Archivio per mese: Novembre, 2014

Napoli, no a un nuovo campo segregante per i rom

campo rom Napoli[tfg_social_share]L’Associazione 21 luglio, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (European Roma Rights Centre, ERRC) e OsservAzione, il 21 novembre hanno inviato una lettera al Comune di Napoli per esprimere la loro preoccupazione in merito al piano del Comune di sgomberare la comunità rom di Cupa Perillo, e rialloggiare soltanto la metà di essa in un nuovo campo segregante.
Le organizzazioni hanno sottolineato che queste politiche serviranno soltanto a consolidare la segregazione piuttosto che favorire la piena inclusione sociale, in violazione di quanto stabilito dai parametri legali nazionali e dell’Unione Europea.
Come confermato da Roberta Gaeta, assessore alle politiche sociali, in occasione di un incontro pubblico tenutosi il 21 Novembre, il Comune di Napoli progetta di sgomberare gli attuali campi informali di Cupa Perillo. Il Comune intende utilizzare circa 7 milioni di Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale (FESR) per costruire un nuovo campo segregante nella stessa area in cui alloggiare circa metà dell’attuale popolazione dei campi informali, in contrasto con gli obblighi legali nazionali e internazionali. Le autorità locali inoltre non hanno chiarito cosa accadrà alla restante parte della popolazione (circa 400 persone) che attualmente vive nei campi informali di Cupa Perillo dopo lo sgombero.
Le organizzazioni firmatarie hanno scritto alla Commissione Europea per segnalare lo sgombero pianificato e la costruzione di un altro campo segregante con fondi europei. Nella sua risposta la Commissione Europea ha chiarito che «il progetto […] non sembrerebbe in linea con gli obiettivi dei FESR», opponendosi così a quanto pianificato dal Comune di Napoli per l’utilizzo dei summenzionati fondi.
Per tali motivi Associazione 21 luglio, ERRC e OsservAzione chiedono con urgenza al Comune di Napoli di rispettare i parametri legali europei e nazionali e chiedono con forza di non costruire un altro campo segregante per la comunità rom, ma di fornire invece a tutti gli abitanti dei campi informali di Cupa Perillo (circa 800) soluzioni abitative accessibili in un ambiente integrato supportando l’inclusione abitativa con misure specifiche in settori chiave quali l’istruzione, la salute e il lavoro.
Il presente comunicato stampa è disponibile anche in inglese sul sito dell’ERRC.
La lettera al Comune di Napoli è disponibile in inglese e italiano

Battaglia vinta. Leroy Merlin fa un passo indietro sul nuovo campo a La Barbuta

Leroy Merlin rom[tfg_social_share]L’Associazione 21 luglio accoglie con grande soddisfazione la disponibilità di Leroy Merlin a valutare eventuali modifiche – disposte dal Comune di Roma – al progetto che prevede la costruzione di un nuovo campo per soli rom in sostituzione di quello esistente in località “La Barbuta”. La decisione della multinazionale giunge a pochi giorni dall’annuncio del sindaco Ignazio Marino che nel programma tv Anno Uno aveva escluso l’ipotesi del nuovo campo.
In riferimento al progetto, la multinazionale del bricolage ha confermato «la propria disponibilità a realizzare opere di pubblica utilità, nell’ambito di tale progetto, finalizzate, tra l’altro, a cercare soluzioni costruttive ed alternative alla situazione attuale in cui versano i beneficiari finali di tali opere, nel rispetto di tutte le norme di Legge e degli standard internazionali sui Diritti Umani».
La decisione di Leroy Merlin è stata presa in seguito a un dialogo sereno e costruttivo intercorso nelle scorse settimane tra l’Associazione e i dirigenti della multinazionale del bricolage.
L’Associazione 21 luglio considera pertanto chiusa la CampagnaLeroy Merlin: un campo rom è un ghetto. Non costruirlo!” lanciata lo scorso 4 novembre per chiedere alla multinazionale di non sporcarsi la faccia e di non farsi coinvolgere dal Comune di Roma nella costruzione dell’ennesimo ghetto per soli rom nella Capitale.
«Non abbiamo mai avuto dubbi circa la buona fede e i valori incentrati sulla persona che caratterizzano l’azienda Leroy Merlin. Ma avevamo bisogno di mettere in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione, compresa una campagna di pressione pubblica, per convincere la multinazionale ad ascoltare la nostra voce e quella delle centinaia di persone che hanno aderito all’azione», afferma l’Associazione 21 luglio.
Con la Campagna, l’Associazione 21 luglio ha voluto mettere al corrente la pubblica opinione circa le violazioni dei diritti umani, soprattutto dei bambini, che la costruzione di un nuovo campo rom a Roma avrebbe comportato. I campi rom – denuncia da tempo l’Associazione 21 luglio – sono un’anomalia tutta italiana, sono luoghi di segregazione su base etnica, che rendono impossibile l’inclusione sociale, e vanno superati, non costruiti ex novo, come del resto scritto nero su bianco nella Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, approvata in sede europea dal Governo italiano nel febbraio 2012.
In seguito alla decisione di Leroy Merlin che «si augura una pronta risoluzione e comunicazione circa la destinazione di tali opere , ovvero la modificazione dell’intervento, che spetta all’autonoma determinazione del Comune stesso» -, la palla, ora, passa al Comune di Roma.
«Chiediamo al Comune – spiega l’Associazione 21 luglio – di accogliere senza alcuna esitazione la disponibilità di Leroy Merlin di valutare possibili modifiche del progetto e di dare seguito alle parole del sindaco Marino che il 20 novembre, in prima serata su La7, ad Anno Uno, aveva categoricamente escluso l’ipotesi di un nuovo campo rom a La Barbuta affermando l’intenzione dell’amministrazione di mettere in pratica un piano per il superamento dei campi».
«Sarebbe davvero grave se il Comune di Roma continuasse a perseguire la politica dei campi nella Capitale – conclude l’Associazione – specialmente in un periodo di forti tensioni sociali alle quali è opportuno rispondere promuovendo interventi di inclusione e mettendo una volta per tutte la parola fine alla segregazione e alla ghettizzazione che finora hanno caratterizzato le politiche nei confronti dei rom».

Oltre il campo. La desegregazione abitativa dei rom a Roma: idee e prospettive

Il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università La Sapienza di Roma e l’Associazione 21 luglio

invitano

al Convegno Internazionale

OLTRE IL CAMPO
La desegregazione abitativa dei rom a Roma: idee e prospettive

29 novembre 2014 ore 16 – 19
Aula grande del chiostro – Facolta di Ingegneria Civile e Industriale – via Eudossiana 18, Roma

Programma

Saluti istituzionali
Prof. Antonio D’Andrea, Direttore Dipartimento Ingegneria Civile, Edile e Ambientale, Università La Sapienza di Roma

Introduce e modera Carlo Cellamare, docente di Urbanistica presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università La Sapienza di Roma

Relazioni
Nando Sigona, docente di Sociologia delle Migrazioni, Institute for Research into Superdiversity, Università di Birmingham
Rom e Sinti e il “problema nomadi”

Carlo Stasolla, presidente Associazione 21 luglio
La città di Roma e la politica dei campi

Roberto De Angelis, docente di Antropologia Urbana, Università La Sapienza di Roma
Rom. Verso quale social housing?

Tommaso Vitale, professore associato di Sociologia, direttore Master “Governing the large metropolis”, Sciences Po, Centre d’ Etudes Europennes, Parigi
Progetti ed effetti di integrazione abitativa per le minoranze rom nelle capitali europee. Costi, parametri, misure di efficacia

Carlo Cecere, docente di Architettura Tecnica presso il Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale dell’Università La Sapienza di Roma
L’autocostruzione: una risposta concreta per Roma

Dibattito aperto al pubblico

SCARICA LA LOCANDINA DELL’EVENTO

Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Comunicazione e Ufficio stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
Email: stampa@21luglio.org

Giovani attivisti rom e sinti contro i pregiudizi

Si è trattato di un weekend speciale per i 12 giovani attivisti rom e sinti che partecipano alla seconda edizione del Corso in diritti umani, promosso da Associazione 21 luglio e dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC).
Sabato 15 novembre, dopo una giornata intera di lezione su attivismo e strategie per creare campagne in difesa di diritti violati, le ragazze e i ragazzi del corso hanno partecipato a un evento di sensibilizzazione, nel pieno centro di Roma, per smontare stereotipi e pregiudizi su rom e sinti attraverso il dialogo con il pubblico.
Durante l’evento, dal titolo “Diamoci una mano, spezziamo i pregiudizi. Dialogo con i giovani attivisti rom e sinti“, i giovani hanno incontrato tre degli attivisti che hanno frequentato il corso lo scorso anno, Sabrina, dalla provincia di Oristano, Gladiola, da Cosenza e Miguel, da Lucca.
Sabrina, Gladiola e Miguel, nel corso della serata, hanno avuto la possibilità di raccontarsi e di rispondere alle domande del pubblico, in un momento di dialogo, conoscenza reciproca e condivisione. Anche i 12 nuovi attivisti sono si sono quindi presentati al pubblico e hanno concluso la serata a ritmo di musica.
L’evento è stato organizzato in partnership con YWCA-UCDG e FCEI-SRM che hanno presentato un progetto di accoglienza dei giovani rom e sinti.


Le foto della serata

Roma, tre presunti ordigni esplosivi in una struttura abitata dai rom

rom Roma

Il “centro di raccolta rom” di via Salaria, a Roma


[tfg_social_share]Tre presunti ordigni esplosivi sono stati rinvenuti nel primo pomeriggio di oggi nel cortile esterno del “Centro di raccolta rom” di via Salaria, a Roma. A denunciarlo sono stati gli stessi abitanti del centro, dove vivono 380 rom, tra cui circa 200 minori.
I tre presunti ordigni sono stati individuati da uno dei residenti all’interno e nei pressi di un cassone adibito alla raccolta dei rifiuti che si trova nei pressi della recinzione esterna della struttura. In seguito alla segnalazione, uomini della polizia e dei carabinieri sono intervenuti sul posto e hanno immediatamente presidiato e chiuso l’accesso alla porzione di cortile dove sono stati ritrovati i presunti ordigni, che sono stati quindi rimossi dagli artificieri dei carabinieri.
Secondo gli osservatori dell’Associazione 21 luglio, che si sono subito recati nel centro di via Salaria e hanno assistito all’intervento di rimozione da parte delle forze dell’ordine, gli oggetti presentavano effettivamente l’aspetto di “bombe a mano”, come denunciato dai rom residenti nella struttura, pur non essendovi ancora la certezza se si trattasse di ordigni veri o di manufatti finti con lo scopo di intimidire.
«I rom che vivono nel centro di via Salaria erano tutti molto spaventati da quanto accaduto – afferma l’Associazione 21 luglio -. A prescindere dalla veridicità o meno degli ordigni, siamo di fronte a un gesto grave e inaccettabile che sembra assumere i contorni di un crimine motivato dall’odio e volto a creare panico e intimidazione».
Secondo l’Associazione 21 luglio, il ritrovamento dei presunti ordigni in una struttura abitata da rom non fa che aggiungere ulteriore tensione al clima difficile che la periferia della Capitale sta vivendo in questi giorni, in seguito ai ben noti fatti di Tor Sapienza.
«Auspichiamo una immediata e ferma condanna, da parte delle istituzioni locali e nazionali, rispetto a quanto accaduto questo pomeriggio e rispetto al panico e alla paura che la presenza dei tre presunti ordigni è riuscita a creare soprattutto nelle donne e nei bambini che vivono nel centro di via Salaria – conclude l’Associazione 21 luglio -. È quanto mai opportuno evitare, prodigando ogni sforzo possibile, che la tensione che in questi giorni ha riguardato rifugiati, immigrati e rom nel quartiere di Tor Sapienza si sposti in altre zone della città alimentato da un pericoloso spirito di emulazione».

Il "convegno ombra" della società civile rom e pro rom europea

Equality Summit rom
Il 5 e 6 novembre 2014 la società civile rom e pro-rom europea si è riunita a Roma, parallelamente a due eventi di alto livello organizzati dalla Commissione europea e dalla Presidenza italiana dell’UE, per discutere del futuro delle strategie nazionali di inclusione dei rom e delle politiche di eguaglianza e non discriminazione dell’UE. A conclusione del “convegno ombra” il network della società civile ha divulgato un documento con le proprie richieste e raccomandazioni per riorientare le future politiche dell’UE che andranno ad influire sulla vita dei cittadini rom europei.

Scarica il documento (in inglese)

«Forni per i rom», esposto contro consigliera Massimilla Conti

rom Massimilla Conti[tfg_social_share]L’Associazione 21 luglio ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica in merito alle gravi dichiarazioni, incitanti all’odio razziale verso i rom, rilasciate da Massimilla Conti, consigliera del Comune di Motta Visconti, provincia di Milano, attraverso una serie di post sul proprio profilo Facebook.
«Se tra i cani ci sono razze che vengono considerate più predisposte ad aggredire perché nn ammettiamo che i rom sn più predisposti a commettere i reati?», aveva scritto, il 21 settembre 2014, Massimilla Conti la quale, il 29 ottobre 2014, aveva rincarato la dose postando: «Le telecamere servono per punire tutti sti bastardi! Cmq niente gatta buia, ci vorrebbero i forni…metto a disposizione la mia taverna. Se vedete del fumo strano che esce dal tetto non vi preoccupate!».
Nell’esposto, l’Associazione 21 luglio ha chiesto all’autorità giudiziaria di valutare la rilevanza penale delle affermazioni della consigliera comunale relativamente, in particolare, alla diffusione di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale, incitanti alla discriminazione e capaci di istigare pubblicamente a commettere reati.
«I post di Massimilla Conti – afferma l’Associazione 21 luglio – contengono dichiarazioni fondate su una evidente idea di superiorità etnica e sul palesato sentimento di odio nei confronti del gruppo etnico dei rom. In più rievocano non solo la deportazione e lo sterminio dei rom e degli ebrei avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale, ma invocano la rinnovata adozione delle medesime misure nei confronti dei rom come gruppo etnico ben definito».
rom Massimilla ContiLe affermazioni, d’altra parte, risultano ancor più gravi in ragione del ruolo istituzionale ricoperto da Massimilla Conti: «Il suo ruolo non consente in alcun modo alla sua foga oratoria di spingersi così in avanti, comunque oltre i confini del lecito, ma al più avrebbe dovuto imporle una maggiore prudenza», sostiene l’Associazione 21 luglio.
L’Associazione 21 luglio, infine, non ritiene in alcun modo accettabile ed esimente da responsabilità nemmeno il post su Facebook, pubblicato il 1 novembre 2014, in cui la consigliera comunale di Motta Visconti ha voluto giustificare le sue affermazioni, relegandole a una semplice battuta avvenuta al di fuori dell’ambito istituzionale.
 
«Le mie affermazioni sull’ennesimo reato perpetrato a Motta Visconti sono state un commento spontaneo e fuori dall’ambito istituzionale – aveva scritto Massimilla Conti – La battuta sui forni, fuori dall’ambito istituzionale, è la classica battuta […] I forni (ma avrei anche potuto usare anche “foibe”) sono la trasposizione metaforica della forte richiesta dei Mottesi di una punizione giusta e certa, che il Paese, patria del diritto, deve garantire ai suoi cittadini […]Chi non ha capito lo spirito, ha voluto strumentalizzare sui giornali una frase come altre cento, mille che si sentono nei negozi, nei bar, tra la gente comune».
«Nessuna strumentalizzazione e nessuno spirito da capire – afferma l’Associazione 21 luglio – Ma non si può restare inermi di fronte a chi, con leggerezza disarmante e incuranza dei diritti umani, semina odio razziale e alimenta un clima di intolleranza e allarmismo sociale nei confronti di una minoranza già di per sé ampiamente discriminata e stigmatizzata».

La visita dei senatori al Best House Rom e la consegna del "conto" al sindaco Marino

rom Commissione Diritti Umani Senato

In Campidoglio, la consegna del “conto” dell’operazione Cesarina


[tfg_social_share]Spostati come “pacchi” dal «villaggio della solidarietà» di via della Cesarina, 120 rom sono stati concentrati un anno fa nel “Best House Rom”, un centro di raccolta rom “fuorilegge” e con un costo pro/capite mensile di 600 euro. Ieri la comunità rom ha ricevuto la visita – organizzata dall’Associazione 21 luglio – di una delegazione della Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato.
Il fabbricato, gestito dalla Cooperativa Inopera dietro convenzione dell’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale, è accatastato come locale di deposito e non potrebbe fungere da civile abitazione. Gli spazi destinati agli ospiti sono inadatti e lontani da quanto previsto dalla normativa regionale: ogni nucleo familiare, composto in media da cinque persone, dispone di fatto della sola zona notte, che svolge anche funzioni di zona giorno e studio per i minori, composta da un’unica stanza di circa 12 mq priva di fonte di luce e aria naturale. Ogni ospite, pertanto, ha a disposizione circa 2,5 mq contro i 12 mq indicati dalla Legge Regione Lazio n. 41/2003.
La delegazione della Commissione Diritti Umani del Senato ha potuto verificare come le stanze del “Best House Rom”, oltre a non garantire la metratura sufficiente pro capite, non sono dotate di finestre o punti luce dai quali possa filtrare la luce naturale e l’aria, e ciò espone a grave rischio lo stato di salute psico-fisico degli ospiti. La presenza di numerosi inquinanti, favoriti dalla mancanza di ricambio di aria, unita al clima caldo-umido prodotto dai condizionatori di calore, potrebbero sicuramente contribuire all’aumento dell’incidenza di patologie respiratorie croniche, come l’asma, e all’incremento della loro evoluzione verso forme persistenti, gravi e invalidanti.
La mancanza di luce naturale potrebbe favorire l’insorgere di disturbi della vista. A tutto ciò si aggiungono altre importanti carenze quali: la non completa somministrazione dei pasti unita al divieto di cottura e preparazione di cibo in maniera autonoma, la mancanza di un numero di servizi igienici adeguato al numero degli ospiti, la carenza di adeguati spazi comuni e l’assenza, all’interno delle stanze, di qualsivoglia arredo escluso il letto, elementi, questi, che compromettono ulteriormente la qualità della vita degli ospiti.
«Abbiamo incontrato persone terrorizzate di parlare davanti agli operatori che lavorano nella struttura. Vivono in una situazione di costante ricatto – ha dichiarato la senatrice Manuela Serra – Noi come Commissione Diritti Umani daremo voce a questa gente perché non è ammissibile che nel 2014 a Roma uomini, donne e soprattutto bambini vivano in una ex fabbrica senza finestre».
«Porteremo avanti un’inchiesta per chiarire come il Comune di Roma utilizza realmente queste ingenti risorse economiche con il risultato di far vivere le persone in questo modo», ha concluso Serra.
Le foto della visita al Best House Rom

 
Il “Best House Rom”, finanziato dal Comune di Roma con un costo annuo superiore ai 2.200.000 euro alla luce delle caratteristiche strutturali, organizzative e gestionali suddette, non rispetta pertanto i principi internazionalmente riconosciuti di cui è portatrice anche la Carta Sociale Europea.
Nel “Best House Rom” la delegazione di senatori ha avuto la possibilità di fermarsi a parlare con i rom trasferiti quasi un anno fa da via della Cesarina dall’Assessorato alle Politiche Sociale. L’operazione voluta dall’Assessorato a guida Cutini aveva previsto – nonostante le contrarietà espresse da organizzazioni della società civile e dal Municipio III – lo spostamento dei 130 rom e il rifacimento dell’insediamento. Dopo 11 mesi i lavori non sono ancora iniziati e le spese sono lievitate.
Per tale ragione alcuni rappresentanti dell’Associazione 21 luglio hanno consegnato il “conto” dell’operazione Cesarina – fortemente voluta dall’Assessore Rita Cutini – al sindaco Ignazio Marino. Più di 1 milione di euro spesi per segregare e concentrare 130 rom nel “Best House Rom” senza che alcun lavoro sia stato iniziato.
«Una scelta folle – commenta l’Associazione 21 luglio – che rivela, se ce ne fosse stata la necessità di ulteriore conferma, l’operato di un Assessorato incapace di trattare la “questione rom” secondo i principi espressi nella Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom».
 
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Spostati come “pacchi” dal «villaggio della solidarietà» di via della Cesarina, 120 rom sono stati concentrati un anno fa nel “Best House Rom”, un centro di raccolta rom “fuorilegge” e con un costo pro/capite mensile di 600 euro. Ieri la comunità rom ha ricevuto la visita – organizzata dall’Associazione 21 luglio – di una delegazione della Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato.
Il fabbricato, gestito dalla Cooperativa Inopera dietro convenzione dell’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale, è accatastato come locale di deposito e non potrebbe fungere da civile abitazione. Gli spazi destinati agli ospiti sono inadatti e lontani da quanto previsto dalla normativa regionale: ogni nucleo familiare, composto in media da cinque persone, dispone di fatto della sola zona notte, che svolge anche funzioni di zona giorno e studio per i minori, composta da un’unica stanza di circa 12 mq priva di fonte di luce e aria naturale. Ogni ospite, pertanto, ha a disposizione circa 2,5 mq contro i 12 mq indicati dalla Legge Regione Lazio n. 41/2003.
La delegazione della Commissione Diritti Umani del Senato ha potuto verificare come le stanze del “Best House Rom”, oltre a non garantire la metratura sufficiente pro capite, non sono dotate di finestre o punti luce dai quali possa filtrare la luce naturale e l’aria, e ciò espone a grave rischio lo stato di salute psico-fisico degli ospiti. La presenza di numerosi inquinanti, favoriti dalla mancanza di ricambio di aria, unita al clima caldo-umido prodotto dai condizionatori di calore, potrebbero sicuramente contribuire all’aumento dell’incidenza di patologie respiratorie croniche, come l’asma, e all’incremento della loro evoluzione verso forme persistenti, gravi e invalidanti.
La mancanza di luce naturale potrebbe favorire l’insorgere di disturbi della vista. A tutto ciò si aggiungono altre importanti carenze quali: la non completa somministrazione dei pasti unita al divieto di cottura e preparazione di cibo in maniera autonoma, la mancanza di un numero di servizi igienici adeguato al numero degli ospiti, la carenza di adeguati spazi comuni e l’assenza, all’interno delle stanze, di qualsivoglia arredo escluso il letto, elementi, questi, che compromettono ulteriormente la qualità della vita degli ospiti.
«Abbiamo incontrato persone terrorizzate di parlare davanti agli operatori che lavorano nella struttura. Vivono in una situazione di costante ricatto – ha dichiarato la senatrice Manuela Serra – Noi come Commissione Diritti Umani daremo voce a questa gente perché non è ammissibile che nel 2014 a Roma uomini, donne e soprattutto bambini vivano in una ex fabbrica senza finestre».
«Porteremo avanti un’inchiesta per chiarire come il Comune di Roma utilizza realmente queste ingenti risorse economiche con il risultato di far vivere le persone in questo modo», ha concluso Serra.
Le foto della visita al Best House Rom

 
Il “Best House Rom”, finanziato dal Comune di Roma con un costo annuo superiore ai 2.200.000 euro alla luce delle caratteristiche strutturali, organizzative e gestionali suddette, non rispetta pertanto i principi internazionalmente riconosciuti di cui è portatrice anche la Carta Sociale Europea.
Nel “Best House Rom” la delegazione di senatori ha avuto la possibilità di fermarsi a parlare con i rom trasferiti quasi un anno fa da via della Cesarina dall’Assessorato alle Politiche Sociale. L’operazione voluta dall’Assessorato a guida Cutini aveva previsto – nonostante le contrarietà espresse da organizzazioni della società civile e dal Municipio III – lo spostamento dei 130 rom e il rifacimento dell’insediamento. Dopo 11 mesi i lavori non sono ancora iniziati e le spese sono lievitate.
Per tale ragione alcuni rappresentanti dell’Associazione 21 luglio hanno consegnato il “conto” dell’operazione Cesarina – fortemente voluta dall’Assessore Rita Cutini – al sindaco Ignazio Marino. Più di 1 milione di euro spesi per segregare e concentrare 130 rom nel “Best House Rom” senza che alcun lavoro sia stato iniziato.
«Una scelta folle – commenta l’Associazione 21 luglio – che rivela, se ce ne fosse stata la necessità di ulteriore conferma, l’operato di un Assessorato incapace di trattare la “questione rom” secondo i principi espressi nella Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom».
 
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Operazione Cesarina: arriva il conto

campo rom marino[tfg_social_share]Operazione Cesarina: l’Associazione 21 luglio oggi ha consegnato al sindaco di Roma Ignazio Marino il “conto” del progetto, – fortemente voluto dall’Assessore alle Politiche Sociali Rita Cutini – di un nuovo “campo” in sostituzione di quello raso al suolo a dicembre 2013. Da allora, l’Amministrazione capitolina ha speso più di un milione di euro per segregare e concentrare i 130 rom sgomberati dal vecchio “villaggio attrezzato” de La Cesarina all’interno del “Best House Rom”, il centro di raccolta rom in via Visso.
Nel frattempo, i lavori per il nuovo “campo” non sono iniziati ma l’Amministrazione ha comunque speso, mese dopo mese, oltre 60 mila euro per l’affitto del terreno sul quale il nuovo progetto si sarebbe dovuto realizzare.
«Una scelta folle – commenta l’Associazione 21 luglio – che rivela, se ci fosse stata la necessità di ulteriore conferma, l’operato di un Assessorato incapace di trattare la “questione rom” secondo i principi espressi nella Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom».
L’Associazione 21 luglio chiede quindi all’Amministrazione capitolina di abbandonare definitivamente il progetto di un nuovo “campo” a La Cesarina e riconvertire le ingenti risorse economiche previste in percorsi di inclusione sociale per le famiglie rom.
Oggi, intanto, l’Associazione 21 luglio accompagnerà alcuni senatori della Commissione per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani del Senato in una visita privata all’interno di alcuni insediamenti rom della Capitale. La visita assume importanza particolare soprattutto alla luce della notizia del rischio di procedura d’infrazione paventato dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia a causa della sua politica segregativa verso le comunità rom e sinte, una politica che continua a essere basata sui “campi”

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Discriminare i rom costa

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