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Assessore Montanari

Flash mob in Campidoglio: l’Assessore Montanari risponde sui “nasoni”

Si è svolto ieri in Campidoglio il flash mob organizzato insieme a Terra! Onlus per protestare pacificamente contro la chiusura dei nasoni a Roma, un grande successo di partecipazione dopo la mobilitazione iniziata la settimana scorsa.
Anche l’attivista indiana Vandana Shiva, impegnata in un convegno nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, si è unita a conclusione della mobilitazione ribadendo l’importanza fondamentale di ogni azione di protesta in difesa del libero accesso all’acqua.
Al termine del flash mob l’Assessore alla Sostenibilità Ambientale, Pinuccia Montanari, ha rilasciato una dichiarazione ai presidenti delle due associazioni organizzatrici dell’azione, assicurando che non ci sarà alcuna chiusura delle storiche fontanelle romane.
«Auspichiamo che non sia solo un annuncio ma un proposito concreto – ha commentato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – continueremo comunque a monitorare la situazione».

nasoni roma

Un flashmob per salvare i “nasoni” di Roma dalla chiusura

Le associazioni Terra! e 21 luglio saranno in piazza con Vandana Shiva e altre realtà ambientaliste e della società civile per chiedere di rispettare il diritto umano di accesso all’acqua e contrastare la siccità con politiche improntate alla giustizia climatica

ROMA – Oggi 10 luglio alle 17,30, in piazza del Campidoglio a Roma, Terra! e Associazione 21 luglio  organizzano, insieme a numerose realtà ambientaliste e della società civile, un flash mob per esortare la sindaca Virginia Raggi a non chiudere le fontanelle pubbliche, rispettare il diritto umano all’acqua e prendere misure contro la siccità che non vìolino il concetto di giustizia climatica.
Sarà presente anche Vandana Shiva, che ha svolto in India un’analoga battaglia per il diritto all’acqua. Il flash mob consisterà nel reggere un bicchiere vuoto in segno di protesta lungo la scalinata che porta alla Sala della Protomoteca.
All’iniziativa hanno già aderito Navdanya International, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, A Sud Onlus, Casetta Rossa, Arci Roma, A Buon Diritto, Scup, Link Roma, Baobab Experience, Uisp Roma, Ostia per l’Africa Onlus, Coop Agricola Co.r.ag.gio, ReTer – Reti e Territorio, Roma Pirata.
Perché chiudere i “nasoni” è un atto inutile e ingiusto
Dietro esortazione del Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, l’ACEA ha cominciato a chiudere i “nasoni”, le storiche fontanelle simbolo della città costruite nel 1874. Sono 2800, e il piano prevede lo “spegnimento” di 30 punti acqua al giorno, finché non ne resteranno appena 85. Un gesto estremo, in risposta alla siccità che rosicchia le riserve idriche in tutta Italia. Ma è davvero così? Secondo i dati diffusi dal Coordinamento Romano Acqua Pubblica, i nasoni “sprecano” solo l’1% dell’oro blu che dai bacini del Lazio arriva nella capitale. Il vero scandalo sono piuttosto le perdite delle vecchie tubature, che disperdono il 40% del volume complessivo. Perché la sindaca Raggi e il Comune di Roma, azionista di ACEA, non si sono opposti a questa misura inutile?
Le istituzioni non possono più ignorare che le condizioni meteorologiche estreme si faranno sempre più intense con il riscaldamento globale: servono politiche di adattamento improntate al concetto di giustizia climatica, strettamente legato alla giustizia sociale, per non lasciare sole fasce di popolazione che non hanno i mezzi per risollevarsi da siccità, alluvioni, inondazioni e ondate di caldo sempre più intense in gran parte del mondo.
Nel 2010, il diritto all’acqua è stato inserito dall’ONU nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nel 2015 è stato oggetto di una storica risoluzione del Parlamento Europeo.
Chiudere le fontanelle pubbliche a Roma contrasta con il principio chiave dell’accesso universale a questo bene comune. Inoltre, rappresenta un’interruzione di pubblico servizio e obbliga (chi può) ad acquistare bottiglie di plastica che in pochi minuti diventano rifiuti. Infine, mette a rischio l’accesso all’acqua potabile di circa 10 mila persone senza fissa dimora, che li utilizzano per rinfrescarsi e dissetarsi ogni giorno. Non sono loro ad aver causato il riscaldamento globale, perché devono pagarne le conseguenze?

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
Email: stampa@21luglio.org
www.21luglio.org

"nasoni" roma

Al via oggi il piano Acea di chiusura dei "nasoni": Associazione 21 luglio inizia un'azione di Duran Adam

COMUNICATO STAMPA
Al via oggi il piano Acea per la progressiva chiusura dei “nasoni” a Roma. Associazione 21 luglio: “Nella Roma del 2017, viene improvvisamente negato l’accesso all’acqua a migliaia di persone in condizioni di indigenza”.
ROMA, 3/7/2017 – Per contrastare l’effetto della siccità a Roma, da oggi diventa operativo il piano Acea di progressiva chiusura dei 2800 “nasoni” della città, le storiche fontanelle che erogano acqua pubblica nelle strade della Capitale dal centro alla periferia. Saranno 30 al giorno le fontanelle che “chiuderanno i rubinetti”, solo 85 resteranno escluse dal piano.
Associazione 21 luglio ha sollevato da subito l’attenzione sugli effetti devastanti di questo provvedimento sui circa 10 mila indigenti (migranti, senzatetto e rom in emergenza abitativa) che abitano a Roma, troppo spesso dimenticati dalle istituzioni e dall’opinione pubblica.
Secondo un’indagine relativa alla condizione delle persone che vivono in povertà estrema realizzata tre anni fa – a seguito di una convenzione tra Istat, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora e Caritas Italiana – sono 7.700 a Roma le persone senza fissa dimora che utilizzano i servizi mensa o accoglienza notturna della Caritas. Ma il numero non è certo esaustivo e ad essi andrebbero aggiunte almeno altre 2000 unità per comprendere transitanti e migranti al di fuori del circuito di assistenza, oltre che le famiglie rom in emergenza abitativa che vivono in insediamenti informali. Per tutte queste persone i “nasoni” costituiscono l’unica fonte di approvvigionamento di acqua per svolgere funzioni quotidiane vitali: non soltanto bere, ma anche cucinare, igienizzare alimenti o indumenti e lavarsi.
Calcolando il totale di indigenti distribuito sul numero complessivo di “nasoni” si può stimare che con la chiusura delle prime 30 fontanelle, soltanto oggi non avranno accesso all’acqua circa 110 persone, numero che è destinato ad aumentare esponenzialmente con la progressiva attuazione del piano. Tutto a fronte di una percentuale di spreco, rappresentato appunto dalle fontanelle pubbliche, pari all’1% del totale immesso nella rete idrica.
«L’interruzione dell’erogazione dell’acqua dalle fontanelle della Capitale – ha commentato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – non risolverà in alcun modo il problema della siccità a Roma ma avrà invece effetti  devastanti sulla vita giornaliera di migliaia di persone tra cui anche bambini e neonati nella Roma del 2017».
Per difendere l’accesso all’acqua, un diritto che l’ONU con risoluzione 64/292 del 28/7/2010 ha riconosciuto come “diritto umano fondamentale”, lo staff e i volontari di Associazione 21 luglio si ritroveranno in Piazza del Campidoglio a partire da oggi, 3 luglio 2017, alle 16.30 per porre sotto i riflettori la gravità della situazione attraverso un’azione di “Duran Adam” (di cui sarà possibile avere aggiornamenti in diretta sulla Pagina FB di Associazione 21 luglio), una forma di protesta silenziosa e simbolica, durante la quale i partecipanti stringeranno in mano un bicchiere vuoto.
Obiettivo sarà quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze di quanto sta accadendo e chiedere una revisione dell’inutile provvedimento che possa tenere conto soprattutto delle fasce più fragili e meno tutelate della popolazione.


Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
Email: stampa@21luglio.org
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Foto di Aljazeera.com
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L’impatto devastante della chiusura dei “nasoni” a Roma

Tutti a Roma li conoscono come i “nasoni”. Sono le storiche fontanelle che erogano acqua pubblica in tutta la città dal centro alla periferia, circa 2.500 è il numero complessivo.
In questi giorni di caldo africano e siccità, le fontanelle della Capitale sono entrate nel dibattito istituzionale: “Ho apprezzato l’ordinanza della sindaca – ha detto il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in riferimento all’ordinanza comunale emessa nei giorni scorsi per limitare l’uso superfluo di acqua – ma sarebbe anche un bel segnale, ad esempio, interrompere l’erogazione dei nasoni, almeno per qualche giorno”.
Certo, interrompere l’erogazione di acqua potrebbe comportare una riduzione degli sprechi, ma quali altre conseguenze potrebbero verificarsi, e sopratutto chi ne pagherebbe le spese?
Secondo un’indagine sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema realizzata tre anni fa – a seguito di una convenzione tra Istat, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora e Caritas Italiana – sono 7.700 a Roma le persone senza fissa dimora che utilizzano i servizi mensa o accoglienza notturna della Caritas. Ma il numero non è certo esaustivo e ad essi andrebbero aggiunti i transitanti (minori e non) e le famiglie rom in emergenza abitativa che vivono in insediamenti informali. Per tutte queste persone i “nasoni” costituiscono l’unica fonte di approviggionamento di acqua per bere, cucinare e lavarsi.
Secondo Associazione 21 luglio, bloccare l’acqua delle fontanelle significherebbe negarne l’accesso ai circa 10 mila indigenti che vivono nella Capitale, persone “invisibili” di cui tendiamo a dimenticare l’esistenza e i bisogni ma che continuano a esistere, nonostante tutto. L’interruzione dell’erogazione dell’acqua dalle fontanelle della Capitale – così come auspicato dal ministro Galletti – avrebbe un effetto devastante sulla vita giornaliera di migliaia di persone – tra cui anche bambini e neonati.
Ben più a monte dei “nasoni”, gli sprechi d’acqua in Italia iniziano da una rete idrica obsoleta, per cui la perdita tra la fase di erogazione e quella di effettiva ricezione è pari a ben il 27%.
Evitare gli sprechi è senz’altro un dovere, ma è bene interrogarsi sulle conseguenze, dirette e indirette, che ogni azione può avere anche in contesti apparentemente lontani.

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