«Sogno che i campi non ci siano più»
Florin ha 19 anni, viene dalla Romania e vive in Italia da quando di anni ne aveva sei. Con la sua famiglia ha sempre vissuto a Roma.
Lo scorso maggio ha partecipato al Corso di formazione per giovani attivisti rom e sinti, organizzato dall’Associazione 21 luglio, da Amnesty International – sezione italiana e dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom.
«Una esperienza che mi ha permesso di acquisire maggiori conoscenze e soprattutto maggiore consapevolezza sui modi e gli strumenti per tutelare i diritti umani dei rom a Roma e nel resto d’Italia», spiega Florin.
Florin ha vissuto moltissimi anni all’interno di un “campo rom”. «Vivere in un campo vuol dire essere escluso dal resto della società e non avere le stesse opportunità di tutti gli altri cittadini: dalla possibilità di studiare alla possibilità di trovare un lavoro. Per questo vorrei trasformare il mio attivismo in un impegno costante affinché chi oggi vive in un campo possa finalmente trovare il modo di uscirne e di avere un lavoro e una casa come ogni altro cittadino».
Uscire autonomamente da un campo, tuttavia, non è così semplice come si potrebbe immaginare. Molte persone che vivono nei campi, infatti, pur essendo nate o cresciute in Italia risultano ancora prive di documenti, sia italiani che dei loro Paesi di origine, vivendo quindi in una situazione di apolidia di fatto che impedisce loro di proseguire gli studi, di lavorare regolarmente e di accedere a servizi essenziali come quelli sanitari, ad esempio.
Il superamento dei campi in favore di percorsi di inclusione sociale non può che avvenire, dunque, attraverso una precisa volontà delle istituzioni visto che, d’altra parte, sono le stesse istituzioni che in Italia hanno insistito sulla cosiddetta “politica dei campi”.
Essendo cittadino di un Paese dell’Unione europea Florin, fortunatamente, ha avuto meno difficoltà di altri a inserirsi nel mondo lavorativo. Nonostante la sua giovane età ha già raccolto alcune esperienze professionali, soprattutto all’interno di ristoranti, che l’hanno portato a vivere quotidianamente assieme a persone non rom.
«Uscire dalla realtà opprimente del campo e ritrovarsi a condividere momenti e giornate assieme ad altre persone al di fuori del campo, in città, ti aiuta a farti di nuovo sentire parte della società, ad essere accettato e amato dagli altri e a riacquistare fiducia nel futuro», racconta Florin, che ha un sogno:
«Che i campi non ci siano più, che tutti i rom siano uguali agli altri. Che i rom non siano più una povertà per la società, ma una ricchezza e che non siano più discriminati».





