- Presentata l’Agenda 2021 “Si può fare!” per il superamento dei campi rom. Associazione 21 luglio: «L’operazione è storica. In 4 anni si può chiudere definitivamente a Roma la stagione dei campi»
Roma, 3 giugno 2021 – Alla presenza di rappresentanti di diverse forze politiche, Associazione 21 luglio ha presentato oggi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati l’Agenda politica 2021 per la città di Roma: “Superare i campi rom? Si può fare!”.
Il documento, frutto di un lungo lavoro di analisi che ha visto coinvolta un’equipe multidisciplinare di esperti nazionali, offre al prossimo primo cittadino che sarà chiamato a governare la città di Roma, informazioni, dati e strumenti per superare definitivamente nella Capitale la stagione dei campi rom, iniziata nel 1994 quando in via Salviati, sotto la Giunta Rutelli, si realizzò il primo insediamento formale romano. «È innegabile – si legge nel documento – che, con il succedersi delle Amministrazioni sia sempre mancata un’elaborazione del passato, un’analisi dei successi e dei fallimenti della Giunta precedente, una capacità di leggere il presente e di promuovere azioni innovative, sostenibili e incisive. Quello che colpisce è soprattutto il vuoto partecipativo: mai ci si è degnati di coinvolgere pienamente i diretti interessati – i residenti delle baraccopoli e gli abitanti dei quartieri adiacenti -, elemento alla base di ogni intervento sociale degno di questo nome. L’Agenda, sottoposta ai candidati a sindaco della città di Roma, intende colmare un diffuso vuoto di conoscenza e analisi per fornire strumenti operativi concreti a chi, dopo il voto, sarà chiamato a governare la città».
Dopo una sottolineatura delle cinque “pietre d’inciampo” nelle quali tutte le passate Amministrazioni, dalla Giunta Rutelli alla Giunta Raggi, sono cadute ed una riflessione sul fenomeno dell’auto organizzazione di molti abitanti dei campi rom attraverso l’utilizzo di strumenti ordinari, lo studio, nel terzo capitolo, propone sei fasi, declinate in sedici azioni, estremamente concrete, per una via d’uscita.
Secondo Associazione 21 luglio il cambio del paradigma dovrà fondarsi su due assi portanti: l’abbandono dell’approccio etnico – a partire dalla fine dell’esperienza dell’Ufficio Speciale Rom, Sinti e Caminanti – e il passaggio ad una programmazione territoriale specifica per ogni insediamento da superare secondo un modello il più partecipativo possibile.
«L’errore degli ultimi anni – ha specificato Carlo Stasolla nel corso della presentazione – è stata quello di considerare gli abitanti dei campi rom dei “disabili sociali”, bisognosi di interventi rieducativi su base etnica. Si è così andato strutturando un sistema di interventi inefficiente ma anche estremamente costoso. Basti pensare che negli ultimi 4 anni, sono stati impegnati circa 12,7 milioni di euro per la fuoriuscita dei rom dai rispettivi insediamenti e ben l’85% è stato speso solo per il personale coinvolto, ovvero circa 11 milioni di euro. E l’operato di questa Amministrazione, alla fine, è sfociato quasi esclusivamente in sgomberi forzati, anch’essi dal forte impatto sulle casse del Comune, come avvenuto negli ultimi due insediamenti chiusi: quello del Camping River nel 2018 e quello del Foro Italico, nel 2020. Tale fallimento è stato accompagnato da un atteggiamento di sfiducia delle famiglie rom nei confronti delle istituzioni e dalle forti critiche sollevate da numerose associazioni».
L’intervento proposto da Associazione 21 luglio si ispira a due modelli consolidati di progettazione partecipata: quello della metodologia Romact, programma di sviluppo voluto dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea dal 2013 e le pratiche previste dal Community organizing. Secondo i contenuti dell’Agenda, oggi nella città di Roma ci sono le condizioni per uscire da condizioni croniche di emergenzialità, promuovendo tali metodologie grazie alle quali, con un forte risparmio economico per la collettività e ponendo al centro la comunità locale che vive nei campi e nei quartieri dove gli stessi insistono, si possono delineare traiettorie concrete e condivise verso il superamento degli insediamenti privilegiando l’utilizzo di strumenti ordinari.
«L’alternativa a questa Agenda? – ha concluso Carlo Stasolla nel suo intervento – Secondo noi ad oggi non esiste. Se il prossimo cittadino continuerà sul solco dei suoi predecessori? Vorrà dire che ci vedremo collettivamente condannati a riveder scorrere le immagini di un film dall’epilogo scontato, riempito di slogan propagandistici e impegni solenni, di promesse irrealizzabili e puntuali fallimenti, i cui esiti, dagli enormi costi economici, sociali e umani, ricadranno irrimediabilmente sulle spalle della cittadinanza tutta».
Associazione 21 luglio – stampa@21luglio.org



