Alunni rom? Sinti o Caminanti? La discriminazione alla scuola di Venezia che viene da lontano
Rom, sinti, caminanti. Tre le specifiche che le famiglie “nomadi” (come indicato sulla scheda) di Venezia hanno dovuto indicare all’atto di iscrizione dei propri figli all’istituto comprensivo Corner di Fossò-Viganovo. Il modulo di iscrizione, presente da tempo sul sito della scuola, è finito sotto i riflettori solo di recente grazie alla decisione di alcuni genitori (residenti a Padova) di denunciare la vicenda come “abuso e discriminazione gravissima”. Poche ore dopo la scheda di iscrizione è stata rimossa dal sito internet della scuola: “Se il modulo dal punto di vista legale ha dei profili di illegittimità lo cambieremo sicuramente” aveva detto il dirigente scolastico Carlo Marzolo.
Per il Miur sono necessari insegnamenti specifici che tengano conto del “retroterra culturale di queste popolazioni”
La vicenda raccontata dalle cronache recenti per quanto possa indignare e suscitare rabbia è solo l’ultima manifestazione (in ordine di tempo) di una discriminazione verso gli alunni rom dai tratti istituzionali che si inserisce in un contesto dai margini più ampi. Basti pensare che già nel 2014, il Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha stilato un vademecum contenente “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” avvertendo la necessità di curare un paragrafo dedicato a “Alunni rom, sinti e caminanti” assimilati già in partenza come bambini stranieri. Nel testo si legge: “I bambini rom sono abituati ad imparare interagendo direttamente, in modo personale e concreto, con i membri della propria comunità e per questo appaiono poco inclini a prestare attenzione al discorso, anonimo ed astratto rivolto dall’insegnante all’intera classe”. Nello stesso documento si legge come “lavorare con alunni rom richieda disponibilità a impostare percorsi di apprendimento specifici che tengano conto del retroterra culturale di queste popolazioni”. In altre parole, i bambini rom, sinti e caminanti, vengono discriminati già solo per appartenere a un’etnia che non è inserita nella società maggioritaria.
Il “Programma di scolarizzazione dei bambini rom”
E come un effetto a cascata, un trattamento differenziato si manifesta anche in altre circostanze come il “Programma di scolarizzazione dei bambini rom” e l’istituzione di uffici scolastici, presenti in diverse città italiane, prettamente dedicati ai bambini rom. Un programma ad hoc, quindi, che andando oltre le finalità previste costituisce già a monte una discriminazione che solo difficilmente può essere superata. Basti pensare agli scuolabus specifici per bambini rom che non sempre ottemperano agli obblighi e sono in parte causa della mancata frequenza scolastica.
Non deve pertanto stupire, purtroppo, la specifica riportata sul modulo di iscrizione della scuola di Fossò-Viganovo. La questione è altra e ampia e necessità di una riflessione che viene da lontano e pone l’accento su atteggiamenti di discriminazione più radicati e istituzionalizzati che trovano solo parziale espressione in contesti come quello citato.


