Dal "campo" al Colosseo. Il centro estivo per ragazzi
Svetlana, Gabriele, Brenda e Raffaella vivono a Roma, in quelli che sono definiti ufficialmente “villaggi attrezzati”, gli insediamenti “formali” che l’amministrazione comunale ha predisposto per le comunità rom e sinte. Pur vivendo a Roma, tuttavia, non hanno mai visitato il Colosseo e neppure la Basilica di San Pietro, e nel “campo” in cui abitano, affermano, non ci sono spazi per giocare.
Questa estate Svetlana, Gabriele, Brenda e Raffaella, insieme ad altri 16 bambini e adolescenti, hanno partecipato ai due campi estivi organizzati dall’Associazione 21 luglio, ciascuno della durata di una settimana.
Le attività al centro estivo
Gli obiettivi dell’iniziativa sono stati molteplici: permettere ai bambini di “uscire” dagli “insediamenti formali” e vivere la città, con i suoi spazi, sotto un altro punto di vista; favorire l’integrazione e l’incontro con altri ragazzi e persone non rom attraverso il confronto, il dialogo e lo stare insieme; promuovere la diffusione della cultura rom attraverso il racconto di favole e storie proprie di una cultura che, nei “villaggi attrezzati”, rischia di scomparire anziché venire tutelata.
Insieme ai volontari dell’Associazione 21 luglio, i bambini hanno svolto una serie di attività formative, come il cineforum, il disegno, l’ascolto di favole e la visita ai luoghi storici più importanti della città. In più, vivendo e mangiando insieme sette giorni su sette all’interno dei locali di una parrocchia romana, bambini e volontari hanno imparato a conoscersi, a confrontarsi sui rispettivi problemi e a condividere esperienze, desideri, sogni.
E non è mancato, ovviamente, il tempo e lo spazio per giocare e divertirsi: sport, mare e anche una gita in un parco acquatico di divertimenti.
Le testimonianze dei ragazzi
“In questi giorni mi sono divertita tantissimo e ho fatto cose che di solito non posso fare. Ho giocato a pallavolo nel campetto, sono stata sempre in compagnia e ho fatto tanti disegni insieme ai volontari che ci insegnavano come fare. Al campo non ci sono spazi per giocare ed è difficile farsi amici italiani: e allora purtroppo passo il mio tempo libero davanti alla tv”, racconta Svetlana, 10 anni.
A colpire Brenda, una ragazza di 19 nata in Italia ma senza la cittadinanza, sono stati invece soprattutto i monumenti di Roma e l’amicizia con altri ragazzi non rom.
“Roma è bellissima, ma non la vedo mai perché dal campo in cui vivo è troppo difficile spostarsi. Era la prima volta che salivo sulla Cupola di San Pietro e che ho visto il Colosseo da dentro: un’esperienza che non dimenticherò mai. E poi ho incontrato altri ragazzi della mia età, non rom, con i quali è nata una vera amicizia – racconta Brenda – .Mi piacerebbe avere tanti amici italiani ma anche in questo caso vivere dove abito io è come se mi precludesse questa possibilità. In futuro spero di abitare in una casa normale così potrò andare in giro e incontrare altre persone”.
Volontario dalla Spagna
“Ho deciso di fare volontariato con i bambini rom pensando che in qualche modo avrei potuto aiutarli. E invece sono stati loro ad aiutare me: pur vivendo in condizioni difficili, come ci hanno raccontato, sono sempre pronti a sorridere e hanno tanti sogni dentro di loro. Nel mio Paese, in Spagna, non ci sono campi e i rom vivono nelle case: non capisco perché da voi debbano vivere così isolati”, racconta Manuel, un ragazzo che vive in Spagna e che ha partecipato al centro estivo come volontario.
(5 luglio 2013)



