16 febbraio 2012 – L'Associazione 21 luglio dimostra in uno studio il carattere discriminatorio delle azioni del Piano Nomadi di Roma e con l'ASGI promuove un'azione legale contro il Comune di Roma con la richiesta di un maxi-risarcimento
Roma, 16.02.2012
Giovedi 16 febbraio, a due anni dallo sgombero del Casilino 900, presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università Roma Tre, l’Associazione 21 luglio e l’Osservatorio sul razzismo e le diversità “M.G. Favara” hanno presentato il report «Anime Smarrite. Il piano degli sgomberi a Roma: storie quotidiane di segregazione abitativa e di malessere».
La ricerca, condotta da un’équipe dell’Associazione 21 luglio, è un approfondito rapporto etnografico sul malessere psico-sociale che la politica degli sgomberi e dei trasferimenti forzati, pianificata dal Comune di Roma all’interno delle azioni del Piano Nomadi, ha provocato sui bambini e sulle donne delle comunità rom. La leggerezza con la quale gli amministratori locali hanno realizzato negli ultimi 2 anni più di 400 sgomberi, con costi altissimi a carico della collettività (circa 6,5 milioni di euro), non ha finora tenuto in alcun modo conto delle conseguenze provocate sul fisico e sul corpo delle persone sgomberate. Conseguenze che si manifestano con numerosi disturbi: forti emicranie, sintomi depressivi, allucinazioni, stati di ansia, attacchi di panico, insonnia, disturbi nell’apprendimento.
Il rapporto esamina, oltre agli effetti degli sgomberi, anche quelli dei trasferimenti forzati che hanno coinvolto le comunità rom e sinte della capitale. Lo studio, coordinato dall’antropologa Annachiara Perraro, ricercatrice dell’Associazione 21 luglio, dimostra come trasferire famiglie rom dagli insediamenti informali ai cosiddetti “villaggi attrezzati” non rappresenta una garanzia del miglioramento della qualità della vita. La stessa logica che ha ispirato la costruzione del nuovo “villaggio attrezzato” a La Barbuta, che il Comune di Roma si accinge a inaugurare, «è quella di proteggere simbolicamente il resto del territorio dal rischio di una presunta “contaminazione”. I “villaggi attrezzati” di Roma Capitale illustrano quindi in maniera esemplare cosa sia un ghetto: collocato ai margini della periferia urbana, assomma segregazione spaziale, abitativa, sociale, culturale, simbolica e giuridica».
Al termine della presentazione è stata illustrata un’azione legale risarcitoria promossa da una famiglia rom e supportata dall’Associazione 21 luglio e dall’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI). Si tratta di un’azione civile contro la discriminazione, con cui si sottolinea come il trasferimento voluto due anni fa dall’amministrazione comunale dal campo Casilino 900 al “villaggio attrezzato” di via di Salone, abbia impedito ai minori rom una regolare frequenza scolastica. Decine di minori, a causa del trasferimento, hanno subito la violazione del loro diritto all’istruzione per la scarsa organizzazione del servizio e per le difficoltà logistiche legate alla distanza dalle scuole. Ravvisando un comportamento oggettivamente discriminatorio da parte del Comune di Roma, i ricorrenti chiedono di «accertare e dichiarare il carattere discriminatorio del comportamento del Comune di Roma», di «rimuovere gli effetti» e di «condannare il Comune di Roma a risarcire il danno determinato suggerendo la somma di 1000 euro al giorno a decorrere dalla prima settimana di febbraio 2010, data del trasferimento nel “villaggio attrezzato” di via di Salone». Il ricorso rappresenta un’importante azione legale-pilota che potrebbe avere importanti conseguenze per le future politiche che verranno intraprese dall’amministrazione comunale nei confronti delle comunità rom e sinte di Roma.

