20 novembre 2012: Oggi è la Giornata Universale dei Diritti dell’Infanzia. Associazione 21 luglio: «Le istituzioni dimenticano, talvolta intenzionalmente, che anche i minori rom costituiscono una preziosa risorsa per il Paese»
Oggi cade il 23° anniversario della Giornata Universale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, instituita in ricordo del 20 novembre 1989, data dell’approvazione della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Nonostante il consenso globale sull’importanza del rispetto dei diritti dei bambini, in molte parti del pianeta i diritti dell’infanzia vengono calpestati dagli stessi organi istituzionali. L’Italia non è esente da tali azioni che si rendono ancora più evidenti quando le stesse riguardano i minori appartenenti alle comunità rom e sinte. Sono circa 20 mila i minori rom presenti negli insediamenti formali e informali del nostro Paese, in gran parte provenienti dall’ex Yugoslavia, dalla Romania e dalla Bulgaria. Le violazioni dei diritti dell’infanzia, presenti nelle azioni adottate dalle politiche italiane, trovano la loro espressione architettonica nelle condizioni abitative in cui i minori rom si ritrovano a vivere con le loro famiglie: da Torino, dove è presente il più grande insediamento informale italiano sul Lungo Stura Lazio, a Palermo, dove si trova il “campo” della Favorita, passando poi per Roma, con gli 8 “mega-campi monoetnici” recintati e video sorvegliati.
Gli insediamenti formali italiani sono quasi sempre caratterizzati dalla lontananza dal tessuto urbano, da strutture abitative non adeguate e dall’isolamento sociale. Tali condizioni strutturali limitano fortemente le possibilità di inclusione sociale dei minori, le occasioni di incontro e di scambio con coetanei esterni al “campo”, le opportunità di crescita all’interno di percorsi sportivi e ludici, scoraggia la loro frequenza scolastica e rende difficoltoso qualsiasi spostamento al di fuori del “campo”. Negli insediamenti informali del nostro Paese, invece, ciò che in questi anni ha contrassegnato il vissuto dei minori rom, è stata l’esperienza dello sgombero forzato.
Le politiche locali e nazionali, oltre a infrangere il principio della non discriminazione, risultano viziate da pregiudizi e stereotipi degli amministratori che percepiscono i minori rom come “nomadi”, come infanzia di un popolo incapace di condurre la propria esistenza all’interno di una civile abitazione, culturalmente disposto a vivere al di sotto degli standard minimi di vivibilità e in una condizione di perenne sospensione dei diritti umani fondamentali.
In Italia, sin dalla nascita, un bambino rom che vive negli insediamenti formali o informali rispetto a un bambino non rom non potrà vivere l’esperienza di un alloggio stabile e adeguato; avrà quasi 20 probabilità in più di essere dichiarato adottabile; avrà un percorso scolastico segnato dall’emarginazione didattica; non avrà alcuna possibilità di conseguire un titolo accademico e poche possibilità di trovare, da grande, un lavoro regolare.
Secondo l’Associazione 21 luglio: «L’art. 2 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza specifica come i diritti dell’infanzia riguardino tutti i minori. Nel nostro Paese le istituzioni dimenticano, talvolta intenzionalmente, che anche i minori rom vanno riconosciuti e tutelati. Per questo risulta prioritaria una inversione di tendenza culturale e sociale per evitare di compromettere irrimediabilmente il presente e il futuro dei bambini e dei giovani rom che costituiscono oggi una preziosa risorsa per il nostro Paese, una fonte preziosa di intelligenza su cui costruire la speranza».

