Archivio per mese: Ottobre, 2024

Caso Omerovic, il Ministero dell’Interno chiamato come responsabile civile, l’udienza slitta a febbraio

Era prevista per il 25 ottobre l’udienza preliminare del caso Omerovic, il 37enne con disabilità precipitato dalla finestra della sua abitazione, in via Gerolamo Aleandro, il 25 luglio 2022, durante un’attività di polizia. Il processo vede imputati tre agenti del commissariato Primavalle accusati di tortura nei confronti dell’uomo. Il Tribunale ha però deciso di rinviare tutto al 21 febbraio. Tra le motivazioni, c’è anche la richiesta di risarcimento danni che i legali della famiglia Omerovic hanno annunciato di voler presentare contro il Ministero degli Interni, coinvolto quindi come responsabile civile.

Alla vigilia dell’udienza poi rimandata, si eranof atti promotori della richiesta di coinvolgimento del Ministero anche l‘Associazione 21 luglio e il deputato Riccardo Magi. “L’accurato lavoro di indagine svolto sino ad ora ci consente di esprimere piena fiducia nel percorso processuale che si andrà ad intraprendere. Come Associazione 21 luglio, in quanto organizzazione da sempre impegnata nella lotta contro ogni forma di discriminazione, chiederemo al giudice di costituirci parte civile, fiduciosi nella sua decisione” è il commento del presidente dell’Associazione, Carlo Stasolla.

A seguito dell’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Stefano Luciani, sono imputati l’allora assistente capo della polizia del distretto XIV di Primavalle, Andrea Pellegrini, e i poliziotti Alessandro Sicuranza e Maria Rosa Natale. Secondo l’accusa, il primo, durante l’attività di identificazione in casa di Omerovic, con plurime e gravi condotte di violenza e minaccia, ha provocato nel 37enne un verificabile trauma psichico, in seguito al quale l’uomo ha scavalcato il davanzale della finestra della sua stanza da letto, nel tentativo di darsi alla fuga, ed è precipitato nel vuoto. I tre, oltre che del reato di tortura, sono accusati anche di falso aggravato. Secondo l’accusa, infatti, gli agenti avrebbero ricostruito nell’annotazione di servizio in maniera non veritiera i motivi dell’intervento e, soprattutto, avrebbero omesso di indicare tutte le condotte poste in essere da Pellegrini all’interno dell’appartamento.

“Chiediamo verità per Hasib, sperando in un processo rapido e che faccia luce su questa gravissima e inquietante vicenda. – afferma Riccardo Magi, deputato e segretario di +Europa – La verità è necessaria anche per ricostruire la fiducia dei cittadini verso le forze dell’ordine, come dovrebbe essere naturale in una democrazia avanzata.”

 

Questa azione è finanziata dall’Unione europea. I punti di vista e le opinioni espresse sono tuttavia esclusivamente
quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o della Commissione
europea, Direzione generale Giustizia e consumatori. Né l’Unione europea né la Commissione europea, Direzione
generale Giustizia e consumatori, possono essere ritenute responsabili.
Progetto: “RISE – Roma Inclusion and Support Effort”.

campo rom albuccione

L’Europa bacchetta l’Italia sui rom: è la condizione abitativa a destare maggiore preoccupazione

«La situazione abitativa dei rom rimane motivo di preoccupazione». È quanto si legge nel nuovo rapporto dell’ECRI (European Commission against Racism and Intolerance) dedicato all’Italia al termine del sesto ciclo di monitoraggio[1] che ha visto coinvolta, tra i soggetti ascoltati, anche l’Associazione 21 luglio.

«Molti rom risiedono ancora in insediamenti spesso privi di servizi di base e situati nelle periferie delle città, con accesso limitato ai trasporti pubblici – viene riportato nel testo -. Inoltre, nonostante le raccomandazioni dell’ECRI e di altri organismi internazionali, sono continuati gli sgomberi forzati di rom in violazione delle norme internazionali». Per tale ragione viene raccomandato al Governo italiano «di intraprendere ulteriori azioni per affrontare la difficile situazione abitativa dei rom, tra l’altro garantendo che i rom che potrebbero essere sgomberati dalle loro case (a causa delle loro condizioni al di sotto degli standard o della loro ubicazione in insediamenti irregolari) godano di tutte le garanzie previste dalle norme internazionali, in particolare che siano avvisati dello sgombero programmato con largo anticipo, che si avvalgano di un’adeguata protezione giuridica e che non siano sgomberati senza la possibilità di essere ricollocati in un alloggio dignitoso; cooperando più strettamente con gli enti locali competenti e sostenendoli finanziariamente per fornire un numero sufficiente di alloggi sociali ai membri vulnerabili della comunità rom».

Associazione 21 luglio ricorda che proprio in questi giorni è in atto un imponente sgombero forzato nel Comune di Guidonia-Montecelio, alle porte di Roma, che potrebbe portare 170 persone, di cui più della metà minori, sulla strada[2]. Per questo Associazione 21 luglio, insieme all’European Roma Rights Centre, sta supportando quattro famiglie dell’insediamento in un ricorso urgente alla Corte Europea per Diritti dell’Uomo.

Ma non è solo sul tema dell’abitare che l’ECRI critica il nostro Paese. Diverse infatti, le criticità individuate. La prima riguarda la Strategia Nazionale 2021-2030 che, secondo ECRI, «la nuova Strategia manca di chiari stanziamenti di bilancio per particolari obiettivi e di forti meccanismi di coordinamento che consentirebbero all’UNAR di svolgere efficacemente il suo ruolo di coordinamento, monitoraggio e scambio con gli enti istituzionali interessati, anche a livello locale e regionale»

Altro tema critico è quello dell’istruzione, dove l’ECRI rileva «che esiste ancora un divario significativo tra i tassi di frequenza e di rendimento scolastico tra i bambini rom e gli altri alunni» le cui cause risiedono nella «instabilità della situazione abitativa e gli sgomberi forzati che comportano l’interruzione scolastica, la mancanza di trasporti adeguati dagli insediamenti alle scuole nonché l’assenza di altre forme di sostegno mirato per i bambini rom, il bullismo nei confronti dei bambini rom nelle scuole, la mancanza di reazione degli insegnanti ai primi segnali di abbandono, l’esclusione digitale e la mancanza di competenze linguistiche che impediscono ad alcune famiglie rom di completare le procedure di iscrizione a scuola». Secondo l’ECRI è pertanto necessario «intraprendere un’azione decisiva per identificare le cause primarie dell’assenteismo e dell’abbandono scolastico precoce e prevenire questi fenomeni, in particolare fornendo un sostegno adeguato ai bambini rom e alle loro famiglie in tutte le fasi dell’istruzione».

Associazione 21 luglio esprime soddisfazione per i contenuti emersi nel rapporto che, a parere dell’organizzazione, fotografano in maniera nitida la strada da intraprendere: risoluzione della problematica alloggiativa attraverso il superamento degli insediamenti monoetnici e attenzione all’infanzia presente al loro interno, con una particolare attenzione alla prima infanzia, garantendo l’istruzione prescolare.

«Su questi due versanti occorre rimboccarsi le maniche – commenta Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio -. I segnali sono incoraggianti, considerato che se nel 2010 erano 40.000 i rom presenti nei campi, oggi ne restano 13.000[3], ma tanto resta da fare e l’impegno di Associazione 21 luglio proseguirà con un lavoro incessante e capillare per colpire al cuore il “sistema campi”, un sistema perverso, dispendioso, lesivo della dignità umana. Lo faremo – termina Stasolla – continuando a restare a fianco di quelle comunità che oggi stanno pagando un presso altissimo per l’esclusione istituzionale ancora viva, come quella presente nel Comune di Guidonia-Montecelio, sulla quale incombe un sgombero forzato promosso da autorità locali miopi e incapaci di affrontare e risolvere le problematiche in maniera adeguata».

[1] https://rm.coe.int/sixth-report-on-italy-translation-in-italian-/1680b205f7

[2] https://www.21luglio.org/comunita-rom-di-guidonia-a-rischio-di-sgombero-forzato-la-preoccupazione-dellassociazione-21-luglio/

[3] www.ilpaesedeicampi.org

Campo rom di Guidonia (Albuccione), lo sgombero forzato mette a rischio la comunità

Entro il 15 ottobre, il campo rom di Guidonia (Albuccione), alle porte di Roma, verrà forzatamente sgomberato. Così ha deciso l’Amministrazione del Comune del Lazio, decisa a stringere i tempi per la chiusura del campo, dopo l’incendio e le polemiche dell’esatte 2024. Ma i metodi messi in campo appaiono lesivi dei diritti e della dignità della comunità rom, oltre che delle norme internazionali, come denuncia l’Associazione 21 luglio.

Il campo rom di Guidonia sembra avere le ore contate. Il sindaco Mauro Lombardo, infatti, è deciso a portare a compimento le minacce di sgombero forzato entro la data del 15 ottobre. Il tutto, incurante delle difficoltà delle famiglie coinvolte e dell’opposizione dell’Associazione 21 luglio, scesa in campo per difendere la comunità e ricordare al primo cittadino l’illegittimità degli sgomberi forzati, sancita sia a livello europeo che internazionale.

L’insediamento rom di Guidonia Montecelio

Il campo di Guidonia Montecelio, in località Albuccione, esiste da circa 15 anni e si trova su un terreno oggi appartenente alla ASL Roma5. Si tratta di uno dei 9 insediamenti ancora attivi censiti dall’Associazione 21 luglio nel territorio della Regione Lazio, e uno dei 2 che non si trova all’interno del perimetro del Comune di Roma (l’altro è a Latina). Le condizioni di vita all’interno del campo sono estremamente precarie, vista l’assenza di acqua corrente e di energia elettrica. Nonostante questo, fino all’estate scorsa, nell’’insediamento vivevano circa 220 persone, di cui più di 100 bambini, molti dei quali iscritti alle scuole dell’obbligo.

Il rogo dell’estate 2024 che ha devastato il campo di Albuccione

Il 12 agosto 2024, però, le cose sono cambiate, a seguito di un incendio che ha distrutto una decina di abitazioni, lasciando senza un posto in cui vivere circa cinquanta persone. Nei giorni seguenti, il sindaco Mauro Lombardo ha firmato un’ordinanza nella quale si disponeva «l’allontanamento di veicoli e persone dall’area interessata» e «l’adeguata recinzione» della stessa attraverso la collocazione di strutture di cemento. Inoltre, alle sole persone vittime dell’incendio è stato proposto un “Patto di corresponsabilità”, per incentivare l’abbandono del campo. Il patto ha previsto l’erogazione di un contributo una tantum di 500 euro a persona per il reperimento di un nuovo alloggio. A seguito di questa proposta, alcune famiglie hanno effettivamente lasciato il campo volontariamente. In un secondo momento, anche a tutte le altre famiglie rimaste (25, per un totale di circa 170 persone) è stata fatta la stessa proposta. In questo caso, però, l’Amministrazione Comunale si è vista opporre un rifiuto. Si è arrivati così ad un inasprimento del confronto, accompagnato anche da atti vandalici da parte di ignoti, che hanno imbrattato l’ingresso del campo di Albuccione con scritte naziste.

Lo sgombero forzato annunciato dal sindaco di Guidonia e l’allarme dell’Associazione 21 luglio

Nelle settimane seguenti, il sindaco Lombardo ha annunciato lo sgombero forzato dell’insediamento rom, da compiersi entro il 15 ottobre. Attraverso incontri individuali, alle famiglie rimaste è stato quindi intimato di lasciare le abitazioni entro quella data. Secondo le testimonianze raccolte dagli operatori dell’Associazione 21 luglio, durante gli incontri sono stati usati toni che sono apparsi impropri e minacciosi. Inoltre, la richiesta pressante è stata rivolta solo alle famiglie rom e non alle altre, non rom, presenti nel medesimo insediamento.

“Come Associazione 21 luglio ci poniamo a fianco della comunità rom di Albuccione – dichiara il Presidente dell’associazione, Carlo Stasolla – Malgrado gli intenti, le azioni promosse dal Comune di Guidonia non hanno nulla a che fare con un reale superamento di un insediamento, andandosi piuttosto a configurare come un tentativo maldestro e lesivo della dignità umana di allontanare famiglie che da più di un decennio sono state in realtà tollerate nell’area di Albuccione nell’indifferenza generale”.

L’iniziativa attuata dall’Amministrazione Comunale di Guidonia Montecelio appare anche in aperto contrasto con quanto stabilito negli scorsi mesi dal Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, che ha condannato l’Italia proprio per la prassi degli sgomberi forzati. Una pronuncia coerente anche con quanto stabilito dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite, che ha specificato che gli sgomberi possono essere effettuati esclusivamente come ultima risorsa, dopo aver esaurito tutte le possibili alternative e solamente quando vengano predisposte le apposite garanzie procedurali, tra le quali la predisposizione di soluzioni alternative adeguate per coloro che non sono in grado di provvedere a loro stessi e il divieto di rendere senza tetto le persone interessate dallo sgombero o di renderle vulnerabili a ulteriori violazioni dei diritti umani.

 

Questa azione è finanziata dall’Unione europea. I punti di vista e le opinioni espresse sono tuttavia esclusivamente
quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o della Commissione
europea, Direzione generale Giustizia e consumatori. Né l’Unione europea né la Commissione europea, Direzione
generale Giustizia e consumatori, possono essere ritenute responsabili.
Progetto: “RISE – Roma Inclusion and Support Effort”.

40 milioni di euro per l’integrazione dei bambini rom, un’occasione importante che non va sprecata

40 milioni di euro destinati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali al finanziamento di 31 progetti per l’inclusione dei minori rom, presentati da altrettante amministrazioni locali di tutta Italia. Un’occasione importante che rischia però di infrangersi contro le difficoltà dei comuni: mancanza di personale adeguato, scarsa conoscenza del fenomeno, riproposizione di modelli di intervento fallimentari. Per questo, l’Associazione 21 luglio ha scelto di mettere a disposizione la propria esperienza, per aiutare gli interessati a realizzare interventi efficaci, impattanti e sostenibili

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha ufficialmente dichiarato ammissibili e finanziati 31 progetti nazionali per l’inclusione dei minori rom. L’importo complessivo stanziato e di quasi 40 milioni di euro, circa 1,3 milioni per ogni città coinvolta. Nell’elenco figurano alcune delle aree metropolitane in cui le comunità rom sono numerose, come Roma (destinataria di 2,2 milioni di euro), Milano (1,9 milioni), Bologna (1,3 milioni), Torino (1,3 milioni). Ma ci sono anche province dove la presenza rom è esigua: Asti (1,8 milioni), Selargius (1,5 milioni), Genova (1,4 milioni), Latina (0,96 milioni).

Particolarmente significativi sono i finanziamenti destinati alla zona del napoletano e specificatamente ai comuni di Giugliano in Campania (1,9 milioni), Napoli (1,6 milioni) e Casoria (0,67 milioni). La Città Metropolitana di Napoli, infatti, ospita la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa d’Italia, quasi 3.000 persone. Nell’hinterland partenopeo, la presenza di baraccopoli informali, le gravissime condizioni di precarietà nelle quali sono costretti a vivere gli abitanti e l’assenza di piani di superamento rappresentano una sfida importante, che oggi può essere vinta anche grazie a questo intervento pubblico.

Come Associazione che da anni si occupa del problema, siamo convinti che l’ingente investimento previsto, se utilizzato al meglio, possa rappresentare una svolta decisiva nei processi di inclusione, anche poggiandosi su piani di superamento dei “campi rom”. Avvertiamo, però, un forte rischio che le Amministrazioni locali possano sprecare questa opportunità, per mancanza di personale adeguato, scarsa conoscenza del fenomeno, riproposizione di modelli di intervento fallimentari perché ancorati al passato. Per tale ragione, alla luce delle esperienze maturate, offriamo consulenza e sostegno a quegli amministratori locali che vorranno avvalersi del nostro supporto, al fine di orientare al meglio i fondi nel definire strategie di intervento efficaci, impattanti e sostenibili.

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