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La memoria contro la discriminazione

Nei giorni scorsi, a Roma, si è tenuto il kick off meeting del progetto RemAgainstDisc (Reinforcing historical memory of the Porrajmos to combating discrimination).

Finanziato nell’ambito del Citizens, Equality, Rights and Values Programme dell’Unione Europea, nei prossimi 20 mesi vedrà la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, l’Università di Firenze, Sucar Drom e Associazione 21 Luglio impegnate per ricostruire la memoria della discriminazione e persecuzione che Rom e Sinti subirono durante il nazi-fascismo e, attraverso questo, costruire una società più inclusiva oggi.

La conservazione della memoria storica è fondamentale per promuovere politiche volte a rafforzare l’inclusione perché sottintende un riconoscimento di piena cittadinanza. Questo è vero soprattutto per quanto riguarda gli eventi che riguardano le popolazioni perseguitate, comprese quelle vittime di genocidio da parte dei regimi nazifascisti.

In Europa, la persecuzione e lo sterminio dei Rom e dei Sinti attuato da fascisti, nazisti e collaborazionisti del Terzo Reich, ha causato la morte di almeno 500.000 persone; Auschwitz fu l’ultima tappa di questo percorso di eliminazione fisica per motivi razziali.

È proprio partendo dal ricordo delle discriminazioni subite da questi gruppi nel passato, che si può contribuire a lottare contro la discriminazione che li colpisce ancora oggi, a fronte di molti degli stereotipi dannosi utilizzati in quel periodo storico, sopravvissuti nonostante l’avvento dei sistemi democratici.

L’obiettivo del progetto è approfondire con ulteriori ricerche la memoria di quel periodo, attraverso anche la storia di persone perseguitate, riportando questo materiale nel sito porrajmos.it, il primo museo virtuale virtuale del Porrajmos in Italia che, oltre ad essere aggiornato da un punto di vista contenutistico, lo sarà anche dal punto di vista grafico. Tutti i materiali saranno inoltre tradotti in lingua inglese per rendere questo museo accessibile anche fuori dall’Italia e consentire così una diffusione della memoria storica di questo sterminio.

A partire dalla ricerca e dal sito, saranno poi costruiti una serie di toolkit a beneficio di alcune categorie professionali che hanno un peso decisivo nel percorso di integrazione di Rom e Sinti; tra questi i docenti, i decisori politici, ma anche tutta la società civile.

Infine saranno organizzate alcune passeggiate in luoghi della memoria che, più di altri, hanno segnato un passaggio drammatico nell’opera di sterminio di queste popolazioni.

Costruire memoria del ieri, quindi, per combattere le discriminazioni oggi.

Il Garante per le persone private della libertà personale è un pezzo di democrazia

da Antigone.it

In molti paesi europei – e non solo – da anni esiste un Garante per i diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale. Una figura che può entrare senza preavviso in carcere e negli altri luoghi di privazione della libertà, per verificare che la legalità vi sia rispettata e per prevenire eventuali violazioni.

La figura è stata istituita nel 2013

In Italia, nonostante diversi impegni internazionali assunti, si è arrivati all’istituzione di questa figura solamente nel 2013, sull’onda delle riforme successive alla c.d. sentenza Torreggiani, con cui la Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per i trattamenti inumani e degradanti che avevano luogo nelle sue carceri. Dal 2016 è dunque entrata in attività questa figura di garanzia. Il Garante è un organismo statale indipendente – nominato dal Presidente della Repubblica, cosa che ne garantisce l’indipendenza rispetto ai partiti al Governo – che monitora tutti i luoghi di privazione della libertà (carceri, stazioni di polizia, centri di detenzione per migranti, REMS, voli su cui si effettuano i rimpatri forzati, i reparti dove si effettuano i trattamenti sanitari obbligatori, ecc.).

Un ruolo di fondamentale importanza

Il suo ruolo è di fondamentale importanza per far sì che in questi luoghi, spesso fuori da altre possibilità di controllo e con una strutturale disparità di potere tra custodi e custoditi, non avvengano abusi e le condizioni di vita siano in linea con quanto previsto dalla Costituzione, dalla legislazione italiana in genere e da quella internazionale. Per questo è di una gravità inaudita l’attacco di alcune organizzazioni sindacali di polizia penitenziaria contro questa figura. Un attacco che va oltre l’ordinaria polemica, arrivando a chiedere la soppressione di questa figura di garanzia. Il Garante è una figura fondamentale in tutti gli ordinamenti democratici. Chi teme il lavoro di prevenzione di un organismo indipendente, barricandosi dietro le proprie funzioni, non lascia presagire nulla di buono.

Il garante è un elemento di garanzia

Di questi attacchi si saranno indignate assieme a noi tutte quelle persone, quei medici e quegli agenti che, quotidianamente, svolgono il proprio lavoro – spesso in situazioni complesse – nel rispetto dei diritti delle persone sotto la propria custodia. Per questi il Garante nazionale è senza dubbio un elemento di garanzia, oltre ad una figura che consente al loro lavoro di uscire da quel cono d’ombra dove altri vorrebbero riporlo.

Nel ribadire la nostra fiducia a Mauro Palma e l’intero collegio del Garante nazionale delle persone private della libertà, condanniamo con fermezza gli attacchi a lui mossi da chi non ha a cuore la tutela dei diritti umani.

Adesioni

Hanno finora sottoscritto: Antigone, A Buon Diritto Onlus, Arci, Associazione 21 Luglio, Cittadinanzattiva, Asgi, Certi Diritti, Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti, Progetto Diritti, Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, Cir-Consiglio Italiano per i Rifugiati, Naga, CGIL.

Altre adesioni: Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Anna Lorenzetti (Università di Bergamo), Associazione Maite – Bergamo, Fabio Canavesi, APS Teatro Chapati – Bergamo, Giovanni Bailo, Arpioni (gruppo musicale), Luca Mandro, Avv. Franco Merelli, Giovanni Lattanzi (COCIS), Avv. Marco Geremia, Sergio Segio (Rapporto Diritti Globali), Alessandra Pellegrini De Luca, Graziella Pellegrini, Avv. Effiong L. Ntuk, Centro de Documentación Contra la Tortura (Madrid, España), Radicali Italiani, Agostino Siviglia (Garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Regione Calabria), Denise Amerini (CGIL Nazionale – Area Welfare), Laura Amicone (Università La Sapienza), Cooperativa Lazzarelle, Lucia Dell’Anna (medico), Lucia Re (Università di Firenze), Rossella Selmini (Università di Bologna), Avv. Ilenia Rosteghin, Ristretti Orizzonti, Cooperativa Sociale AID Italia-Agenzia per l’inclusione e i diritti, Rossana Dettori (segretaria nazionale confederale CGIL, responsabile area welfare).

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