Archivio per mese: Settembre, 2018

scuola di politica

Scuola di politica targata "Confini al Centro": lezioni aperte al polo "Ex Fienile"

E’ partito ad ottobre, nel cuore della periferia romana, il primo ciclo di lezioni aperte alla cittadinanza, all’interno della Scuola di Politica “Confini al Centro”, ideata e promossa da Associazione 21 luglio e dall’Università di Tor Vergata.
Lanciamo la sfida!
Viviamo un periodo in cui lo slogan va oltre il pensiero complesso, la formazione si confina sui banchi di scuola, la periferia è sempre più lontana dal suo centro, l’individualismo scavalca il bene comune, l’approfondimento di temi essenziali è delegato a specialisti, le verità e le fake-news si sovrappongono sui social. In momenti come questi ciascuno è chiamato a cercare il proprio posto, a definire la propria risposta, in maniera responsabile, evitando scorciatoie e risposte facili, riscoprendo il senso della comunità.
Noi lanciamo la sfida, che mettiamo a disposizione di tutti: incontriamoci, uniamo le forze, impegniamoci insieme a riscrivere il senso della nostra storia e il valore del nostro vivere comunitario con la deliberata scelta di farlo “nel cuore pensante della periferia”, a Tor Bella Monaca, uno dei quartieri simbolo della città di Roma.
Momenti formativi e laboratori seminariali
Il 16 ottobre presso il Polo educativo e culturale “Ex Fienile” è iniziato un viaggio che ci accompagnerà fino a giugno con momenti formativi alternati a laboratori seminariali, spazi formativi frontali a dibattiti in cui gli scambi avranno un movimento circolare. Sarà un percorso impegnativo e affascinante, nel quale, ogni mese ci concentreremo su un tema che affronteremo a viso aperto, con una lezione condotta da due relatori e, due settimane dopo, con un laboratorio seminariale organizzato dal prof. Piero Vereni dell’Università di Tor Vergata.
Parleremo di carcere e immigrazione, di economia e salute, del diritto alla casa e della scuola.
Abbiamo inziato mettendo al centro la Politica, quella con la “P” maiuscola, la stessa che Giorgio La Pira definiva “un impegno di umanità”. Il sociologo Luigi Manconi e lo scrittore Christian Raimo ci aiuteranno a comprendere il suo senso ed il suo valore. Per noi, oggi.
 

tragedia rebibbia

La tragedia di Rebibbia: la comprensione nasce dal silenzio

A pochi giorni dalla tragedia avvenuta presso il carcere di Rebibbia, riportiamo di seguito la riflessione di Mauro Palma, garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Palma, inoltre, è presidente onorario di Associazione 21 luglio.
«Di ciò di cui non si può parlare è bene che si taccia». Scriveva in conclusione della sua opera principale Ludwig Wittgenstein e più volte abbiamo cercato di ripetercela da ieri mattina come invito agli altri e precetto per noi stessi, perché non si può parlare del dramma che avvolge una madre che – all’interno di una vita disperata e nel luogo della disperazione più che della speranza – distrugge la vita dei suoi figli.
Ma delle condizioni e delle responsabilità collettive che determinano il contesto del gesto occorre invece parlare, anche perché è della capacità discorsiva dei contesti che si nutre una democrazia ed è la sola arma perché le situazioni possano non ripetersi e soprattutto svelare a tutti noi da quali dimenticanze esse sono sorte.
Il contesto è quello della difficoltà applicativa di una legge che ha ormai sette anni e che stenta a essere applicata nei suoi aspetti più significativi, rischiando di fare retrocedere il suo significato al mero miglioramento di ciò che già avveniva prima della sua adozione.
Il contesto è anche quello dell’incapacità a trovare il punto di equilibrio tra la difesa del diritto alla relazione materna, che porta il nostro ordinamento alla tutela almeno nei primi tre anni di vita, e l’assoluta priorità dell’esigenza di positive capacità evolutive e cognitive di un bambino nei suoi primi anni di vita. Difficile trovare l’equilibrio, troppo semplici le soluzioni adottate, che in molti casi – proprio ad eccezione di quello in cui si è sviluppata la tragedia – determinano situazioni di intollerabilità che non tutelano né l’una né l’altra esigenza.
La responsabilità è responsabilità collettiva: della carenza di strutture di casa famiglia protette, che esistono in numero limitatissimo e che dovrebbero costituire la soluzione prioritaria; delle comunità locali che spesso non gradiscono le presenze delle detenute madri nel loro territorio; della pretesa volontà di anteporre le necessarie esigenze di giustizia a quelle due tutele a cui si faceva riferimento prima; di un’opinione pubblica che volge il suo sguardo al carcere solo in occasione di tragedie e non anche ai molti aspetti di cura e tutela che vi si svolgono ogni giorno. Certamente, la responsabilità non è del punto terminale di chi si trova a dirimere tale intrico di conflitti e di problema aperti e che, nel caso della Direzione dell’Istituto femminile di Roma, lo ha sempre fatto con la massima attenzione a tutte le diverse esigenze.
Per questo il Garante nazionale, mentre considera se stesso parte di un dramma, attende con speranza che dal male di tale tragedia possa sorgere il bene di una riflessione collettiva su come la società troppo spesso affidi i propri drammi a un’impossibile vaso di Pandora.

lettera

"L'Italia non diventi il Paese dei lager", la lettera al Presidente Mattarella

L’associazione Naga ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal titolo:”L’Italia non diventi il Paese dei lager”. Alla richiesta hanno aderito oltre trenta associazioni, tra queste Associazione 21 luglio.
«Signor Presidente,
Lo schema di decreto-legge proposto dal Ministero dell’Interno “in materia di rilascio di permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario nonché in materia di protezione internazionale, immigrazione e di cittadinanza”, qualora approvato con i contenuti recentemente resi noti dalla stampa delinea un futuro e uno scenario inquietanti per il nostro Paese, ridisegnando i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico e sociale e realizzando un processo di criminalizzazione dell’immigrazione e di istituzionalizzazione del razzismo; intendiamo metterne in rilievo nel seguito alcuni punti particolarmente gravi, che ci hanno indotto a rivolgerLe questo preoccupato ed accorato appello.
Nel merito:

Abolizione della prevalenza della protezione e della presunzione di non colpevolezza

Secondo la normativa attuale, l’istituto della protezione internazionale prevale su eventuali altri procedimenti in corso, ovvero, in accordo con le convenzioni internazionali, si riconosce la necessità di tutelare in primis le persone da eventuali persecuzioni e gravi rischi per l’incolumità personale rispetto a ogni altro procedimento.
Secondo lo schema di decreto, invece, il richiedente asilo che ha in corso un procedimento penale, quindi ad esempio anche solo un’indagine a seguito di denuncia, si vede sospendere il procedimento, e in attesa della conclusione del processo deve essere rimpatriato, mettendone così a rischio la vita; in caso di assoluzione deve di sua iniziativa ricorrere (rimanendo nel proprio paese) per far riaprire la procedura della richiesta d’asilo: sempre che sia sopravvissuto, s’intende.
Viene cancellata così d’un colpo la presunzione di non colpevolezza prevista dalla nostra Costituzione, e con essa più di duecento anni di civiltà giuridica nonché la sostanza di trattati internazionali frutto di sanguinosi secoli di guerre.

Negazione del principio del diritto universale alla difesa in giudizio

Secondo la Costituzione, il diritto alla difesa è fondamentale e garantito universalmente anche per chi è sprovvisto di risorse economiche tramite l’istituzione del patrocinio a spese dello Stato. Secondo lo schema di decreto, invece, se il ricorso sarà considerato “inammissibile o improcedibile” nessuna spesa sarà anticipata ai legali.
Al di là di ogni considerazione in merito allo svilimento della professione legale sotteso alla previsione in questione (che giunge a sfiorare toni offensivi nella Relazione Illustrativa, lì ove si fa riferimento alla funzione di “responsabilizzazione” degli avvocati della previsione medesima), ci pare evidente che tale inopinata novità introduca un inammissibile deterrente al ricorso alla Giustizia, anzi un vero e proprio impedimento allo stesso per chi, anche in ragione della propria situazione di forzata irregolarità, versa per lo più in precarie condizioni economiche.
Occorre inoltre sottolineare che ciò vale per TUTTI i procedimenti civili, contraddicendo la norma costituzionale e configurandosi di fatto come un attacco alla povertà che lede il principio di uguaglianza davanti alla legge: se non puoi permetterti un avvocato, il gratuito patrocinio ti spetta solo per cause vincenti, e in caso di esito dubbio sarà estremamente difficile trovare un difensore.

Cancellazione della uguaglianza giuridica di tutte le cittadine e i cittadini

Secondo la normativa attuale, in accordo con la Costituzione, è possibile perdere la cittadinanza italiana solo per acquisirne un’altra o in seguito all’assunzione di uffici incompatibili con la fedeltà dovuta da ogni cittadino e cittadina alla Repubblica e alla Costituzione; chiunque in ogni caso può incorrere in potenza in una o entrambe le fattispecie.
Lo schema di decreto crea invece una nuova categoria, quella dei “cittadini stranieri”, la cui partecipazione alla “cittadinanza” è meno tutelante e assoluta perché in fondo anche se cittadini italiani sono destinati a rimanere sempre “stranieri”, e potranno vedersi revocare la cittadinanza italiana (e quindi anche quell’insieme di diritti ed obblighi derivanti dall’appartenenza ad una comunità politica istituzionalizzata) per alcuni gravi reati per i quali non esiste analoga previsione quando si tratti di “veri italiani”.
Indipendentemente dalla gravità dei reati commessi, si tratta di una rottura gravissima del principio di uguaglianza davanti alla legge che implica una concezione etnica dello status di cittadino e cittadina, e ci riconduce direttamente alla tristissima epoca delle leggi razziali, della cui approvazione ricorre proprio in questi giorni l’ottantesimo anniversario.

Proliferazione di centri di detenzione amministrativa “straordinari” ed elusivi

In Italia la privazione della libertà personale è lecita solo nei casi e modi previsti dalla legge, ed è riservata ai luoghi deputati alla reclusione, soggetti a tutele e controllo democratico. Com’è noto, nella legislazione italiana è presente un tipo particolare di detenzione che interessa esclusivamente i cittadini stranieri, definita “amministrativa” in quanto non costituisce l’esito di una sanzione conseguente a un reato e che, pertanto, non è disposta al termine di un processo e non richiede una sentenza del giudice, ma pertiene alla giurisdizione amministrativa.
In quanto tale, poiché formalmente non assimilabile all’applicazione di una sanzione detentiva, la detenzione amministrativa è sottratta alle garanzie previste dall’ordinamento penitenziario, e nella sua storia ventennale è stata oggetto di numerosi rapporti che ne hanno comprovato le condizioni degradanti per la dignità umana e lesive dei diritti fondamentali.
Le modalità di trattenimento in detti centri, dei quali i Centri per il Rimpatrio istituiti dalla legge “Minniti-Orlando” nel 2017 rappresentano l’ultima trasformazione, sono valse all’Italia due condanne della Corte Europea per i Diritti Umani, in particolare per la negazione di fatto del diritto alla difesa e per l’assenza di modalità di riparazione certe in caso di errore.
Il presente schema di decreto, oltre a dilatare il termine massimo di permanenza (da 90 a 180 giorni) all’interno dei CPR, prevede in alcuni casi l’applicazione della misura detentiva all’interno di qualsiasi “struttura idonea”: idonea a che cosa? Chi e come ne stabilisce l’idoneità?
La potenziale moltiplicazione incontrollata di questi luoghi di detenzione e la loro conseguente elusività sia geografica che giuridica potrebbero ulteriormente ostacolare l’operato degli organismi di controllo giurisdizionale e far evaporare quelle seppur minime garanzie poste a rispetto della dignità umana dei trattenuti.

Eliminazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari ed esclusione sociale

La normativa vigente prevede che le Commissioni Territoriali e le Questure possano valutare, e di conseguenza disporre, il rilascio di un permesso per motivi umanitari, per la sussistenza di “gravi motivi di carattere umanitario” e di “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano”.
Nello schema di decreto questa possibilità è semplicemente eliminata; certo si riconosce l’esigenza di individuare e dotare di apposita copertura normativa ipotesi eccezionali di tutela dello straniero, e cioè, come indicato nell’allegata relazione illustrativa, condizioni di salute di eccezionale gravità e situazioni contingenti di calamità naturale nel Paese di origine che impediscono temporaneamente il rientro dello straniero in condizioni di sicurezza, ma tale tutela
è riservata a casi la cui eccezionalità è ulteriormente sottolineata dalla previsione del permesso di soggiorno “con finalità premiale per il cittadino straniero che abbia compiuto atti di particolare valore civile”.
Si nega così qualunque possibilità di prendere in considerazione la ricchezza e le condizioni di fragilità che ogni singola persona porta con sé: chi oggi ha un permesso per motivi umanitari non potrà rinnovarlo e cadrà nell’irregolarità anche se ha casa e lavoro, e chi avrebbe potuto averlo non lo avrà.
La stampa ha già diffuso i dati relativi all’ultimo trimestre e le proiezioni sugli esiti della politica dell’attuale Ministro dell’Interno, prevedendo un aumento esponenziale degli irregolari presenti sul territorio anziché la loro tante volte promessa diminuzione.
Oltre a rendere evidente la contraddizione tra le finalità proclamate e quelle – squisitamente politiche – effettivamente perseguite, questa ulteriore restrizione delle già estremamente ridotte possibilità di soggiorno regolare non può che produrre una gravissima situazione di emergenza sociale.
Ci limiteremo soltanto ad accennare, in questo contesto, ad altre misure destinate solo ad aggravare la condizione di esclusione sociale delle persone richiedenti asilo – dalla negazione dell’iscrizione anagrafica alla cancellazione delle misure per l’inclusione nella società italiana attraverso l’insegnamento della lingua, la formazione professionale e l’inserimento lavorativo – per sottolineare come l’impianto complessivo dello schema di decreto appaia non solo in contraddizione in più punti con la nostra Costituzione e i principi generali del diritto, ma teso a creare una condizione di grave frattura della solidarietà sociale.
Credere di poter fronteggiare una situazione ormai fisiologica e strutturale con misure e strumenti emergenziali, aumentando l’uso della forza, incrementando il ricorso alla detenzione, promettendo invano l’impossibile rimpatrio di un esercito di più di mezzo milione di esseri umani trattati da nemici pubblici e spinti a una condizione di marginalità estrema, equivarrebbe a precipitare il Paese in una condizione nella quale non stenteremmo a ravvisare i presupposti che, troppo verosimilmente per i nostri valori democratici, darebbero luogo a spaccature che temiamo degenererebbero in situazioni insopportabilmente prossime a quelle di guerra sociale, se non civile.
In conclusione, non Le chiediamo, signor Presidente, di venir meno al ruolo di imparziale arbitro che la Costituzione Le assegna, né di contrastare le politiche messe in atto da un Governo legittimamente costituito, ma al contrario di esercitare le Sue prerogative di garante della stessa Costituzione, dei principi di civiltà ai quali essa è ispirata e della convivenza civile.
Le chiediamo di fare tutto quanto in Suo potere per impedire che un simile provvedimento arrivi ad avere forza di legge: rifiuti di concorrere a intaccare nel profondo la sostanza e la forma di una Costituzione pagata a carissimo prezzo col sangue di milioni di morti massacrati nella seconda guerra mondiale e nella guerra di liberazione partigiana.
Siamo certi che i Padri e le Madri Costituenti e quanti combatterono per la libertà e la democrazia non avrebbero esitazioni nel porre la dignità e l’integrità di ciascun essere umano, quale che siano il colore della sua pelle e il luogo della sua nascita, ben al di sopra di meschini interessi di parte per quanto ammantati da supposte e mai dimostrate esigenze di sicurezza.
Facciamo appello, signor Presidente, alla Sua indiscussa fedeltà alla Costituzione e alla Sua lungimiranza: non firmi il decreto, rifiuti di gettarci tutte e tutti in questo gravissimo pericolo».
Sottoscrivono:
Associazione Naga ONLUS, Milano
Adif – Associazioni Diritti e Frontiere Agenzia Stampa Pressenza Ambulatorio Medico Popolare Antenne Migranti di Bolzano Antigone
Archivio delle memorie migranti Arcigay
Associazione 21 luglio Associazione Crea
Associazione Culturale Villa Pallavicini Associazione di Promozione Sociale Todo Cambia Associazione Dimensioni diverse Onlus Associazione Energia felice
Associazione Il giardino degli aromi
Associazione Il grande colibrí – essere LGBT nel mondo Associazione Left Lab Genova
Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica Associazione No Walls
Associazione On the Road Onlus Associazione Optì Pobà Associazione Villa Amantea
ASSPI – Associazione per lo Sviluppo del Sistema di Protezione Internazionale Borderline Sicilia
Cambio Passo APS-ONLUS
Camera del lavoro metropolitana Milano Campagna nazionale LasciateCiEntrare Casa di Betania ONLUS
CGIL Lombardia
CIPSI – Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale Circolo Lato B Milano
Coalizione Civica per Padova Collettiv* Ambrosia
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute onlus Comitato senza Confini
Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos Consorzio Sol.Co Città Aperta
Convergenza delle Culture Milano Cooperativa Il Pugno Aperto Cooperativa impresa sociale Ruah
Cooperativa Sociale Ezio COSPE Onlus Costituzione Beni Comuni Diem25 Milano
FIOM CGIL Milano Fondazione Finanza Etica
Forum Cittadini del Mondo Grosseto
Forum Nazionale per Cambiare l’Ordine delle Cose GAS Martesana
Hayat Onlus Il Melograno Laudato si’
Lezioni al campo – Lecco
Link-Coordinamento Universitario Memoria Antifascista
Milano in Comune Nessuna persona è illegale
Osservatorio solidarietà – Carta di Milano
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea People before borders
Possibile
Potere al Popolo Varese territoriale Progetto Diritti onlus
Progetto Integrazione Progetto Rebeldìa Pisa Progetto Sprar “Il Sestante” Radicali Italiani
Rete della Conoscenza Rete delle Città in Comune Rimake
Sharazade cultura e spettacolo senza frontiere Sinistra Italiana
Un’altra storia Varese Unione degli Studenti ZaLab
Zona 8 Solidale Milano

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Le Toy Libraries riaprono: da Tor Bella Monaca a Mazara del Vallo non solo giochi

L’attesa è finita: le Toy Libraries di Mazara del Vallo e di Tor Bella Monaca riprendono a pieno ritmo le proprie attività sul territorio. E così dopo una breve pausa estiva, Cubo Libro e Casa della Comunità Speranza riaprono le porte delle associazioni a grandi e piccoli, pronti per vivere a pieno ritmo le avventure dei prossimi mesi. Le “Biblioteche del Giocattolo” rientrano nell’ambito del progetto di respiro europeo “Toy for Inclusion” condotto da una coalizione di enti internazionali di cui è capofila ICDI (International Child Development Initiatives). Partner italiani che implementano il progetto sono Associazione 21 luglio, Associazione Casa della Comunità Speranza e CuboLibro.
toy mazara

La ripresa delle attività a Mazara del Vallo, gioia e entusiasmo tra i bambini

“Un momento di gioia ma soprattutto un incontro con le famiglie e i bambini del territorio che attendevano con entusiasmo la riapertura della biblioteca – racconta Melania, coordinatrice del progetto per la sede siciliana – contano i giorni che li separano dall’appuntamento successivo”. La Toy Library di Mazara del Vallo è aperta nei pomeriggi di lunedì e mercoledì dalle ore 16.00 alle ore 19.00.

Ai nastri di partenza la ripresa a Tor Bella Monaca: l’attesa delle mamme

Un’apertura altrettanto attesa è quella della “biblioteca del giocattolo” a Tor Bella Monaca. Anche le bambine i bambini della estrema periferia Est di Roma sono pronti e scalpitanti: non vedono l’ora di ricominciare. “Tante anche le mamme che in questo periodo di vacanza ci hanno chiesto della riapertura – spiega Claudia, coordinatrice a Tor Bella Monaca – i bambini ci hanno fatto pervenire i loro disegni, immagini che raccontano l’attesa per il riavvio delle attività”. A largo Mengaroni l’evento di riapertura è atteso per il pomeriggio di sabato 15 settembre alle ore 16.00.

“Siamo contenti di poter rispondere ai bisogni dei bambini”

“L’entusiasmo e il fermento che ruotano intorno alla riapertura delle toy libraries da parte dei bambini prima e dei loro genitori poi è per noi motivo di grande orgoglio – spiega Francesca Petrucci, coordinatrice nazionale del progetto – siamo contenti di poter rispondere ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie e offrire loro uno spazio educativo in cui incontrarsi e conoscersi”.
toy

vacancy contabilità

Addetto alla contabilità

POSIZIONE: Addetto alla contabilità
ORARIO DI LAVORO: Part time
SEDE DI LAVORO: Roma
COMPENSO: sarà commisurato all’esperienza del candidato selezionato.
INIZIO INCARICO: da definire
L’Associazione 21 luglio è un’organizzazione non profit che supporta gruppi e individui in condizione di segregazione estrema e di discriminazione tutelandone i diritti e promuovendo il benessere delle bambine e dei bambini. L’associazione, che è composta da rom e non rom, è apartitica, non ha fine di lucro, persegue il fine esclusivo della solidarietà sociale, umana, civile e culturale, in particolare nel rispetto dei principi della Convenzione Internazionale di New York sui diritti dell’infanzia.

L’Associazione svolge in particolare attività di:

– ricerca sulla situazione dell’infanzia in condizioni di vulnerabilità in Italia e in particolare dei bambini e delle bambine rom
– advocacy, facendo pressione sulle istituzioni locali e nazionali per l’applicazione di politiche inclusive e non discriminatorie in particolare nei confronti delle comunità rom
– attività educative, rivolte ai minori in condizione di vulnerabilità socioeconomica e alle loro famiglie sul territorio di Roma
– empowerment di famiglie in condizioni di vulnerabilità socio-economica sul territorio di Roma, sostenendo le loro competenze genitoriali, facilitandone l’accesso ai servizi sanitari e educativi e fornendo assistenza legale sui diritti di cittadinanza. Sito web: www.21luglio.org
Associazione 21 luglio cerca candidati qualificati per la posizione di “Addetto alla contabilità” da inserire nel settore Amministrazione.
L’addetto alla contabilità riporterà direttamente al Responsabile Amministrativo con il quale lavorerà in stretto coordinamento.
Attività principali:
La persona selezionata si occuperà in particolare di:
• Contabilità ordinaria e controllo di gestione;
• Imputazione dei movimenti per commessa/progetto;
• Verifica rispondenza alle linee di finanziamento;
• Gestione dei rimborsi spese dipendenti/collaboratori;
• Riconciliazione conti patrimoniali;
• Supporto nella predisposizione di report finanziari specifici da sottoporre a finanziatori nazionali/internazionali;
• Supporto nella predisposizione del bilancio annuale;
Requisiti:
• Laurea triennale in Economia Aziendale o equivalente;
• Conoscenza approfondita della contabilità ordinaria;
• Almeno 2 anni di esperienza pregressa nel settore;
• Capacità di lavoro sia in autonomia sia in team;
• Capacità di negoziazione e di problem solving;
• Eccellenti capacità organizzative e attitudine a lavorare con scadenze confliggenti;
• Buone capacità di comunicazione orale e scritta;
• Buona conoscenza dei software contabili e gestionali;
• Ottima conoscenza degli applicativi Office.
Si invitano i candidati interessati a inviare lettera di presentazione e CV all’indirizzo info@21luglio.org entro e non oltre il 15 dicembre 2018. Si prega di indicare nell’oggetto la dicitura “Addetto alla contabilità – Nome e cognome”.
Solo i candidati pre-selezionati verranno contattati al fine di fissare un colloquio.

Corso per operatori pedagogici

Corso per operatori pedagogici: ancora aperte le iscrizioni!

Ancora aperte le iscrizioni al corso per operatori pedagogici della prima infanzia promosso da Associazione 21 luglio e Rete Reyn Italia che si svolgerà a Roma durante il prossimo mese di novembre. L’obiettivo del corso è quello di fornire strumenti conoscitivi e operativi sulla relazione tra la condizione di povertà e lo sviluppo delle povertà educative ponendo l’accento sulla prima infanzia nelle baraccopoli formali ed informali.

Per gli studenti più meritevoli uno stage retribuito presso Associazione 21 luglio

Il corso è rivolto, in particolar modo, ai giovani delle comunità rom di tutta Italia che intendono intraprendere una strada orientata alla formazione e all’educazione nell’ambito della prima infanzia e avrà una durata complessiva pari a 40 ore. Cinque le tematiche oggetto di studio: l’area sociologica, giuridica e ancora l’area pedagogica, psicologica, infine, l’area dei servizi. Agli studenti più meritevoli sarà offerta la possibilità di svolgere uno stage retribuito presso Associazione 21 luglio e di mettere in pratica le tecniche e gli strumenti riguardanti la prima infanzia.

Modalità e tempi di consegna per la domanda di iscrizione

Gli studenti del corso per operatori pedagogici, dieci in totale, saranno selezionati entro la fine del mese di ottobre e potranno seguire le lezioni nei giorni tra il 19 e il 23 novembre. È, quindi, ancora possibile iscriversi al Corso fino al 15 ottobre, termine ultimo per la presentazione della domanda. Il Corso rientra nell’ambito del progetto Romani Early Years Network 3, finanziato da Foundation Open Society Institute in cooperazione con Early Childhood Program di Open Society Foundations.
SCARICA IL BANDO E COMPLETO per conoscere i criteri di selezione e le modalità di candidatura.
SCARICA IL MODULO DI ISCRIZIONE

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