Castel Romano: la città di Roma preservi il senso dell’umanità e il rispetto del diritto
LETTERA ALLA CITTÁ
Castel Romano: la città di Roma preservi il senso dell’umanità e il rispetto del diritto
Sono una quarantina i minori residenti, insieme alle loro mamme, nell’area F della baraccopoli romana di Castel Romano. Chi sta pensando a loro in giorni dove sulle loro baracche incombe la minaccia di uno sgombero che risuona a colpi di ordinanze, dichiarazioni e passerelle e con una campagna elettorale alle porte?
Come Associazione 21 luglio conosciamo una per una quelle famiglie: donne e bambini che vivono nell’abbandono più totale tra rifiuti, topi e lamiere nella famigerata area F dell’insediamento, quella relegata ai margini di tutto il resto del “villaggio”. La nostra vicinanza nei loro confronti si è fatta più stretta nella difficile fase del lockdown quando, contrariamente ai tanti riflettori puntati oggi, la Giunta Capitolina è stata la prima a voltarsi dall’altra parte, in piena continuità, va detto, con le passate amministrazioni.
Malgrado dal settembre 2012 le famiglie poste nell’insediamento istituzionale dell’area F vivano in condizioni drammatiche – negli ultimi anni rese ancor più dure dall’assenza del servizio idrico – è stato necessario il servizio giornalistico della trasmissione televisiva “Le iene” del 23 giugno, superficiale e dallo stampo fortemente sensazionalistico, a far scoprire all’opinione pubblica quella triste realtà. Non ci sorprende neanche il conseguente ingenuo stupore della sindaca Virginia Raggi e la sua affermazione «Mandatemi le immagini». Lei che, come tutti gli altri che l’hanno preceduta, non si sa dove fosse stata in questi anni di governo quando a Castel Romano i diritti delle bambine e dei bambini, figli delle baraccopoli, venivano sistematicamente calpestati come dimostrato dai nostri periodici rapporti.
Per l’intero “villaggio” di Castel Romano, come da “Piano rom”, è previsto dallo scorso gennaio lo stanziamento di 3,3 milioni di euro per il superamento da attuarsi entro la fine del 2021. Ma sarebbe più corretto dire, era previsto.
Dopo il servizio televisivo, la Asl ha chiesto la bonifica dell’area o lo sgombero dei suoi abitanti per la tutela della salute pubblica. Secondo un prevedibile effetto domino è seguito l’annuncio dal Campidoglio di portare le ruspe sull’area F e il placet della Regione Lazio. Poi, come in un film già visto nel passato, il video della sindaca Raggi alle porte dell’insediamento, le lettere di segretari di partito, le dichiarazioni sui social… Qualcuno, come l’ex sindaco di Pomezia, il Comune vicino al “villaggio”, è arrivato a suggerire per gli adulti del “villaggio”, tutti, nessuno escluso, l’inserimento «in strutture di recupero ed educative a lungo termine da cui non possano uscire fino a che non dimostrino di avere rispetto per le persone, per il lavoro, per il nostro Paese e per le nostre tradizioni».
Nell’area mediatica, reale e virtuale, non un solo secondo è stato dedicato a guardare negli occhi gli abitanti dell’area F, ad ascoltare le loro storie, i loro problemi, i loro sogni; a fare memoria della condanna della Corte Europea per la deportazione voluta dalla Giunta Rutelli di quelle stesse famiglie in Bosnia; a tener conto che il loro spostamento a Castel Romano ha prima garantito guadagni a Salvatore Buzzi e dopo alle cooperative chiamate a gestire “amichevolmente” il “villaggio” sulla via Pontina.
Come Associazione 21 luglio dall’inizio del lockdown ogni settimana raggiungiamo le famiglie di Castel Romano, compresa l’area F, portando beni di prima necessità per i neonati a rischio deprivazione alimentare. Ma anche, e soprattutto, parlando con le mamme, condividendo con adulti e bambini preoccupazioni e ansie. Fedeli alla nostra mission continueremo a farlo anche nelle settimane che ci separano allo sgombero, combattendo sino alla fine una battaglia anche legale per scongiurarlo, lì dove lo Stato quando è presente lo fa indossando una divisa militare e le troupe televisive solo per raccontare di roghi e di delinquenza.
Ci sono momenti dove non è possibile restare neutrali, o se ostinarsi ad esserlo equivale a porsi dalla parte del carnefice. Noi, senza esitazione, ci poniamo a fianco delle famiglie dell’area F, le vere vittime dell’intera vicenda, per un senso di umanità e di giustizia nei loro confronti. Ma anche, e soprattutto, lo facciamo per la città di Roma, vittima anch’essa ma dei suoi amministratori, perché non arrivi a smarrire definitivamente quel briciolo di umanità e senso del diritto che puntualmente, come la storia degli ultimi 30 anni insegna, davanti le porte di ogni baraccopoli finisce per rimuovere dalla coscienza collettiva. Rinunciando così ai due valori fondamentali che rappresentano il vero patrimonio che ogni cittadino è chiamato, con coraggio e senso di responsabilità, a custodire e salvaguardare.
Associazione 21 luglio
Foto di Fabio Moscatelli




