30 aprile 2013 – Il Comune di Roma costretto a fare un passo indietro: annullato il provvedimento di allontanamento delle famiglie rom dai «villaggi attrezzati» della Capitale.
Con determinata dirigenziale n. 1826 del 18 aprile 2013, il Comune di Roma ha annullato il provvedimento notificato nell’ultima settimana di marzo a una sessantina di rom con il quale veniva revocata «l’assegnazione dell’unità abitativa» e disposto «l’allontanamento dell’interno nucleo familiare dal villaggio attrezzato».
La vicenda aveva avuto inizio circa un mese fa, quando la Guardia di Finanza aveva concluso le procedure di controllo sulle posizioni patrimoniali e reddituali dei circa 3.500 rom presenti negli insediamenti formali della città di Roma, e notificato agli interessati la conclusione delle indagini preliminari. Contestualmente il Comune di Roma aveva proceduto a sua volta alla notifica in capo a 64 rom, titolari di beni e conti correnti postali con importi variabili, dell’ordine di allontanamento da alcuni «villaggi attrezzati» e “campi tollerati”. L’allontanamento avrebbe interessato l’intero nucleo famigliare delle persone coinvolte. Il sindaco, Gianni Alemanno, aveva volutamente enfatizzato tali notizie e la stessa vice sindaco, Sveva Belviso, ne aveva fatto, stipulando tra l’altro un contratto con una ditta di cartellonistica stradale radiata dal Comune di Roma, uno dei suoi slogan elettorali.
Il documento di allontanamento si fondava sull’infrazione di presunte regole relative allo stato di indigenza ritenuto requisito per risiedere all’interno di uno degli insediamenti. In realtà, con l’eccezione dell’insediamento La Barbuta, nessuna regola sullo stato di indigenza come pre-requisito risulta a tutt’oggi in vigore. Di conseguenza a nessuna famiglia residente è mai stata chiesta alcuna dichiarazione/autocertificazione sulla situazione reddituale-patrimoniale al momento dell’ingresso, tanto meno è stata paventata ai rom la possibilità di contribuire economicamente alle utenze o al canone di affitto.
Nei giorni successivi alla notifica di tale provvedimento tre famiglie di rom si erano rivolte al TAR che in via preventiva aveva disposto la sospensione del provvedimento del Comune di Roma, impedendo quindi l’allontanamento dei rom interessati. Lo scorso 24 aprile, il TAR, preso atto della determinata dirigenziale del Comune di Roma, ha rilevato l’improcedibilità del ricorso venendo a mancare la materia del contendere.
«L’indagine patrimoniale della Guardia di Finanza – sostiene l’Associazione 21 luglio – era stata volutamente fatta propria dall’Amministrazione comunale che l’aveva strumentalizzata, a due mesi dalle elezioni, per una campagna mediatica rivolta contro le comunità rom al fine di giustificare allontanamenti coatti privi di un supporto legale. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come il concetto di legalità che gli amministratori romani esprimono appare spesso ambiguo e contraddittorio e sembra fin troppo facile, nelle settimane prossime alle elezioni, trattare tutto ciò che riguarda le comunità rom con irresponsabilità».

