Lettera aperta – “Torri in rete!”, la rete territoriale che lavora nel sociale a Tor Bella Monaca (e non solo)
Scriviamo a nome di “Torri in Rete!”, una rete territoriale informale presente nel VI Municipio e in particolare a Tor Bella Monaca con l’intento di istituire modalità di lavoro comune tra le moltissime associazioni che lavorano nel sociale nel complesso territorio del Municipio.
Abbiamo avuto modo di visionare il servizio “Tor Bella Monaca, viaggio nella periferia muta e abbandonata della Capitale” di Alessandra Borella, andato in onda il 17 settembre u.s. su la7 nel programma Tagadà, e siamo rimasti negativamente colpiti dalla rappresentazione monocorde del quartiere che non rende giustizia della complessità della vita sociale che lo attraversa. A parte la falsa rappresentazione della vitalità dei partiti politici (lasciar intendere che il PD sia assente e la Lega invece investa sul territorio è una doppia menzogna che si commenta da sola nella sua grossolanità), crediamo che la “narrazione” del servizio giornalistico vada presa per quel che è, vale a dire come uno (solo uno) dei discorsi possibili che si possono fare. Le parole di Silvia, la signora che vive nella casa popolare “ereditata” dalla nonna, sono molto significative della profonda solitudine che domina tante storie a Tor Bella Monaca e che meritano un adeguato ascolto, così come pensiamo che non si debba far finta che “le dieci amichette” convinte a votare Salvini non esistano o siano un segnale irrilevante.
Dobbiamo prendere atto che, per molti aspetti, la situazione a Tor Bella Monaca è veramente difficile, ma sono due gli errori di fondo di questa lettura, e sono tra loro collegati in un meccanismo di rinforzo che purtroppo porta a conseguenze politiche gravissime.
Il primo errore è la parzialità della visione offerta: Roma brulica letteralmente di associazioni territoriali, di comitati, di gruppi di volontari, di iniziative locali, e Tor Bella Monaca non fa eccezione, con decine di sigle, nomi, e gruppi. Si tratta, certo, spesso di gruppi piccoli o minuscoli, che faticano a farsi sentire oltre la soglia del loro raggio d’azione, ma non mancano gruppi visibili e di levatura cittadina o nazionale. Perché nel servizio non si fa cenno a questo fitto lavoro sociale? Non c’è una sola parola, ad esempio, sul liceo Amaldi, eccellenza cittadina, sulle parrocchie del quartiere, e sulle associazioni che, come quelle cui noi apparteniamo, fanno del lavoro sociale (professionale o volontario) la loro ragione d’essere e l’impegno quotidiano di moltissime persone? Il servizio presentato sembra descrivere una condizione piatta e uniforme, senza variazioni di sorta e, soprattutto, senza alcun legame con il peso della criminalità organizzata che grava sull’economia oltre che sulla socialità del quartiere. Come si può presentare un quartiere del genere senza neppure accennare alle organizzazioni criminali legate allo spaccio di stupefacenti che tengono sotto scacco la vita quotidiana dei suoi abitanti?
Il secondo grave errore è l’ideologia fatalista che ha impostato tutto il lavoro e che restituisce l’impressione di un posto dannato e, quel che è peggio, irrecuperabile, una sorta di cloaca morale dove anche persone evidentemente intelligenti e profonde come Silvia finiscono per essere schiacciate da un andazzo che produce solo ulteriore degrado e malessere.
Questa immagine fatalista del quartiere, come detto, non rende giustizia alle molteplici intelligenze che vi lavorano con dedizione e impegno, ma sorregge, inoltre, un’ideologia politica perniciosa. Se tutto è marcio, si legittimano discorsi che invocano soluzioni di forza, in nome di una concezione distorta della sicurezza che già tanto male hanno fatto al nostro paese. Enfatizzare esclusivamente lo stato emergenziale – una giornalista professionista dovrebbe saperlo – è il modo migliore per invocare stati d’eccezione, misure speciali e quant’altro riduca gli spazi della democrazia, rappresentativa e diretta.
Tor Bella Monaca è piena di problemi, ma è anche un posto dove si annida bellezza, coraggio e umana passione. Utilizzare un solo mediatore sul territorio è stato sicuramente un errore, anche se quel mediatore ha una lunga consuetudine con il quartiere. Non è l’unico, diciamo noi, e vi invitiamo ad ascoltarci: venite a vedere cosa fanno le associazioni sul territorio, cosa facciamo, parlate anche con noi, non accontentatevi di rafforzare una visione stereotipata che legittima il piagnisteo o l’appello all’uomo forte.
Noi ci siamo, siamo presenti sul territorio per come ce lo consentono le nostre energie e il tempo spesso limitato, ma saremo più che felici di farvi vedere quanta forza, quanta energia positiva si può sprigionare da un quartiere difficile come Tor Bella Monaca, sapendo dove guardare.
Vi aspettiamo presto, per aiutarvi a costruire, questa volta, una narrazione in cui i problemi del quartiere non ricadano tutti sulle spalle dei “tipi umani” che li abitano, ma siano ricondotti al più ampio contesto socio-economico (istituzioni e crimine, soprattutto) e dove, ci auguriamo, le soluzioni proposte dal quartiere e nel quartiere siano adeguatamente rappresentate. (foto di Fabio Moscatelli)
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Foto di Fabio Moscatelli