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VIDEO | Tre mesi, 22 eventi: i nostri numeri da Tor Bella Monaca a Rebibbia

EVENTI – Nei mesi di maggio, giugno e luglio, tra Tor Bella Monaca e Rebibbia, sono stati organizzati complessivamente 22 appuntamenti a cui hanno partecipato adulti, bambini e famiglie di entrambi i territori. Gli eventi, ideati a partire dalle esigenze emerse dai minori e dalle famiglie residenti nei due quartieri di riferimento, hanno cercato di soddisfarne i bisogni attraverso una variegata offerta di opportunità ricreative, culturali, formative e comunitarie. Le iniziative, scelte e selezionate insieme ai minori e alle famiglie, sono state organizzate con la collaborazione di diverse realtà associative locali e attraverso il coinvolgimento di artisti e professionisti residenti nei due territori.

Visite guidate e incontri formati ma anche tanti, tantissimi spettacoli!

Da corsi di educazione alimentare a visite guidate, da incontri formativi e informativi con professionisti di vari settori a spettacoli teatrali e concerti, da laboratori scientifici e di educazione ambientale a conferenze. Le famiglie e i minori coinvolti hanno avuto l’opportunità di ampliare le proprie conoscenze rafforzando allo stesso tempo le proprie competenze cognitive, manuali, emotive, organizzative e relazionali. In alcuni casi, 5 in particolare, l’intera organizzazione di un momento specifico dell’evento è stata affidata totalmente a un gruppo di mamme, già coinvolte nell’azione “mamme di quartiere”, che hanno condotto autonomamente le varie fasi di ideazione, preparazione e gestione di spazi di confronto formativi, ricreativi e culinari. Il loro contributo è stato fondamentale anche nelle fasi preliminari di comunicazione e disseminazione degli eventi del cartellone, attraverso canali formali e informali hanno raggiunto, informato e coinvolto ulteriori famiglie del quartiere.

Ecco cosa abbiamo fatto:

• 6 spettacoli teatrali

1. Trotem: spettacolo clown del Cirque de Tu Sorèl (2 repliche)
2. Ndop. La vita in un tessuto: esibizione musicale e di danza camerunense in occasione della Festa della Musica, la fusione di due esibizioni che guidano lo spettatore tra suoni, colori, parole, costumi, musiche e danze.
3. Storie all’improvviso: spettacolo teatrale per bambini e ragazzi
4. Storia di un uomo e della sua ombra: spettacolo teatrale per bambini e ragazzi (2 repliche) a cura del partner di progetto Principio Attivo Teatro. Il 5 luglio si sono svolte le due repliche dello spettacolo “Storia di un uomo e della sua ombra” della compagnia partner del progetto Principio Attivo Teatro. La risposta dei bambini e degli adulti è stata molto positiva e lo spettacolo ha raccolto molto successo.
5. Alla scoperta dei giganti gassosi: serata osservativa con telescopio e puntatore laser

• 4 incontri informativi

1. Pensa come mangi: ciclo di 3 incontri sull’educazione alimentare
2. A colazione con l’ostetrica: ciclo di 2 incontri formativi su gravidanza e parto
3. Aiutami a prendermi cura: 2 incontri formativi con un pediatra
4. A spasso nel sistema solare tra pianeti, asteroidi e missioni spaziali: conferenza astronomica per bambini e ragazzi in occasione del 52° anniversario della partenza dell’Apollo 11

• 1 evento di socialità

1. Tutti giù per terra: laboratori di educazione ambientale alla scoperta del mondo delle api e delle erbe aromatiche

• 30 biglietti

La natura inaspettata: 30 biglietti venduti alle famiglie del territorio per 3 giornate di visite guidate e laboratori all’Orto botanico dell’Università di Roma “Tor Vergata”.

I dettagli del progetto

Storie Cucite a Mano – Con i Bambini

 

tragedia rebibbia

La tragedia di Rebibbia: la comprensione nasce dal silenzio

A pochi giorni dalla tragedia avvenuta presso il carcere di Rebibbia, riportiamo di seguito la riflessione di Mauro Palma, garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Palma, inoltre, è presidente onorario di Associazione 21 luglio.
«Di ciò di cui non si può parlare è bene che si taccia». Scriveva in conclusione della sua opera principale Ludwig Wittgenstein e più volte abbiamo cercato di ripetercela da ieri mattina come invito agli altri e precetto per noi stessi, perché non si può parlare del dramma che avvolge una madre che – all’interno di una vita disperata e nel luogo della disperazione più che della speranza – distrugge la vita dei suoi figli.
Ma delle condizioni e delle responsabilità collettive che determinano il contesto del gesto occorre invece parlare, anche perché è della capacità discorsiva dei contesti che si nutre una democrazia ed è la sola arma perché le situazioni possano non ripetersi e soprattutto svelare a tutti noi da quali dimenticanze esse sono sorte.
Il contesto è quello della difficoltà applicativa di una legge che ha ormai sette anni e che stenta a essere applicata nei suoi aspetti più significativi, rischiando di fare retrocedere il suo significato al mero miglioramento di ciò che già avveniva prima della sua adozione.
Il contesto è anche quello dell’incapacità a trovare il punto di equilibrio tra la difesa del diritto alla relazione materna, che porta il nostro ordinamento alla tutela almeno nei primi tre anni di vita, e l’assoluta priorità dell’esigenza di positive capacità evolutive e cognitive di un bambino nei suoi primi anni di vita. Difficile trovare l’equilibrio, troppo semplici le soluzioni adottate, che in molti casi – proprio ad eccezione di quello in cui si è sviluppata la tragedia – determinano situazioni di intollerabilità che non tutelano né l’una né l’altra esigenza.
La responsabilità è responsabilità collettiva: della carenza di strutture di casa famiglia protette, che esistono in numero limitatissimo e che dovrebbero costituire la soluzione prioritaria; delle comunità locali che spesso non gradiscono le presenze delle detenute madri nel loro territorio; della pretesa volontà di anteporre le necessarie esigenze di giustizia a quelle due tutele a cui si faceva riferimento prima; di un’opinione pubblica che volge il suo sguardo al carcere solo in occasione di tragedie e non anche ai molti aspetti di cura e tutela che vi si svolgono ogni giorno. Certamente, la responsabilità non è del punto terminale di chi si trova a dirimere tale intrico di conflitti e di problema aperti e che, nel caso della Direzione dell’Istituto femminile di Roma, lo ha sempre fatto con la massima attenzione a tutte le diverse esigenze.
Per questo il Garante nazionale, mentre considera se stesso parte di un dramma, attende con speranza che dal male di tale tragedia possa sorgere il bene di una riflessione collettiva su come la società troppo spesso affidi i propri drammi a un’impossibile vaso di Pandora.

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