Archivio per mese: Settembre, 2012

28 settembre 2012 – Sgombero di Tor de' Cenci: il Comune di Roma ancora una volta sospende i diritti umani e ignora l'Europa

Nella giornata di oggi si è assistito all’ennesimo trasferimento forzato che ha riguardato le comunità rom presenti nel “campo tollerato” Tor de’ Cenci a Roma. Ancora una volta le comunità rom della capitale sono state vittime di violazioni sistematiche dei diritti umani e dell’infanzia da parte delle istituzioni locali.

Solo dieci giorni fa il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks, a seguito della sua visita a Roma dal 3 al 6 luglio 2012 aveva presentato un rapporto rivolto alle autorità italiane in cui riteneva «che tali interventi [sgomberi forzati con trasferimenti a La Barbuta] non si possano certo conciliare con la nuova ottica imposta dalla Strategia nazionale d’inclusione dei rom, che è già in vigore in Italia. Piuttosto, si evince una sfortunata continuità della precedente politica ufficiale di stampo emergenziale. […] Quella politica aveva alimentato una serie di sgomberi forzati sistematici senza precedenti, spesso anche a catena, senza alcun riguardo per le circostanze personali dei soggetti interessati, né per le garanzie procedurali».

«Il Commissario – si legge nel rapporto – crede fermamente che sia i campi segregati per le popolazioni di rom e sinti che gli sgomberi forzati in Italia siano da relegare definitivamente al passato».

Il violento sgombero di oggi dimostra ancora una volta come l’uso della violenza in nome di una falsa legalità costituisca lo strumento utilizzato dagli amministratori romani per raggiungere gli obiettivi prefissati dal Piano Nomadi di Roma. Restano inascoltate le raccomandazioni formulate dal Commissario europeo che chiedeva nel rapporto l’urgente interruzione di «eventuali iniziative ancora in corso inerenti alla costruzione di campi segregati e agli sgomberi forzati delle persone verso queste strutture».

L’Associazione 21 luglio assiste con sdegno allo sgombero di oggi, denuncia le modalità violente con cui esso è avvenuto e annuncia un immediato ricorso al Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa per le gravi violazioni avvenute oggi nell’insediamento di Tor de’ Cenci.

Pensare contro-campo. Rom, cittadini dell'Italia che verrà

L’evento si è sviluppato in tre sessioni. Alla prima hanno offerto il loro contributo Dezideriu Gergely, rom e direttore del Centro Europeo per i Diritti dei Rom con sede a Budapest, Zeljko Jovanovic, anch’egli rom e direttore di Open Society Roma Initiatives, Carlotta Sami, direttrice della sezione italiana di Amnesty International e la vice presidente del Senato Emma Bonino. I relatori si sono soffermati sulle violazioni dei diritti umani, che riguardano le comunità rom sia in Italia che in Europa.

La seconda sessione ha avuto come relatori Monica Rossi, ricercatrice del C.N.R.; il ricercatore dell’Università Roma Tre Ulderico Daniele, Nando Sigona, del Centro Studi sui Rifugiati dell’Università di Oxford e il presidente della Commissione straordinaria per la tutela dei diritti umani del Senato Pietro Marcenaro. Gli accademici hanno insistito sull’inefficacia di ogni politica locale che insista sulla riproposizione dei cosiddetti “campi nomadi”, riconosciuti ormai come “ghetti etnici”.

Nell’ultima sessione si è cercato di definire strategie alternative alle “politiche dei campi” attraverso i contributi di Francesco Careri, ricercatore dell’Università Roma Tre e Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana.

La serata è stata scandita dalla musica del maestro rom Jovica Jovic, dei Muzikanti di Balval e del celebre clarinettista Gabriele Coen.

Le conclusioni sono state affidate ai rappresentanti dell’Associazione 21 luglio: «E’ ora di pronunciare la parola “basta!” agli sgomberi forzati, alle azioni di sicurezza e alla costruzione dei mega campi etnici dove rinchiudere persone appartenenti alle comunità rom e sinte. Si tratta di azioni propagandistiche, che hanno sempre risposto a mere esigenze elettorali. La società civile, gli intellettuali, il mondo dell’associazionismo avvertono oggi l’esigenza di chiudere questo periodo, durato trent’anni, di sospensione dei diritti nei confronti delle comunità rom. E’ necessario lasciarsi alle spalle questo cupo trentennio scrivendo una nuova pagina dove l’Italia, in linea con l’Europa, sappia intraprendere percorsi nuovi per riconsegnare la cittadinanza ai rom e ai sinti che da decenni e secoli abitano nelle nostre città attraverso coraggiose politiche inclusive e rispettose dei diritti primari».

L’Associazione 21 luglio ha infine annunciato una serie di iniziative all’interno della campagna nazionale “STOP ALL’APARTHEID DEI ROM” per riaffermare l’urgenza di una inversione di marcia da parte degli amministratori pubblici e delle forze politiche italiane e per sostenere quanti, tra i candidati alle prossime elezioni nazionali e locali, abbiano il coraggio e la forza di sostenere tale posizione.

Scarica la locandina

Guarda lo spot


27 settembre 2012 – Violato diritto allo studio dei minori rom: oggi l'udienza dell'azione civile promossa da Associazione 21 luglio e ASGI contro il Comune di Roma. Nell'azione-pilota viene chiesto, per la prima volta, di condannare il Comune di Roma

Si è svolta oggi, presso il Tribunale Civile di Roma, la prima udienza dell’azione civile contro la discriminazione promossa lo scorso 31 gennaio 2012 dall’Associazione 21 luglio e l’ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) contro il Comune di Roma.

La vicenda ha avuto inizio con la presentazione della ricerca “Linea 40: rapporto sulla scolarizzazione dei minori rom a Roma” curata dall’Associazione 21 luglio il 16 ottobre 2011. A seguito del trasferimento forzato dei minori rom da uno dei “campi tollerati” della capitale ad uno dei «villaggi attrezzati» del Piano Nomadi Roma, la scarsa organizzazione, il sottodimensionamento del servizio pubblico e le difficoltà logistiche determinate dalla distanza del «villaggio attrezzato» dalle scuole, non hanno permesso ai minori rom una regolare frequenza scolastica, impedendo a numerosi minori di frequentare le lezioni che si svolgono nella prima e nell’ultima ora della giornata scolastica.
Nella ricerca sono emersi inoltre gravi elementi di differenziazione tra alunni rom e alunni non rom. Il Comune di Roma spende annualmente 3.600.000 euro per risolvere le problematiche legate all’istruzione dei bambini rom (2 milioni per la scolarizzazione, 1 milione e 300 mila euro per il trasporto scolastico e 300 mila per le attività ricreative), ma nonostante questo «l’ideazione e la realizzazione del progetto di scolarizzazione di Roma Capitale – si legge nella ricerca – esclusivamente indirizzato ad alunni appartenenti alle comunità rom, può costituire uno dei fattori di separazione dei bambini rom dal resto della classe».

Secondo l’Associazione 21 luglio e l’ASGI la violazione del diritto all’istruzione si è concretizzata nella perdita parziale delle lezioni scolastiche con conseguenti gravi difficoltà nella comprensione di alcune materie e nello studio delle stesse, ponendo di conseguenza in una situazione di svantaggio gli appartenenti ad una determinata etnia nel godimento di un diritto fondamentale, quale il diritto all’istruzione e alla formazione poiché le lacune sviluppate in questa fase della crescita, molto probabilmente, rappresenteranno per i minori un ostacolo insormontabile per poter proseguire un percorso di apprendimento e comportando un’inaccettabile perdita di opportunità nella vita sia da un punto di vista esistenziale che economico.

Pertanto l’Associazione 21 luglio e l’ASGI hanno chiesto al Tribunale di accertare il «carattere discriminatorio del comportamento posto in essere dal Comune di Roma che ha provocato – esclusivamente per un gruppo di bambini tutti appartenenti alle comunità rom – una distinzione/restrizione che ha compromesso l’esercizio in condizioni di parità del diritto allo studio dei minori medesimi», di cessare tale comportamento incrementando il servizio di trasporto scolastico e di condannare il Comune di Roma a risarcire il danno determinato dalla lesione del diritto all’istruzione.

Il ricorso rappresenta un’importante azione legale pilota che potrebbe avere conseguenze per le future politiche che verranno intraprese dall’amministrazione comunale nei confronti delle comunità rom e sinte di Roma.

L'Associazione 21 luglio partecipa ad un incontro OSCE a Varsavia

osceUna rappresentante dell’Associazione 21 luglio ha partecipato il 27 settembre 2012 ad un incontro organizzato a Varsavia dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) sul tema dell’empowerment delle donne rom.

Ha presentato un documento dal titolo: “Il diritto all’alloggio, gli sgomberi forzati e le donne rom in Italia”.

Presentazione di un contributo al Comitato ONU sui Diritti Umani

e di scegliere liberamente dove risiedere, alla luce del principio d’uguaglianza e parità di trattamento.

La giornata di discussione avrà luogo il prossimo 25 ottobre 2012 a Ginevra.

(26 settembre 2012)

18 settembre 2012 – Rom e Sinti in Italia e a Roma vivono ancora una situazione di totale esclusione ed emarginazione. Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa pubblica il suo nuovo rapporto sull’Italia

Il Commissario europeo per i diritti umani Nils Muižnieks ha reso pubblico il rapporto sulla sua visita in Italia del 4 luglio scorso. Il rapporto evidenzia la condizione di segregazione imposta alle famiglie rom trasferite con uno sgombero forzato nel «villaggio attrezzato» di via di Salone a Roma, nonché «l’isolamento, la mancata interazione con il mondo esterno e l’assenza di prospettive di impiego e d’inclusione nel tessuto sociale» che caratterizzano gli abitanti di questo insediamento, definito “campo modello” dall’amministrazione di Roma Capitale.

Durante la sua visita, il Commissario aveva incontrato una delegazione dell’Associazione 21 luglio ed era stato condotto in visita al «villaggio attrezzato» di via di Salone e nel “campo tollerato” di via Salviati. Oltre alle visite negli insediamenti, l’Associazione 21 luglio aveva approfondito con il Commissario europeo le questioni riguardanti la politica degli sgomberi e il nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta.

Le condizioni di segregazione riscontrate a via di Salone, si legge nel rapporto, e che saranno riprodotte al «villaggio attrezzato» La Barbuta (costruito appunto sul modello di Salone) «non consentono agli abitanti di trovare una attività lavorativa retribuita, – sottolinea il Commissario – né danno loro la possibilità di interagire con persone di etnia non-Rom per cercare di integrarsi nel tessuto sociale».

Riguardo al “campo tollerato” di via Salviati, il Commissario Nils Muižnieks ha definito inoltre le condizioni di vita rilevate «al di sotto dei requisiti minimi vigenti», vedendo in questo campo la dimostrazione del rapido deterioramento delle condizioni di vita in un contesto di segregazione.

Nel rapporto si esprime preoccupazione riguardo i trasferimenti forzati verso il nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta, che secondo il Commissario europeo sono incompatibili con la posizione dichiarata nella Strategia nazionale 2012-2020 d’inclusione dei Rom, redatta dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e approvata dal Consiglio dei Ministri nel febbraio 2012.

Il Commissario raccomanda quindi alle autorità italiane l’abbandono della pratica degli sgomberi forzati e la costruzione di “campi” segregati per le popolazioni rom e sinte, pratiche «diametralmente opposte» al contenuto della Strategia nazionale, e richiede l’interruzione urgente  delle azioni ancora in corso «inerenti alla costruzione di campi segregati e agli sgomberi forzati delle persone verso queste strutture».

L’Associazione 21 luglio ha accolto con soddisfazione il rapporto del Commissario europeo Nils Muižnieks e chiede alle autorità di Roma Capitale di attenersi alle raccomandazioni contenute nel rapporto, soprattutto per quanto riguarda l’interruzione immediata degli sgomberi forzati e della costruzione ed il conseguente trasferimento di persone rom in campi segregati, quali il «villaggio attrezzato»  de La Barbuta, luoghi di segregazione e discriminazione istituzionalizzate.

Scarica il rapporto a questo link

Rapporto del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa sull'Italia: Rom e Sinti vivono una situazione di totale esclusione

Oltre alle visite negli insediamenti, l’Associazione 21 luglio aveva approfondito con il Commissario europeo le questioni riguardanti la politica degli sgomberi e il nuovo “villaggio attrezzato” in località La Barbuta.

Oggi il Commissario europeo ha reso pubblico il rapporto sulla sua visita in Italia. Nel rapporto si evidenzia la condizione di segregazione imposta alle famiglie rom trasferite tramite sgombero forzato nel “villaggio attrezzato” di via di Salone a Roma, nonché «l’isolamento, la mancata interazione con il mondo esterno e l’assenza di prospettive di impiego e d’inclusione nel tessuto sociale» che caratterizzano gli abitanti di questo insediamento, definito “campo modello” dall’amministrazione di Roma Capitale. 

Nel rapporto viene inoltre espressa preoccupazione riguardo i trasferimenti forzati verso il nuovo “villaggio attrezzato” La Barbuta, che secondo il Commissario europeo sono incompatibili con la posizione presente nella nuova Strategia nazionale d’inclusione dei Rom.

Il Commissario raccomanda quindi alle autorità italiane di abbandonare la pratica degli sgomberi forzati e la costruzione di “campi” segregati per le popolazioni rom e sinte, essendo queste condotte «diametralmente opposte» al contenuto della Strategia nazionale, e richiede che vengano interrotte con urgenza le iniziative ancora in corso «inerenti alla costruzione di campi segregati e agli sgomberi forzati delle persone verso queste strutture».

Leggi il rapporto a questo link

(18 settembre 2012)

Diritti-rubati cover

DIRITTI RUBATI. Rapporto sulle condizioni di vita dei minori rom e delle loro famiglie nel “villaggio attrezzato” di via della Cesarina a Roma (settembre 2012)

Diritti-rubati coverIl rapporto intende analizzare le condizioni di vita delle tre comunità rom che abitano il «villaggio attrezzato» di via della Cesarina, a Roma.
Scarica qui la versione integrale del report
Scarica qui la versione divulgativa del report

17 settembre 2012 – Resi pubblici i dati della ricerca sul “campo nomadi” di via della Cesarina a Roma. Ass. 21 luglio: «Costi altissimi e gestione a carattere vessatorio. E’ questa la legalità voluta dal Piano Nomadi di Roma?»

L’Associazione 21 luglio ha reso pubblici i risultati della ricerca “DIRITTI RUBATI. Rapporto sulle condizioni di vita nel villaggio attrezzato di via della Cesarina” che alle 17,00 verrà presentata presso la Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre in via Madonna dei Monti, 41. L’insediamento, di proprietà di Propaganda Fide, una delle nove congregazioni della Curia Romana, accoglie 181 rom di origine rumena, montenegrina e bosniaca, era stato posto sotto sequestro nel 2002 e il gestore, secondo le informazioni raccolte, era stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera. Il campo di via della Cesarina, pur essendo uno degli 8 «villaggi attrezzati» del Piano Nomadi di Roma continua a essere affidato al medesimo gestore, è inaccessibile ai visitatori e risulta coperto da una coltre di silenzio e omertà.

Dai sopralluoghi effettuati dai ricercatori dell’Associazione 21 luglio e dalle interviste raccolte nella ricerca emerge come le condizioni strutturali del «villaggio attrezzato», per il quale il Comune di Roma spende la cifra annuale di quasi 600.000 euro, siano critiche ed in tutto simili a quelle di un insediamento informale. Le abitazioni sono fatiscenti, senza riscaldamento e spesso prive di infissi, gli spazi risultano insufficienti mente le strutture destinate ai servizi sono igienicamente inagibili, prive di illuminazione e sufficiente aerazione. Tutto ciò ha una ricaduta sulla qualità della vita delle tre comunità rom. In ogni abitazione (container o roulotte) il consumo massimo consentito è quello di una lampadina a basso consumo e, quando questo viene superato, il gestore provvede arbitrariamente a staccare la corrente elettrica e tale distacco, avendo un carattere punitivo, si protrae per diversi giorni. Inoltre il gestore del campo pretende mensilmente da ciascuna famiglia il versamento di una somma che viene acquisita senza rilascio di ricevuta o fattura.

La dinamica interna all’insediamento, denunciata nella ricerca “DIRITTI RUBATI” è quella che vede fondersi il carattere vessatorio del soggetto gestore, il voluto disinteresse delle autorità comunali e la sofferenza fisica e psicologica di ciascun abitante del “campo” che vive sotto la “spada di Damocle” dell’immediata espulsione.

Secondo l’Associazione 21 luglio: «il villaggio attrezzato di via della Cesarina rappresenta l’esempio paradigmatico delle politiche abitative promosse dal Piano Nomadi del Comune di Roma caratterizzate dalla priorità di concentrare il maggior numero di famiglie rom all’interno del più ristretto spazio possibile senza alcuna forma di controllo, in assenza di adeguati percorsi di inclusione sociale, senza una reale attenzione alla legalità delle diverse forme di intervento istituzionale». La stessa Associazione ha provveduto nei giorni scorsi all’invio di lettere informative all’ente proprietario del terreno e al Comune di Roma e ad una lettera di diffida all’ente gestore.

14 settembre 2012 – Ass. 21 luglio: valutiamo azione legale contro la vice-sindaco di Roma Sveva Belviso. Le sue ripetute dichiarazioni, riferite alle comunità rom, costituiscono un incitamento all'odio e alla discriminazione

 Roma, 14 settembre 2012 – Secondo quanto riportato da diverse agenzie di stampa, venerdi 14 settembre, nel corso della trasmissione televisiva Mattina Cinque, la vice sindaco di Roma Capitale, Sveva Belviso ha affermato: «[I rom] hanno diritto a una casa in questo Paese? No. Perchè gli si vuole dare un diritto in più?» per poi aggiungere: «[I rom] preferiscono vivere in modo tribale, con i loro usi e costumi».

Già in passato la vice sindaco era stata protagonista di affermazioni gravemente lesive nei confronti delle comunità rom presenti nella Capitale. Dichiarazioni prontamente riprese dall’Associazione 21 luglio che aveva provveduto ad inviare una lettera di diffida il 7 gennaio 2012.

L’Associazione 21 luglio giudica le dichiarazioni del vice sindaco prive di fondamento, irresponsabili e offensive. Il “diritto ad un alloggio adeguato” è un diritto riconosciuto in capo ad  ogni individuo e per nessuno può essere definito e considerato un «diritto in più» a cui non poter aspirare. Associare poi le drammatiche condizioni vissute dalle comunità rom nei cosiddetti «villaggi attrezzati» del Piano Nomadi ad una presunta e libera scelta culturale è falso e strumentale.

Per tale ragioni si valuterà nei prossimi giorni l’opportunità di promuovere un’azione legale  di fronte alle competenti autorità giudiziarie.

Associazione 21 luglio ETS - Largo Ferruccio Mengaroni, 29, 00133, Roma - Email: info@21luglio.org - C.F. 97598580583 - Privacy Policy - Cookie Policy