Archivio per anno: 2013

ANTIZIGANISMO 2.0. Rapporto Osservatorio 21 luglio (2012-2013)

Il Rapporto Osservatorio 21 luglio 2012-2013 analizza i risultati del lavoro dell’Osservatorio nazionale sull’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale dell’Associazione 21 luglio.
Le attività dell’Osservatorio 21 luglio sono finanziate da Open Society Foundations con il contributo della Fondazione Migrantes.
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Rapporto "Antiziganismo 2.0": stereotipi sui rom alimentati da politici e stampa

COPERTINA-ANTIZIGANISMO

copertina rapporto Antiziganismo


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Ogni giorno, in Italia, si registrano 1,43 casi di incitamento all’odio e discriminazione nei confronti di rom e sinti, per lo più attraverso dichiarazioni di esponenti politici diffuse da giornali, siti web e social network. Stereotipi e pregiudizi verso tali comunità, del resto, sono alimentati da una media giornaliera di 1,86 episodi di informazione scorretta ad opera di giornalisti di testate locali e nazionali.
Sono questi i dati che emergono da “Antiziganismo 2.0”, il rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale dell’Associazione 21 luglio, presentato questa mattina a Roma nella sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
Dal 1 settembre 2012 al 15 maggio 2013, il monitoraggio dell’Osservatorio 21 luglio, effetuato su circa 140 fonti, ha rilevato 370 casi di incitamento all’odio e discriminazione e 482 casi di informazione scorretta in grado di alimentare il cosiddetto fenomeno dell’antiziganismo, definito dalla Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza come «una forma di razzismo particolarmente persistente, violenta, ricorrente e comune che viene espressa, tra gli altri, attraverso violenza, discorsi d’odio, sfruttamento, stigmatizzazione e attraverso le più evidenti forme di discriminazione».
Dei 370 casi di incitamento all’odio e discriminazione, 281 (il 75% del totale) sono riconducibili ad esponenti politici, 58 a privati cittadini e 20 a giornalisti. I giornali si sono rivelati il principale strumento di diffusione (234 casi), seguiti da siti internet (51),Twitter (23) e Facebook (10).
Dal rapporto emerge che il 59% delle segnalazioni si riferisce ad iscritti ad un partito di destra e di centro destra. In 90 casi, l’autore di una dichiarazione discriminatoria e incitante all’odio è stato un esponente della Lega Nord; seguono il Popolo della Libertà (74), La Destra (30) e Forza Nuova (11). In 9 casi l’autore è stato invece un esponente del Partito Democratico.
Dal punto di vista della collocazione geografica delle segnalazioni, al centro-nord va il primato relativo, con una percentuale del 52% delle segnalazioni, con il 22% nella sola Lombardia, mentre il centro-sud si attesta al 43%. Il dato più significativo appare quello relativo alla città di Roma, che da sola copre il 32% circa delle segnalazioni, praticamente un terzo di tutto il territorio nazionale.
Per quanto riguarda i casi di informazione scorretta, ovvero quelle notizie, diffuse in maniera acritica, atte ad alimentare e rinforzare stereotipi e pregiudizi nei confronti di rom e sinti, tra le testate monitorate il rapporto evidenzia che il Corriere della Sera, nelle sue numerose edizioni locali, oltre a quella nazionale, raggiunge il numero più elevato di segnalazioni (12,9%), mentre il Tirreno si attesta su una percentuale dell’11%.
Seguono Il Messaggero con il 7,5%, il Tempo (6%), La Repubblica, soprattutto nelle edizioni milanesi e romane ((6%) e il Giornale d’Italia (4%). Il territorio lombardo, accumulando le percentuali di Libero, Il Giornale e Il Giorno raggiunge una rappresentatività sul campione di quasi il 20%.
In seguito ai casi descritti, l’area legale dell’Associazione 21 luglio ha intrapreso 135 azioni correttive, tra cui 75 segnalazioni all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), 29 lettere di diffida, 10 esposti al Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti, 7 segnalazioni all’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori di Polizia di Stato e Carabinieri (OSCAD).
Tra i riscontri positivi ottenuti, la chiusura di due blog che diffondevano contenuti lesivi della dignità delle comunità rom e la rettifica dei contenuti di un paragrafo della guida National Geographic su Roma che criminalizzava indistintamente i rom.
«Il fenomeno dell’antiziganismo assume oggi in Italia dimensioni preoccupanti. Ai rom si associano indistintamente ed automaticamente degrado, incuria, malvivenza, pericolosità sociale, incapacità genitoriale, inadeguatezza sociale, rifiuto consapevole delle regole e una “genetica” attitudine alla delinquenza e alla non-integrazione», afferma l’Associazione 21 luglio.
«È necessario contrastare questi stereotipi e pregiudizi, alimentati da dichiarazioni di esponenti politici che intendono parlare alla pancia del proprio elettorato e da notizie giornalistiche incapaci di approfondimento e di analisi complessa, attraverso tutte le forme possibili, istituzionali e governative, attraverso il diritto e la produzione intellettuale, nella lotta politica e nel lavoro nei territori, nei media, a scuola e in strada. Si potrebbe cominciare dal linguaggio: i termini “nomadi” e “zingari” denotano una connotazione negativa e pertanto non andrebbero più utilizzati, né dai politici né dai giornalisti».
(26 settembre 2013)
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Sgombero Salviati, raccolta firme per interpellanza popolare

sgombero-salviati

sgombero a via Salviati


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In seguito allo sgombero forzato dell’insediamento informale di via La Martora 12, a Roma, avvenuto il 19 settembre, l’Associazione 21 luglio ha lanciato una raccolta firme con l’obiettivo di presentare un’interpellanza popolare al Comune di Roma circa le modalità con le quali è stato effettuato lo sgombero della comunità rom.
Secondo l’Associazione 21 luglio lo sgombero è stato realizzato in assenza delle garanzie procedurali previste dalle normative internazionali, e quindi si configura come uno sgombero forzato illegale. L’interpellanza popolare, in particolare, mira a individuare le responsabilità personali dei rappresentanti del Comune di Roma che, come affermato dal Vice Comandante della Polizia di Roma Capitale Antonio Di Maggio, avrebbero ordinato l’azione.
Lo sgombero del 19 settembre è stato caratterizzato dalla mancanza di reale e genuina consultazione con la comunità rom sulle possibili alternative abitative; dalla totale assenza di preavviso congruo e ragionevole; dall’assenza di mediatori linguistici e di personale impiegato nell’assistenza sociale per l’assistenza delle persone; dalla mancanza di possibilità di ricorso legale; dalla distruzione arbitraria di beni privati e dall’assenza di indicazioni su possibilità di rimborso per le perdite subite.
Tale azione si è peraltro conclusa con la denuncia dei rom presenti, l’arresto di una coppia, il sequestro e la distruzione di beni privati, e la dispersione dei rimanenti membri della comunità rom allocatasi temporaneamente in via Salviati.
In una intervista rilasciata all’agenzia video giornalistica Meridiana Notizie, il Vice Comandante Di Maggio, che ha guidato le operazioni di sgombero del 19 settembre, ha affermato: «Stamattina [i rom] sono tornati di nuovo in via de La Martora che è un campo che abbiamo sgomberato circa due anni fa, come si può vedere con materassi e masserizie di vario genere; evidentemente con l’intento di costruire nuovamente le baracche. Questa situazione è impossibile da accettare e così come disposto dall’Amministrazione Comunale stiamo provvedendo allo sgombero».
Le parole del Vice Comandante della Polizia di Roma Capitale sostengono dunque che l’azione di sgombero da lui coordinata sia stata dettata da precise e chiare disposizioni impartite dalle autorità del Comune di Roma preventivamente informate.
Lanciando la raccolta firme l’Associazione 21 luglio intende rivolgere all’Amministrazione di Roma Capitale una interpellanza popolare con la quale si chiede:
•    Di conoscere generalità e funzione del rappresentante del Comune di Roma che ha disposto il suddetto intervento di sgombero forzato.
•    Di conoscere generalità e funzione di chi ha deciso le modalità della sua attuazione.
•    Di conoscere se e quali misure intende adottare il Comune di Roma nei confronti di chi ha ordinato e coordinato le azioni di sgombero forzato attuato giovedi 19 settembre 2013 in via de La Martora, in quanto condotto in dispregio  delle minimali garanzie procedurali previste in materia.
Le firme saranno raccolte giovedì 26 settembre, in occasione della presentazione del rapporto annuale dell’Osservatorio 21 luglio “Antiziganismo 2.0”, alle ore 11 preso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (corso Vittorio Emanuele II 349, Roma).
Per informazioni sulle firme, per le quali sono necessarie copia del documento d’identità e numero del certificato elettorale, si invita a contattare l’Associazione 21 luglio scrivendo a campagne@21luglio.org. In quell’occasione saranno chiarite le modalità per aderire all’iniziativa.
(20 settembre 2013)

In Senato due disegni di legge per la minoranza rom

Senato

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In un convegno dal titolo “Rom, Sinti e Caminanti: una proposta di legge per il riconoscimento, la tutela e la promozione sociale della minoranza”, l’Associazione 21 luglio e la Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato hanno avviato in Senato una riflessione sulle possibili strade da percorrere per la salvaguardia dei diritti della minoranza rom e sinta nel nostro Paese.
In Italia vivono circa 170 mila rom e sinti, che rappresentano la terza minoranza più cospicua sul territorio nazionale, dopo sardi e friulani. Nonostante la consistenza numerica e i richiami alla tutela da parte delle istituzioni europee, il nostro Paese risulta ancora privo di strumenti giuridici per la salvaguardia culturale e linguistica di tale minoranza che continua ad essere uno dei gruppi più sistematicamente discriminati ed esclusi.
Al convegno, presieduto dal presidente della Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani Luigi Manconi, ha partecipato anche il Ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, al cui dicastero appartengono le competenze in materia di politiche rivolte a rom e sinti in Italia.
I lavori del convegno sono stati l’occasione per la presentazione di due disegni di legge da parte del senatore Francesco Palermo, eletto alla scorse elezioni politiche nel collegio uninominale di Bolzano. Il primo disegno di legge prevede la ratifica e l’esecuzione della “Carta europea delle lingue regionali o minoritarie”, firmata a Strasburgo il 5 novembre 1992, proponendo in questo modo di includere anche la minoranza rom e sinta tra quelle da tutelare dal punto di vista linguistico e culturale; il secondo disegno di legge si intitola invece “Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza dei rom e dei sinti”.
Le comunità rom e sinte in Italia, in quanto “sprovviste di territorio”, non sono state fino ad oggi riconosciute a livello normativo come minoranze culturali e linguistiche e, pertanto, non sono state incluse tra quelle tutelate dalla Legge del 15 dicembre 1999 n. 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”. Tale legge riconosce dodici minoranze la cui lingua e cultura è tutelata: dai 1.300.000 sardi fino ai 2.100 croati che vivono in tre comuni del Molise.
Già in passato il Comitato dei Ministri dell’Educazione dell’Unione Europea, con la risoluzione 153/89 del 22 maggio 1989, nel dare indicazioni per una corretta scolarizzazione dei bambini rom, sosteneva che si dovesse tenere conto del fatto che «la loro cultura e la loro lingua fanno parte da più di mezzo millennio del patrimonio culturale e linguistico europeo». Affermazione ribadita anche dal Parlamento europeo nel 1994 con la “Risoluzione sulla situazione dei rom nella comunità” (A3-0124/94), in cui si riconosce «che il popolo Rom è una delle minoranze più importanti dell’Unione Europea», per cui vanno tutelate «la lingua e gli altri aspetti della cultura rom come parte integrante del patrimonio culturale europeo»; e quindi si «raccomanda ai governi degli Stati membri di completare la Convenzione europea dei diritti umani con protocollo aggiuntivo sulle minoranze, nel quale la definizione di minoranza possa comprendere i rom in forma esplicita, attraverso un riferimento alle minoranze che non abbiano un territorio proprio».
Secondo l’Associazione 21 luglio il marchio del “non cittadino” continua a restare impresso sull’esistenza di ogni rom e sinto nel nostro Paese, un marchio legato ad un antiziganismo che rivive sotto le forme di norme escludenti e selettive, come la cosiddetta politica dei “campi nomadi”.
La ratifica e l’esecuzione della “Carta europea delle lingue regionali o minoritarie”, includendo la minoranza rom e sinta tra quelle da tutelare dal punto di vista linguistico e culturale, potrebbe costituire un primo passo significativo ai fini dell’inclusione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Esso si configurerebbe infatti come un intervento complessivo rivolto ad una minoranza portatrice di una storia e di una cultura che è parte integrante della cultura italiana ed europea e non semplicemente un intervento rivolto ad un gruppo socialmente emarginato.
«La Strategia Nazionale di Inclusione dei rom, sinti e caminanti adottata dall’Italia nel 2012 – ha affermato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio – impegna il governo italiano per il biennio 2012-2013 alla definizione di un disegno di legge governativo per il riconoscimento dei rom come minoranza nazionale. Tale riconoscimento, già garantito per le altre minoranze linguistiche presenti nel nostro Paese, è urgente perché potrebbe costituire un presupposto essenziale per restituire dignità a chi, come rom e sinti, vive da tantissimi anni in Italia».
Quanto al secondo disegno di legge presentato dal senatore Palermo, quello relativo alle “Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza dei rom e dei sinti”, esso merita, secondo l’Associazione 21 luglio, un approfondimento e un ampio dibattito che devono necessariamente coinvolgere in primis le stesse comunità rom e sinte.

Roma, il primo sgombero forzato della giunta Marino

Sgombero di via Salviati

Sgombero di via Salviati


Da questa mattina è in corso lo sgombero forzato di 35 famiglie rom nell’insediamento informale di via Salviati, nella periferia est della Capitale. Per Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio e Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC), lo sgombero non rispetta standard e garanzie procedurali ponendosi in continuità con le ripetute violazioni dei diritti umani perpetrati già dalla passata Amministrazione capitolina.
Le operazioni di sgombero sono iniziate alle 7.15 di stamane, condotte da carabinieri, polizia di Stato e polizia municipale (circa 70 uomini in tutto). I 120 rom presenti vivevano in via Salviati dallo scorso giugno, dopo essere fuggiti dal «villaggio della solidarietà» di Castel Romano. L’azione odierna rappresenta l’attuazione dell’ordinanza del sindaco Marino n. 184 del 5 agosto 2013 che aveva disposto «il trasferimento immediato di persone e cose dall’insediamento abusivo di nomadi sito in via Salviati» e il loro ricollocamento «presso il villaggio della solidarietà di Castel Romano».
In risposta all’ordinanza del sindaco la comunità rom aveva affermato in una lettera aperta la volontà di non voler continuare a “vivere in un ghetto”, quale si configura l’insediamento di Castel Romano, un mega-campo monoetnico isolato dal contesto urbano, ad alta concentrazione, luogo di degrado fisico e relazionale.
Nella stessa lettera i rom avevano formulato al sindaco un appello al dialogo per dare vita a nuovi percorsi di inclusione ma, secondo le informazioni raccolte dalle tre organizzazioni, tale richiesta non ha avuto alcun seguito. Gli incontri avvenuti tra i rom e le autorità, per modalità, tempistica e partecipanti, non possono essere infatti considerati in alcun modo “genuine consultazioni”.
«Per tale ragione – sostengono Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio e ERRC – lo sgombero forzato di oggi non rispetta gli standard e le garanzie procedurali previste dalla normativa internazionale. Dai riscontri effettuati emergono infatti la mancanza di una reale e genuina consultazione con i rom interessati e l’assenza di alternative abitative adeguate.
I “villaggi della solidarietà” del Comune di Roma – secondo le tre organizzazioni – non possono essere ritenuti un’alternativa alloggiativa adeguata essendo stato comprovato come condurre la propria vita all’interno di detti insediamenti compromette la fruizione di diritti imprescindibili sociali ed economici e condiziona fortemente la vita dei suoi abitanti, spesso anche in dispregio dei diritti umani».
«Lo sgombero forzato al quale stiamo assistendo oggi – concludono le tre organizzazioni – oltre a rappresentare una grave violazione dei diritti umani, costituisce un innegabile passo indietro rispetto ai contenuti espressi all’interno della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea n.173/2011 che sottolinea la necessità di superamento del modello “campo” per combattere l’isolamento e favorire percorsi di interrelazione sociale».
GUARDA LE FOTO DELLO SGOMBERO

Corso di formazione per attivisti rom e sinti: iscrizioni in corso

banner_600x356_attivisti_rom_sintiL’Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) invitano tutti gli interessati a presentare la propria candidatura per il Corso di formazione per attivisti rom e sinti. Il Corso, strutturato in 6 incontri di una giornata ciascuno, è rivolto a giovani rom e sinti, studenti o attivisti, di tutta Italia. Offrirà un’introduzione generale ai diritti umani e un’eccellente occasione di scambio, confronto di idee e di esperienze e di innovazione per i partecipanti. Continua a leggere

“Dall’ossessione securitaria alla solidarietà responsabile. La città di Roma e i rom: linee guida per una nuova politica” (settembre 2013)

Il presente documento, redatto dall’Associazione 21 luglio e da ARCI Solidarietà e sottoscritto dalle Organizzazioni aderenti, è rivolto alle autorità comunali della città di Roma al fine di indicare i principi essenziali per mutare radicalmente le politiche verso rom e sinti nella Capitale.
Scarica il rapporto

«Chiudere i “campi nomadi” e puntare sull’inclusione sociale dei rom». Le proposte di Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà Onlus all’Amministrazione romana

Roma, 9 settembre 2013 – Con un documento congiunto dal titolo “Dall’ossessione securitaria alla solidarietà responsabile. La città di Roma e i rom: linee guida per una nuova politica”, Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà Onlus presentano all’Amministrazione di Roma Capitale alcune proposte concrete sulle politiche di inclusione dei rom e sinti.
Oggi a Roma vivono circa settemila rom e sinti, che rappresentano lo 0,24 % della popolazione residente in città; la comunità rom romana è una delle meno numerose in Europa.
Negli ultimi anni le strategie dell’Amministrazione Capitolina in merito a rom e sinti hanno prodotto la segregazione e l’esclusione sociale di tali comunità, alimentando l’intolleranza dei cittadini romani residenti nelle aree dei campi, che percepiscono la loro presenza come ingombrante e minacciosa, una “diversità” da segregare in spazi lontani e separati dalla città, quei mega campi monoetnici per i quali il Comune, negli ultimi anni, ha speso oltre 60 milioni di euro.
Attraverso la politica dei “campi” e i vari Piani Nomadi che si sono succeduti, gli amministratori locali hanno definito le comunità rom e sinte a Roma come nomadi, non cittadini, individuando il “campo nomadi” come lo spazio nel quale relegarli, benché essi non siano “nomadi” ormai da diverse generazioni.
Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà Onlus credono quindi che una politica di stampo nuovo sia necessaria e che debba partire dal superamento dei “campi nomadi” come unica soluzione abitativa per i rom e sinti in città.
Ribadendo la «necessità di superamento del modello dei campi per combattere l’isolamento e favorire percorsi di interrelazione sociale», così come sancito nella Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, adottata dal Governo italiano nel 2012, il documento congiunto delle due associazioni individua nel passaggio dalla dimensione “campo” alla dimensione “casa” il punto di partenza di nuove politiche per le comunità  rom e sinte.
Il documento propone: l’abbandono dell’ottica emergenziale fin qui adottata; l’istituzione di un’agenzia comunale con il compito di individuare progetti abitativi alternativi al “campo”; l’istituzione di un sistema di regolarizzazione degli “apolidi di fatto”; il coinvolgimento attivo dei singoli nuclei familiari e l’azzeramento di quei canali preferenziali che hanno fino ad oggi accreditato sedicenti rappresentanti rom nel dialogo con gli amministratori locali.
Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà Onlus chiedono all’Amministrazione comunale la chiusura progressiva, entro 18 mesi, di due “villaggi attrezzati” della Capitale, Castel Romano e Cesarina, nei quali avviare la sperimentazione del superamento dei “campi”. Il primo, il più grande a Roma, ospita 1300 rom e presenta un costo di gestione di oltre 300 mila euro mensili; il secondo è invece il più piccolo sul territorio comunale (160 persone) e costa 49 mila euro al mese.
Tale chiusura può realizzarsi attraverso l’istituzione di un regolamento interno nei due insediamenti che preveda, come criterio di permanenza per le famiglie rom, una soglia del reddito ISEE.
In questo modo, per i nuclei familiari in possesso di risorse economiche e immobiliari in grado di garantire autonomia alloggiativa e il pagamento delle utenze, si potrà prevedere l’allontanamento volontario o forzato dal “campo”.  Per le altre famiglie, a seconda della loro particolare condizione socioeconomica, saranno invece individuati percorsi personalizzati che contemplino differenti soluzioni abitative alternative al “campo”, percorsi di formazione, oppure interventi di presa in carico per le persone in condizione di particolare fragilità.
Al documento di Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà Onlus hanno aderito Bottega Solidale, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e Cooperativa sociale Ermes.
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Le proposte di Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà Onlus all’Amministrazione romana

IMG_0275Con un documento congiunto dal titolo “Dall’ossessione securitaria alla solidarietà responsabile. La città di Roma e i rom: linee guida per una nuova politica”, Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà Onlus presentano all’Amministrazione di Roma Capitale alcune proposte concrete sulle politiche di inclusione dei rom e sinti.
Oggi a Roma vivono circa settemila rom e sinti, che rappresentano lo 0,24 % della popolazione residente in città; la comunità rom romana è una delle meno numerose in Europa.
Negli ultimi anni le strategie dell’Amministrazione Capitolina in merito a rom e sinti hanno prodotto la segregazione e l’esclusione sociale di tali comunità, alimentando l’intolleranza dei cittadini romani residenti nelle aree dei campi, che percepiscono la loro presenza come ingombrante e minacciosa, una “diversità” da segregare in spazi lontani e separati dalla città, quei mega campi monoetnici per i quali il Comune, negli ultimi anni, ha speso oltre 60 milioni di euro.
Attraverso la politica dei “campi” e i vari Piani Nomadi che si sono succeduti, gli amministratori locali hanno definito le comunità rom e sinte a Roma come nomadi, non cittadini, individuando il “campo nomadi” come lo spazio nel quale relegarli, benché essi non siano “nomadi” ormai da diverse generazioni.
Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà Onlus credono quindi che una politica di stampo nuovo sia necessaria e che debba partire dal superamento dei “campi nomadi” come unica soluzione abitativa per i rom e sinti in città.
Ribadendo la «necessità di superamento del modello dei campi per combattere l’isolamento e favorire percorsi di interrelazione sociale», così come sancito nella Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, adottata dal Governo italiano nel 2012, il documento congiunto delle due associazioni individua nel passaggio dalla dimensione “campo” alla dimensione “casa” il punto di partenza di nuove politiche per le comunità  rom e sinte.
Il documento propone: l’abbandono dell’ottica emergenziale fin qui adottata; l’istituzione di un’agenzia comunale con il compito di individuare progetti abitativi alternativi al “campo”; l’istituzione di un sistema di regolarizzazione degli “apolidi di fatto”; il coinvolgimento attivo dei singoli nuclei familiari e l’azzeramento di quei canali preferenziali che hanno fino ad oggi accreditato sedicenti rappresentanti rom nel dialogo con gli amministratori locali.
Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà Onlus chiedono all’Amministrazione comunale la chiusura progressiva, entro 18 mesi, di due “villaggi attrezzati” della Capitale, Castel Romano e Cesarina, nei quali avviare la sperimentazione del superamento dei “campi”. Il primo, il più grande a Roma, ospita 1300 rom e presenta un costo di gestione di oltre 300 mila euro mensili; il secondo è invece il più piccolo sul territorio comunale (160 persone) e costa 49 mila euro al mese.
Tale chiusura può realizzarsi attraverso l’istituzione di un regolamento interno nei due insediamenti che preveda, come criterio di permanenza per le famiglie rom, una soglia del reddito ISEE.
In questo modo, per i nuclei familiari in possesso di risorse economiche e immobiliari in grado di garantire autonomia alloggiativa e il pagamento delle utenze, si potrà prevedere l’allontanamento volontario o forzato dal “campo”.  Per le altre famiglie, a seconda della loro particolare condizione socioeconomica, saranno invece individuati percorsi personalizzati che contemplino differenti soluzioni abitative alternative al “campo”, percorsi di formazione, oppure interventi di presa in carico per le persone in condizione di particolare fragilità.
Al documento di Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà Onlus hanno aderito Bottega Solidale, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e Cooperativa sociale Ermes.
(9 settembre 2013)
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Convegno al Senato con il Ministro Kyenge

banner convegno in senato 17_09_2013La popolazione romanì in Italia, composta da circa 170 mila persone, suddivise tra rom, sinti e caminanti, rappresenta una delle minoranze più svantaggiate nel nostro Paese. Nonostante la loro consistenza numerica, rom e sinti incontrano gravi ostacoli nell’accesso al diritto a un alloggio adeguato, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e al lavoro. Continua a leggere

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