Archivio per mese: Maggio, 2013

Blitz elettorale di Alemanno in un campo rom

Per l’Associazione 21 luglio, «ragioni di mera opportunità propagandistica non possono giustificare le parole espresse oggi dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e dalla vice sindaco Sveva Belviso nel corso del loro tour elettorale presso il “villaggio attrezzato” di via Candoni».

La visita odierna nel «villaggio attrezzato» di via Candoni si è concentrata in gran parte sulla vicenda che aveva avuto inizio due mesi fa, quando la Guardia di Finanza aveva concluso le procedure di controllo sulle posizioni patrimoniali e reddituali dei circa 3.500 rom presenti negli insediamenti formali di Roma.

Al termine delle indagini, notificate ai diretti interessati, il Comune di Roma, cogliendo la palla al balzo aveva in tutta fretta provveduto, di propria iniziativa, a notificare a 64 rom l’ordine di allontanamento da alcuni «villaggi attrezzati». La notizia era stata volutamente enfatizzata dallo stesso sindaco.

Nelle dichiarazioni odierne il sindaco ha espresso il proprio disappunto per l’impossibilità di portare a termine queste procedure a causa di presunti «cavilli». In realtà le procedure di allontanamento promosse dal Comune di Roma non hanno seguito il regolare iter per l’adozione di atti amministrativi.

Inoltre le autorità capitoline sembrano basare le loro dichiarazioni su regole non univoche all’interno dei “campi” dove non sono mai esistiti trasparenti criteri di ammissione e scaglioni economici che ne regolino la presenza.

Alcuni casi si sono addirittura rivelati eclatanti, come quello di una donna rom apolide di fatto e affetta da gravi patologie invalidanti la quale ha ricevuto la revoca di assegnazione del container e l’ordine di allontanamento a causa dell’omonimia con un’altra persona.

Secondo il Comune di Roma tra i “rom milionari”, e quindi da allontanare dalle proprie abitazioni, risulterebbero essere anche due fratelli rom che pur vivendo in container ben distinti e separati e aventi ognuno il proprio nucleo familiare sono stati erroneamente scambiati per marito e moglie.

Anche per loro è scattato l’ordine di allontanamento dalla propria abitazione.

Ancora una volta fini propagandistici, urgenza di conquistare consenso elettorale attraverso i media e mancanza di verifiche hanno determinato gravi errori e sviste da parte degli organi comunali che hanno finito per ledere i diritti delle persone più fragili.

«E’ intollerabile come il concetto di legalità espresso da questa Amministrazione, un concetto peraltro ambiguo, si traduca solo in un atto di forza verso i più deboli e come la caccia al voto stia portando il sindaco di Roma ad un irresponsabile atteggiamento mirato a costruire consenso sulla pelle delle categorie meno tutelate», conclude l’Associazione 21 luglio.

Blitz elettorale di Alemanno e Belviso in un campo rom. Associazione 21 luglio: «Parole Intollerabili, dettate da mera opportunità propagandistica».

Roma, 30 maggio 2013 – «Ragioni di mera opportunità propagandistica non possono giustificare le parole espresse oggi dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e dalla vice sindaco Sveva Belviso nel corso del loro tour elettorale presso il “villaggio attrezzato” di via Candoni». Così si esprime l’Associazione 21 luglio a seguito della visita effettuata oggi dal sindaco e dalla vice sindaco presso uno degli insediamenti formali della Capitale dove vivono 710 rom.

La visita odierna nel “villaggio attrezzato” di via Candoni si è concentrata in gran parte sulla vicenda che aveva avuto inizio due mesi fa, quando la Guardia di Finanza aveva concluso le procedure di controllo sulle posizioni patrimoniali e reddituali dei circa 3.500 rom presenti negli insediamenti formali di Roma.

Al termine delle indagini, notificate ai diretti interessati, il Comune di Roma, cogliendo la palla al balzo aveva in tutta fretta provveduto, di propria iniziativa, a notificare a 64 rom l’ordine di allontanamento da alcuni «villaggi attrezzati». La notizia era stata volutamente enfatizzata dallo stesso sindaco.

Nelle dichiarazioni odierne il sindaco ha espresso il proprio disappunto per l’impossibilità di portare a termine queste procedure a causa di presunti «cavilli». In realtà le procedure di allontanamento promosse dal Comune di Roma non hanno seguito il regolare iter per l’adozione di atti amministrativi. Inoltre le autorità capitoline sembrano basare le loro dichiarazioni su regole non univoche all’interno dei “campi” dove non sono mai esistiti trasparenti criteri di ammissione e scaglioni economici che ne regolino la presenza.

Alcuni casi si sono addirittura rivelati eclatanti, come quello di una donna rom apolide di fatto e affetta da gravi patologie invalidanti la quale ha ricevuto la revoca di assegnazione del container e l’ordine di allontanamento a causa dell’omonimia con un’altra persona.

Secondo il Comune di Roma tra i “rom milionari”, e quindi da allontanare dalle proprie abitazioni, risulterebbero essere anche due fratelli rom che pur vivendo in container ben distinti e separati e aventi ognuno il proprio nucleo familiare sono stati erroneamente scambiati per marito e moglie.

Anche per loro è scattato l’ordine di allontanamento dalla propria abitazione.

Ancora una volta fini propagandistici, urgenza di conquistare consenso elettorale attraverso i media e mancanza di verifiche hanno determinato gravi errori e sviste da parte degli organi comunali che hanno finito per ledere i diritti delle persone più fragili.

«E’ intollerabile come il concetto di legalità espresso da questa Amministrazione, un concetto peraltro ambiguo, si traduca solo in un atto di forza verso i più deboli e come la caccia al voto stia portando il sindaco di Roma ad un irresponsabile atteggiamento mirato a costruire consenso sulla pelle delle categorie meno tutelate», conclude l’Associazione 21 luglio.

Financial Times, Italy faces pressure over Roma ‘ghetto’ camps

Financial Times, Italy faces pressure over Roma ‘ghetto’ camps

Guy Dinmore, 20 maggio 2013

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La “questione rom” nell’agenda dei candidati sindaco a Roma. Quali impegni?

Roma, 21 maggio 2013 – Per affrontare la cosiddetta “questione rom” nella Capitale, l’attuale sindaco Gianni Alemanno, se rieletto alla testa del Campidoglio, riproporrebbe lo stesso approccio di tipo emergenziale del passato. Il suo principale sfidante, Ignazio Marino, così come la maggior parte degli altri candidati, non ha avanzato alcuna proposta concreta in materia, mentre tre candidati hanno recepito i punti programmatici dell’Agenda Rom e Sinti dell’Associazione 21 luglio.

In un documento intitolato “La questione rom nell’agenda dei candidati sindaco a Roma”, l’Associazione 21 luglio ha analizzato i programmi dei 19 candidati che si sfideranno alle elezioni amministrative del 26 e 27 maggio prossimi. Dai due principali contendenti sono giunte risposte deludenti.

«Il sindaco uscente Gianni Alemanno, candidato per il Popolo della Libertà, malgrado gli evidenti fallimenti di un Piano Nomadi i cui presupposti sono stati giudicati illegittimi da diverse sentenze, per ultima quella della Corte di Cassazione del 2 maggio scorso, ripropone un percorso fondato su un approccio emergenziale. Si prospetta così una politica scandita da sgomberi forzati e dal mantenimento di spazi di segregazione e discriminazione quali sono i “campi nomadi”. Tale impegno, se mantenuto, si porrebbe in netto contrasto con le indicazioni provenienti dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dalle principali organizzazioni di tutela dei diritti umani», sostiene l’Associazione 21 luglio.

Nel programma del principale sfidante del sindaco uscente, il candidato del centro-sinistra Ignazio Marino, così come in quello di altri 14 candidati, non risulta invece alcun impegno rispetto alla “questione rom”. Marino, nel capitolo dedicato alla “Lotta all’abusivismo”, si limita ad accusare Alemanno di «essersi applicato molto nella demolizione e nella tabula rasa, ma solo dei campi nomadi».

«La “questione rom” è sicuramente complessa e forte può essere la tentazione di non affrontarla in maniera esplicita. Tuttavia, omettere dai rispettivi programmi chiare indicazioni di intervento rivolte alle comunità rom e sinte che vivono nella Capitale, fa trasparire un ambiguo atteggiamento politico che, in nome del consenso elettorale, preferisce mantenere il silenzio su questioni così delicate ma urgenti», è la riflessione dell’Associazione 21 luglio.

Dall’analisi dei programmi elettorali, infine, emergono anche alcune note positive. Tre candidati sindaco – Marcello De Vito del Movimento 5 Stelle, Sandro Medici di Repubblica Romana e Giovanni Palladino di Popolari, Liberi e Forti – hanno infatti aderito all’Agenda Rom e Sinti presentata lo scorso gennaio dall’Associazione 21 luglio e si sono di fatto impegnati, se eletti, a metterne in pratica i sei punti programmatici.

Il documento, sottoscritto da 40 intellettuali romani, da esperti nazionali e dalle più importanti organizzazioni rom, e si propone come obiettivo quello di mutare radicalmente le politiche rivolte ai rom e sinti della Capitale.

Tra le strategia proposte dall’agenda, il definitivo superamento dei “campi” e l’abbandono della visione emergenziale al fine di consentire alle comunità rom e sinte il «raggiungimento della autonomia e della dignità personale attraverso percorsi di inserimento sociale costruiti nel rispetto della legalità e dei diritti», come formulato nella Strategia Nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, per la quale l’Italia si è impegnata di fronte alla Commissione Europea.

 

Scarica il documento “La questione rom nell’agenda dei candidati sindaco a Roma”

Consulta l’Agenda Rom e Sinti dell’Associazione 21 luglio

La “questione rom” nell’agenda dei candidati sindaco a Roma.

«Il sindaco uscente Gianni Alemanno, candidato per il Popolo della Libertà, malgrado gli evidenti fallimenti di un Piano Nomadi i cui presupposti sono stati giudicati illegittimi da diverse sentenze, per ultima quella della Corte di Cassazione del 2 maggio scorso, ripropone un percorso fondato su un approccio emergenziale. Si prospetta così una politica scandita da sgomberi forzati e dal mantenimento di spazi di segregazione e discriminazione quali sono i “campi nomadi”. Tale impegno, se mantenuto, si porrebbe in netto contrasto con le indicazioni provenienti dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dalle principali organizzazioni di tutela dei diritti umani», sostiene l’Associazione 21 luglio.

Nel programma del principale sfidante del sindaco uscente, il candidato del centro-sinistra Ignazio Marino, così come in quello di altri 14 candidati, non risulta invece alcun impegno rispetto alla “questione rom”. Marino, nel capitolo dedicato alla “Lotta all’abusivismo”, si limita ad accusare Alemanno di «essersi applicato molto nella demolizione e nella tabula rasa, ma solo dei campi nomadi».

«La “questione rom” è sicuramente complessa e forte può essere la tentazione di non affrontarla in maniera esplicita. Tuttavia, omettere dai rispettivi programmi chiare indicazioni di intervento rivolte alle comunità rom e sinte che vivono nella Capitale, fa trasparire un ambiguo atteggiamento politico che, in nome del consenso elettorale, preferisce mantenere il silenzio su questioni così delicate ma urgenti», è la riflessione dell’Associazione 21 luglio.

Dall’analisi dei programmi elettorali, infine, emergono anche alcune note positive. Tre candidati sindaco – Marcello De Vito del Movimento 5 Stelle, Sandro Medici di Repubblica Romana e Giovanni Palladino di Popolari, Liberi e Forti – hanno infatti aderito all’Agenda Rom e Sinti presentata lo scorso gennaio dall’Associazione 21 luglio e si sono di fatto impegnati, se eletti, a metterne in pratica i sei punti programmatici.

Il documento, sottoscritto da 40 intellettuali romani, da esperti nazionali e dalle più importanti organizzazioni rom, e si propone come obiettivo quello di mutare radicalmente le politiche rivolte ai rom e sinti della Capitale.

Tra le strategia proposte dall’agenda, il definitivo superamento dei “campi” e l’abbandono della visione emergenziale al fine di consentire alle comunità rom e sinte il «raggiungimento della autonomia e della dignità personale attraverso percorsi di inserimento sociale costruiti nel rispetto della legalità e dei diritti», come formulato nella Strategia Nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, per la quale l’Italia si è impegnata di fronte alla Commissione Europea.

(21 maggio 2013)

 

Scarica il documento “La questione rom nell’agenda dei candidati sindaco a Roma”

Consulta l’Agenda Rom e Sinti dell’Associazione 21 luglio

 

Foto:Giuseppe Moscato

 

 

Visita a sorpresa del Garante per l'Infanzia nei “campi nomadi” di Roma. Associazione 21 luglio e Centro Europeo per i Diritti dei Rom: «In Italia lesi diritti umani di migliaia di rom».

Roma, 15 maggio 2013 – In occasione della Giornata Internazionale delle famiglie promossa dalle Nazioni Unite, l’Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) ribadiscono che le politiche attualmente in vigore in Italia nei confronti delle comunità rom e sinte ledono i diritti umani fondamentali di migliaia di famiglie e non ne favoriscono l’integrazione sociale.

La denuncia delle due organizzazioni giunge in concomitanza con una visita a sorpresa in due «villaggi attrezzati» di Roma da parte dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza e un consigliere regionale del Lazio, accompagnati da una rappresentanza dell’Associazione 21 luglio.

Secondo una ricerca del Centro Europeo per i Diritti dei Rom, più di 4.000 rom vivono nei “campi” formali di Roma e Milano, costruiti e autorizzati dalle autorità. Queste ultime dovrebbero garantire che i “campi” siano costruiti in aree favorevoli alle comunità rom: aree che impediscano l’emarginazione urbana dei rom e che facilitino l’accesso all’istruzione, alla sanità e ai servizi sociali.

La realtà dei fatti, tuttavia, mostra che questi campi sono spesso luoghi di isolamento e segregazione rendendo così estremamente difficile per i rom l’accesso ai loro diritti di base, quali l’educazione, il lavoro e la salute.

Nella Capitale, secondo dati dell’Associazione 21 luglio, da quando è entrato in vigore il Piano Nomadi, nel luglio 2009, le autorità hanno speso più di 62 milioni di euro. Nelle intenzioni iniziali il Piano prevedeva la chiusura definitiva di 101 insediamenti e la collocazione di 6.000 rom all’interno di 13 «villaggi attrezzati» entro il 2011. A quasi quattro anni di distanza, i «villaggi attrezzati» si sono fermati a quota otto. In più, gli insediamenti presenti a Roma si sono quintuplicati, passando a più di 500, sebbene siano stati realizzati ben 536 sgomberi forzati.


«Finora il Piano Nomadi ha prodotto sovraffollamento nei «villaggi attrezzati», peggioramento del servizio di scolarizzazione per i bambini a causa della distanza dalle scuole, aumento dell’insicurezza nei “campi” ed emarginazione sociale – afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio – Questo Piano rappresenta oggi l’incarnazione della violazione istituzionale dei diritti umani, una violazione non più accettabile perché sinora ha prodotto percorsi deumanizzanti e livelli di sofferenza drammatici»

«Chiediamo alle autorità italiane, sia locali che nazionali, di optare per soluzioni che superino la logica dei “campi” e che favoriscano attivamente l’integrazione dei rom» – afferma Dezideriu Gergely, Direttore Esecutivo di ERRC.

Attuando la Strategia Nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, per la quale l’Italia si è ufficialmente impegnata in sede europea, il nostro Paese ha oggi la possibilità di imboccare un nuovo cammino circa la definizione di nuove politiche nei confronti della popolazione rom che si dimostrerebbero al contempo efficaci nella lotta contro i pregiudizi diffusi verso queste comunità.

Associazione 21 luglio e ERRC «In Italia lesi diritti umani di migliaia di rom».

I «villaggi attrezzati» visitati dalla delegazione sono quelli di via di Salone e di via della Cesarina, dove vivono rispettivamente 1076 e 181 persone.

Nel primo «villaggio», i maggiori punti di criticità sono rappresentati dalla lontananza dal centro abitato e dai servizi essenziali, il generale stato di abbandono e degrado dell’insediamento, l’aumento continuo di criminalità e la mancanza di qualsiasi alternativa che possa migliorare la condizione degli abitanti.

Quanto al «villaggio» di via della Cesarina, i rom residenti affermano di vivere in un perenne stato di paura e denunciano di subire continui ricatti da parte del personale che gestisce il campo, che spesso si tradurrebbero nella prassi di staccare per diversi giorni l’elettricità.

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi al termine della visita nei due «villaggi attrezzati», in concomitanza con la Giornata Internazionale delle famiglie indetta dalle Nazioni Unite, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) ha presentato una nuova ricerca sui “campi” formali di Roma e Milano dove, in totale, vivono più di 4.000 rom.

Secondo la ricerca, questi “campi”, che sono costruiti e autorizzati dalle autorità, dovrebbero sorgere in aree favorevoli alle comunità rom, in modo da impedire l’emarginazione urbana dei rom e facilitare l’accesso all’educazione, alla sanità e ai servizi sociali.

La realtà dei fatti, tuttavia, mostra che questi campi sono spesso luoghi di isolamento e segregazione rendendo così estremamente difficile per i rom l’accesso ai loro diritti di base, quali l’educazione, il lavoro e la salute.

Nella Capitale, secondo dati dell’Associazione 21 luglio, da quando è entrato in vigore il Piano Nomadi, nel luglio 2009, le autorità hanno speso più di 62 milioni di euro. Nelle intenzioni iniziali il Piano prevedeva la chiusura definitiva di 101 insediamenti e la collocazione di 6.000 rom all’interno di 13 «villaggi attrezzati» entro il 2011.

A quasi quattro anni di distanza, i «villaggi attrezzati» si sono fermati a quota otto. In più, gli insediamenti presenti a Roma si sono quintuplicati, passando a più di 500, sebbene siano stati realizzati ben 536 sgomberi forzati.

«Finora il Piano Nomadi della giunta Alemanno ha prodotto sovraffollamento nei «villaggi attrezzati», peggioramento del servizio di scolarizzazione per i bambini a causa della distanza dalle scuole, aumento dell’insicurezza nei “campi” ed emarginazione sociale – ha affermato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio».

«Questo Piano rappresenta oggi l’incarnazione della violazione istituzionale dei diritti umani, una violazione non più accettabile perché sinora ha prodotto percorsi deumanizzanti e livelli di sofferenza drammatici», ha proseguito Stasolla.

«Chiediamo alle autorità italiane, sia locali che nazionali, di optare per soluzioni che superino la logica dei “campi” e che favoriscano attivamente l’integrazione dei rom» – ha detto invece Dezideriu Gergely, Direttore Esecutivo di ERRC.

Attuando la Strategia Nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, per la quale l’Italia si è ufficialmente impegnata in sede europea, il nostro Paese ha oggi la possibilità di imboccare un nuovo cammino circa la definizione di nuove politiche nei confronti della popolazione rom che si dimostrerebbero al contempo efficaci nella lotta contro i pregiudizi diffusi verso queste comunità.

(15 maggio 2013)

 

Scarica il rapporto sul «villaggio attrezzato» di via di Salone

Scarica il rapporto sul «villaggio attrezzato» di via della Cesarina

 


Il 15 maggio a Roma il nuovo rapporto del Centro Europeo per i Diritti dei Rom

Nel corso di una conferenza stampa, che avrà luogo nella sede dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, in via Parigi 11, a Roma, a partire dalle ore 12,00, Stephan Muller presenterà il nuovo rapporto dell’European Roma Rights Centre (Centro Europeo per i diritti dei rom), uno studio dell’organizzazione internazionale relativo alle condizioni di vita delle comunità rom nei campi formali di Roma e Milano.

Di seguito, l’Associazione 21 luglio ripercorrerà dati e statistiche relative al Piano Nomadi del Comune di Roma nell’intento di sottolineare come quella dei «villaggi attrezzati» sia una risposta sbagliata che genera discriminazione ed emarginazione delle comunità rom, anziché favorirne l’integrazione sociale.

Secondo l’Associazione 21 luglio, del resto, i numerosi cartelloni e manifesti elettorali che si vedono nel periodo pre-elettorale per le strade della Capitale contengono cifre che non corrispondono alla realtà e che rischiano di creare una percezione pubblica non sostenuta dai fatti del Piano Nomadi della giunta Alemanno e dei suoi presunti successi all’insegna della legalità e della solidarietà.

Al termine della conferenza stampa alcuni parlamentari italiani renderanno noti i risultati di una “visita a sorpresa” da loro effettuata nei giorni scorsi in alcuni «villaggi attrezzati» della Capitale con l’obiettivo di rendersi conto in prima persona delle condizioni di vita delle famiglie rom e sinte.

(9 maggio 2013)

2 maggio 2013 – La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Governo Italiano sull’ “emergenza nomadi”. Ass. 21 luglio: «E’ la chiusura definitiva della stagione emergenziale e dei Piani Nomadi ad essa collegati. Ora si volti pagina!»

La Corte Suprema di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato il 15 febbraio 2012 dal Governo Italiano, con il quale si richiedeva di cassare la sentenza del Consiglio di Stato che nel novembre 2011 aveva dichiarato l’illegittimità dell’ “emergenza nomadi” sul territorio italiano.

La vicenda aveva inizio il 21 maggio 2008, quando l’allora presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, con Decreto dichiarava lo «stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi», nominando i prefetti di Roma, Napoli, Milano commissari delegati «per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza» nelle regioni di Lazio, Campania, e Lombardia. Lo stato di emergenza, di durata annuale, sarebbe dovuto terminare il 31 maggio 2009 ma, contrariamente a quanto previsto, con un nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri veniva prorogato al 31 dicembre 2010, estendendolo a sua volta alle regioni del Piemonte e del Veneto. Trascorsi più di due anni dalla sua dichiarazione, un ulteriore Decreto prorogava la durata al 31 dicembre 2011 nelle cinque regioni interessate.

In seguito ad un ricorso presentato da European Roma Rights Centre e da una famiglia rom, il Consiglio di Stato il 16 novembre 2011 con sentenza n. 6050 statuiva «l’illegittimità del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 maggio 2008». Contro di essa il 15 febbraio 2012 il Governo Italiano presentava ricorso presso la Corte Suprema di Cassazione. Oggi la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiudendo ogni possibilità di ulteriori appelli.

Secondo l’Associazione 21 luglio, «la chiusura della stagione emergenziale, sancita definitivamente dalla Corte di Cassazione, chiude una delle pagine più buie dei diritti umani delle comunità rom e sinte in Italia. Il periodo dell’emergenza aveva scandito la nascita di diversi Piani Nomadi, attraverso i quali, in alcune città italiane, politiche discriminatorie e segregative avevano causato sistematiche violazione dei diritti delle comunità rom e sinte. Dietro la giustificazione di un presunto “stato di emergenza”, le autorità delle città interessate, in deroga alle normative vigenti, hanno promosso politiche segnate da schedature etniche, costruzione di mega campi monoetnici e azioni di sgombero forzato».

«La storica sentenza di oggi – conclude l’Associazione 21 luglio – ci dice che è giunta l’ora di voltare pagina, per fare uscire dall’alveo dell’emergenza le politiche indirizzate alle comunità rom e sinte, da 5 anni ricondotte esclusivamente ad un’ottica securitaria».

Scarica l’approfondimento sullo stato di emergenza

La Corte di Cassazione decreta la fine dell' “emergenza nomadi”

La vicenda aveva inizio il 21 maggio 2008, quando l’allora presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, con Decreto dichiarava lo «stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi», nominando i prefetti di Roma, Napoli, Milano commissari delegati «per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza» nelle regioni di Lazio, Campania, e Lombardia. Lo stato di emergenza, di durata annuale, sarebbe dovuto terminare il 31 maggio 2009 ma, contrariamente a quanto previsto, con un nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri veniva prorogato al 31 dicembre 2010, estendendolo a sua volta alle regioni del Piemonte e del Veneto. Trascorsi più di due anni dalla sua dichiarazione, un ulteriore Decreto prorogava la durata al 31 dicembre 2011 nelle cinque regioni interessate.

In seguito ad un ricorso presentato da European Roma Rights Centre e da una famiglia rom, il Consiglio di Stato il 16 novembre 2011 con sentenza n. 6050 statuiva «l’illegittimità del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 maggio 2008». Contro di essa il 15 febbraio 2012 il Governo Italiano presentava ricorso presso la Corte Suprema di Cassazione. Oggi la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiudendo ogni possibilità di ulteriori appelli.

Secondo l’Associazione 21 luglio, «la chiusura della stagione emergenziale, sancita definitivamente dalla Corte di Cassazione, chiude una delle pagine più buie dei diritti umani delle comunità rom e sinte in Italia. Il periodo dell’emergenza aveva scandito la nascita di diversi Piani Nomadi, attraverso i quali, in alcune città italiane, politiche discriminatorie e segregative avevano causato sistematiche violazione dei diritti delle comunità rom e sinte. Dietro la giustificazione di un presunto “stato di emergenza”, le autorità delle città interessate, in deroga alle normative vigenti, hanno promosso politiche segnate da schedature etniche, costruzione di mega campi monoetnici e azioni di sgombero forzato».

«La storica sentenza di oggi – conclude l’Associazione 21 luglio – ci dice che è giunta l’ora di voltare pagina, per fare uscire dall’alveo dell’emergenza le politiche indirizzate alle comunità rom e sinte, da 5 anni ricondotte esclusivamente ad un’ottica securitaria».

Scarica l’approfondimento sullo stato di emergenza

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