti dalla Bosnia. Un anno dopo ottennero la residenza presso l’insediamento e, in seguito, la cittadinanza italiana. «Si viveva come povera gente. Andavamo a raccogliere il ferro vecchio. Eravamo gente onesta che lavorava per tirare avanti. Poi, quando veniva l’estate, chiudevamo le baracche e andavamo in giro per l’Italia».
La convivenza tra italiani e rom non si rivelerà mai conflittuale e a metà degli anni Ottanta, oltre ad una piccola comunità di camminanti siciliani, risultavano presenti nell’insediamento le seguenti etnie: Khorakhané Cergarija, provenienti dalla Bosnia, Khorakhané Crna Gora, provenienti dal Montenegro, Rudari, cristiano–ortodossi provenienti da Belgrado, e Khorakhané Cergarija, originari di Vlassenica.
Alla fine del decennio a tutti i cittadini italiani vennero assegnate le case popolari e le loro abitazioni furono distrutte. Utilizzando i pavimenti delle case, oggi ancora visibili, molte famiglie rom realizzarono nuove baracche. Dopo i vari trasferimenti, nell’area si contavano una ventina di famiglie di due etnie: Khorakhané Crna Gora, provenienti dal Montenegro, e Khorakhané Cergarija, provenienti dalla Bosnia. Grazie all’interessamento di un dirigente del Comune di Roma, venne installato il primo allaccio di energia elettrica. Negli anni successivi, pertanto, una ventina di famiglie riuscirà a stipulare un regolare contratto per l’erogazione di elettricità. Nel medesimo periodo la prima famiglia riuscirà ad avere una regolare linea telefonica all’interno della baracca.
Nel 1990 arrivarono da Kosovo e Macedonia alcune famiglie di etnia Khorakhané Shiftarija. In pochi anni raggiungeranno le 200 unità. L’anno successivo il Comune di Roma dispose i primi bagni chimici e alcuni lampioni lungo le strade. L’accesso all’insediamento, denominato Casilino 900, venne allargato e il manto stradale coperto di breccia. I bambini rom iniziarono la frequenza nella scuola dell’obbligo. Il Nucleo Assistenza Emarginati svolse, per conto del Comune di Roma, il primo censimento del campo: vennero registrati 295 abitanti e, per la prima volta, ogni baracca venne numerata con vernice gialla. Resta viva nei ricordi dei testimoni la rottura di una tubatura causata, nel 1996, da una ruspa impegnata nella bonifica dell’area che ne allagò una parte obbligando al momentaneo sgombero le famiglie kosovare e macedoni.
Nel giugno 1999 arrivarono da Kosovo e Macedonia alcune famiglie di etnia Khorakhané Shiftarija in fuga dalla guerra dei Balcani. In pochi anni raggiungeranno le 110 unità.
Nel 2000, 160 uomini di nazionalità marocchina si insediarono nel campo ma il 18 febbraio dell’anno successivo, nelle prime ore della notte, l’area verrà completamente devastato da un incendio. Nel censimento del 2001 verranno registrati 703 abitanti (230 bosniaci, 110 montenegrini, 60 macedoni, 120 jugoslavi, 160 marocchini, famiglie di nazionalità serba, croata e kosovara, qualche polacco, cecoslovacco e italiano). Tale numero resterà invariato nei censimenti svolti negli anni successivi con un decremento nel censimento del 2004 (650 persone) dovuto alla partenza, nel novembre del 2003, dei marocchini ancora rimasti dopo l’incendio del 2001. Nell’insediamento si registrava la presenza di diverse fontanelle, 130 bagni chimici e alcune famiglie predisposero l’acqua all’interno delle abitazioni. Una dozzina di famiglie risultava disporre di regolare allaccio elettrico e del telefono all’interno della propria baracca. Ecco come una donna che viveva nel campo descrive quella che era la sua abitazione: «La nostra baracca era fatta di quattro stanze, un salotto e un bagno con scaldabagno. In una stanza c’era la lavatrice. Avevamo il telefono in casa. Molte baracche erano fatte così».
Negli anni successivi, numerose associazioni sostennero e aiutarono, a vario titolo, le molte famiglie rom in cerca di percorsi di integrazione e di inserimento lavorativo. Con il patrocinio del VII Municipio, il 13 febbraio 2008 giunsero nell’insediamento 50 studenti di diverse nazioni per una giornata di incontro e di festa con gli abitanti dell’area.
Nel periodo compreso tra gennaio e febbraio 2010, in piena “Emergenza Nomadi”, la Giunta presieduta da Gianni Alemanno procedette allo sgombero forzato dell’area, con la ricollocazione nei diversi “villaggi attrezzati” della Capitale delle 620 persone rimaste. L’area si svuoterà definitivamente e negli anni successivi sarà occupata sporadicamente da persone in grave emergenza abitativa.
Alla luce di tale breve narrazione, come Associazione e come cittadini che vivono e amano la città di Roma, riteniamo importante fare in modo che la memoria non venga calpestata e che uno spazio della città che è stato anzitutto uno “spazio di vita”, a volte felice, altre volte drammaticamente sfortunato, sia ricordato con la dignità che merita dall’intera cittadinanza, secondo modalità che in percorso partecipativo si potrebbero individuare. Crediamo che la realizzazione di uno “spazio della memoria” dedicato ai “baraccati” romani all’interno dei progetti di riqualificazione del Parco di Centocelle potrebbe servire come testimonianza tangibile del passato di questa area e delle vite che l’hanno attraversata, rispettando la loro dignità e contribuendo alla comprensione della storia e della diversità della nostra città.
Ci auguriamo che questa proposta riceva il sostegno istituzionale che merita e che sia possibile collaborare per garantire che il Parco di Centocelle non solo rappresenti un’oasi naturale, ma anche un luogo di memoria e riflessione per tutta la comunità.

Associazione 21 Luglio ETS

 

Cliccando QUI è possibile scaricare la lettera.

MA.REA atterra ad Asti: Approvato il Piano di Azione Locale per il superamento della baraccopoli di Via Guerra, 36.

La giornata del 13 febbraio 2024 ha segnato un momento storico per la città di Asti, con la deliberazione della Giunta Comunale n.71 che determina l’approvazione del Piano di Azione Locale “Oltre il Campo – Asti: il Superamento della Baraccopoli di Via Guerra, 36”. Questo piano, proposto da Associazione 21 luglio, rappresenta un passo in avanti cruciale per il miglioramento delle condizioni di vita dei residenti dell’insediamento.

L’origine della comunità rom di via Guerra risale agli anni Ottanta e Novanta, quando fu costretta a lasciare la Bosnia-Erzegovina a causa degli eventi storici che portarono alla disgregazione della Repubblica Jugoslava. Dopo aver toccato diverse località in Sardegna, le famiglie decisero di trasferirsi nel territorio astigiano, con la speranza di avvicinarsi alla loro terra d’origine.

Le difficoltà non sono mancate; la comunità si è trovata ad affrontare condizioni di vita precarie, caratterizzate da problemi igienico-sanitari, carenza di servizi e alcune difficoltà di convivenza con altre comunità. Negli anni sono stati effettuati vari interventi da parte di organizzazioni del Terzo Settore, ma la situazione richiedeva un approccio più strutturato e integrato.

Il sindaco Maurizio Rasero ha incaricato Associazione 21 luglio di coordinare le azioni di superamento della baraccopoli di via Guerra, 36, seguendo i criteri definiti dalla metodologia MA.REA, articolata in sei fasi, con l’obiettivo di identificare soluzioni concrete per migliorare le condizioni di vita degli abitanti dell’insediamento.

La prima fase ha portato alla redazione del rapporto “Oltre il Campo. La Baraccopoli di Via Guerra, 36“, documento che ha fornito una panoramica dettagliata della realtà dell’insediamento attraverso un accurato lavoro di ascolto, mappatura, acquisizione dei dati e analisi degli stessi.

In questo modo si è potuto procedere con la seconda fase, costituendo un Gruppo di Azione Locale (GAL) incaricato di elaborare un Piano di Azione Locale (PAL) per il superamento della baraccopoli e rilevando l’importanza di procedere attraverso l’attivazione di 8 tavoli tematici, a seguito delle criticità e dei bisogni emersi.

Il PAL è stato redatto con un approccio partecipativo, coinvolgendo attivamente gli stakeholders e le persone residenti nella baraccopoli. L’obiettivo finale è superare l’insediamento e garantire un inserimento abitativo sostenibile per tutte le famiglie coinvolte.

Seguendo i principi della “Strategia Nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti (2021-2030)”, si è posta particolare attenzione all’abolizione dell’approccio etnico, con l’obiettivo di rimuovere le barriere tra le famiglie dell’insediamento, la cittadinanza astigiana e i servizi pubblici.

Riprendendo la metafora del volo aereo proposta dal progetto, si passerà ora all’attuazione dei tre momenti-chiave previsti per il superamento della baraccopoli: una prima fase propedeutica alla fuoriuscita di ogni famiglia dalla baraccopoli, denominata ATTESA e già parzialmente attiva dal febbraio 2022; la fase effettiva della fuoriuscita di ogni famiglia dall’insediamento, denominata DECOLLO; in ultimo la fase della sostenibilità, un accompagnamento delle famiglie nel percorso di inserimento abitativo, denominata ATTERRAGGIO. Il progetto nella sua interezza coinvolgerà i 145 residenti dell’insediamento, di cui 83 minori, e avrà una durata di due anni, per un costo complessivo, secondo quanto riportato dal progetto approvato dal Comune di Asti, di 285.800€.

Affrontare la sfida del superamento della baraccopoli rappresenta un passo cruciale verso il miglioramento della qualità della vita e la promozione dell’inclusione sociale. Questo progetto non solo beneficia gli abitanti dell’insediamento e della cittadinanza tutta, ma offre anche un modello concreto e adattabile per altre comunità in Italia.

è possibile visualizzare il Piano di Azione Locale di Associazione 21 luglio cliccando QUI e la relazione sulla baraccopoli di Via Guerra 36 QUI.

Cliccando QUI è invece possibile leggere il Verbale della Giunta Comunale di Asti in cui viene approvato il Piano di Azione Locale per il superamento della baraccopoli di Asti.

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