Archivio per mese: Agosto, 2014

Appello urgente contro lo sgombero in via Casale Quintiliani a Roma

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foto A. Quadri


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Appello urgente dell’Associazione 21 luglio all’Assessore di Roma Capitale Rita Cutini per scongiurare a Roma il 37° sgombero forzato, organizzato dalla Giunta Marino, di una comunità rom, previsto per le prossime ore.
Da alcuni anni, alla fine di via Casale Quintiliani, nel IV Municipio, è presente un insediamento informale attualmente composto da 71 rom rumeni, tra cui 38 minori (alcuni anche di pochi mesi), suddivisi in 17 nuclei familiari. La comunità è conosciuta da diverso tempo dagli operatori dell’Associazione 21 luglio che nei mesi scorsi hanno provveduto alla pre-iscrizione scolastica per 20 minori presso le scuole limitrofe.
Nei giorni scorsi, alcuni rappresentanti dell’Assessorato diretto dall’assessore Rita Cutini – accompagnati dalla Polizia Municipale – hanno comunicato verbalmente alla comunità residente dell’imminente sgombero programmato per le prossime 24/48 ore. Alla famiglie – come è di prassi – è stata prospettata, come alternativa abitativa, la sola collocazione delle donne e dei bambini in strutture apposite. Tale alternativa – ormai strumentalmente offerta da anni dalle autorità locali – è stata comprensibilmente rifiutata dalle famiglie rom. L’imminente azione di sgombero comporterebbe la distruzione delle abitazioni dei rom e l’impossibilità, per i minori già pre-iscritti di frequentare regolarmente la scuola dell’obbligo. Essa, così come annunciata e delineata, si porrebbe in violazione delle garanzie procedurali che devono essere rispettate nel condurre gli sgomberi, indicate dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. Il suddetto Comitato stabilisce, tra i vari criteri, la necessità:
–       Che lo sgombero sia accompagnato da una genuina consultazione con gli interessati e dalla valutazione di possibili alternative allo sgombero e che sia offerta agli interessati la possibilità di fare ricorso legale
–       Che lo sgombero non abbia l’esito di rendere senza tetto le persone coinvolte né di renderle vulnerabili a ulteriori violazioni di altri diritti umani
–       Che qualora le persone coinvolte non siano in grado di provvedere a se stesse, a queste vengano offerte alternative abitative adeguate
–       Che lo sgombero non venga fatto in presenza di condizioni metereologiche avverse (per le prossime ore è stata annunciata “emergenza maltempo” anche nella città di Roma)
Nella lettera si è comunicato all’Assessore Rita Cutini che, «riguardo l’azione programmata dall’autorità pubblica per le prossime 24/48 ore, presso l’insediamento informale alla fine di via Casale Quintiliani, per come oggi configuratasi e in assenza di soluzione abitative alternative, non è possibile ravvisare il rispetto delle garanzie procedurali previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite, connotando di conseguenza tale operazione come un’operazione di sgombero forzato, illegale e in violazione dei diritti umani. In assenza delle suddette garanzie l’operazione di sgombero forzato della comunità rom, oltre a comportare di per sé una grave violazione dei diritti umani, avrebbe l’esito non di risolvere l’attuale oggettiva inadeguatezza all’alloggio, ma di reiterarla altrove esacerbando ulteriormente le condizioni di vita e rendendo ulteriormente vulnerabili le famiglie coinvolte».
Viene quindi chiesto all’Assessore «un sollecito e urgente intervento volto a ricondurre tale operazione di sgombero entro un ambito di legalità, attraverso l’apertura di un dialogo con la comunità rom coinvolta e attraverso l’identificazione, preventiva all’operazione di sgombero, dell’offerta di soluzioni abitative alternative adeguate rivolta a coloro che non sono in grado di provvedere a loro stessi».
 

Rom protagonisti negativi, anche in assenza di notizie

rom[tfg_social_share]Protagonisti negativi. Anche in assenza di notizia. Un articolo pubblicato sul quotidiano Il Tempo offre, ancora una volta, un’immagine stereotipata delle comunità rom, contribuendo ad alimentare nell’opinione pubblica un clima di ingiustificato allarmismo sociale.
Lo sottolineano Associazione 21 luglio e Associazione Carta di Roma a proposito del pezzo intitolato «Così i rom assediano la Capitale. Ecco le 100 favelas di Roma» pubblicato l’11 agosto.
«Ad agosto, si sa, le notizie scarseggiano, capita spesso allora di leggere sui giornali articoli su quegli argomenti che, pure in assenza di novità, attirano l’attenzione del lettore. Sarà questa la ragione alla base del titolo che leggiamo oggi sul quotidiano Il Tempo, “Così i rom assediano la Capitale. Ecco le 100 favelas di Roma”? Oppure è la volontà di portare avanti una campagna mediatica martellante che ha per protagonista – in negativo – la comunità rom, anche in mancanza di elementi nuovi sui quali scrivere?», afferma l’Associazione Carta di Roma, nata nel dicembre 2011 per dare attuazione alla Carta di Roma, il protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) nel 2008.
L’autore del pezzo denuncia che «i nomadi hanno circondato la città» e racconta il suo viaggio tra «i 100 insediamenti abusivi di Roma». Il giornalista apre con il racconto dell’aggressione subita da alcuni presunti rom per aver scattato delle foto e prosegue con il racconto di questo “viaggio” durante il quale guarda in lontananza gli insediamenti. Nessun fatto, nessuna notizia. Nessun accertamento circa gli abitanti di quelle baracche o abitazioni di fortuna.
«I rom vengono ripetutamente connotati come “un’emergenza”, a cui si associa lessico da battaglia per alimentare un clima di allarme sociale – afferma l’Associazione 21 luglio – L’emergenza non viene supportata dai fatti visto che a Roma non c’è stato alcun sensibile incremento di insediamenti informali tale da giustificare allarmismi, ma ci si assesta sui soliti numeri che caratterizzano la capitale ormai da almeno un decennio. Per quanto riguarda le presenze negli insediamenti informali contiamo circa 2.200 persone. Sui 2.866.000 residenti della città questa cifra è pari allo 0,07 % della popolazione di Roma, numeri che da soli sembrano ridimensionare le proporzioni dell’”assedio”».
L’articolo, del resto, si pone in violazione dei principi della Carta di Roma e non fa altro che alimentare i soliti stereotipi, generalizzando e descrivendo esclusivamente condotte antisociali, senza mai approfondire l’argomento: se la notizia è che a Roma ci sono le baraccopoli perché non chiedere a chi le abita come si sta e perché è disposto a vivere in condizioni così precarie? Manca totalmente la voce dei rom, viene negata loro la possibilità di replicare all’accusa di presunto “assedio” della capitale. Se anche l’intento fosse stato di dare, come notizia, il numero di insediamenti informali, questo non è stato fatto, poiché sono più dei 100 dell’articolo, tra i 150 e i 200, da anni».
«Tutto questo – conclude Associazione 21 luglio – alimenta il sospetto che l’unico intento dell’articolo non fosse raccontare fatti, ma descriverli parzialmente con toni allarmistici che non corrispondono alla realtà».

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Corso di formazione per attivisti rom e sinti: 2a edizione

Banner-CorsoDa settembre a dicembre 2014, Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) organizzano la seconda edizione del Corso di formazione per giovani attivisti rom e sinti. Lo scopo principale del Corso, finanziato con l’otto per mille della Chiesa Valdese, è la formazione di giovani rom e sinti che siano attivi e consapevoli, e che possano utilizzare gli strumenti e i meccanismi nazionali, regionali e internazionali per tutelare i loro diritti umani come singoli e quelli delle loro comunità, e lottare contro ogni forma di discriminazione.
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti fa parte del programma dell’Associazione 21 luglio e dell’ERRC per sostenere e promuovere la cittadinanza attiva all’interno delle comunità rom e sinte in Italia.
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In ricordo dello sterminio dei rom e sinti

olocausto rom sinti[tfg_social_share]2 agosto 1944. Campo di concentramento di Birkenau, Auschwitz. 2.897 uomini, donne e bambini rom e sinti vengono condotti nella camera a gas V e sterminati. A 70 anni esatti da quel giorno, oggi viene ricordato lo sterminio dei rom e sinti, da più parti identificato come il Porrajmos, la devastazione, il grande divoramento.
Dal 1939 al 1945 si stima che furono circa 500 mila i rom e sinti sterminati durante le persecuzioni naziste. Uno sterminio rimasto dimenticato almeno fino al 1982 quando il parlamento della Repubblica federale della Germania dell’ovest riconobbe ufficialmente la persecuzione razziale di stampo nazista nei confronti dei rom e dei sinti.
Da allora, grazie all’impegno di organizzazioni rom e non rom e di singoli individui, lo sterminio dei rom e sinti ha guadagnato graduale riconoscimento all’interno dei Paesi europei. Nel 2012 il Parlamento Europeo ha discusso una dichiarazione per riconoscere ufficialmente il 2 agosto come la data ufficiale per ricordare le vittime. Nonostante ciò, l’approvazione definitiva di tale riconoscimento tarda ancora ad arrivare.
Con l’obiettivo di vedere riconosciuto in via ufficiale il 2 agosto come giornata mondiale per ricordare lo sterminio di rom e sinti, l’International Roma Youth Network, in concomitanza con il 70esimo anniversario dello sterminio di Birkenau, ha lanciato la campagna globale di pressione e sensibilizzazione “Guarda e Non Dimenticare” che prevede, tra l’altro, forme di mobilitazione on line sui social network  usando gli hashtag #RomaGenocide e #2August.
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Foto: http://www.buongiornoslovacchia.sk/
 

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