"Pensare Contro-campo"
Il 16 ottobre 2012, giornata che ricorda la deportazione degli ebrei della città di Roma avvenuta nel 1943, l’Associazione 21 luglio ha organizzato a Roma presso il Teatro Palladium una serata di approfondimento, dibattito, cultura e musica per riflettere su quali siano le migliori politiche da promuovere per un superamento definitivo dei “mega campi monoetnici”all’interno dei quali negli ultimi decenni sono state concentrate in Italia le popolazioni rom e sinte.
L’evento si è sviluppato in tre sessioni. Alla prima hanno offerto il loro contributo Dezideriu Gergely, rom e direttore del Centro Europeo per i Diritti dei Rom con sede a Budapest, Zeljko Jovanovic, anch’egli rom e direttore di Open Society Roma Initiatives, Carlotta Sami, direttrice della sezione italiana di Amnesty International e la vice presidente del Senato Emma Bonino. I relatori si sono soffermati sulle violazioni dei diritti umani, che riguardano le comunità rom sia in Italia che in Europa.
La seconda sessione ha avuto come relatori Monica Rossi, ricercatrice del C.N.R.; il ricercatore dell’Università Roma Tre Ulderico Daniele, Nando Sigona, del Centro Studi sui Rifugiati dell’Università di Oxford e il presidente della Commissione straordinaria per la tutela dei diritti umani del Senato Pietro Marcenaro. Gli accademici hanno insistito sull’inefficacia di ogni politica locale che insista sulla riproposizione dei cosiddetti “campi nomadi”, riconosciuti ormai come “ghetti etnici”.
Nell’ultima sessione si è cercato di definire strategie alternative alle “politiche dei campi” attraverso i contributi di Francesco Careri, ricercatore dell’Università Roma Tre e Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana.
La serata è stata scandita dalla musica del maestro rom Jovica Jovic, dei Muzikanti di Balval e del celebre clarinettista Gabriele Coen.
Le conclusioni sono state affidate ai rappresentanti dell’Associazione 21 luglio: «E’ ora di pronunciare la parola “basta!” agli sgomberi forzati, alle azioni di sicurezza e alla costruzione dei mega campi etnici dove rinchiudere persone appartenenti alle comunità rom e sinte. Si tratta di azioni propagandistiche, che hanno sempre risposto a mere esigenze elettorali. La società civile, gli intellettuali, il mondo dell’associazionismo avvertono oggi l’esigenza di chiudere questo periodo, durato trent’anni, di sospensione dei diritti nei confronti delle comunità rom. E’ necessario lasciarsi alle spalle questo cupo trentennio scrivendo una nuova pagina dove l’Italia, in linea con l’Europa, sappia intraprendere percorsi nuovi per riconsegnare la cittadinanza ai rom e ai sinti che da decenni e secoli abitano nelle nostre città attraverso coraggiose politiche inclusive e rispettose dei diritti primari».
L’Associazione 21 luglio ha infine annunciato una serie di iniziative all’interno della campagna nazionale “STOP ALL’APARTHEID DEI ROM” per riaffermare l’urgenza di una inversione di marcia da parte degli amministratori pubblici e delle forze politiche italiane e per sostenere quanti, tra i candidati alle prossime elezioni nazionali e locali, abbiano il coraggio e la forza di sostenere tale posizione.




