La “questione rom” nell’agenda dei candidati sindaco a Roma. Quali impegni?
Roma, 21 maggio 2013 – Per affrontare la cosiddetta “questione rom” nella Capitale, l’attuale sindaco Gianni Alemanno, se rieletto alla testa del Campidoglio, riproporrebbe lo stesso approccio di tipo emergenziale del passato. Il suo principale sfidante, Ignazio Marino, così come la maggior parte degli altri candidati, non ha avanzato alcuna proposta concreta in materia, mentre tre candidati hanno recepito i punti programmatici dell’Agenda Rom e Sinti dell’Associazione 21 luglio.
In un documento intitolato “La questione rom nell’agenda dei candidati sindaco a Roma”, l’Associazione 21 luglio ha analizzato i programmi dei 19 candidati che si sfideranno alle elezioni amministrative del 26 e 27 maggio prossimi. Dai due principali contendenti sono giunte risposte deludenti.
«Il sindaco uscente Gianni Alemanno, candidato per il Popolo della Libertà, malgrado gli evidenti fallimenti di un Piano Nomadi i cui presupposti sono stati giudicati illegittimi da diverse sentenze, per ultima quella della Corte di Cassazione del 2 maggio scorso, ripropone un percorso fondato su un approccio emergenziale. Si prospetta così una politica scandita da sgomberi forzati e dal mantenimento di spazi di segregazione e discriminazione quali sono i “campi nomadi”. Tale impegno, se mantenuto, si porrebbe in netto contrasto con le indicazioni provenienti dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dalle principali organizzazioni di tutela dei diritti umani», sostiene l’Associazione 21 luglio.
Nel programma del principale sfidante del sindaco uscente, il candidato del centro-sinistra Ignazio Marino, così come in quello di altri 14 candidati, non risulta invece alcun impegno rispetto alla “questione rom”. Marino, nel capitolo dedicato alla “Lotta all’abusivismo”, si limita ad accusare Alemanno di «essersi applicato molto nella demolizione e nella tabula rasa, ma solo dei campi nomadi».
«La “questione rom” è sicuramente complessa e forte può essere la tentazione di non affrontarla in maniera esplicita. Tuttavia, omettere dai rispettivi programmi chiare indicazioni di intervento rivolte alle comunità rom e sinte che vivono nella Capitale, fa trasparire un ambiguo atteggiamento politico che, in nome del consenso elettorale, preferisce mantenere il silenzio su questioni così delicate ma urgenti», è la riflessione dell’Associazione 21 luglio.
Dall’analisi dei programmi elettorali, infine, emergono anche alcune note positive. Tre candidati sindaco – Marcello De Vito del Movimento 5 Stelle, Sandro Medici di Repubblica Romana e Giovanni Palladino di Popolari, Liberi e Forti – hanno infatti aderito all’Agenda Rom e Sinti presentata lo scorso gennaio dall’Associazione 21 luglio e si sono di fatto impegnati, se eletti, a metterne in pratica i sei punti programmatici.
Il documento, sottoscritto da 40 intellettuali romani, da esperti nazionali e dalle più importanti organizzazioni rom, e si propone come obiettivo quello di mutare radicalmente le politiche rivolte ai rom e sinti della Capitale.
Tra le strategia proposte dall’agenda, il definitivo superamento dei “campi” e l’abbandono della visione emergenziale al fine di consentire alle comunità rom e sinte il «raggiungimento della autonomia e della dignità personale attraverso percorsi di inserimento sociale costruiti nel rispetto della legalità e dei diritti», come formulato nella Strategia Nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, per la quale l’Italia si è impegnata di fronte alla Commissione Europea.
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