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Posti di blocco nei "campi rom": i controlli che violano la libera circolazione

In una lettera inviata al comandante della Polizia Municipale di Roma Capitale Raffaele Clemente e al Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca, l’Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione in merito alle recenti disposizioni di sorveglianza da parte del Corpo di Polizia locale di Roma Capitale nei “campi rom” di Salone, Salviati, Barbuta e Candoni.
Al personale è stato raccomandato, nello specifico, di «controllare tutti i veicoli in entrata ed in uscita dai Villaggi (“campi rom” ndr) con particolare attenzione ai veicoli che trasportano ferro, rottami e materiali vari» attraverso un presidio fisso in autopattuglia. Questa attività va dunque ben oltre il semplice controllo stradale e diventa di fatto un vero e proprio posto di blocco, coinvolgendo un numero massivo di persone e senza alcuna distinzione di sorta. Nella lettera dell’Associazione 21 luglio viene sottolineato che «come è noto i posti di blocco ex art. 192 comma 4 del Codice della strada trovano loro legittimazione solo se disposti dall’Autorità Giudiziaria o dall’Autorità di Pubblica Sicurezza».
Non essendoci alcuna menzione di queste direttive e chiedendo un accertamento ed eventuali aggiornamenti in proposito, al momento l’Associazione 21 luglio è portata a credere che con l’attuazione della disposizione si stia violando il principio di libera circolazione riconosciuto nell’articolo 16 della Costituzione italiana che ricorda come «ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza».
Localizzati esclusivamente in prossimità dei cosiddetti “campi rom” questi controlli potrebbero assumere, inoltre, carattere discriminatorio per motivi di razza o origine etnica. «È indubbio infatti» – si precisa nella lettera – «che tale tipo di controlli, se non inquadrati da motivi di Pubblica Sicurezza o disposti dall’Autorità Giudiziaria e per il tempo strettamente necessario a tali esigenze, non sarebbero pensabili e tantomeno tollerati alle entrate dei condomini costituendo una significativa restrizione della privacy e alla libertà personale».
Foto di Repubblica.it

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