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Training con attivisti e professionisti rom e non rom

Abbracciare la diversità. Creare delle società più giuste attraverso la trasformazione personale.
È il titolo del training, organizzato da International Step by Step Association (Issa), in collaborazione con l’Associazione 21 luglio, che si sta svolgendo da questa mattina a Roma e che vede riuniti 30 tra attivisti e professionisti, rom e non rom, che lavorano con le comunità rom in Italia.
Da Lecce a Vicenza, da Reggio Calabria a Bergamo, passando per Roma e per Bologna, i partecipanti al training provengono da tutta Italia. Alcuni di loro sono giovani attivisti rom e sinti, che negli anni scorsi hanno frequentato i Corsi di formazione promossi dall’Associazione 21 luglio; altri sono professionisti impegnati in organizzazioni o università, tra cui OsservAzione, Popica Onlus, ABCittà, Moci (Movimento per la Cooperazione internazionale), ASCE (Associazione sarda contro l’Emarginazione) e Università del Salento.
Il training avrà una durata di tre giorni e ha come obiettivi principali quelli di fornire ai partecipanti una conoscenza approfondita sui concetti più rilevanti legati all’intercultura, all’equità e alla giustizia sociale, nonché le competenze necessarie per lavorare in e per contesti diversi, promuovere il rispetto per le differenze e la diversità ed integrare principi di equità nel proprio lavoro quotidiano.
Il training, condotto da Zorica Trikic, responsabile dei programmi di Issa, e Jelena Vranjesevic, dell’Università di Belgrado, fa parte di un programma promosso da ISSA e dalla fondazione Bernard Van Leer.
L’Associazione 21 luglio collabora all’organizzazione delle giornate di formazione anche in virtù del suo ruolo di coordinamento della neonata rete REYN Italia (Romanì Early Years Network), un network di professionisti che lavorano quotidianamente per la tutela e la promozione dei diritti dei bambini rom e delle loro famiglie. La rete REYN, promossa da Issa in partenariato con Open Society Foundations, è già attiva in numerosi Paesi europei.

Rom sotto sgombero. La soluzione? Il ricollocamento in un centro coinvolto in Mafia Capitale

Sgombero forzato di 34 rom in corso a Roma. Il Comune intende sgomberare una struttura d’accoglienza a norma, quella di via San Cipirello, per ricollocare gli uomini, le donne e i bambini rom che attualmente vi vivono nel “centro di raccolta rom” di via Salaria: una struttura non a norma, gestita dal Consorzio Casa della Solidarietà – coinvolto in Mafia Capitale – dove i diritti umani sono sistematicamente violati.
Da questa mattina il personale della sala operativa sociale del Comune di Roma si trova nel centro di via San Cipirello, dove è iniziata una trattativa con i nuclei familiari rom, di origine rumena, che vi risiedono dal marzo 2014, dopo essere stati sgomberati dall’insediamento informale di via Belmonte Castello.
La soluzione alternativa proposta alle famiglie è il loro ricollocamento nel “centro di raccolta” di via Salaria, dove vivono oggi 385 persone in condizioni igienico-sanitarie precarie. La struttura di via Salaria, una ex cartiera che non potrebbe fungere da centro di accoglienza, è gestita dal Consorzio Casa della Solidarietà, ente coinvolto nella seconda tranche dell’inchiesta denominata “Mondo di Mezzo” su Mafia Capitale.
Stessa sorte dovrà toccare, secondo quanto affermato dal personale della sala operativa sociale del Comune, alle famiglie rom che vivono nel centro di assistenza abitativa di via Torre Morena, che dovrebbero essere sgomberate il prossimo 30 giugno. Soltanto pochi giorni fa il Comune di Roma aveva fornito rassicurazioni alle famiglie rom del centro di via San Cipirello che, in caso di sgombero, sarebbe stata loro offerta una soluzione abitativa alternativa adeguata.
«Il “centro di raccolta rom” di via Salaria non rappresenta una soluzione adeguata considerate le gravi violazioni dei diritti umani che in esso occorrono e il coinvolgimento dell’ente gestore nell’inchiesta su Mafia Capitale», affermano Associazione 21 luglio e Popica Onlus, presenti nel centro di via San Cipirello da questa mattina per monitorare la situazione.
Il “centro di raccolta” di via Salaria era stato visitato dalla Commissione Diritti Umani del Senato lo scorso 18 maggio. Il senatore Francesco Palermo aveva definito «disumane» le condizioni di vita delle famiglie nella struttura. «Non si possono chiudere gli occhi e far finta che queste persone siano invisibili e continuino a vivere ai margini della società – aveva detto Francesco Palermo – . Non soltanto bisogna adoperarsi per superare i campi a Roma e in Italia, ma anche agire sul piano culturale perché situazioni del genere non devono essere tollerate e accettate neanche dal resto dei cittadini».

La struttura di via Salaria, nel solo 2014, è costata alle casse comunali oltre 2 milioni di euro: ogni rom ospitato ha un costo di 450 euro al mese, il 93% delle risorse è utilizzato per la gestione e la sicurezza della struttura, il 6,5% per servizi di scolarizzazione mentre nessuna risorsa è dedicata all’inclusione sociale delle famiglie rom e alla loro fuoriuscita da esso. Le risorse, inoltre, sono state affidate dal Comune di Roma al Consorzio Casa della Solidarietà in via diretta, senza che alcun bando pubblico sia stato indetto.
Associazione 21 luglio e Popica Onlus condannano in maniera ferma quanto sta accadendo nel centro di via San Cipirello: «È del tutto inspiegabile che, nonostante la bufera Mafia Capitale, il Comune decida di sgomberare una struttura d’accoglienza a norma per poi inserire le famiglie rom in un centro gestito da un ente coinvolto nell’inchiesta della magistratura in corso, che peraltro prevede l’esborso di cifre astronomiche per il suo mantenimento».
«Lo sgombero forzato del centro di via San Cipirello e la mancanza dell’offerta alle famiglie di una soluzione alternativa adeguata – concludono le due associazioni – denotano, ancora una volta, una grave violazione dei diritti umani in corso nella Capitale e l’assenza di una visione strategica ed efficace, da parte dell’amministrazione, nell’affrontare la situazione delle famiglie rom presenti sul territorio cittadino».
Associazione 21 luglio e Popica Onlus, insieme a una delegazione delle famiglie rom coinvolte nello sgombero forzato, si stanno ora recando, in segno di protesta, sotto l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma.
Aggiornamenti in diretta su Twitter: @Ass21luglio

A Roma si inaugura il nuovo “metodo del rigore” verso i rom

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Lo sgombero forzato di via Belmonte Castello.


[tfg_social_share]Il “metodo del rigore” nei confronti dei rom, annunciato dal sindaco Ignazio Marino, è iniziato puntualmente. Da questa mattina, a Roma, è in corso l’ennesimo sgombero forzato della Giunta capitolina.
Dalle prime luci dell’alba è iniziato lo sgombero forzato di 20 famiglie rom, tra cui 40 bambini tra 0 e 12 anni, nell’insediamento informale di via Belmonte Castello, nella periferia est della Capitale. La comunità rom viveva nell’insediamento da circa un anno e aveva iniziato un positivo percorso di inclusione sociale nel quartiere.
Associazione 21 luglio e Popica Onlus, presenti durante le operazioni di sgombero, condannano fermamente l’azione perché non rispettosa degli standard e delle garanzie procedurali previste dalla normativa internazionale.
Le operazioni di sgombero sono condotte da uomini della polizia di Stato. I 90 rom presenti vivevano nell’insediamento di via Belmonte Castello, adiacente a dei casali abbandonati, da circa un anno, dopo essere stati vittime, anche in passato, di numerosi sgomberi forzati.
L’Associazione 21 luglio e Popica Onlus avevano avviato, nell’insediamento, percorsi di inclusione delle famiglie che avevano portato all’iscrizione scolastica di una decina di bambini.
Il 24 gennaio scorso, in una trasmissione radiofonica, il sindaco Marino aveva annunciato l’avvio, del “metodo del rigore” verso i rom. «Non possiamo tollerare situazioni di insediamenti abusivi […] Sempre più nei prossimi mesi – lo vedrete – useremo un metodo di rigore […] Noi useremo tutti gli strumenti legittimi per allontanarli», aveva promesso il sindaco.
Per Associazione 21 luglio e Popica Onlus le operazioni in corso in via Belmonte Castello rappresentano una grave violazione dei diritti umani. Nello sgombero in atto non sono presenti infatti le garanzie procedurali previste dal Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali.
L’azione non è stata accompagnata da una genuina consultazione con gli interessati e dalla valutazione di adeguate alternative allo sgombero e non si è proceduto a un preavviso congruo e ragionevole alle persone coinvolte. A causa dello sgombero, infine, si assisterebbe all’interruzione improvvisa del percorso scolastico dei minori in età scolare e le famiglie rom vengono rese ancora più vulnerabili.
«Dopo gli sgomberi forzati in via Salviati, alla Cesarina e, l’altro ieri, a Casal Bertone, la Giunta Marino si pone in linea, ancora una volta, con la passata amministrazione dell’ex sindaco Gianni Alemanno. Anche l’attuale amministrazione sembra aver sposato la linea del rigore fondata su un approccio emergenziale e sicuritario, negando i diritti delle comunità rom di Roma attraverso azioni inutili, dispendiose e illegali».
«Lo sgombero – concludono le due associazioni – costituisce infine l’ennesimo passo indietro rispetto ai contenuti espressi all’interno della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea n.173/2011».

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