Archivio per anno: 2026

Rapporto “Cento Campi” 2025: la fine di un’epoca per Rom e Sinti in Italia

l 9 aprile 2026, presso il Senato della Repubblica, l’Associazione 21 Luglio ha presentato l’edizione 2025 del report annuale sulla condizione di rom e sinti. Il titolo, “Cento Campi”, evoca una storia complessa che sta finalmente giungendo al termine: il sistema dei campi rom in Italia, basato per decenni su una segregazione spacciata per “nomadismo culturale”, è in una fase di declino inarrestabile.

I numeri del cambiamento

Negli ultimi dieci anni, l’Italia ha visto una riduzione drastica della presenza negli insediamenti: il numero dei siti formali è sceso del 34%, mentre la popolazione residente è crollata del 63%, passando da 28.000 a circa 10.200 persone. Il 2025 ha segnato il definitivo superamento di cinque grandi insediamenti ad Asti, Reggio Calabria, Rovereto, Lucca e Latina. Il presidente Carlo Stasolla ha paragonato questa transizione alla chiusura dei manicomi, segnando la fine di un’architettura della discriminazione.

Le ferite aperte: salute e pregiudizio

Nonostante i progressi, le condizioni di chi ancora vive nelle baraccopoli restano allarmanti. L’aspettativa di vita in questi contesti è di 12,5 anni inferiore rispetto alla media nazionale, con un’età media di soli 25,7 anni. Si tratta di una popolazione giovanissima (il 55% sono minori) e profondamente legata all’Italia, dato che il 70% possiede la cittadinanza.

L’area più critica rimane la zona metropolitana di Napoli, dove risiede il 30% della popolazione totale dei campi italiani. Qui, come nel resto del Paese, la sfida non è solo logistica ma culturale: l’82% degli italiani percepisce ancora un forte pregiudizio verso i rom, alimentando episodi di violenza e odio che nel 2025 hanno colpito comunità a Cossoine e Giugliano.

Politiche di inclusione e futuro

Il superamento fisico dei campi è oggi guidato dal modello MA.REA. (MAppare e REAlizzare), che sostituisce l’approccio etnico con percorsi partecipati verso l’edilizia convenzionale. Sebbene l’Italia segua la Strategia Nazionale 2021-2030 in linea con le direttive UE, il documento manca ancora di una ratifica parlamentare vincolante.

Attualmente, i processi di chiusura sono attivi in altri 13 siti, inclusi i grandi insediamenti di Roma (come Candoni e Castel Romano) e della Campania. La sfida dei prossimi anni sarà abbattere gli ultimi muri fisici dei campi e, contemporaneamente, quelli invisibili del pregiudizio sociale, garantendo a queste famiglie il diritto a un’abitazione dignitosa e a una vita pienamente integrata.

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VOICES – Vocalizing Opposition to Child Marriage in Roma Communities through Empowerment and Support

VOICES è un progetto cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma, Citizens, Equality, Rights and Values (CERV) e realizzato da Associazione 21 luglio, No Peace Without Justice, SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, Zona e ROMAJUST.

Il progetto affronta la complessa problematica del matrimonio minorile all’interno delle comunità rom in Italia e in Romania, riconoscendola come una grave violazione dei diritti umani e una forma di violenza di genere che colpisce in modo sproporzionato bambine e adolescenti. In contesti segnati da deprivazione, marginalizzazione strutturale, discriminazione e accesso limitato ai servizi, questa pratica si intreccia con dinamiche di disuguaglianza di genere, povertà ed esclusione sociale, rafforzando cicli di violenza di genere e di controllo sulla vita delle ragazze.

L’iniziativa si inserisce, quindi, in un contesto segnato da una storica marginalizzazione e da sfide tuttora attuali per alcune comunità rom in condizioni di emergenza abitativa presenti nella città di Roma e in cinque distretti in Romania. Il progetto si fonda sulla consapevolezza che il matrimonio minorile non possa essere affrontato come una mera questione sociale o culturale, ma richieda una risposta integrata, sistemica e coerente con gli standard internazionali di tutela dei diritti.

Riconoscendo le gravi conseguenze che questa pratica comporta sul piano sociale, educativo, economico e sanitario, compromettendo l’autonomia, la salute e le opportunità di vita delle ragazze coinvolte, l’intervento mira a contrastarne e ridurne l’impatto sulle bambine e sulle adolescenti in particolare all’interno delle comunità rom, maggiormente esposte a forme di marginalizzazione e di discriminazione intersezionale. Il progetto adotta un approccio transnazionale, multidisciplinare e basato sui diritti umani, coinvolgendo attori dei settori legale, educativo, sanitario e sociale, con l’obiettivo di promuovere un cambiamento strutturale e sostenibile e rafforzare i meccanismi di prevenzione della violenza di genere.

Gli obiettivi del progetto sono orientati ad accrescere la consapevolezza sui rischi e sulle conseguenze del matrimonio minorile, a rafforzare il coordinamento tra gli stakeholder coinvolti, promuovere il miglioramento delle politiche pubbliche e dei quadri normativi di riferimento e a favorire una comprensione del fenomeno libera da stereotipi e discriminazioni a livello nazionale ed europeo. Le attività previste includono campagne di sensibilizzazione mirate, percorsi educativi, iniziative di outreach comunitario e azioni di advocacy legale, progettate e implementate secondo un approccio di gender mainstreaming, che integra in modo trasversale l’analisi delle disuguaglianze di genere in tutte le fasi dell’intervento. Le azioni sono finalizzate a rafforzare l’empowerment delle ragazze e delle donne rom e, al contempo, a coinvolgere leader comunitari e altri attori chiave nei settori istituzionali, sociali e educativi in un dialogo volto alla creazione di ambienti protettivi, inclusivi e rispettosi dei diritti.

Attraverso queste azioni, VOICES intende contribuire alla piena tutela dei diritti delle ragazze rom e al miglioramento della loro qualità della vita, contrastando i meccanismi che normalizzano la violenza di genere e il controllo sui corpi e sull’autodeterminazione delle ragazze. Integrando interventi a livello locale, nazionale e transnazionale, il progetto aspira inoltre a sviluppare modelli replicabili di prevenzione e contrasto al matrimonio minorile, in linea con gli obiettivi europei di uguaglianza di genere, protezione dei minori e inclusione sociale.

 

 

 

Fotografia di © Valentina Vannicola, da L’Inferno di Dante. Il Limbo, 2011

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