Archivio per anno: 2013

Corso di formazione per attivisti rom e sinti

Ha preso il via il Corso di formazione per attivisti rom e sinti organizzato da Associazione 21 luglio e dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC). I giovani partecipanti spiegano perché hanno scelto di aderire all’iniziativa e di impegnarsi per i diritti umani delle proprie comunità.

Giovani attivisti rom e sinti: le video-testimonianze

Ha preso il via il Corso di formazione per attivisti rom e sinti organizzato da Associazione 21 luglio e dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC). I giovani partecipanti spiegano perché hanno scelto di aderire all’iniziativa e di impegnarsi per i diritti umani delle proprie comunità.
I ragazzi e le ragazze che si sono presentati al primo dei sei appuntamenti previsti dal Corso sono arrivati da varie regioni e città italiane. Tra di loro Sead Dobreva, 31 anni, rom arrivato in Italia nel 1991 in fuga dai tumulti nella ex Iugoslavia:
«Quando ho saputo di questo corso ho pensato che per me potesse essere una buona opportunità per fare finalmente qualcosa per il mio popolo», spiega Sead, che vive a Rovigo «in una casa» – come ci tiene a sottolineare – e che lavora come operaio in una fabbrica dove è anche rappresentante sindacale.
 

 
Gladiola Lacramioara Lacatus, 20 anni, viene dalla Romania e da sei anni vive a Cosenza. Per alcuni mesi ha vissuto in un campo rom; ora è in una casa famiglia per minori e frequenta la scuola superiore: «Ho scelto di fare questo corso per avere la formazione adatta per aiutare, successivamente, gli altri ragazzi che come me hanno incontrato difficoltà nell’integrarsi nella società».
Gladiola è una delle sette ragazze che hanno partecipato al primo incontro del corso. Un tasso di partecipazione femminile molto, che ha reso felici gli organizzatori dell’iniziativa.
Come lei, anche Naomi Ahmetovic, rom/sinta di 18 anni che vive a Trieste, ha deciso di immergersi nella teoria e nella pratica dei diritti umani. «In questo modo saprò riconoscere le violazioni dei diritti umani e potrò battermi perché i diritti della mia comunità vengano rispettati», racconta Naomi.
Il Corso di formazione
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti, promosso da Associazione 21 luglio e ERRC, rientra tra le attività della Campagna “STOP all’apartheid dei Rom!“, lanciata dall’Associazione lo scorso ottobre.
Francesca Colombo, responsabile Campagne dell’Associazione 21 luglio, spiega il senso dell’iniziativa:
«L’obiettivo è quello di dar vita a un attivismo giovanile tra le comunità rom e sinte in Italia. Forniamo ai ragazzi e le ragazze una serie di strumenti che riguardano i loro diritti umani in modo tale che essi stessi possano rivendicarli e farli conoscere alle proprie comunità. È importante che siano essi stessi ad agire in prima persona».
 

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Rom apolidi: corso di formazione per operatori para-legali

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In Italia vi sono 15.000 minori rom apolidi o a rischio di apolidia (foto: Andrea Sermoneta)


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Modulo d’iscrizione (34.5 KB)
Bando di partecipazione (394.92 KB)
Molte persone rom, nate in Italia o che vi risiedono da decenni, non hanno alcun documento di identità né un regolare permesso di soggiorno. Si stima che circa 15.000 minori rom siano apolidi o a rischio di apolidia. Senza i documenti, ogni percorso di inclusione sociale è loro precluso: queste persone non possono lavorare regolarmente, affittare una casa o iscriversi all’Università. Restano “invisibili”, privati di diritti fondamentali, generazione dopo generazione.
Per contribuire a risolvere questo grave problema, ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), Associazione 21 luglio e Fondazione Romanì, con il sostegno di Open Society Foundations, promuovono un corso finalizzato a formare 15 operatori para-legali specializzati nel supportare le persone rom nell’ottenimento dei documenti (permesso di soggiorno, passaporto, carta d’identità ecc.) e nel promuovere il miglioramento delle relative prassi a livello locale e nazionale.
Nell’ambito del corso saranno affrontati i seguenti temi: la normativa rilevante in materia di ottenimento dei documenti (riconoscimento dello status di apolide, rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari e di altri permessi di soggiorno in deroga alle norme generali in materia di ingresso e soggiorno dei cittadini stranieri in Italia, acquisto della cittadinanza italiana, ottenimento del passaporto del paese d’origine); metodi per promuovere il diritto delle persone rom prive di documenti e apolidi a uno status legale (supporto individuale, attività di advocacy, iniziative di informazione rivolte alla comunità ecc.); il ruolo degli operatori para-legali e le modalità per seguire i casi individuali.
Il corso prevede la partecipazione a due workshop residenziali di due giornate a Firenze; l’impegno a seguire, con il supporto degli avvocati dell’ASGI e dell’Associazione 21 luglio, tre casi di persone rom prive di documenti, affinché possano regolarizzare il loro status giuridico; la partecipazione al convegno finale e a una giornata conclusiva di valutazione e progettazione.
I partecipanti interessati saranno inoltre invitati a presentare progetti per la realizzazione di micro-interventi finalizzati a promuovere il diritto delle persone rom prive di documenti e apolidi a uno status legale. Il progetto selezionato come migliore riceverà un finanziamento di 5.000 euro.
I costi di viaggio, vitto e alloggio saranno coperti dal progetto.
I requisiti per partecipare al corso e le modalità per la presentazione delle domande sono specificati nel bando.
Le domande di iscrizione, corredate della documentazione di supporto completa, devono essere inviate per e-mail all’indirizzo formazioneasgi@gmail.com entro il 15 dicembre 2013.
Corso realizzato nell’ambito del progetto “OUT OF LIMBO” con il sostegno di Open Society Foundations.
Per informazioni
ASGI
Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione
Via Gerdil n. 7
10152 Torino
Tel./Fax: 011.4369158
formazioneasgi@gmail.com

Container 158 al Festival del Cinema di Roma, 12.11.2013

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La vita quotidiana nel “campo rom” più grande d’Europa, quello di via di Salone a Roma, in un film-documentario che vuole scardinare i pregiudizi e mostrare cosa vuol dire realmente essere rom oggi.
Martedì 12 novembre, al Festival del Cinema di Roma, è stato presentato in anteprima mondiale Container 158, il documentario di  Stefano Liberti ed Enrico Parenti, prodotto da Zalab e patrocinato da Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio e Consiglio d’Europa ufficio di Venezia.
Container 158, che è stato realizzato con il sostegno di Open Society Foundations, è stato presentato al Festival del Cinema di Roma come evento speciale Alice nella Città.
Sinossi di Container 158
Giuseppe si alza ogni mattina e va in giro col furgone a cercare il ferro. Remi è un meccanico senza officina: aspetta che qualcuno gli porti una macchina da aggiustare. Miriana aspetta invece che nascano le sue due gemelle. Brenda vorrebbe un lavoro ma è senza documenti: è nata in Italia, ma non ha la nazionalità. Né ha quella del suo paese di origine, il Montenegro, che l’ha “scancellata”, come dice lei. Sasha, Diego, Marta, Cruis vanno a scuola ogni mattina. Ma non arrivano mai in tempo: il campo dove vivono è a chilometri di distanza, il pulmino fa ritardo e rimane spesso imbottigliato nel traffico. Attraverso le loro storie, “Container 158” racconta la vita quotidiana al “villaggio attrezzato” di via di Salone, nella Capitale, un campo in cui l’amministrazione di Roma ha raggruppato più di 1000 cittadini di etnia rom. Fuori dal raccordo anulare, lontano da tutto e da tutti.
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Rom ladri di bambini: come la stampa rafforza gli stereotipi. L’appello di Naga e Associazione 21 Luglio ai giornalisti

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Rom ladri di bambini: così la stampa rafforza gli stereotipi

Una donna in un "campo rom" di Roma

Una donna in un “campo rom” di Roma


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Nei giorni del ritrovamento, in un campo rom in Grecia, di una bimba i cui tratti somatici non convincevano la polizia, parte della stampa italiana ha parlato dell’accaduto additando subito gli “zingari” come “ladri di bambini”.
“Ci hanno sempre detto che fossero fandonie. Che le zingare non rapiscono i bambini. Che ce lo inventavamo per attaccare i poveri zingari innocenti. Come, altre baggianate, erano, secondo i buonisti di sempre, le accuse di essere ladri d’appartamento e scippatori. Tiè! Ecco la prova provata”, si leggeva sul blog de Il Giornale.it lo scorso 20 ottobre.
Alcuni giorni dopo i genitori naturali della bimba dichiarano di averla affidata alla coppia con la quale è stata ritrovata, e un caso analogo in Irlanda si conclude con un test del DNA che conferma che la bimba in questione, seppur bionda con gli occhi azzurri, è figlia della coppia con la quale viveva. A fronte di questi acceratementi questo il commento del Secolo d’Italia del 24 ottobre: “Ciò conferma che pure le tribù rom, come loro stesse sostengono, possono dare alla luce bambini biondi con occhi azzurri o verdi, ma ciò non giustifica affatto la gravità del reato di rapimento da parte degli stessi nomadi, come purtroppo troppo spesso accade”.
In base a tali fatti, le associazioni Naga e Associazione 21 Luglio chiedono che la stampa agisca in modo consapevole, vista la grande responsabilità che ha nella creazione di stereotipi e pregiudizi. Un’informazione corretta deve sempre ricordare, soprattutto a se stessa, che per qualsiasi reato la responsabilità penale è individuale, mai di un “gruppo” o di un’etnia.
E non deve dimenticare che, come dimostrato anche da un’importante ricerca dell’Università di Verona, di tutte le notizie di fantomatici rapimenti che vedevano coinvolti cittadini rom tra il 1986 e il 2007, in nessun caso l’esito è stato una condanna per questo reato.
Proponiamo quindi ai singoli giornalisti, all’Ordine dei giornalisti, alla Federazione Nazionale della Stampa e agli editori di:
·         rispettare e applicare le Linee guida per l’applicazione della Carta di Roma;
·         dare voce ai cittadini rom e sinti, raccogliere le loro parole, interpellarli e ascoltarli come fonti.
Naga e Associazione 21 Luglio continueranno a monitorare i media e a fare pressione affinché la stampa si faccia portatrice di una rappresentazione diversa dei cittadini rom e sinti e di tutte le persone discriminate.
Foto: dumplife (Mihai Romanciuc) via photopin cc

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8 ottobre 2013 – Lettera congiunta di tre associazioni all'Amministrazione di Roma Capitale

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Tre associazioni scrivono all'Amministrazione romana

Lo sgombero dell'insediamento di via Salviati dello scorso settembre

Lo sgombero dell’insediamento di via Salviati dello scorso settembre


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L’Associazione 21 luglio, l’Associazione A Buon Diritto e l’Associazione Cittadinanza e Minoranze hanno chiesto urgentemente all’Amministrazione di Roma Capitale di aprire un tavolo di concertazione, che coinvolga i rappresentanti delle comunità rom e il mondo dell’associazionismo, per voltare pagina nelle politiche adottate finora a Roma nei confronti di rom e sinti.
Le tre associazioni, con una lettera, si sono rivolte nello specifico al sindaco Ignazio Marino, al vicesindaco Luigi Nieri e all’Assessore alle Politiche Sociali Rita Cutini e hanno manifestato la propria preoccupazione per gli interventi che hanno caratterizzato i primi mesi di questa Amministrazione in relazione alla situazione delle comunità rom e sinte della Capitale.
Sotto la luce dei riflettori, vi sono soprattutto gli sgomberi di insediamenti rom ordinati negli ultimi tempi dal Campidoglio.
«Noi non sottovalutiamo la complessità e la problematicità della “questione”, ma neppure ne sottovalutiamo la delicatezza – scrivono le associazioni impegnate nella tutela dei diritti umani delle minoranze – Soprattutto sappiamo che gli sgomberi, oltre ad aggravare in modo insopportabile le condizioni di vita di questa minoranza, sono misure del tutto inefficaci, anzi controproducenti, a parte i risvolti di dubbia legalità che li accompagna, se non altro per le modalità con cui vengono effettuati».
«E’ ovvio, come l’esperienza dimostra, che distruggere le abitazioni di fortuna  degli insediamenti spontanei non fa che riprodurre il problema, perché gli sfrattati non hanno altra possibilità che quella di ricostruirsene altre altrove, spesso nelle immediate vicinanze -prosegue la lettera -. Tali interventi sono inoltre controproducenti, perché rafforzano nel resto della cittadinanza la diffidenza, i pregiudizi e gli stereotipi nutriti nei confronti di coloro  che vengono indicati con lo spregiativo termine di “zingari” ed ai quali  non vengono riconosciuti né dignità, né diritti, con la conseguenza di rendere sempre più difficile  una positiva interazione con loro».
La questione Rom va dunque affrontata diversamente. Lo affermano implicitamente il Consiglio di Stato che ha negato l’esistenza di una “emergenza rom” dichiarando illegittime le ricadute che se ne erano tratte, ed esplicitamente lo stesso Governo Italiano che, in attuazione della Comunicazione n. 173/2011 della Commissione Europea,  ha adottato, come è noto, una Strategia Nazionale  d’Inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti. Dunque è dando attuazione a tale Strategia che il problema della interazione con le comunità Rom va affrontato.
Da queste considerazioni la necessità, per le tre associazioni firmatarie, di richiedere all’Amministrazione un incontro urgente al fine di istituire un tavolo negoziale al quale invitare le rappresentanze delle comunità rom presenti sul territorio comunale e le associazioni impegnate sul fronte dell’antirazzismo e della solidarietà con le minoranze.

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L’Associazione 21 luglio presenta il rapporto “Mia madre era rom”: «In atto un flusso istituzionalizzato di minori rom sottratti alle proprie famiglie».

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Presentato il rapporto "Mia madre era rom" sulle adozioni dei minori rom

Alcuni partecipanti del convegno "Mia madre era rom"

Alcuni partecipanti del convegno “Mia madre era rom”


Le cronache degli ultimi giorni hanno riportato prepotentemente alla ribalta lo stereotipo infondato dei “rom che rubano i bambini”, generando un clima di isteria collettiva nei confronti dell’intera comunità rom. È in atto però un fenomeno inverso, rimasto finora ben lontano dall’enfasi mediatica: un flusso sistematico e istituzionalizzato di minori rom che vengono “strappati” alle proprie famiglie e affidati in adozione alle famiglie non rom. Continua a leggere

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