Archivio per mese: Marzo, 2013

Lettera aperta. Blitz nei “campi nomadi” a Roma. Associazione 21 luglio: «Unica risposta è il definitivo superamento dei “campi”»

A seguito di tali operazioni, il Comune di Roma avrebbe deciso di allontanare da alcuni «villaggi attrezzati» e “campi tollerati” 64 rom ai quali sarebbero riconducibili conti correnti postali per un importo complessivo superiore ai 10 milioni di euro. Attraverso il richiamo e il ricorso ai media nazionali e locali, invitati ad assistere alle operazioni avvenute nel “campo tollerato” di via Salviati, le autorità romane hanno volutamente enfatizzato tali notizie, producendo una comprensibile indignazione tra i cittadini romani.

Da quanto diramato dalle autorità locali alla stampa emerge come, a fronte di una indagine in profondità che ha riguardato circa 3.500 rom, per meno del 2% dei rom interessati è stato avviato un procedimento legale che, solo per alcuni di essi, ha comportato anche il sequestro preventivo del denaro depositato. Tale percentuale è sicuramente inferiore rispetto a quelle riscontrate dalle autorità preposte al controllo fiscale nel corso di ordinari controlli in altri ambiti a livello nazionale. E’ ampiamente dimostrato come nei paesi europei, in termini economici, la frode sociale sia 10 volte inferiore alla frode fiscale anche se la prima, quando combattuta in tempi di crisi economica, crea maggiore sdegno tra la cittadinanza.

Da quanto emerso dalla stampa e dai riscontri effettuati, ai 64 rom indagati è stata notificata dal Comune di Roma, per loro e il rispettivo nucleo famigliare, una lettera di allontanamento dalla propria abitazione pur trattandosi, in alcuni casi riscontrati dall’Associazione 21 luglio, di persone i cui beni non sono stati oggetto di sequestro, o sono di scarsa entità, o facilmente riconducibili ad un’attività lavorativa. Si tratta di una lettera di allontanamento nella quale si stabiliscono regole all’interno di un’area, come il “campo nomadi”, dove le stesse autorità capitoline hanno concorso alla creazione di zone grigie di diffusa illegalità, dove non esistono trasparenti criteri di ammissione, regole di comportamento interno certe e rispettate, e scaglioni economici che ne regolino la presenza.

L’Associazione 21 luglio, nel condannare fermamente ogni forma di reato che avvenga dentro o fuori da un “campo nomadi”, dietro la responsabilità di un rom o di un non rom, quale che sia la sua entità, lieve o grave, ritiene importante, soprattutto nel periodo pre-elettorale, dare il giusto valore alla comunicazione, soprattutto quando questa offre un’immagine di criminalità diffusa e generalizzata che riguarda indistintamente determinate categorie.

L’Associazione intende anche avviare una riflessione sui «villaggi attrezzati» del Piano Nomadi che, anche se presentati come luoghi controllati e sicuri, sono in realtà l’incarnazione della illegalità istituzionale dove, come in ogni ambito marginale e segregato, più facilmente si possono innestare e ramificare sistemi di criminalità. Si ribadisce pertanto l’importanza del definitivo superamento e della chiusura dei “campi nomadi”, a Roma come in Italia, anche partendo dal graduale allontanamento di quanti hanno una situazione patrimoniale adeguata, che costituisce l’unica e urgente risposta che può essere data in relazione alle politiche rivolte alle comunità rom e sinte. E’ questo che ci si aspetta dall’amministrazione capitolina che, dopo il periodo elettorale, sarà chiamata a governare la città di Roma.

Il video di Ruzica si classifica tra i vincitori del concorso Walk on Rights di Amnesty International

Il video è stato realizzato, per l’Associazione, dai registi Christine Pawlata e Nicola Moruzzi per mostrare e raccontare l’esistenza quotidiana di rom che sono positivamente inseriti nel tessuto sociale e che vivono in abitazioni convenzionali, e per ricordarci che su 170.000 rom presenti in Italia solo un quinto vive nei campi.

Il video è stato premiato sabato 23 marzo a Milano.

Guarda il video:

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Vai al link del concorso Walk on Rights.

National Geographic comunica l'avvenuta rettifica del testo a seguito della segnalazione dell'Osservatorio

La casa editrice ha ringraziato l’Osservatorio per aver segnalato l’episodio e ha comunicato che a partire dalla prossima ristampa il testo oggetto della segnalazione («Al pari di molte metropoli Roma ha la sua parte di borsaioli e scippatori molto abili. Pullulano inoltre gli zingari, alcuni dei quali, bambini inclusi, sopravvivono grazie a furtarelli spesso messi in atto ai danni degli stranieri e dei turisti») verrà rimosso e sostituito con lessico scevro da pregiudizi e stereotipi penalizzanti per le comunità rom.

Aderenti all'Agenda rom e sinti

Aderenti


ERRC – European Roma Rights Centre
Sandro Medici, candidato indipendente al Comune di Roma
Comitato civico cittadino MedicixRoma
Associazione S.CO.S.S.E.
Monica Pasquino

 

 

 

 

5 marzo 2013 – Lettera congiunta al sindaco Alemanno: quattro organizzazioni per i diritti umani denunciano violazioni da parte del Comune di Roma nei confonti dei rom

Amnesty International, Associazione 21 luglio, Centro europeo per i diritti dei rom (Errc) e Open Society Foundations hanno inviato una lettera alle autorità di Roma. La lettera evidenzia come la volontà, espressa con una circolare dal Comune di Roma, di negare alle comunità rom l’accesso alle case popolari violi il diritto internazionale.
“Il diritto all’alloggio adeguato” – si legge nella lettera indirizzata al sindaco Gianni Alemanno, alla vicesindaco Sveva Belviso e all’assessore alle politiche della casa Lucia Funari – “è un diritto umano e le autorità hanno l’obbligo di operare per garantirne la realizzazione senza discriminazione alcuna”.
Secondo il nuovo Bando generale per l’assegnazione in locazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, indetto il 31 dicembre 2012 dal Comune di Roma, viene data la priorità nell’assegnazione degli alloggi alle famiglie in situazione di “grave disagio abitativo”. Tra esse il punteggio più elevato viene attribuito ai “nuclei familiari […] che dimorino […] in strutture procurate a titolo provvisorio da organi, enti e associazioni di volontariato riconosciute ed autorizzate preposti all’assistenza pubblica”.
La Determinazione del Comune di Roma è stata accolta positivamente dalle famiglie rom che vivono negli otto “villaggi attrezzati” della capitale e dalle Organizzazioni non governative che lavorano per porre fine alla discriminazione dei rom in Italia: le condizioni di vita di tali famiglie corrispondono infatti a quelle descritte nel bando pubblico.
Nelle ultime settimane, però, anche attraverso una circolare del 18 gennaio 2013, è stato comunicato dalle autorità romane che i rom presenti nei “campi nomadi” di Roma non sono da considerarsi assegnatari del massimo punteggio in quanto dimoranti in strutture definite “permanenti”, malgrado in diversi documenti ufficiali le abitazioni presenti nei “villaggi attrezzati” siano state esplicitamente classificate “temporanee” dalle medesime autorità. L’atteggiamento delle autorità capitoline sembra voler nascondere l’intenzione discriminatoria di scoraggiare le famiglie rom dal presentare regolare domanda di assegnazione delle “case popolari”.
“Le organizzazioni scriventi” – conclude la lettera – “chiedono la fine della segregazione etnica dei rom e dei sinti a Roma in campi formali, un obiettivo che può essere ottenuto solo se le famiglie residenti in tali insediamenti avranno la possibilità di partecipare senza discriminazioni all’assegnazione di altre forme di alloggio, inclusa l’edilizia residenziale pubblica”.
Per evitare “il prodursi di un grave danno per i rom e i sinti interessati” viene pertanto formalmente richiesto ai tre destinatari della lettera di modificare la circolare del 18 gennaio 2013 e di dare “ampia diffusione alle misure adottate per garantire l’accesso all’edilizia residenziale pubblica anche attraverso comunicazioni specificatamente rivolte ai residenti dei ‘villaggi attrezzati’”.

La lettera congiunta è scaribabile da questo link

Lettera al sindaco Alemanno: quattro organizzazioni denunciano violazioni da parte del Comune di Roma nei confronti dei rom

“Il diritto all’alloggio adeguato” – si legge nella lettera indirizzata al sindaco Gianni Alemanno, alla vicesindaco Sveva Belviso e all’assessore alle politiche della casa Lucia Funari – “è un diritto umano e le autorità hanno l’obbligo di operare per garantirne la realizzazione senza discriminazione alcuna”.

Nel nuovo Bando generale per l’assegnazione in locazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, indetto il 31 dicembre 2012 dal Comune di Roma, viene data la priorità nell’assegnazione degli alloggi alle famiglie in situazione di “grave disagio abitativo”. Tra esse il punteggio più elevato viene attribuito ai “nuclei familiari […] che dimorino […] in strutture procurate a titolo provvisorio da organi, enti e associazioni di volontariato riconosciute ed autorizzate preposti all’assistenza pubblica”. Questo consentirebbe alle famiglie rom che vivono negli otto “villaggi attrezzati” della Capitale di partecipare al bando, dal momento che le condizioni di vita di tali famiglie corrispondono a quelle descritte nel bando pubblico.

Nelle ultime settimane, però, diversi rappresentanti istituzionali hanno ripetutamente smentito che ai nuclei familiari rom residenti nei “villaggi attrezzati” di Roma possa essere riconosciuto tale punteggio, senza tuttavia offrire una chiara giustificazione e base giuridica al riguardo. Attraverso una circolare del 18 gennaio 2013, è stato comunicato dalle autorità romane che i rom presenti nei “campi nomadi” di Roma non sono da considerarsi assegnatari del massimo punteggio in quanto dimoranti in strutture definite “permanenti”, malgrado in diversi documenti ufficiali le abitazioni presenti nei “villaggi attrezzati” siano state esplicitamente classificate “temporanee” dalle medesime autorità. L’atteggiamento delle autorità capitoline sembra voler nascondere l’intenzione discriminatoria di scoraggiare le famiglie rom dal presentare regolare domanda di assegnazione delle “case popolari”. Inoltre, l’affermazione che “i campi nomadi” siano da considerarsi “strutture permanenti” appare ambigua e in contrasto con quanto asserito in molteplici atti ufficiali.

Il diritto ad un alloggio adeguato è un diritto umano, e le autorità hanno l’obbligo di operare per garantirne la realizzazione senza discriminazione alcuna. Le quattro organizzazioni pertanto chiedono la fine della segregazione etnica dei rom e dei sinti a Roma in campi formali, un obiettivo che può essere ottenuto solo se le famiglie residenti in tali insediamenti avranno la possibilità di partecipare senza discriminazioni all’assegnazione di altre forme di alloggio, inclusa l’edilizia residenziale pubblica.

Ai tre destinatari della lettera viene formalmente richiesto di adottare tutte le misure necessarie a garantire un accesso equo al Bando per gli abitanti dei “villaggi attrezzati”, modificando la circolare del 18 gennaio 2013 e dando ampia diffusione alle misure adottate per garantire l’accesso all’edilizia residenziale pubblica anche attraverso comunicazioni specificatamente rivolte ai residenti dei ‘villaggi attrezzati’.

Leggi la lettera inviata dalle quattro organizzazioni in versione integrale

Rapporto attività 2012 dell'Associazione 21 luglio

Il rapporto attività 2012 dell’Associazione 21 luglio è scaricabile a questo link in versione pdf.

Per sfogliare il rapporto, clicca sull’immagine sottostante:

Richiesta moratoria immediata delle azioni di sgombero a Roma

Questa mattina, infatti, sono stati sgomberati dalle forze dell’ordine Florin e Liliana, i genitori della bambina di 14 mesi caduta nel fiume Tevere il 21 febbraio scorso e deceduta due giorni dopo presso il Policlinico Gemelli di Roma. I genitori avevano acconsentito alla donazione degli organi della bambina suscitando parole di ammirazione della vice-sindaco Sveva Belviso. Anche il ministro Andrea Riccardi si era affrettato ad apprezzare la decisione dei genitori.

Nei giorni successivi al decesso della bambina i due giovani genitori rom non hanno ricevuto alcuna assistenza e alcun sostegno dal Comune di Roma e con l’aiuto di alcuni volontari dell’Associazione 21 luglio stavano provvedendo alle pratiche per il funerale e il rimpatrio della salma. Questa mattina, però, in presenza degli osservatori dell’Associazione 21 luglio che hanno documentato gli avvenimenti, le forze dell’ordine hanno proceduto allo sgombero forzato delle loro abitazioni senza fornire né un adeguato preavviso né una soluzione alternativa, costringendoli ad una condizione di ulteriore vulnerabilità. Una settimana dopo la morte della figlia, l’abitazione di Florin e Liliana è stata abbattuta e la coppia costretta ad allontanarsi con le loro cose, tra le quali i pochi ricordi della bambina deceduta.

L’Associazione 21 luglio condanna l’episodio e ritiene che la barbarie di questa mattina rappresenta una vergogna per una città e per i suoi amministratori che in nome della sicurezza continuano a calpestare i diritti dei più deboli offendendo la dignità umana. Quello di questa mattina è il 510° sgombero del Piano Nomadi della giunta capitolina.

Guarda le foto dello sgombero

1 marzo 2013 – Sgomberati oggi a Roma i genitori rom della bambina annegata nel Tevere. Avevano deciso di donare gli organi della bambina ed erano in attesa del funerale.

Sono stati sgomberati questa mattina dalle forze dell’ordine Florin e Liliana, i genitori della bambina di 14 mesi caduta nel fiume Tevere il 21 febbraio scorso e deceduta due giorni dopo presso il Policlinico Gemelli di Roma.

I genitori avevano acconsentito alla donazione degli organi della bambina suscitando parole di ammirazione della vice-sindaco Sveva Belviso. Quest’ultima aveva definito «encomiabile il gesto di sensibilità e di solidarietà compiuto dai genitori della piccola che hanno deciso di donare i suoi organi compiendo un profondo atto d’amore verso il prossimo». Anche il ministro Andrea Riccardi si era affrettato ad apprezzare la decisione dei genitori: «E’ un gesto che nasce da un dolore atroce e profondo e che porta in sé i segni della speranza. La tragedia della piccola minore rom e la coraggiosa decisione dei suoi genitori – aveva aggiunto il ministro – ci fanno riflettere sulle condizioni di degrado e di precarietà nella quale, a due passi dalle nostre case, vivono uomini, donne e bambini; ma anche sulla necessità di lavorare di più per il dialogo e l’integrazione».

Nei giorni successivi al decesso della bambina i due giovani genitori rom non hanno ricevuto alcuna assistenza e alcun sostegno dal Comune di Roma e con l’aiuto di alcuni volontari dell’Associazione 21 luglio stavano provvedendo alle pratiche per il funerale e il rimpatrio della salma. Questa mattina, però, in presenza degli osservatori dell’Associazione 21 luglio che hanno documentato gli avvenimenti, le forze dell’ordine hanno proceduto allo sgombero forzato delle loro abitazioni senza fornire né un adeguato preavviso né una soluzione alternativa, costringendoli ad una condizione di ulteriore vulnerabilità. Una settimana dopo la morte della figlia, l’abitazione di Florin e Liliana è stata abbattuta e la coppia costretta ad allontanarsi con le loro cose, tra le quali i pochi ricordi della bambina deceduta.

«E’ il 510° sgombero del Piano Nomadi della giunta capitolina – ha dichiarato l’Associazione 21 luglio – Uno sgombero di una gravità inaudita che dimostra come nelle intenzioni del Piano si sia smarrita ogni traccia di umanità. La barbarie di questa mattina rappresenta una vergogna per una città e per i suoi amministratori che in nome della sicurezza continuano a calpestare i diritti dei più deboli offendendo la dignità umana».

In una lettera inviata oggi al sindaco Gianni Alemanno l’Associazione 21 luglio ha chiesto, alla luce del gravissimo episodio avvenuto oggi, una moratoria immediata delle azioni di sgombero che coinvolgono le comunità rom nella Capitale.

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