Lettera aperta. Blitz nei “campi nomadi” a Roma. Associazione 21 luglio: «Unica risposta è il definitivo superamento dei “campi”»
A seguito di tali operazioni, il Comune di Roma avrebbe deciso di allontanare da alcuni «villaggi attrezzati» e “campi tollerati” 64 rom ai quali sarebbero riconducibili conti correnti postali per un importo complessivo superiore ai 10 milioni di euro. Attraverso il richiamo e il ricorso ai media nazionali e locali, invitati ad assistere alle operazioni avvenute nel “campo tollerato” di via Salviati, le autorità romane hanno volutamente enfatizzato tali notizie, producendo una comprensibile indignazione tra i cittadini romani.
Da quanto diramato dalle autorità locali alla stampa emerge come, a fronte di una indagine in profondità che ha riguardato circa 3.500 rom, per meno del 2% dei rom interessati è stato avviato un procedimento legale che, solo per alcuni di essi, ha comportato anche il sequestro preventivo del denaro depositato. Tale percentuale è sicuramente inferiore rispetto a quelle riscontrate dalle autorità preposte al controllo fiscale nel corso di ordinari controlli in altri ambiti a livello nazionale. E’ ampiamente dimostrato come nei paesi europei, in termini economici, la frode sociale sia 10 volte inferiore alla frode fiscale anche se la prima, quando combattuta in tempi di crisi economica, crea maggiore sdegno tra la cittadinanza.
Da quanto emerso dalla stampa e dai riscontri effettuati, ai 64 rom indagati è stata notificata dal Comune di Roma, per loro e il rispettivo nucleo famigliare, una lettera di allontanamento dalla propria abitazione pur trattandosi, in alcuni casi riscontrati dall’Associazione 21 luglio, di persone i cui beni non sono stati oggetto di sequestro, o sono di scarsa entità, o facilmente riconducibili ad un’attività lavorativa. Si tratta di una lettera di allontanamento nella quale si stabiliscono regole all’interno di un’area, come il “campo nomadi”, dove le stesse autorità capitoline hanno concorso alla creazione di zone grigie di diffusa illegalità, dove non esistono trasparenti criteri di ammissione, regole di comportamento interno certe e rispettate, e scaglioni economici che ne regolino la presenza.
L’Associazione 21 luglio, nel condannare fermamente ogni forma di reato che avvenga dentro o fuori da un “campo nomadi”, dietro la responsabilità di un rom o di un non rom, quale che sia la sua entità, lieve o grave, ritiene importante, soprattutto nel periodo pre-elettorale, dare il giusto valore alla comunicazione, soprattutto quando questa offre un’immagine di criminalità diffusa e generalizzata che riguarda indistintamente determinate categorie.
L’Associazione intende anche avviare una riflessione sui «villaggi attrezzati» del Piano Nomadi che, anche se presentati come luoghi controllati e sicuri, sono in realtà l’incarnazione della illegalità istituzionale dove, come in ogni ambito marginale e segregato, più facilmente si possono innestare e ramificare sistemi di criminalità. Si ribadisce pertanto l’importanza del definitivo superamento e della chiusura dei “campi nomadi”, a Roma come in Italia, anche partendo dal graduale allontanamento di quanti hanno una situazione patrimoniale adeguata, che costituisce l’unica e urgente risposta che può essere data in relazione alle politiche rivolte alle comunità rom e sinte. E’ questo che ci si aspetta dall’amministrazione capitolina che, dopo il periodo elettorale, sarà chiamata a governare la città di Roma.

