Archivio per anno: 2013

Presentato il rapporto "Mia madre era rom" sulle adozioni dei minori rom

Alcuni partecipanti del convegno "Mia madre era rom"

Alcuni partecipanti del convegno “Mia madre era rom”


Le cronache degli ultimi giorni hanno riportato prepotentemente alla ribalta lo stereotipo infondato dei “rom che rubano i bambini”, generando un clima di isteria collettiva nei confronti dell’intera comunità rom. È in atto però un fenomeno inverso, rimasto finora ben lontano dall’enfasi mediatica: un flusso sistematico e istituzionalizzato di minori rom che vengono “strappati” alle proprie famiglie e affidati in adozione alle famiglie non rom. Continua a leggere

MY MOTHER WAS A ROMA. Report on the adoption of Roma children living in housing emergency in the region of Lazio (October 2013)

My mother was a Roma is a research on children separated from their families due to adoption. The adoption of Roma children is a current phenomenon whose dimensions were unknown prior to this research. The research was supported by a grant from the Open Society Foundations.
Download the report

MIA MADRE ERA ROM. Le adozioni dei minori rom in emergenza abitativa nella Regione Lazio (ottobre 2013)

Copertina Mia madre era rom[tfg_social_share]
“Mia madre era rom” è una ricerca sui minori che oggi non vivono più presso le proprie famiglie, perché da queste allontanati e perché adottati dalle famiglie della società maggioritaria. Le adozioni dei minori rom costituiscono un vero e proprio fenomeno, le cui dimensioni erano, prima di questa ricerca, incerte e solo intuite. Il rapporto è stato realizzato grazie al sostegno di Open Society Foundations.
Scarica il rapporto
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Un anno contro l’antiziganismo – Il calendario 2014 dell’Associazione 21 luglio

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Talvolta basta un incontro, uno sguardo, una parola per abbattere le spesse barriere che ci separano fisicamente e idealmente dalle famiglie rom che abitano le periferie delle nostre città.
Il Calendario 2014 “Un anno contro l’antiziganismo” ci aiuta, con gli scatti di Davide Bozzalla e la poesia di Paul Polansky, a combattere, mese dopo mese, l’antiziganismo che abbiamo ereditato dalla storia, che scorre nelle vene della società e che ne condiziona i pensieri, alimentando stereotipi e pregiudizi diffusi. Continua a leggere

Blitz a sorpresa dei senatori nei "campi rom" della Capitale

I senatori Palermo e Donno durante la visita nei "campi rom"

I senatori Palermo e Donno durante la visita nei “campi rom”


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«È peggio di quanto immaginavo. I rom sono buttati lì in un limbo giuridico, lasciati a se stessi, senza alcuna attenzione delle istituzioni: una situazione disperante».
Sono le parole pronunciate ieri da Francesco Palermo, senatore della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, al termine di una visita a sorpresa in due “campi rom” della città di Roma, alla quale ha partecipato assieme a un’altra senatrice della Commissione, Daniela Donno.
Nel corso della visita, alla quale hanno preso parte anche alcuni giornalisti, i due parlamentari sono stati accompagnati da una delegazione dell’Associazione 21 luglio e hanno potuto appurare in prima persona le condizioni di vita di uomini, donne e bambini rom all’interno del centro di raccolta rom di via Salaria 971 e del “villaggio attrezzato” della Cesarina, in zona Nomentana.
L’iniziativa dell’Associazione 21 luglio rientra nella Campagna “Stop all’apartheid dei Rom!”, tra i cui obiettivi vi è quello di informare i rappresentanti politici e istituzionali sulle conseguenze negative che le attuali politiche rivolte in Italia nei confronti di rom e sinti hanno sulla vita quotidiana di queste comunità.
Il centro di raccolta rom
Nel centro di raccolta di via Salaria, dove in un primo momento ai senatori è stata negata l’autorizzazione ad entrare, vivono circa 380 rom, di cui 200 minori.
Nonostante sia stata inaugurata, nel 2009, come struttura transitoria per far fronte a situazioni di emergenza, a quattro anni dalla sua conversione i servizi offerti all’interno di questa ex cartiera sono scarsi e inadeguati a bisogni di lunga accoglienza, di assistenza e di supporto nei diversi percorsi che una struttura di assistenza deve garantire. Inoltre, accogliendo al suo interno quasi esclusivamente persone rom con cittadinanza rumena, si connota come un luogo di discriminazione istituzionalizzata su base etnica, caratterizzata da esclusione sociale, segregazione spaziale e precarietà abitativa dove mancano percorsi finalizzati all’integrazione e al reinserimento sociale delle famiglie accolte.
Il “villaggio attrezzato” della Cesarina
In questo “villaggio attrezzato”, il più piccolo degli otto presenti a Roma, vivono circa 180 rom, di cui la metà sono minori. Tra le principali criticità di questo “campo” vi è il precario stato generale delle condizioni strutturali dell’insediamento e una serie di minacce alla sicurezza rappresentate dall’assenza di sistemi antincendio, dal frequente uso domestico di bombole gpl a causa del basso voltaggio disponibile che non permette di usare stufe elettriche e la presenza di alti alberi con molti rami spezzati che potrebbero cadere da un momento all’altro.
Gli abitanti, inoltre, denunciano di vivere in un clima di costante paura e ricatto a causa della gestione del tutto arbitraria e poco trasparente del gestore del campo: «Il gestore ci obbliga a dargli 50 euro al mese, anche se questo versamento non è previsto nel regolamento del Comune di Roma – hanno raccontato le persone ai senatori -. Per punirci ci stacca di frequente la corrente e in più per avere l’acqua per lavarci o per lavare i vestiti dobbiamo andare all’autobotte fuori dal campo. Qui non ci trattano come essere umani ma come animali. E le conseguenze peggiori sono per i bambini, che non riescono a studiare, a giocare e a vivere una vita degna di tale nome».
La reazione dei senatori
« È chiaro che chiunque viva in queste condizioni poi possa cadere nella disperazione – ha affermato la senatrice Daniela Donno al termine della visita nei “campi” -. Gli accordi internazionali prevedono una normativa che dà la possibilità a queste persone di vivere in modo dignitoso. Il Comune di Roma invece spende tanti soldi ogni giorno per non dare tutti i servizi che occorrono a queste persone, come nell’ultimo campo visitato, (La Cesarina ndr) dove gli stessi ospiti devono pagare a un privato per avere alcuni servizi».
Per il senatore Francesco Palermo serve un intervento del Parlamento: «I Comuni, invece di gestire tutto questo in silenzio, dovrebbero fare rete e fare pressione sul Parlamento affinché ci sia quella base giuridica minima per fare azioni che abbiano un senso. Io ho visto tanti campi rom in giro per l’Europa – dice ancora il senatore – ma nessuno a questo livello. Neanche in Serbia o Romania».
Secondo l’Associazione 21 luglio, «la politica dei campi, che a Roma ha un costo annuo di 20 milioni di euro,  si è dimostrata fallimentare e totalmente inefficace ai fini dell’inclusione sociale dei rom. Essa è stata attuata indistintamente da amministrazioni di centrodestra e di centrosinistra e sta continuando inesorabilmente anche oggi con il preoccupante immobilismo dimostrato finora dalla giunta Marino».
 

PER APPROFONDIRE:

"Mia madre era rom", 29.10.2013, Roma

A Roma e nel Lazio le politiche abitative nei confronti delle comunità rom incidono fortemente sui diritti dell’infanzia. Ma quale impatto hanno tali politiche sulle probabilità che un bambino rom, rispetto a un proprio coetaneo, venga segnalato alla Procura per i minorenni, allontanato dalla propria famiglia e dichiarato adottabile? Quanti sono i minori rom dichiarati in adozione ogni anno, a Roma e nel Lazio?

Sono questi gli interrogativi alla base di “Mia madre era rom”, il nuovo rapporto dell’Associazione 21 luglio che sarà presentato martedì 29 ottobre alle ore 17, a Roma, presso la sede della Regione Lazio (Sala Tirreno, via Rosa Raimondi Garibaldi 7, Palazzina C).
La ricerca, realizzata dall’Associazione 21 luglio in collaborazione con la Facoltà di Antropologia culturale dell’Università di Verona, analizza la situazione dei minori rom che oggi non vivono più presso le proprie famiglie, perché da queste allontanati e perché adottati dalle famiglie della società maggioritaria. In particolare, il rapporto si sofferma sulla presenza dei minori rom nelle storie che il Tribunale per i Minorenni di Roma ha affrontato dal 2006 al 2012.
Interverranno alla presentazione del rapporto:
Angela TULLIO CATALDO, autrice della ricerca – Associazione 21 luglio
Rita VISINI, Assessore alle Politiche Sociali della Regione Lazio
Melita CAVALLO, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma
Edoardo TRULLI, Vice Presidente dell’Ordine Assistenti Sociali della Regione Lazio
Vito SAVASTA, Mediatore sociale
Ai partecipanti sarà distribuita copia gratuita del rapporto “Mia madre era rom”
Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa
Associazione 21 luglio
tel.  (+39) 388 4867611 – (+39) 06 64491242
email: stampa@21luglio.org
www.21luglio.org

"Mia madre era rom", 29.10.2013, Roma

banner_600x356_rapporto_adozioni[tfg_social_share]A Roma e nel Lazio le politiche abitative nei confronti delle comunità rom incidono fortemente sui diritti dell’infanzia. Ma quale impatto hanno tali politiche sulle probabilità che un bambino rom, rispetto a un proprio coetaneo, venga segnalato alla Procura per i minorenni, allontanato dalla propria famiglia e dichiarato adottabile? Quanti sono i minori rom dichiarati in adozione ogni anno, a Roma e nel Lazio?

Sono questi gli interrogativi alla base di “Mia madre era rom”, il nuovo rapporto dell’Associazione 21 luglio che sarà presentato martedì 29 ottobre alle ore 17, a Roma, presso la sede della Regione Lazio (Sala Tirreno, via Rosa Raimondi Garibaldi 7, Palazzina C).
La ricerca, realizzata dall’Associazione 21 luglio in collaborazione con la Facoltà di Antropologia culturale dell’Università di Verona, analizza la situazione dei minori rom che oggi non vivono più presso le proprie famiglie, perché da queste allontanati e perché adottati dalle famiglie della società maggioritaria. In particolare, il rapporto si sofferma sulla presenza dei minori rom nelle storie che il Tribunale per i Minorenni di Roma ha affrontato dal 2006 al 2012.
Interverranno alla presentazione del rapporto:
Angela TULLIO CATALDO, autrice della ricerca – Associazione 21 luglio
Rita VISINI, Assessore alle Politiche Sociali della Regione Lazio
Melita CAVALLO, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma
Edoardo TRULLI, Vice Presidente dell’Ordine Assistenti Sociali della Regione Lazio
Vito SAVASTA, Mediatore sociale
Ai partecipanti sarà distribuita copia gratuita del rapporto “Mia madre era rom”
Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa
Associazione 21 luglio
tel.  (+39) 388 4867611 – (+39) 06 64491242
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Attivisti rom e sinti da tutta Italia: al via il Corso di formazione

Giovani attivisti rom e sinti Foto ERRC

Giovani attivisti rom e sinti
Foto ERRC


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Si parte! Domenica 20 ottobre inizia il Corso di formazione per attivisti rom e sinti organizzato dall’Associazione 21 luglio e dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC).
Diciotto giovani rom e sinti provenienti da otto regioni italiane si ritroveranno nella Capitale per il primo appuntamento dell’iniziativa che ha come obiettivo finale quello di dar voce a un attivismo rom in grado di reclamare in prima persona i propri diritti umani.
Alcuni dei giovani selezionati hanno già avuto o stanno portando avanti esperienze di attivismo nelle proprie città di provenienza: da Torino a Trieste, Rovigo, Firenze e Lucca e, ancora, Pisa, Roma, Napoli, Cosenza, Cagliari e Oristano. Da segnalare, poi, l’alto tasso di presenze femminili: su 18 partecipanti, otto sono ragazze.
In seguito all’appuntamento di domenica, nel corso del quale i formatori dell’Associazione 21 luglio e dell’ERRC affronteranno con i ragazzi le nozioni di base sui diritti umani e approfondiranno il concetto di minoranza e gli stereotipi diffusi nei confronti delle comunità rom, vi sarà un’ulteriore selezione basata sull’assegnazione di un compito motivazionale. I partecipanti che supereranno la prova proseguiranno il corso che si svolgerà con un appuntamento mensile da novembre a marzo.
Lo scopo principale del Corso, che rientra tra le attività della campagna “Stop all’apartheid dei Rom!” dell’Associazione 21 luglio, è la formazione di giovani attivisti rom e sinti sull’utilizzo degli strumenti di advocacy e dei meccanismi internazionali, nazionali e regionali di tutela dei diritti umani e di lotta alla discriminazione.
In particolare, i partecipanti apprenderanno ad analizzare, monitorare e denunciare le problematicità riscontrate dalle proprie comunità nelle rispettive città e le eventuali violazioni dei diritti umani. Impareranno anche a promuovere azioni concrete di tutela dei diritti umani, costruendo allo stesso tempo relazioni e collaborazioni con organizzazioni della società civile impegnate su tali tematiche.
Le lezioni del corso saranno basate su una modalità didattica partecipata, in modo da consentire il coinvolgimento attivo dei giovani e una continua e costruttiva interazione con il personale formatore. Alla teoria saranno inoltre affiancati momenti di pratica dei diritti umani, tra cui un laboratorio sulla comunicazione e l’ideazione di una campagna di advocacy.
Oltre che dai formatori di Associazione 21 luglio ed ERRC, le lezioni saranno tenute da esperti esterni impegnati nel campo della tutela dei diritti umani.
Il  Corso di formazione costituirà un’occasione unica per immergersi nella teoria e nella pratica dei diritti umani, i diritti delle minoranze e la lotta alle discriminazioni e consentirà ai partecipanti di stabilire contatti tra di loro e con gli esperti, assicurando che il programma sia istruttivo e piacevole.
Alla fine del corso, ai partecipanti più meritevoli sarà offerto un tirocinio retribuito della durata di tre mesi presso la sede dell’Associazione 21 luglio, a Roma, o dell’ERRC a Budapest.
(16 ottobre 2013)

ARTICOLI CORRELATI:

Inclusione per le comunità rom e sinte in Italia

foto Andrea Sermoneta

foto Andrea Sermoneta


All’interno della campagna “Stop all’apartheid dei Rom!” l’Associazione 21 luglio lancia un appello nazionale con raccolta firme per chiedere a otto Presidenti di Regione di abrogare le Leggi regionali che istituiscono i “campi nomadi” e promuovere politiche in favore dell’inclusione sociale di rom e sinti.
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Al via oggi la nuova Campagna “Stop all’apartheid dei Rom” dell’Associazione 21 luglio.

Campagna “Stop all’apartheid dei Rom”: l’Associazione 21 lancia un appello con raccolta firme per chiedere ai Presidenti delle Regioni di abrogare le leggi che istituzionalizzano i “campi nomadi”
Roma, 8 ottobre 2013 – La politica dei “campi nomadi”, che da anni caratterizza l’atteggiamento delle istituzioni italiane nei confronti di rom e sinti, si basa sull’assunto infondato per cui queste comunità sarebbero nomadi e ha alimentato, nel tempo, la loro ghettizzazione e segregazione. Per questo, è opportuno abrogare le Leggi regionali che istituzionalizzano i “campi nomadi” e promuovere politiche in favore dell’inclusione sociale di tali comunità.
Con la nuova Campagna “Stop all’apartheid dei Rom!”, che prende avvio quest’oggi, l’Associazione 21 luglio dice basta a ogni forma di discriminazione nei confronti dei rom e sinti che vivono nel nostro Paese.
Nell’ambito della campagna, l’Associazione presenta il rapporto “Questione rom: Dal silenzio dello Stato alle risposta di Regioni e Province” in cui vengono analizzate nei dettagli le Leggi regionali che hanno portato alla creazione dei “campi nomadi”, e lancia l’appello nazionale con raccolta firme “Inclusione per le comunità rom e sinte in Italia” per chiedere ai Presidenti delle Regioni Lazio, Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Umbria l’immediata abrogazione delle rispettive Leggi regionali.
Dei circa 170 mila rom e sinti che vivono in Italia, 40 mila vivono all’interno dei cosiddetti “campi nomadi”. La politica dei “campi”, nel nostro Paese, ha preso avvio nel 1984 quando nove Regioni italiane e la provincia autonoma di Trento hanno approvato leggi ad hoc per la «tutela delle popolazioni nomadi», ispirate all’idea di tutelare il diritto al nomadismo delle comunità rom e sinte.
Queste leggi, in nome della presunta «tutela delle popolazioni nomadi», prevedono la creazione di insediamenti per comunità erroneamente ritenute “nomadi”, ovvero incapaci e non desiderose di adattarsi ad una vita in una abitazione convenzionale.
A tal proposito nel “Rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Camminanti in Italia” condotta e presentata dalla Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani il 9 febbraio 2011 si legge: «A differenza di quanto comunemente si crede, la stragrande maggioranza dei Rom, Sinti e Caminanti presenti sul territorio italiano non è nomade e ha anzi uno stile di vita sedentario».
Allo stesso modo, la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti adottata dall’Italia in sede europea il 29 febbraio 2012, ha riconosciuto come sia «ormai superata la vecchia concezione, che associava a tali comunità, l’esclusiva connotazione del “nomadismo”, termine superato sia da un punto di vista linguistico che culturale e che peraltro non fotografa correttamente la situazione attuale».
Negli anni le Leggi regionali, assieme allo stereotipo mai superato nell’immaginario collettivo di “rom=nomade”, hanno di fatto legittimato e sostenuto politiche incentrate sulla costruzione di insediamenti riservati ai soli rom, in spazi isolati, recintati, distanti dalla città e lontani dai diritti, favorendo così la ghettizzazione, la stigmatizzazione e la segregazione delle comunità rom e sinte in Italia
Si è in tal modo istituzionalizzata una sospensione dei diritti umani di rom e sinti attraverso norme progettate specificamente solo per loro.
Con la Campagna “Stop all’apartheid dei Rom!” e con l’appello “Inclusione per le comunità rom e sinte in Italia”, l’Associazione 21 luglio è convinta che combattendo l’esclusione e la discriminazione attraverso una legislazione adeguata e implementando programmi efficaci a promuovere l’inclusione sociale dei rom e dei sinti, sarà possibile rompere il muro dell’apartheid che di fatto separa oggi la società maggioritaria dalle comunità rom e sinte presenti sul nostro territorio.
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