16 marzo 2011 – L'insediamento "Stacchini"
LETTERA
Al sindaco di Tivoli (Roma) dott. Sandro Gallotti
Al Commissario straordinario per l’emergenza nomadi dott. Giuseppe Pecoraro
Al Presidente della Regione Lazio on. Renata Polverini
Al Presidente della Provincia di Roma on. Nicola Zingaretti
Al Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg
L’insediamento informale denominato “Stacchini” è situato nel comune di Tivoli, in località Setteville, nella provincia di Roma. L’insediamento esiste da circa 17 anni e si trova all’interno di un’ex polveriera. Si tratta di una zona ritenuta tossica a causa della presenza elevata di polveri metalliche e polveri di amianto (causa la mancata rimozione dei resti dei tetti in eternit che formavano gli edifici presenti sul territorio e poi abbattuti nel 2007, in seguito ad uno sgombero, per evitare che fossero rioccupati).
Secondo le rilevazioni effettuate nel dicembre 2010 dall’Associazione 21 luglio, l’insediamento è abitato da circa 200 cittadini rumeni, in prevalenza di etnia rom, di cui 63 sono minori, 16 dei quali in età compresa tra 1 e 4 anni, per un totale di 53 nuclei familiari. I bambini iscritti a scuola sono dodici.
La situazione igienico-sanitaria dell’insediamento è precaria: sono stati riscontrati alcuni casi di tubercolosi e di gravi patologie psicofisiche. Non è presente alcuna fornitura di acqua e di energia elettrica.
Il 3 dicembre 2010 l’Associazione 21 luglio, insieme ad altre quattro associazioni, aveva invitato, con una lettera, le autorità locali “ a sospendere ogni eventuale iniziativa di sgombero e a indire un tavolo tecnico con gli enti locali, i rom residenti e le associazioni al fine di individuare percorsi alternativi volti ad offrire soluzioni abitative e progetti di inclusione sociale alle famiglie rom ”.
Malgrado l’appello, il 14 marzo 2011 alle ore 8.00 sono iniziate le operazioni di sgombero all’interno dell’insediamento. Erano presenti dodici autovetture della polizia di Stato, tre autovetture della polizia municipale e tre ruspe. Il campo è stato presidiato ed è stato vietato l’accesso ai non residenti per l’intera giornata. Le operazioni sono proseguite il giorno successivo con l’abbattimento di numerose baracche.
Il 14 e 15 marzo gli osservatori dell’Associazione 21 luglio hanno monitorato le diverse fasi dello sgombero raccogliendo interviste con gli abitanti del campo e con un operatore della polizia di Stato, avvalendosi di strumentazione video. Dalle osservazioni sono emerse alcune caratteristiche ricorrenti negli sgomberi finora condotti nell’area romana:
- Nessuna comunicazione ufficiale scritta è stata rilasciata alle famiglie rom circa lo sgombero imminente, cosicché queste sono state colte di sorpresa.
- Le forze di polizia non hanno prodotto alcun tipo di documentazione inerente allo sgombero, né all’inizio né durante le operazioni.
- Nel corso dello sgombero non è stata rilevata la presenza di assistenti sociali o di personale di organizzazioni umanitarie.
- Secondo una testimonianza raccolta, in un caso gli agenti delle forze di polizia si sono resi autori di un abuso ai danni di una famiglia rom con la distruzione delle tessere sanitarie Eni rilasciate dalla Asl locale.
- Le abitazioni e i beni personali di alcuni abitanti non presenti al momento dello sgombero sono stati arbitrariamente distrutti.
- Le persone interessata dallo sgombero non hanno ricevuto alcuna proposta per una sistemazione alternativa. Gli agenti di polizia, a quanti chiedevano un aiuto materiale, hanno suggerito l’accesso agli sportelli della Caritas diocesana.
- Tra le persone sgomberate è stata registrata la presenza di soggetti con gravi patologie psicofisiche.
- Alcuni bambini rom sono stati costretti a interrompere la frequenza scolastica.
Il 14 marzo alle ore 13.00 l’Associazione 21 luglio ha potuto documentare il ritorno al campo di dieci bambini accompagnati dallo scuolabus comunale a cui i propri genitori hanno comunicato l’avvenuta distruzione della loro abitazione.
Alla luce di quanto avvenuto, l’Associazione 21 luglio ritiene che lo sgombero in corso nel campo Stacchini sia illegale perché viola quanto sancito dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite (CESR) che chiarisce come gli sgomberi forzati rappresentino una violazione del diritto a un alloggio adeguato.
Affinché uno sgombero possa essere ritenuto legale, secondo il CESR, occorre infatti che vengano rispettate le seguenti garanzie di base:
1. L’opportunità di una reale consultazione con gli interessati.
2. Un adeguato e ragionevole preavviso per tutte le persone interessate prima della data prevista per lo sgombero.
3. Le informazioni sugli sgomberi previsti e, ove possibile, sull’utilizzo successivo del terreno o delle abitazioni, dovrebbero essere rese disponibili in tempi ragionevoli a tutti coloro interessati dai provvedimenti.
4. In particolare, quando sono coinvolti gruppi di persone, durante lo sgombero dovrebbero essere presenti funzionari governativi o loro rappresentanti.
5. Tutte le persone che effettuano lo sgombero dovrebbero essere correttamente identificate.
6. Gli sgomberi non dovrebbero aver luogo in condizioni climatiche particolarmente avverse o di notte a meno che le persone coinvolte non ne diano il consenso.
7. Dovrebbero essere forniti strumenti di ricorso legale e, ove possibile, assistenza legale alle persone che lo richiedano qualora vogliano ricorrere alla giustizia.
Il diritto all’istruzione dei minori è tutelato dall’art. 34 della Costituzione Italiana , dall’ art. 14 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea , dall’art. 13 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali , dagli artt. 28 e 29 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia , dall’art. 2 del Protocollo 1 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dalle relative leggi di ratifica.
Si fa in particolare riferimento agli articoli:
a. Art. 28 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia secondo cui gli Stati parti riconoscono il diritto del minore all’educazione e, in particolare, “ adottano misure per promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono della scuola ”.
b. Art. 2 del Protocollo n. 1 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che sancisce il diritto all’istruzione e che richiede agli Stati parti di rispettare il diritto dei genitori di provvedere all’educazione dei propri figli.
Tale diritto viene violato ogni qualvolta i minori inseriti pienamente in un percorso scolastico (come i figli delle famiglie rom del campo Stacchini) vengono improvvisamente sradicati dal loro luogo di residenza, rendendo così impossibile la frequenza scolastica.
L’Associazione 21 luglio esprime pertanto profonda preoccupazione per le conseguenze che lo sgombero forzato sta causando agli abitanti dell’insediamento informale Stacchini e invita le autorità locali ad agire secondo quanto stabilito dal Diritto Internazionale e dalle Convenzioni Europee sospendendo immediatamente le operazioni di sgombero così come esse sono state finora attuate.
Roma, 16 marzo 2011
Associazione 21 luglio

