Archivio per anno: 2013

I rom scrivono al Commissario Europeo per i Diritti Umani

Il "villaggio attrezzato" della Cesarina, a Roma

Il “villaggio attrezzato” della Cesarina, a Roma


[tfg_social_share]«Veniamo trattati come “pacchi”, spostati da una parte all’altra della città senza essere interpellati, e nel timore di essere dimenticati all’interno di un centro segregato, dove gli spazi sono angusti e asfittici, le condizioni igienico-sanitarie difficili e dove ci è proibito ricevere visite».
Si sono rivolte direttamente al Commissario Europeo per i Diritti Umani Nils Muižnieks alcune delle famiglie rom che nelle scorse settimane sono state trasferite dal “villaggio attrezzato” della Cesarina al centro per soli rom di via Visso, a Roma.
Con la lettera a Strasburgo, i rom vogliono portare all’attenzione del Commissario la «grave condotta da parte dell’Amministrazione di Roma» nei loro confronti dopo che, il mese scorso, lo stesso Muižnieks aveva esortato la Giunta Marino ad individuare «soluzioni abitative ordinarie» per rom e sinti nella Capitale.
Il 16 dicembre, i 180 rom della Cesarina sono stati trasferiti nel centro di accoglienza per soli rom di via Visso 12, denominato “Best House Rom” e dove già vivono altri 180 rom. Nella lettera al Commissario le famiglie rom denunciano come all’interno del “villaggio attrezzato” le condizioni di vita fossero effettivamente «inaccettabili», a causa di «condizioni alloggiative totalmente inadeguate e dei ripetuti episodi vessatori» ai quali erano sottoposte.
La soluzione individuata dall’Amministrazione capitolina, tuttavia, è stata il trasferimento nell’ennesimo luogo di segregazione per soli rom. Un trasferimento, secondo le famiglie rom firmatarie, avvenuto peraltro senza alcuna consultazione adeguata.
«Contestiamo fortemente la totale assenza di consultazioni e il fatto che non si sia esplorata alcuna ulteriore alternativa rispetto all’unica opzione messa a disposizione dal Comune, che riteniamo inadeguata dato che replica una condizione di segregazione, essendo riservata a soli rom», si legge nella lettera al Commissario Muižnieks.
«Inoltre – proseguono i rom – non solo veniamo trattati come “pacchi”, spostati da una parte all’altra della città, ma ci ritroviamo anche in una condizione di estrema incertezza riguardo al futuro nostro e dei nostri figli».
Nelle intenzioni del Comune, il trasferimento sarebbe una misura temporanea in attesa del rifacimento del “villaggio attrezzato” della Cesarina. Tuttavia, scrivono i rom al Commissario, nessuna tempistica sulla loro permanenza nel centro è stata loro comunicata dall’Amministrazione né tantomeno sull’inizio dei lavori di rifacimento del “campo”.
Tutto ciò alimenta «il nostro timore di venire dimenticati all’interno di un centro segregato e inadeguato per chissà quanto tempo, come già successo ad altre persone rom che in precedenza sono state trasferite in questo e in altri centri di accoglienza per soli rom della città di Roma».
Nella risposta alla lettera di novembre inviata da Strasburgo al sindaco Marino, l’Assessore al Sostegno Sociale e Sussidiarietà Rita Cutini aveva garantito al Commissario Muižnieks che «la volontà e i passi intrapresi dalla nostra amministrazione vanno nella direzione di una piena attuazione delle indicazioni contenute nella Stratega nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, abbandonando definitivamente l’approccio emergenziale in favore di una gestione di sistema del fenomeno».
Nella loro lettera, però, i rom mettono in evidenza un’altra realtà: «Come le ha recentemente scritto l’Assessore Cutini, anche noi – scrivono i rom a Muižnieks – le inviamo il nostro invito a venire a visitarci nel nuovo centro per riscontrare di persona la condizione in cui siamo stati costretti dalle autorità della città di Roma: spazi angusti e asfittici, proibizione di ricevere visite, condizioni igienico-sanitarie difficili, regolamenti vessatori».

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Lettera alla Questura di Roma per il tweet anti rom

Il tweet comparso sull'account Twitter della Questura di Roma.

Il tweet comparso sull’account Twitter della Questura di Roma.


[tfg_social_share]In piene vacanze natalizie, nel giorno di Santo Stefano, un tweet pubblicato dall’account ufficiale Twitter della Questura di Roma paragonava il riordino di uno sgabuzzino allo sgombero di un “campo nomadi”. L’Associazione 21 luglio ha inviato all’organo statale una lettera con richiesta urgente di verifiche.
«Ho risistemato lo sgabuzzino…m’è sembrato lo sgombero in un campo nomadi…meno male che sono preparata!». Questo tweet è stato pubblicato ieri, giorno di Santo Stefano, alle ore 18.20, dall’account ufficiale della Questura di Roma.
Il tweet ha subito fatto il giro della rete ed è stato intercettato da alcuni utenti che, indignati, lo hanno segnalato all’Associazione 21 luglio. Qualcuno, come l’utente Twitter Barbara Collevecchio, ha anche risposto direttamente al tweet in questione.
«Con la sottile differenza @QuesturadiRoma che nei campi nomadi ci sono esseri umani, bambini, anziani. Senza parole!», twittava l’utente.
In seguito alle rimostranze degli utenti, la Questura di Roma ha provveduto alla rimozione del tweet e ne ha pubblicato prontamente un altro (screenshot in basso) in cui disconosceva la paternità della dichiarazione e annunciava di aver intrapreso verifiche in merito.
QuesturadiRoma_screenshot_rettifica
L’Associazione 21 luglio, che con il suo Osservatorio nazionale sull’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale monitora dichiarazioni, comizi e interviste  su giornali locali, nazionali e sul web, ha inviato alla Questura di Roma una lettera nella quale sottolinea la gravità delle asserzioni a scapito delle popolazioni rom e il loro contenuto razziale, discriminatorio e lesivo della dignità umana.
«Dichiarazioni di tale tenore – si legge nella lettera dell’Associazione 21 luglio – sono suscettibili di veicolare messaggi con effetti dannosi non solo per i gruppi “target” ma anche per la popolazione maggioritaria che viene “impregnata” di stereotipi e pregiudizi. Le stesse provenendo poi da un organo di Stato hanno il duplice effetto di rendere concepibili e tollerabili esternazioni di tal fatta».
L’Associazione 21 luglio ha quindi specificato che l’episodio non può ritenersi risolto con la semplice rimozione e divulgazione di una comunicazione di verifiche in corso.
Pertanto ha chiesto alla Questura di Roma «di procedere tempestivamente e senza ritardi alle verifiche predisposte e di divulgare nel più breve tempo possibile l’esito degli accertamenti e delle relative misure correttive intraprese».

I giovani attivisti rom e sinti vi augurano Buone feste!

banner natale3[tfg_social_share]Ci teniamo molto, quest’anno, a inviarvi i nostri più sinceri auguri di buone feste e sereno 2014 insieme ai giovani attivisti rom e sinti per i diritti umani.
Sono le ragazze e i ragazzi, provenienti da ogni parte d’Italia, che dallo scorso ottobre frequentano il Corso di formazione per attivisti promosso da Associazione 21 luglio e dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom.
Alcuni di loro vivono in normalissimi appartamenti e hanno una vita perfettamente inclusa nella società; altri abitano nei “campi”, luoghi di segregazione su base etnica che sperano un giorno non esistano più.
Tutti hanno in comune un sogno: quello di dar voce alle proprie comunità, di tutelarne i diritti, di metter fine alle discriminazioni e agli stereotipi negativi nei loro confronti. E per far questo hanno deciso di immergersi nella teoria e nella pratica dei diritti umani.
Abbiamo scelto i loro volti, per gli auguri di quest’anno, perché sarà soprattutto grazie alla passione, alla determinazione e alla voglia di cambiamento di ragazze e ragazzi come loro che, un giorno, non si guarderà più a rom e sinti come a persone da escludere e marginalizzare e che il muro dei pregiudizi potrà lasciare spazio all’incontro e al vivere insieme.
Augurandovi buone feste e un nuovo anno pieno di pace e serenità, vogliamo trasmettervi lo stesso entusiasmo e la stessa speranza che ci giungono da questi giovani.
E vogliamo ringraziarvi di cuore per averci sostenuto e seguito, durante tutto l’anno, in tutte le nostre iniziative e battaglie per la tutela dei diritti umani.
Buone Feste e Felice Anno Nuovo!
Lo staff dell’Associazione 21 luglio
…e i giovani attivisti rom e sinti.

Danzare la vita: per un'educazione interculturale

Il laboratorio di danzaterapia.

Il laboratorio di danzaterapia.


[tfg_social_share]“Danzare la vita” è un progetto di educazione interculturale promosso dall’Associazione 21 luglio e rivolto gratuitamente a 44 alunni rom e non rom di un Istituto Comprensivo di Roma.
Il progetto, finanziato da Alta Mane Italia, prevede l’organizzazione di laboratori di flamenco e di arte teatrale, attraverso i quali gli alunni e le alunne possono vivere un’esperienza altamente formativa, un percorso di crescita individuale e collettiva, da intraprendere insieme ai loro coetanei appartenenti a culture diverse.
L’obiettivo di “Danzare la vita” è quello di costruire la cittadinanza, promuovendo l’incontro tra diverse culture e favorendo il superamento delle barriere dell’esclusione e della marginalità, a paritre dall’ambito scolastico.
Le attività si svolgono infatti all’interno della scuola, durante l’orario scolastico, e integrano la didattica “tradizionale” dell’istituto arricchendone l’offerta formativa.
Laboratorio di flamenco
Il Flamenco, nato in Spagna dal connubio di diverse culture che hanno saputo convivere pacificamente per secoli, è la forma artistica interculturale per eccellenza.
Nel corso del laboratorio, con il supporto di un’insegnante professionista, i partecipanti apprendono gli elementi base di questa antichissima arte.
Elemento centrale del flamenco è il ritmo che, prodotto con le mani e con i piedi, aiuta i partecipanti a sviluppare un senso ritmico musicale legato ad una buona coordinazione motoria.
Grazie ai suoi movimenti fluidi, che prevedono l’uso delle braccia e delle mani, il flamenco stimola la creatività e la capacità di comunicare attraverso il corpo e la gestualità. Allo stesso tempo il flamenco impone una postura corretta e contribuisce ad uno sviluppo muscolare e armonico.
Laboratorio di Arte Teatrale
Coinvolgendo sia il corpo che la voce del bambino in età evolutiva, l’arte teatrale si rivela in grado di stimolarne la creatività, ma anche di fornirgli gli strumenti per mostrarsi più sicuro di se stesso e nella relazione con l’altro.
Il teatro, infatti, è un mezzo comunicativo che permette di trasformare le differenze in risorse, dando a tutti la possibilità di esprimere i propri stati d’animo e sensazioni e di incanalarli in modo costruttivo e formativo, rispettando sempre le differenti personalità e culture.
Il laboratorio è condotto da un’insegnante professionista. Una volta acquisite le tecniche motorie e vocali di base proprie del teatro, i partecipanti collaborano per mettere in scena una favola orientata al valore dell’interculturalità, utilizzando gli strumenti della danza, della recitazione e del canto.
Laboratorio di Danza Movimento terapia e Movimento Creativo
La Danza Movimento terapia e il Movimento creativo, che ne è l’origine, è una modalità educativa di supporto psico-pedagogico che si fonda sulle potenzialità del processo creativo e utilizza il corpo e il movimento come principale canale di comunicazione per promuovere la salute e la crescita dell’individuo.
Partecipando ad interventi di Danza Movimento terapia, gli alunni aumentano la loro capacità di relazione con la famiglia, gli insegnanti, i compagni e le loro risorse per una crescita sana. Questi incontri avvengono in presenza di una danza movimento terapeuta e una mediatrice culturale.

Roma, in corso il trasferimento di 180 rom dalla Cesarina al centro di raccolta di via Visso. L’Associazione 21 luglio: «Continuano segregazione etnica e spreco di denaro pubblico».

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Roma, rom trasferiti dal "campo" al centro di raccolta

Il "villaggio attrezzato" della Cesarina, a Roma

Il “villaggio attrezzato” della Cesarina, a Roma

[tfg_social_share]Nonostante l’esortazione di Strasburgo a superare la politica dei “campi nomadi” nella Capitale, il sindaco Marino, con il primo intervento della sua Giunta rivolto a rom e sinti, ripropone la segregazione su base etnica di tali comunità, il “campo” come unico spazio dell’abitare rom e lo spreco di ingenti risorse economiche che potrebbero essere utilizzate per favorire reali percorsi di inclusione sociale.
Da ieri è infatti in corso il trasferimento, condotto dagli operatori del Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute di Roma Capitale, di 180 rom dal «villaggio della solidarietà» de La Cesarina al centro di raccolta rom di via Visso 12: una misura, temporanea nelle intenzioni dell’Amministrazione, in attesa della ristrutturazione, a fronte di elevati costi sociali ed economici, del “villaggio attrezzato” in zona Nomentana.

Il 12 novembre scorso il Commissario europeo per i diritti umani Nils Muižnieks, in una lettera inviata al sindaco Marino, aveva raccomandato l’individuazione di «normali condizioni abitative» per le comunità rom e sinte volte a favorirne l’inclusione sociale.
Il centro di raccolta rom di via Visso, dove già vivono da 18 mesi quasi 200 persone rom, non risponde invece in alcun modo alle raccomandazioni giunte da Strasburgo.
Esso infatti si configura come un luogo caratterizzato dalla segregazione su base etnica – essendo riservato esclusivamente a persone rom in disagio abitativo –; da una apparente temporaneità – dato che nei 3 centri di raccolta rom esistenti a Roma vivono tuttora famiglie rom dal novembre 2009; dalla mancanza di reali percorsi di inclusione sociale.
Il centro di raccolta di via Visso, come del resto quelli di via Salaria e via Amarilli, si caratterizza inoltre per gli altissimi costi di gestione.  Nelle tre strutture vivono circa 870 rom il cui costo procapite è stimato in 20 euro al giorno per una spesa complessiva annua di 6.350.000 euro. Per l’Amministrazione comunale si traduce in una spesa mensile a nucleo familiare di circa 2.700 euro.
Tali sono le cifre che il Comune di Roma spende per discriminare e segregare le comunità rom e sinte. Con cifre decisamente minori, come dimostrato fin da subito in un documento congiunto presentato da Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà lo scorso 9 settembre, si potrebbero invece promuovere reali percorsi di inclusione.
Nel documento le due organizzazioni avevano infatti proposto una pluralità di soluzioni, da realizzare attraverso consultazioni individuali con rom e sinti,  che avrebbero concretamente portato entro 18 mesi alla chiusura definitiva del “villaggio attrezzato” de La Cesarina.
Secondo l’Associazione 21 luglio la chiusura dell’insediamento de La Cesarina, viste le sue condizioni igienico-sanitarie e il fenomeno estorsivo presente al suo interno, è prioritaria e improcrastinabile. Tale chiusura dovrebbe però essere definitiva e avvenire in linea con gli standard internazionali passando attraverso una effettiva consultazione della popolazione residente indirizzata a porre fine ad una segregazione abitativa.
Segregare i 180 rom nel centro di raccolta di via Visso e provvedere alla ristrutturazione del campo de La Cesarina, così come è invece nelle intenzioni dell’Amministrazione comunale, oltre che andare contro le raccomandazioni formulate dal Commissario europeo, si pone in netto contrasto con i principi della Strategia nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti che l’Amministrazione ha dichiarato di aver adottato.
L’Associazione 21 luglio condanna pertanto la scelta dell’Amministrazione capitolina di optare per una decisione onerosa, lesiva dei diritti umani e che reitera una politica già vista, dagli effetti discriminatori e che ripropone il centro di raccolta rom o il “campo nomade” come unico spazio dell’abitare rom.
L’Associazione 21 luglio invita il Comune di Roma a riconsiderare l’utilizzo delle risorse economiche per dare invece inizio a un nuovo corso che dia l’accesso anche ai rom alle normali e convenzionali soluzioni abitative in assenza di discriminazione.

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A Torino nuova presentazione di "Figli dei campi", 17.12.2013

La locandina dell'evento di Torino.
[tfg_social_share]“Figli dei campi”, il nuovo rapporto dell’Associazione 21 luglio sulla condizione dell’infanzia rom in Italia, verrà presentato anche a Torino martedì 17 dicembre alle ore 21, presso il Piccolo Cinema – via Cavagnolo 7 – nell’ambito di un evento organizzato insieme alla Cooperativa Animazione Valdocco.
La serata proseguirà con la proiezione di “Container 158“, il film sul campo rom più grande d’Europa di Stefano Liberti ed Enrico Parenti.
Il rapporto “Figli dei campi”, presentato alla Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato lo scorso 10 dicembre e al pubblico il giorno successivo a Milano, analizza, in particolare, le violazioni dei diritti umani dei minori rom che vivono negli insediamenti formali e informali e nei centri di accoglienza in nove città italiane. La ricerca è stata realizzata con il sostegno dell’otto per mille della Chiesa valdese.
A presentare il rapporto, al Piccolo Cinema di Torino, sarà il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla.
A seguire la proiezione del film “Container 158“, prodotto da Zalab, finanziato da Open Society Foundations e patrocinato da Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio e Consiglio d’Europa ufficio di Venezia. Il film, presentato in anteprima mondiale al Festival Internazionale del Film di Roma lo scorso 12 novembre, dà voce alle storie quotidiane di uomini, donne e bambini rom che vivono nel “campo” di via di Salone, nella Capitale, dove le amministrazioni locali hanno raggruppato oltre mille persone. Lontane da tutto e tutti.
Al termine del film è previsto l’intervento del regista Stefano Liberti.
INGRESSO LIBERO
SCARICA LA LOCANDINA
SCARICA IL RAPPORTO FIGLI DEI CAMPI
GUARDA IL TRAILER DEL FILM
Per maggiori informazioni:
Email: info.ilpiccolocinema@gmail.com
Tel: 349319552
 
 

Presentato in Senato il rapporto "Figli dei campi"

"Figli dei campi", libro bianco sulla condizione dell'infanzia rom in emergenza abitativa in Italia

“Figli dei campi”, libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia

[tfg_social_share]Nonostante i proclami delle istituzioni, che hanno sottolineato la necessità improcrastinabile di passare da una logica emergenziale ad una logica d’inclusione, l’Italia continua ad attuare nei confronti di rom e sinti una politica discriminatoria che ghettizza tali comunità nei cosiddetti “campi nomadi”. Questa politica ha ripercussioni devastanti soprattutto sui minori i cui diritti umani, dall’alloggio adeguato all’istruzione, dalla salute al gioco sino al diritto alla famiglia, risultano violati in maniera sistematica.
In concomitanza con la Giornata mondiale dei Diritti umani indetta dalle Nazioni Unite, l’Associazione 21 luglio ha presentato davanti alla Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del SenatoFigli dei campi”, libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia.
Il rapporto, finanziato grazie al contributo dell’otto per mille della Chiesa valdese, analizza le condizioni di vita dei minori rom e delle loro famiglie negli insediamenti formali, informali e nei centri di accoglienza riservati a soli rom in 9 città italiane: Roma, Milano, Napoli, Torino, Pisa, Lecce, Cosenza, Palermo, Latina e San Nicolò d’Arcidano, in provincia di Oristano. In questi centri risiedono 18 mila rom e sinti dei circa 40 mila totali che vivono nei “campi” nel nostro Paese.
«I campi sono spazi isolati e sovraffollati che non offrono nessuna seria prospettiva di inclusione sociale, dove le persone, inclusi i minori, vivono in condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza allarmanti, in una situazione di segregazione etnica di fatto», si legge nel rapporto dell’Associazione 21 luglio.
In Italia la politica dei “campi nomadi” ha preso avvio a partire dagli anni Ottanta con l’attuazione di apposite Leggi regionali basate sul presupposto che rom e sinti siano “nomadi” e non stanziali.
Da allora, nonostante questo presupposto sia da considerarsi ormai infondato e superato, come peraltro sottolineato nella Strategia Nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti adottata dal governo italiano nel 2012,  le amministrazioni locali insistono nell’individuare nel “campo nomadi” il solo luogo possibile dove relegare le comunità rom e sinte, alimentando stereotipi e pregiudizi negativi nei loro confronti.
La violazione del diritto ad un alloggio adeguato, perpetrata anche attraverso ripetuti sgomberi forzati che non rispettano gli standard internazionali, ha un effetto devastante anche sugli altri diritti dei minori.
Negli  insediamenti formali, informali e nei centri di accoglienza per soli rom i bambini rom e sinti cadono vittime delle cosiddette patologie da ghetto (malattie infettive, ansie, fobie e disturbi del sonno) con una frequenza ben maggiore di quanto non avvenga nella società maggioritaria. In questo modo il loro diritto alla salute risulta fortemente compromesso.
Vivere nei “campi” rappresenta un ostacolo importante anche per il pieno godimento del diritto all’istruzione. I minori sono infatti penalizzati dall’ubicazione degli insediamenti formali al di fuori del tessuto urbano, lontano dagli istituti scolastici, e dalla mancanza di spazi adeguati per lo studio all’interno delle abitazioni.
Le politiche predisposte dalle istituzioni per le comunità rom e sinte in emergenza abitativa non contemplano poi né il diritto al gioco dei bambini né tantomeno le attività ricreative, artistiche e culturali, elementi fondamentali per un sano sviluppo intellettivo, affettivo, cognitivo e relazionale dei minori.
Infine, sottolinea il rapporto, i minori rom e sinti che vivono nei “campi” hanno ben 40 probabilità in più di essere dichiarati adottabili rispetto a coetanei non rom, un dato che rivela la violazione del loro diritto alla famiglia.
«La vera emergenza non è quella inventata dal Governo italiano nel 2008, peraltro dichiarata illegittima dalla Cassazione lo scorso aprile, ma l’emergenza rappresentata dalla discriminazione cumulativa che subiscono i minori rom e le loro famiglie», afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio.
«Questa emergenza – continua Stasolla – va affrontata non l’anno prossimo o il prossimo mese, ma oggi, perché ogni giorno che passa è un giorno in più che molti minori rom passano a giocare in mezzo ai rifiuti, in luoghi dove è difficile fare i compiti, dove non si possono invitare amici non rom per la vergogna e dove semplicemente non si può costruire un futuro fatto di diritti».
L’Associazione 21 luglio ha lanciato un appello nazionale con raccolta firme per chiedere a otto Presidenti di Regione di abrogare le Leggi regionali che istituiscono i “campi nomadi” in Italia.
Il rapporto “Figli dei campi” è stato presentato al pubblico mercoledì 11 dicembre all’Auditorium San Fedele di Milano all’interno dell’evento “Container 158”.
SCARICA IL RAPPORTO FIGLI DEI CAMPI

Presentato in Senato il rapporto "Figli dei campi"

"Figli dei campi", libro bianco sulla condizione dell'infanzia rom in emergenza abitativa in Italia

“Figli dei campi”, libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia


[tfg_social_share]Nonostante i proclami delle istituzioni, che hanno sottolineato la necessità improcrastinabile di passare da una logica emergenziale ad una logica d’inclusione, l’Italia continua ad attuare nei confronti di rom e sinti una politica discriminatoria che ghettizza tali comunità nei cosiddetti “campi nomadi”. Questa politica ha ripercussioni devastanti soprattutto sui minori i cui diritti umani, dall’alloggio adeguato all’istruzione, dalla salute al gioco sino al diritto alla famiglia, risultano violati in maniera sistematica.
In concomitanza con la Giornata mondiale dei Diritti umani indetta dalle Nazioni Unite, l’Associazione 21 luglio ha presentato davanti alla Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del SenatoFigli dei campi”, libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia.
Il rapporto, finanziato grazie al contributo dell’otto per mille della Chiesa valdese, analizza le condizioni di vita dei minori rom e delle loro famiglie negli insediamenti formali, informali e nei centri di accoglienza riservati a soli rom in 9 città italiane: Roma, Milano, Napoli, Torino, Pisa, Lecce, Cosenza, Palermo, Latina e San Nicolò d’Arcidano, in provincia di Oristano. In questi centri risiedono 18 mila rom e sinti dei circa 40 mila totali che vivono nei “campi” nel nostro Paese.
«I campi sono spazi isolati e sovraffollati che non offrono nessuna seria prospettiva di inclusione sociale, dove le persone, inclusi i minori, vivono in condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza allarmanti, in una situazione di segregazione etnica di fatto», si legge nel rapporto dell’Associazione 21 luglio.
In Italia la politica dei “campi nomadi” ha preso avvio a partire dagli anni Ottanta con l’attuazione di apposite Leggi regionali basate sul presupposto che rom e sinti siano “nomadi” e non stanziali.
Da allora, nonostante questo presupposto sia da considerarsi ormai infondato e superato, come peraltro sottolineato nella Strategia Nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti adottata dal governo italiano nel 2012,  le amministrazioni locali insistono nell’individuare nel “campo nomadi” il solo luogo possibile dove relegare le comunità rom e sinte, alimentando stereotipi e pregiudizi negativi nei loro confronti.
La violazione del diritto ad un alloggio adeguato, perpetrata anche attraverso ripetuti sgomberi forzati che non rispettano gli standard internazionali, ha un effetto devastante anche sugli altri diritti dei minori.
Negli  insediamenti formali, informali e nei centri di accoglienza per soli rom i bambini rom e sinti cadono vittime delle cosiddette patologie da ghetto (malattie infettive, ansie, fobie e disturbi del sonno) con una frequenza ben maggiore di quanto non avvenga nella società maggioritaria. In questo modo il loro diritto alla salute risulta fortemente compromesso.
Vivere nei “campi” rappresenta un ostacolo importante anche per il pieno godimento del diritto all’istruzione. I minori sono infatti penalizzati dall’ubicazione degli insediamenti formali al di fuori del tessuto urbano, lontano dagli istituti scolastici, e dalla mancanza di spazi adeguati per lo studio all’interno delle abitazioni.
Le politiche predisposte dalle istituzioni per le comunità rom e sinte in emergenza abitativa non contemplano poi né il diritto al gioco dei bambini né tantomeno le attività ricreative, artistiche e culturali, elementi fondamentali per un sano sviluppo intellettivo, affettivo, cognitivo e relazionale dei minori.
Infine, sottolinea il rapporto, i minori rom e sinti che vivono nei “campi” hanno ben 40 probabilità in più di essere dichiarati adottabili rispetto a coetanei non rom, un dato che rivela la violazione del loro diritto alla famiglia.
«La vera emergenza non è quella inventata dal Governo italiano nel 2008, peraltro dichiarata illegittima dalla Cassazione lo scorso aprile, ma l’emergenza rappresentata dalla discriminazione cumulativa che subiscono i minori rom e le loro famiglie», afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio.
«Questa emergenza – continua Stasolla – va affrontata non l’anno prossimo o il prossimo mese, ma oggi, perché ogni giorno che passa è un giorno in più che molti minori rom passano a giocare in mezzo ai rifiuti, in luoghi dove è difficile fare i compiti, dove non si possono invitare amici non rom per la vergogna e dove semplicemente non si può costruire un futuro fatto di diritti».
L’Associazione 21 luglio ha lanciato un appello nazionale con raccolta firme per chiedere a otto Presidenti di Regione di abrogare le Leggi regionali che istituiscono i “campi nomadi” in Italia.
Il rapporto “Figli dei campi” è stato presentato al pubblico mercoledì 11 dicembre all’Auditorium San Fedele di Milano all’interno dell’evento “Container 158”.
SCARICA IL RAPPORTO FIGLI DEI CAMPI

FIGLI DEI CAMPI. Libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia (dicembre 2013)

copertina figli dei campiCon il rapporto “Figli dei campi”, l’Associazione 21 luglio ha analizzato le condizioni di vita dei minori rom e delle loro famiglie che vivono negli insediamenti formali e informali e nei centri di accoglienza in Italia. Il rapporto è stato finanziato grazie al contributo dell’otto per mille della Chiesa Valdese.
Scarica il rapporto

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