16 novembre 2011 – Villaggio attrezzato della Barbuta: spesi 10 milioni di euro per il campo, in una zona a rischio inquinamento e non adatta all’insediamento umano. Appello dell'Ass. 21 luglio alle organizzazioni locali e alle comunità rom e sinte
L’Associazione 21 luglio scrive alle autorità comunali, ai rappresentanti delle associazioni e alle comunità rom e sinte per denunciare lo sperpero di denaro pubblico e le criticità relative nel campo della Barbuta.
Il 15 dicembre 2011 sarà infatti ultimato il primo “villaggio attrezzato” costruito ex novo dal Comune di Roma, come previsto dal Piano Nomadi. Il campo ospiterà circa 650 persone delle comunità rom e sinte.
L’area si trova nelle immediate vicinanze della pista dell’aeroporto di Ciampino dove atterrano giornalmente 200 aerei. Nel sottosuolo è inoltre situata una falda acquifera della sorgente Appia che, con la costruzione del nuovo campo verrà esposta al rischio di inquinamento. Infine il piano territoriale paesistico della Regione Lazio individua l’area come zona di interesse archeologico. Si tratta quindi di un luogo certificato come non adatto all’insediamento umano per le condizioni igieniche, l’aria insalubre e l’inquinamento acustico.
Prima di realizzare il campo sono stati compiuti i lavori per i rilievi archeologici dell’intera area, costati un milione di euro. Successivamente è stata realizzata una parziale bonifica per la quale l’assessorato all’ambiente di Roma Capitale ha stanziato 530 mila euro. Per la costruzione del campo sono stati poi spesi più di 6 milioni di euro. Per i costi accessori l’Associazione 21 luglio ha stimato una somma di ulteriori 2 milioni di euro. In totale quindi la costruzione del campo della Barbuta è costata quasi 10 milioni di euro. Il mantenimento del villaggio attrezzato, sempre secondo una stima dell’associazione, costerà all’amministrazione circa 3 milioni di euro all’anno.
“Tra un anno – si legge nella lettera – il Comune di Roma avrà probabilmente speso per ogni ospite del nuovo “villaggio attrezzato” la somma di circa 20 mila euro e, per una famiglia di 5 persone, circa 100 mila euro. Il tutto con benefici minimi o nulli per le persone accolte nell’insediamento e senza che sia possibile riscontrare elementi di una reale e concreta inclusione sociale».
L’Associazione 21 luglio, si legge ancora nella lettera, «esprime sdegno per tale sperpero di denaro pubblico, che sicuramente poteva essere utilizzato verso reali politiche abitative in favore della comunità rom e sinta». Inoltre l’associazione manifesta profonda preoccupazione per le condizioni di vita dei 650 rom che verranno accolti all’interno del nuovo “villaggio attrezzato”, in particolare per i minori.
Il nuovo campo della Barbuta rappresenta «l’espressione più alta dell’“urbanistica del disprezzo” nella città di Roma, uno spazio in cui si perpetua la marginalità sociale, “non luogo” per eccellenza». Malgrado in più occasioni i rappresentati rom abbiano espresso il desiderio di vivere nelle case, queste scelte politiche e la totale assenza di soluzioni alternative, rafforzano la convinzione popolare che il rom sia indissolubilmente legato al mondo del nomadismo.
L’associazione 21 luglio invita pertanto le organizzazioni locali che da anni di occupano della gestione dei servizi interni ai “villaggi attrezzati” a «considerare la reale e storica possibilità di non prendere parte all’organizzazione dei servizi previsti all’interno del nuovo “villaggio” de La Barbuta».
La lettera è stata consegnata anche alle comunità rom e sinte della capitale, chiamate a valutare attentamente e responsabilmente le conseguenze negative che, come la storia insegna, emergeranno dopo l’eventuale ingresso nel nuovo campo.

