Archivio per mese: Giugno, 2014

Lettera a Marino: «Subito delega ad hoc su questione rom»

rom marino roma

L’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma Rita Cutini (foto: Roma Capitale)


[tfg_social_share]Istituire con urgenza una delega ad hoc per affrontare la “questione rom” nella Capitale e affidare l’incarico a una persona indipendente e competente che sappia tracciare nuove linee guida per la chiusura dei “campi”. Lo chiede l’Associazione 21 luglio al sindaco di Roma Ignazio Marino, a un anno esatto dalla nomina di Rita Cutini alla guida dell’Assessorato al Sostegno Sociale e alla Sussidiarietà di Roma Capitale.
Secondo quanto stabilito dall’Ordinanza n. 134 del 27 giugno 2013, con la quale Rita Cutini è stata nominata Assessore con delega al Piano per l’inclusione sociale dei migranti, l’intera “questione rom” è di competenza dello stesso Assessore.
«In questi dodici mesi – scrive l’Associazione 21 luglio in una lettera inviata al sindaco Marino – l’Assessore Cutini ha mostrato scarsa competenza e mancanza di una visione politica adeguata per allineare la città di Roma alle linee guida indicate dalla Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom». Le decisioni assunte dall’Assessore – è l’analisi dell’Associazione – sono state contrassegnate dall’approccio emergenzialeimprovvisazionesperpero di denaro pubblico e violazione dei diritti umani fondamentali.
La prima azione dell’Assessorato è stata lo sgombero forzato della comunità rom di via Salviati avvenuto il 12 settembre 2013, costato oltre 150.000 euro e che ha portato alla protesta formale di organizzazioni internazionali che si battono per i diritti umani, come Amnesty International Italia e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom.
Malgrado le forti preoccupazioni espresse in una lettera del 12 novembre 2013 dal Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks al sindaco Ignazio Marino, la successiva decisione dell’Assessore Cutini è stata il trasferimento di 137 rom dall’insediamento di via della Cesarina al “Best House Rom”, struttura nella quale, in assenza di luce naturale e spazi adeguati, vivono 320 rom.
Successivamente, il medesimo Assessore ha annunciato la decisione di realizzare un nuovo “villaggio della solidarietà” per soli rom nel luogo dove sorgeva fino al 2013 il “campo “ di via della Cesarina. Un progetto che finora, per le sole spese preliminari, è già costato quasi 600.000 euro.
«A un anno dalla sua nomina, l’Assessorato a guida Cutini non ha ancora prodotto alcuna linea politica operativa in risposta alle drammatiche condizioni di vita delle comunità rom e sinte nella Capitale e al fiume incontrollato di denaro che fuoriesce dalla casse comunali per il mantenimento del “sistema campi”», afferma l’Associazione 21 luglio che chiede quindi al sindaco Marino un suo intervento diretto e urgente per istituire una delega ad hoc per la “Programmazione di interventi per il superamento degli insediamenti formali e informali e per l’inclusione dei rom e sinti”.
«Solo con l’istituzione di una delega ad hoc, affidata a una persona con le competenze giuste, si potrà avviare con decisione il cambiamento di rotta voluto dall’attuale sindaco e delineare i passi concreti per l’attuazione della Strategia Nazionale per l’Inclusione di Rom nella città di Roma, a partire dal passaggio obbligato della chiusura degli 8 “villaggi della solidarietà” della Capitale».
Lo scorso 12 giugno, in Campidoglio, l’Associazione 21 luglio ha presentato il rapporto “Campi Nomadi s.p.a.” che ha evidenziato, per l’anno 2013, una spesa di oltre 24 milioni di euro sostenuta dal Comune di Roma per la gestione dei “campi” in città.
Questa sera, a partire dalle ore 17.30 nella sala Consiliare del Municipio Roma III – piazza Sempione 15, Roma – il rapporto sarà presentato nuovamente alle autorità del Municipio e al pubblico in un evento organizzato dal Municipio Roma III e dal suo presidente Paolo Marchionne.
 

7° Rapporto CRC, infanzia e adolescenza in Italia

breveon6 (1)[tfg_social_share]Il Gruppo CRC ha lanciato il 17 giugno 2014 il nuovo Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione Onu sull’infanzia e l’adolescenza e i suoi Protocolli Opzionali (Rapporto CRC).
“Ci auguriamo che il Governo metta al più presto in atto delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza che consentano un miglioramento sostanziale della condizione delle persone di minore età nel Paese”, dichiara Arianna Saulinicoordinatrice del Gruppo CRC. “L’Italia deve tornare ad essere un Paese che investe non solo sui giovani ma anche sui bambini, perché una politica davvero lungimirante ed efficace è una politica che investe sulla salute e sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale nei primissimi anni di vita di un bambino. Sono questi gli investimenti che garantiscono il più alto ritorno economico per gli individui e per la società”.
La difficoltà principale che emerge dal Rapporto, è quella di “mettere a sistema” le politiche per l’infanzia e l’adolescenza nel nostro Paese. Si è infatti assistito a un decentramento delle politiche sociali verso le Regioni, senza la definizione dei Livelli Essenziali di Prestazioni concernenti i Diritti Civili e Sociali (LEP) e soprattutto con la progressiva e costante diminuzione delle risorse destinate alle politiche sociali nel corso degli anni.
La mancanza e la discontinuità con cui è stato adottato il Piano nazionale Infanzia (strumento che per legge dovrebbe essere predisposto con cadenza biennale) è solo un esempio di tale “disattenzione”. Il Terzo Piano Nazionale Infanzia è stato approvato il 21 gennaio 2011, e al momento non sono stati avviati i lavori per la stesura del nuovo.
L’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza ha concluso il suo mandato alla scadenza prevista, nel novembre 2012, e non è più stato riconvocato.
Il 22 ottobre 2013 è stata ricostituita la Commissione Parlamentare Infanzia e dopo diverso tempo è stato finalmente approntato il relativo Ufficio di Presidenza dando avvio ai lavori. Anche in questo caso si sottolinea la necessità di coordinamento tra questo organo e gli altri soggetti con compiti di indirizzo e controllo sulla concreta attuazione degli accordi internazionali e della legislazione relativa ai diritti e allo sviluppo dei soggetti in età evolutiva.
Per quanto riguarda le risorse dedicate all’infanzia e all’adolescenza, non esiste ancora un monitoraggio compiuto a livello istituzionale, e dall’analisi realizzata nei Rapporti CRC su alcuni fondi emerge un’allocazione di risorse che manca di strategia complessiva nazionale e soprattutto di una visione di lungo periodo.
Il Sistema di raccolta dati sull’infanzia e l’adolescenza rimane ancora troppo carente. Sia la BDA (Banca Dati Nazionale dei minori adottabili e delle coppie disponibili all’adozione) che la Banca dati sull’abuso sessuale di minorenni, già sollecitate dal Gruppo CRC nei precedenti Rapporti CRC, non sono ancora andate a regime.
Le associazioni del Gruppo CRC quest’anno hanno voluto porre l’accento in particolare sulla condizione dei bambini nella fascia di età tra gli 0 e i 3 anni, dedicando un approfondimento tematico sul diritto di tutti i bambini alle opportunità di sviluppo cognitivo, emotivo e sociale nei primi anni di vita. L’Italia rimane infatti ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi europei nelle politiche per l’infanzia. Solo il 13,5% ha avuto accesso ai servizi per l’infanzia e agli asili nido, con opportunità ancor più ridotte nel Sud e nelle Isole. Al 1° gennaio 2013 i bambini in età compresa tra gli 0 e i 3 anni in Italia erano 2.171.465 e di questi uno su cinque nasce da almeno un genitore straniero. Ma per molti di questi bambini mancano le risorse e di conseguenza mancano i servizi.
A questo periodo critico, di grandi opportunità e al tempo stesso di particolari vulnerabilità, andrebbe invece dedicata una speciale attenzione per garantire il diritto di tutti i bambini a un pieno sviluppo del proprio potenziale, come indicato dalla CRC, che riconosce come l’attuazione di questo diritto passi soprattutto attraverso il supporto che la società è capace di dare ai genitori.
Al fine di assicurare il pieno esercizio di tale diritto a tutti i bambini e le bambine il Gruppo CRC raccomanda al Governo ed alle Amministrazioni Regionali e Locali, di dedicare una speciale attenzione ai primi anni di vita del bambino, attraverso politiche volte alla riduzione della povertà e all’incremento dei servizi socio-educativi, e interventi finalizzati al supporto delle competenze genitoriali, a partire dalla gravidanza.
Infine, nella fascia di età 0-2 anni prevale ancora l’inserimento in comunità rispetto all’affido. Secondo i dati al 31 dicembre 2011, dei 29.388 bambini e ragazzi fuori dalla propria famiglia di origine sono stati accolti in comunità 14.991 minorenni. il numero di minorenni accolti in comunità è stato superiore di 594 unità rispetto a quello di minorenni in affidamento familiare. Quasi la metà dei minorenni in affidamento familiare (6.986) sono però in affido a parenti, si conferma quindi che i minorenni fuori dalla cerchia parentale risultano essere accolti in maggior numero in comunità, piuttosto che in affido etero-familiare.
Questi alcuni dei temi affrontati nel 7° Rapporto CRC nei 51 paragrafi redatti dalle 87 associazioni che compongono il Network. Il Gruppo CRC si impegna ad attivare e rafforzare il dialogo con le istituzioni competenti al fine di garantire una piena ed efficace implementazione della CRC nel nostro Paese.
Per leggere tutto il Rapporto, CLICCA QUI.
Scarica il Comunicato Stampa.

"Campi Nomadi s.p.a.": presentazione del rapporto al Municipio Roma III

campi nomadi[tfg_social_share]Dopo la presentazione ufficiale in Campidoglio dello scorso 12 giugno, l’Associazione 21 luglio presenta nuovamente il rapporto “Campi Nomadi s.p.a.” in un evento aperto al pubblico, organizzato dal Municipio Roma III, venerdì 27 giugno a partire dalle ore 17.30, presso la Sala Consiliare del Municipio Roma III in piazza Sempione 15, a Roma.
Parteciperanno, in qualità di promotori dell’evento, Paolo Marchionne, Eleonora Di Maggio e Yuri Bugli, rispettivamente Presidente, Assessore alle Politiche Sociali e Presidente della Commissione Politiche Sociali del Municipio Roma III. Alla presentazione, alla quale interverranno il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla, la ricercatrice dell’Associazione 21 luglio Angela Tullio Cataldo e l’ingegnere Stefania Viceconti, curatrice di parte del rapporto, sono stati invitati dai promotori istituzionali tutti i Presidenti dei quindici municipi di Roma Capitale, così come i rispettivi Assessori e i Presidenti delle commissioni competenti.
Con il rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, l’Associazione 21 luglio ha analizzato i costi sostenuti dal Comune di Roma nel 2013 per mantenere il “sistema campi” – oltre 24 milioni di euro per la gestione di 11 insediamenti informali – e ha indicato alcune buone prassi e proposte per superare la “politica dei campi” nella Capitale.
Lo scorso 12 giugno, durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto nella sala del Carroccio del Campidoglio, l’Associazione 21 luglio ha ribadito al sindaco Ignazio Marino la necessità e urgenza di un suo intervento al fine di impedire la costruzione di un nuovo “villaggio della solidarietà”, voluto dall’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale, che sorgerebbe in via della Cesarina, all’interno, quindi, del territorio del Municipio Roma III.
Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
Email: stampa@21luglio.org
www.21luglio.org

Infanzia: presentazione del 7° Rapporto CRC

diritti infanzia crc[tfg_social_share]Martedì 17 giugno alle ore 11.30 presso l’Aula del Consiglio della Camera di Commercio di Roma, in via De’ Burrò 147, il Gruppo CRC  – Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, di cui l’Associazione 21 luglio è membro – presenterà il 7° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia 2013-2014.
Saranno presenti al lancio del Rapporto il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti e dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Vincenzo Spadafora.
Quest’anno hanno lavorato alla stesura dei 51 paragrafi del Rapporto, più di 120 operatori del terzo settore, rappresentanti delle 87 associazioni che fanno parte del Network, attivo ormai dal 2001.
Scarica l’invito
Si prega di confermare la propria presenza a info@gruppocrc.net
Per maggiori informazioni: www.gruppocrc.net

CAMPI NOMADI S.P.A. Segregare, concentrare e allontanare i rom. I costi a Roma nel 2013 (giugno 2014)

Il rapporto “Campi Nomadi s.p.a.” analizza i costi sostenuti dal Comune di Roma nel 2013 per la gestione del “sistema campi” nella Capitale e porta alla luce il vasto indotto, che coinvolge più di trenta enti pubblici e privati, che vi gira attorno. Il rapporto passa altresì in rassegna due buone prassi di politiche di superamento dei “campi” in Italia, Messina e Padova, e presenta un esempio concreto di alternativa possibile al modello “campo” realizzabile nella città di Roma.
Scarica il rapporto

Campi Nomadi s.p.a: a Roma il "sistema campi" vale 24 milioni

campi [tfg_social_share]SCARICA IL RAPPORTO
Oltre 24 milioni di euro spesi dal Comune di Roma nel 2013 per segregare e concentrare i rom nei “villaggi della solidarietà” e nei “centri di raccolta rom” e sgomberarli dagli insediamenti informali. Un vero e proprio “sistema”, quello dei “campi” nella Capitale, all’interno del quale operano 35 enti pubblici e privati, che impiegano un personale di oltre 400 individui, che usufruiscono dei finanziamenti comunali per lo più attraverso affidamento diretto e non tramite bandi pubblici.
È il quadro che emerge dal rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, presentato stamane in Campidoglio dall’Associazione 21 luglio: un fiume incontrollato di denaro pubblico che confluisce nel “sistema campi” e che per le comunità rom non si traduce in alcun beneficio in termini di inclusione sociale ma che alimenta, al contrario, la percezione negativa nei loro confronti da parte dell’opinione pubblica.
Dei 24.108.406 euro spesi dal Comune di Roma nel 2013 per affrontare la “questione rom” – 8 mila persone, di cui più della metà bambini -, l’86,4% è stato utilizzato per la gestione dei “campi” e per la vigilanza e la sicurezza all’interno degli stessi; il 13,2% è stato rivolto ad interventi di scolarizzazione mentre soltanto lo 0,4% del totale è stato destinato all’inclusione sociale dei rom.
Per la gestione degli 8 “villaggi della solidarietà” presenti a Roma, nei quali vivono 4.391 persone, il Comune di Roma ha speso più di 16 milioni di euro. Tra questi, il “campo” di Castel Romano, dove risiedono 989 rom, risulta il più costoso: oltre 5 milioni di euro nel solo 2013. Dalla sua nascita, nel 2005, per una famiglia composta da 5 persone il Comune di Roma ha già speso oltre 270 mila euro.
Il “centro di raccolta rom” di via Amarilli, uno dei tre esistenti a Roma (costati circa 6 milioni di euro nel 2013), risulta invece l’insediamento formale con la spesa procapite più alta: per ognuno dei 130 abitanti nel “centro”, nel solo anno considerato dal rapporto, il Comune di Roma ha speso 906 euro al mese, a fronte di un investimento per l’inclusione sociale dei rom pari allo 0%.
Per spostare da un punto all’altro della città circa 1.200 rom attraverso 54 azioni di sgombero forzato, infine, si sono impiegati quasi 2 milioni di euro.
Come in una vera e propria “municipalizzata”, nella “Campi Nomadi s.p.a.”, emerge dall’indagine dell’Associazione 21 luglio, sono coinvolti 35 enti pubblici e privati. Stimando, per ognuno di essi, un coinvolgimento medio di 12 operatori, risultano più di 400 i soggetti individuali impiegati all’interno dell’indotto che si muove attorno alla “questione rom”. Preoccupante è la percentuale di affidamenti diretti dei finanziamenti, senza ricorrere pertanto a bandi pubblici, che in alcuni casi raggiunge il 100%.
Tra i soggetti operanti nel “sistema campi”, Consorzio Casa della Solidarietà e Risorse per Roma risultano, nel 2013, i due destinatari principali dei finanziamenti: 4.242.028 euro il primo, 3.757.050 euro il secondo. Per gli altri soggetti, invece, i finanziamenti sono compresi tra i 2 milioni di euro e i 100 mila euro annui.
A fronte di costi economici e sociali così elevati, il superamento definitivo dei “campi” si presenta come l’unica via che conduce a una inversione di tendenza e che si incrocia con quella dei diritti umani.
Le alternative possibili ai “campi” sono molteplici e l’Associazione 21 luglio, nel rapporto, ne ha proposto un esempio concreto: un progetto di autorecupero, così come codificato dalla Legge Regionale n.55 del 1998, che darebbe alloggio a 22 famiglie, tra cui 2 famiglie rom, una famiglia di rifugiati, una famiglia di immigrati e altre famiglie italiane in disagio abitativo. Un progetto, questo, che partirebbe dall’individuazione di un edificio dismesso tra i 1.200 ettari di immobili abbandonati presenti attualmente sul territorio comunale.
Soluzioni abitative extra-campo, finalizzate all’inclusione sociale, del resto, sono già state attuate in altre città italiane, come Messina e Padova, dove, grazie a progetti di autorecupero e autocostruzione, si spenderanno in 5 anni rispettivamente 10 mila euro e 50 mila euro per una famiglia rom di 5 persone. A Roma, la stessa tipologia di famiglia che vive nel “campo” de La Barbuta costerà alle casse comunali 155 mila euro in cinque anni.
«Segregare, concentrare e allontanare i rom ha un costo altissimo che Roma non può e non deve più permettersi – afferma l’Associazione 21 luglio -. Chiediamo pertanto all’amministrazione un impegno concreto volto a mettere la parola fine alla “politica dei campi” e al “sistema” che vi si cela dietro e a riconvertire le risorse in progetti di reale inclusione sociale a beneficio di cittadini rom e non. È quanto mai urgente, quindi, che il sindaco Marino intervenga per sospendere il progetto di rifacimento del nuovo “campo” in via della Cesarina, che l’Assessorato alle Politiche Sociali intende realizzare nei prossimi mesi e che andrebbe a incidere significativamente sulle spese previste nel 2014 per il “sistema campi”».
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Campi Nomadi s.p.a: a Roma il "sistema campi" vale 24 milioni

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Oltre 24 milioni di euro spesi dal Comune di Roma nel 2013 per segregare e concentrare i rom nei “villaggi della solidarietà” e nei “centri di raccolta rom” e sgomberarli dagli insediamenti informali. Un vero e proprio “sistema”, quello dei “campi” nella Capitale, all’interno del quale operano 35 enti pubblici e privati, che impiegano un personale di oltre 400 individui, che usufruiscono dei finanziamenti comunali per lo più attraverso affidamento diretto e non tramite bandi pubblici.
È il quadro che emerge dal rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, presentato stamane in Campidoglio dall’Associazione 21 luglio: un fiume incontrollato di denaro pubblico che confluisce nel “sistema campi” e che per le comunità rom non si traduce in alcun beneficio in termini di inclusione sociale ma che alimenta, al contrario, la percezione negativa nei loro confronti da parte dell’opinione pubblica.
Dei 24.108.406 euro spesi dal Comune di Roma nel 2013 per affrontare la “questione rom” – 8 mila persone, di cui più della metà bambini -, l’86,4% è stato utilizzato per la gestione dei “campi” e per la vigilanza e la sicurezza all’interno degli stessi; il 13,2% è stato rivolto ad interventi di scolarizzazione mentre soltanto lo 0,4% del totale è stato destinato all’inclusione sociale dei rom.
Per la gestione degli 8 “villaggi della solidarietà” presenti a Roma, nei quali vivono 4.391 persone, il Comune di Roma ha speso più di 16 milioni di euro. Tra questi, il “campo” di Castel Romano, dove risiedono 989 rom, risulta il più costoso: oltre 5 milioni di euro nel solo 2013. Dalla sua nascita, nel 2005, per una famiglia composta da 5 persone il Comune di Roma ha già speso oltre 270 mila euro.
Il “centro di raccolta rom” di via Amarilli, uno dei tre esistenti a Roma (costati circa 6 milioni di euro nel 2013), risulta invece l’insediamento formale con la spesa procapite più alta: per ognuno dei 130 abitanti nel “centro”, nel solo anno considerato dal rapporto, il Comune di Roma ha speso 906 euro al mese, a fronte di un investimento per l’inclusione sociale dei rom pari allo 0%.
Per spostare da un punto all’altro della città circa 1.200 rom attraverso 54 azioni di sgombero forzato, infine, si sono impiegati quasi 2 milioni di euro.
Come in una vera e propria “municipalizzata”, nella “Campi Nomadi s.p.a.”, emerge dall’indagine dell’Associazione 21 luglio, sono coinvolti 35 enti pubblici e privati. Stimando, per ognuno di essi, un coinvolgimento medio di 12 operatori, risultano più di 400 i soggetti individuali impiegati all’interno dell’indotto che si muove attorno alla “questione rom”. Preoccupante è la percentuale di affidamenti diretti dei finanziamenti, senza ricorrere pertanto a bandi pubblici, che in alcuni casi raggiunge il 100%.
Tra i soggetti operanti nel “sistema campi”, Consorzio Casa della Solidarietà e Risorse per Roma risultano, nel 2013, i due destinatari principali dei finanziamenti: 4.242.028 euro il primo, 3.757.050 euro il secondo. Per gli altri soggetti, invece, i finanziamenti sono compresi tra i 2 milioni di euro e i 100 mila euro annui.
A fronte di costi economici e sociali così elevati, il superamento definitivo dei “campi” si presenta come l’unica via che conduce a una inversione di tendenza e che si incrocia con quella dei diritti umani.
Le alternative possibili ai “campi” sono molteplici e l’Associazione 21 luglio, nel rapporto, ne ha proposto un esempio concreto: un progetto di autorecupero, così come codificato dalla Legge Regionale n.55 del 1998, che darebbe alloggio a 22 famiglie, tra cui 2 famiglie rom, una famiglia di rifugiati, una famiglia di immigrati e altre famiglie italiane in disagio abitativo. Un progetto, questo, che partirebbe dall’individuazione di un edificio dismesso tra i 1.200 ettari di immobili abbandonati presenti attualmente sul territorio comunale.
Soluzioni abitative extra-campo, finalizzate all’inclusione sociale, del resto, sono già state attuate in altre città italiane, come Messina e Padova, dove, grazie a progetti di autorecupero e autocostruzione, si spenderanno in 5 anni rispettivamente 10 mila euro e 50 mila euro per una famiglia rom di 5 persone. A Roma, la stessa tipologia di famiglia che vive nel “campo” de La Barbuta costerà alle casse comunali 155 mila euro in cinque anni.
«Segregare, concentrare e allontanare i rom ha un costo altissimo che Roma non può e non deve più permettersi – afferma l’Associazione 21 luglio -. Chiediamo pertanto all’amministrazione un impegno concreto volto a mettere la parola fine alla “politica dei campi” e al “sistema” che vi si cela dietro e a riconvertire le risorse in progetti di reale inclusione sociale a beneficio di cittadini rom e non. È quanto mai urgente, quindi, che il sindaco Marino intervenga per sospendere il progetto di rifacimento del nuovo “campo” in via della Cesarina, che l’Assessorato alle Politiche Sociali intende realizzare nei prossimi mesi e che andrebbe a incidere significativamente sulle spese previste nel 2014 per il “sistema campi”».
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Anche la Comunità di S.Egidio contro i "campi rom" a Roma

Comunità S.Egidio rom[tfg_social_share]L’Associazione 21 luglio accoglie con favore la presa di posizione della Comunità di S. Egidio sulla necessità di superare la politica dei “campi rom” a Roma. Un intervento, sottolinea l’Associazione, che dovrebbe far ulteriormente desistere gli amministratori di Roma Capitale dal realizzare nuovi “campi” per i rom.
Dalle pagine del quotidiano La Repubblica Roma, venerdì 6 giugno, il portavoce della Comunità di S.Egidio Mario Marazziti è intervenuto in seguito alle parole pronunciate da Papa Francesco contro le discriminazioni nei confronti delle comunità rom.
«Sono vent’anni – ha affermato Marazziti – che spieghiamo ai romani che i rom desiderano una casa, la chiedono, ma il massimo che si riesce a concepire sono campi attrezzati e spesso lasciati al degrado».
«E si tratta solo di 7 mila persone, per la metà bambini – ha proseguito il portavoce della Comunità di S.Egidio – Per loro vanno fatte le stesse cose che si fanno per gli altri, come dare la casa popolare».
Secondo l’Associazione 21 luglio, la presa di posizione della Comunità di S.Egidio rappresenta una ulteriore, autorevole, voce che dovrebbe convincere l’amministrazione capitolina ad abbandonare definitivamente il progetto di un nuovo “campo rom” che l’Assessorato alle Politiche Sociali intende realizzare nei prossimi mesi in via della Cesarina.
«Continuare a costruire nuovi “campi attrezzati” riservati a soli rom, a partire da quello della Cesarina, oltre a rappresentare un inutile spreco di risorse pubbliche, vuol dire reiterare nella Capitale politiche basate sulla segregazione, che violano i diritti umani e che rendono impossibile ogni forma di inclusione sociale per le comunità rom, alimentando i pregiudizi nell’opinione pubblica nei loro confronti».
Contro il progetto del nuovo “villaggio della solidarietà” in via della Cesarina, l’Associazione 21 luglio, nelle scorse settimane, aveva lanciato una mobilitazione on line, intitolata “Roma, nun fa’ la stupida: #DiscriminareCosta”, invitando gli utenti a scrivere al sindaco Marino per chiedergli un suo intervento diretto al fine di bloccare la costruzione del nuovo “campo”. In una settimana oltre 600 persone hanno inviato un’email al primo cittadino.

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E a scuola i bambini mettono in scena la storia del popolo rom

Per tutto l’anno si sono impegnati a diventare dei veri ballerini di flamenco e si sono esercitati a usare l’arte e il movimento creativo come strumenti privilegiati di comunicazione.
E così, prima che la scuola chiudesse i battenti per le vacanze estive, hanno voluto mostrare ai loro genitori, amici e insegnanti tutto ciò che hanno imparato. E hanno voluto raccontare loro una storia: quella, secolare, del popolo rom.
Il 29 maggio, le bambine e i bambini della scuola elementare e media dell’Istituto Comprensivo Carlo Levi di Roma, che nei mesi scorsi hanno partecipato alle attività del progetto “Danzare la vita” dell’Associazione 21 luglio, si sono esibiti nel saggio di fine anno. I piccoli studenti, rom e non, hanno messo in scena una recita, costellata da musica e passi a ritmo di flamenco, forma artistica interculturale per eccellenza, per far scivolare via quegli stereotipi e pregiudizi che spesso, troppo spesso, sono legati indissolubilmente alle comunità rom e sinte nel nostro Paese.
Il progetto “Danzare la vita”, realizzato grazie al sostegno della Fondazione Alta Mane Italia, quest’anno ha coinvolto 46 minori, rom e non, con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale dei bambini rom, a partire dalla scuola. Per maggiori informazioni sul progetto: http://www.21luglio.org/progetto-danzare-la-vita-2/

Papa Francesco contro discriminazioni verso i rom

Papa Francesco [tfg_social_share]Oggi, in occasione di un incontro nella sala Clementina con i promotori episcopali e i direttori nazionali della pastorale per i rom, Papa Francesco ha parlato della condizione di emarginazione e discriminazione in cui vivono le comunità rom e sinte.
Rom e sinti si trovano «ai margini della società», ha detto il Pontefice, il quale ha sollecitato le «istituzioni locali e nazionali» a un «impegno» al fine di contrastare quelle «piaghe del tessuto sociale» alla base di tali discriminazioni.
«É la prima volta che un Pontefice individua nella mancanza di alloggi adeguati una delle cause principali dello stato di discriminazione e di segregazione in cui vivono le comunità rom e sinte nel nostro Paese», afferma in una nota l’Associazione 21 luglio che sottolinea come l’Italia, denominata il “Paese dei campi”, sia lo Stato che più degli altri ha promosso politiche segnate dalla segregazione abitativa nei confronti di rom e sinti.
«Le parole di Papa Francesco, in perfetta sintonia con le raccomandazioni delle istituzioni internazionali ed europee – continua l’Associazione 21 luglio – indicano nel superamento dei “campi nomadi” la strada maestra per una piena inclusione della minoranza rom. Un superamento urgente ma finora disatteso, visto che in molte città italiane, a partire dalla Capitale, gli amministratori continuano a proporre il “campo” come il luogo del margine in cui collocare, su base etnica, uomini, donne e bambini rom».
«Il superamento della “politica dei campi” – conclude la nota – è allo stesso tempo la condizione necessaria per contrastare il fenomeno del disprezzo e dell’ostilità diffusi nei confronti di rom e sinti condannato da Papa Francesco nel suo discorso».
Foto: Tempi

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