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Svelato il mistero del nuovo "campo" a Roma: Associazione 21 luglio invia esposto all'ANAC

Finalmente svelato il “mistero” del nuovo campo rom a Roma: i rom resteranno nel vecchio insediamento grazie a un bando redatto in modo da escludere altri potenziali concorrenti. Associazione 21 luglio invia esposto all’ANAC: «Violate le norme in materia di concorrenza e appalti».

Roma, 3/4/2017 – Il 31 marzo scorso presso il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale è stato aperto dalla Commissione nominata l’unico plico pervenuto in risposta alla procedura di gara: “Reperimento di un’area attrezzata Municipio Roma XV o Municipi limitrofi per l’accoglienza e soggiorno di 120 nuclei familiari di etnia Rom e affidamento del servizio di gestione sociale e vigilanza”. E’ stato così finalmente svelato il “mistero” che da mesi accompagna a Roma la vicenda della costruzione di un insediamento destinato, come si legge nel bando «all’accoglienza e al soggiorno temporaneo di 120 nuclei di cui 109 attualmente ospiti presso il “Villaggio River” sito in Roma via Tenuta Piccirilli, 207 (Municipio Roma XV)».
Nei mesi scorsi, a più riprese, di fronte all’accusa di voler costruire un nuovo insediamento per soli rom, le autorità capitoline si erano sempre affrettate a rettificare: «Non si tratta di un nuovo campo».
Effettivamente l’unico plico pervenuto e aperto il 31 marzo scorso è a firma proprio della stessa Cooperativa operante nel settore sociale che dal 2005 gestisce l’accoglienza delle comunità rom nel “Villaggio River” che dal medesimo insediamento dovrebbero invece uscire. Negli ultimi anni, per la gestione dell’insediamento, classificato dal Comune di Roma come uno dei 7 “villaggi attrezzati” della Capitale, le autorità capitoline hanno speso quasi 1.200.000 euro annui per l’accoglienza di circa 500 persone. Il tutto attraverso una procedura negoziata senza bando di gara che negli anni ha visto la firma di dirigenti comunali coinvolti nell’inchiesta denominata “Mafia Capitale”.
Davanti all’impossibilità di proseguire con tale modalità operativa – a seguito di una relazione di analisi delle modalità di affidamento dei servizi dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) nella quale sono state anche segnalate le irregolarità – il Comune di Roma, anziché provvedere ad un ventaglio di soluzioni abitative alternative per le 109 famiglie rom, come raccomandato dalla Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom, ha deciso di rendere pubblica, l’8 luglio 2016, la procedura di gara per il reperimento di una nuova area attrezzata per 15 mesi per un importo complessivo a base di gara di 1.549.484,26 euro. Il 21 dicembre 2016 il Dipartimento Politiche Sociali ha disposto la sospensione del bando in autotutela per poi confermare la procedura il 7 marzo 2017.
Il 31 marzo scorso, dopo l’apertura dell’unico plico, Associazione 21 luglio ha inviato un esposto all’ANAC nel quale è segnalato come la gara d’appalto sembrerebbe essere stata redatta in funzione dell’unico concorrente, da anni affidatario del servizio di gestione nel “Villaggio River”, «unico soggetto, questo, avente i requisiti strutturali, la capacità economica e finanziaria e le competenze tecnico-professionali espressamente richieste dal bando di gara».
Nell’esposto viene richiamata «l’esistenza di una forte similitudine tra i requisiti strutturali, le prestazioni e i servizi richiesti e forniti sino ad ora» nel “Villaggio River”, e quelli previsti dal recente bando. In quest’ultimo, le restrizioni territoriali (XV Municipio o Municipi limitrofi), quelle legate alla capacità tecnica (esperienza simile negli ultimi tre anni), quelle relative alla capacità economica (fatturato degli ultimi 3 anni non inferiore al 20% dell’importo a base di gara) sono tali che è possibile affermare – come si legge nell’esposto – che al di fuori della Cooperativa in oggetto «non vi siano altri concorrenti, né nel territorio del XV Municipio né in quelli limitrofi, in possesso né di una struttura rispondente ai requisiti strutturali previsti […], né aventi le capacità tecniche, economiche e finanziarie richieste dal bando oggetto del presente esposto».
«Si paventa il forte sospetto – si conclude nell’esposto presentato da Associazione 21 luglio – che la gara sia stata strutturata in modo tale da permettere la partecipazione della sola realtà appartenente al terzo settore» e pertanto «si ponga in violazione della normativa di settore e in dispregio dei basilari principi di concorrenza, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità in quanto volta a celare dietro il ricorso a procedura aperta, palesi distorsioni del mercato».
«Dopo quanto avvenuto negli anni passati – afferma Carlo Stasolla presidente di Associazione 21 luglio – non ci saremo certo aspettati di incorrere nuovamente in elementi di forte opacità come quelli rilevati nel bando. Auspichiamo pertanto un pronto intervento non solo dell’Ufficio diretto dal dott. Raffaele Cantone ma anche degli organi politici dell’Amministrazione Capitolina volto a riportare chiarezza e trasparenza sull’intera, gravissima vicenda che sembra rievocare, nella città di Roma, i fantasmi del passato».
Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
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Mafia, chiude il Best House. A Roma per i campi rom è l'inizio della fine

L’Associazione 21 luglio esprime profonda soddisfazione per la chiusura, nella Capitale, del Best House Rom, la struttura senza finestre, da due anni oggetto di numerose denunce dell’Associazione, dove negli ultimi mesi 135 persone, di cui oltre la metà minori, vivevano in condizioni drammatiche, al di sotto degli standard minimi di tutela dei diritti umani.
«A Roma è iniziato un processo irreversibile: non soltanto dal 2012 si è impedito la costruzione di nuovi “campi rom”, ma si inizia finalmente a mettere i sigilli su questi ghetti e luoghi di discriminazione istituzionale, che rappresentano un’anomalia italiana nel contesto europeo», afferma il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla.
La chiusura del Best House Rom, situato in via Visso, nella periferia est della Capitale, è stata predisposta dal Comune di Roma in seguito a una “interdittiva antimafia” nei confronti della Cooperativa Inopera, l’ente gestore della struttura che nel 2014, come documentato dal rapporto dell’Associazione 21 luglio “Centri di raccolta S.p.a.”, è costata 2,8 milioni di euro, di cui quasi 2,6 milioni affidati senza bando pubblico alla stessa Cooperativa Inopera. Alle famiglie che vivevano nella struttura è stata offerta una sistemazione alternativa da loro giudicata adeguata, come hanno potuto constatare rappresentanti dell’Associazione 21 luglio che in questi giorni hanno seguito la vicenda sul posto.
Nato nel 2012, il Best House Rom si è consolidato tra dicembre 2013 e marzo 2014 in seguito al collocamento nella struttura di 137 persone provenienti dallo smantellamento del “villaggio attrezzato” della Cesarina e di altre 64 sgomberate da alcuni insediamenti informali.
L’Associazione 21 luglio, per prima, ha denunciato le condizioni di vita drammatiche all’interno del centro. Nel report “Senza Luce”, pubblicato a marzo 2014, l’Associazione ha puntato i riflettori sulle condizioni strutturali del Best House Rom, caratterizzato da stanze anguste, prive di finestre e punti di areazione naturale; sulla sua incompatibilità con i requisiti previsti dalla normativa regionale che regola il funzionamento di strutture di accoglienza; e sugli altissimi costi della sua gestione, a fronte di stanziamenti nulli per l’inclusione sociale degli uomini, delle donne e dei bambini rom residenti.
Alle numerose denunce dell’Associazione 21 luglio sul Best House Rom, sono seguite l’apertura di un’istruttoria sul centro da parte dell’Autorità Anticorruzione, dopo un esposto presentato dall’area legale dell’Associazione lo scorso febbraio, e varie visite ispettive con rappresentanti delle istituzioni locali, nazionali e internazionali: con il consigliere di Roma Capitale Riccardo Magi, con la Commissione Diritti Umani del Senato, con il presidente del Comitato Europeo dei Diritti Sociali Luis Quimena Quesada, con una delegazione della Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI).
La chiusura del Best House Rom va così ad aggiungersi a due importanti battaglie che hanno visto, nei mesi scorsi, l’Associazione 21 luglio in prima linea contro la costruzione di due nuovi “campi per soli rom” nella Capitale: il nuovo “villaggio attrezzato” della Cesarina, che nelle intenzioni dell’allora Assessore alle Politiche Sociali Rita Cutini avrebbe dovuto sostituire quello raso al suolo a dicembre 2013, e il nuovo “villaggio attrezzato” La Barbuta, che sarebbe dovuto essere realizzato dalla multinazionale Leroy Merlin in base a un progetto su cui, come emerso dalle intercettazioni su Mafia Capitale, aveva messo gli occhi anche il cosiddetto “ras delle cooperative” Salvatore Buzzi.
Entrambi i progetti furono bloccati in seguito al lancio di due campagne di mail bombing e mobilitazione on line (“#DiscriminareCosta” e “Leroy Merlin, un campo rom è un ghetto: non costruirlo!”) sul sito dell’Associazione 21 luglio. Lo scorso maggio, per di più, era stato il Tribunale di Roma, con una sentenza storica, in seguito a un’azione legale promossa da Associazione 21 luglio e Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, a riconoscere per la prima volta in Italia e in Europa il carattere discriminatorio dei “campi rom”, con specifico riferimento al “villaggio attrezzato” La Barbuta.
«La chiusura del Best House Rom, sebbene non sia stata accompagnata dall’individuazione di soluzioni che favoriscano l’inclusione sociale delle comunità rom, rappresenta comunque un punto di svolta cruciale per Roma: nella Capitale non si costruiscono più nuovi “campi” e si è iniziato a mettere la parola fine ai ghetti esistenti – conclude il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla -. Oggi è evidentemente cominciato un percorso dal quale non sarà più possibile tornare indietro: il sistema campi va definitivamente superato e l’inclusione sociale dei rom deve far parte dell’agenda politica della nuova Amministrazione che sarà guidata a governare la città».
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