Archivio per anno: 2014

Giorno della Memoria: incontro alla Camera con Laura Boldrini

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La Presidente della Camera Laura Boldrini con Gad Lerner e Marco Paolini.


[tfg_social_share]In occasione della Giornata della Memoria, l’Associazione 21 luglio, insieme ad alcuni rappresentanti della comunità rom e sinta della Capitale, ha partecipato all’incontro “Giovani e Storia, il valore del ricordare” alla Camera dei Deputati, alla presenza della Presidente Laura Boldrini.
Nel corso dell’evento, organizzato per ricordare tutte le vittime delle persecuzioni nazifasciste, tra cui oltre 500 mila rom e sinti, il giornalista Gad Lerner e il drammaturgo Marco Paolini hanno dialogato con gli studenti di alcune scuole di Roma e di Paternò, in provincia di Catania.
Attraverso le loro testimonianze dirette, sono intervenute all’iniziativa anche due donne sopravvissute ai campi di concentramento, Liliana Segre e Mirella Stanzione ed è stato proiettato un brano dell’opera “Ausmerzen“, di Marco Paolini.
L’Associazione 21 luglio ha consegnato al Presidente della Camera Laura Boldrini il rapporto Figli dei campi, il libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia. Per l’Associazione 21 luglio, la Giornata della Memoria deve infatti porsi l’obiettivo di ricordarci costantemente di segnalare gli abusi e di vigilare sulle discrIminazioni che continuano ad attuarsi anche ai giorni nostri.
«Si deve sempre attualizzare la storia. La storia non è finita nel passato – ha detto la Presidente Boldrini in conclusione dell’incontro -. Si sta più sicuri se coloro che sono considerati diversi sono messi in disparte. E con questa idea folle si diffonde il germe della paura per cui l’altro diventa minaccioso».
«Questa demagogia è veleno nel pozzo che avvelena l’acqua. E chi beve quell’acqua, giorno dopo giorno, finisce con l’avvelenarsi», ha proseguito la Presidente della Camera.
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Bambini rom e non rom: a scuola una lezione speciale

Ore 13. Il suono della campanella della scuola segna la fine dell’ora di lezione. Ancori pochi minuti e in classe arriverà un nuovo insegnante. Ma per alcuni bambini rom e non rom di prima e seconda media quella che sta per iniziare è una lezione diversa dalle altre. Un’ora molto speciale.
David, Giorgia, Serif, Armando, Sharon e Giorgio arrivano puntuali nella grande aula dove ad attenderli c’è Sara, la loro maestra danza terapeuta. E così i bimbi rom e non rom di questa scuola media alla periferia di Roma iniziano la loro nuova lezione di Danza Movimento terapia.
David, Giorgia, Serif, Armando, Sharon e Giorgio sono tra i 48 bambini (di cui 29 rom) delle scuole ementari e medie che partecipano alle attività del progetto “Danzare la vita”, realizzato dall’Associazione 21 luglio con il sostegno della fondazione Alta Mane Italia. Il progetto ha come obiettivo principale quello di costruire la cittadinanza, promuovendo l’incontro tra culture diverse e favorendo il superamento dell’esclusione e della marginalità sociale a partire proprio dall’ambito scolastico.
A ritmo di musica, seguendo le indicazioni dell’insegnante, i giovani studenti si cimentano in una serie di esercizi fisici che rientrano in una modalità educativa (la Danza Movimento terapia e il Movimento Creativo) che utilizza il corpo e il movimento come principale canale di comunicazione per promuovere la salute e lo sviluppo del bambino.
I bambini rom e non rom sembrano divertirsi e rilassarsi. Frequentano classi diverse ma, da quando frequentano il corso, iniziano a conoscersi tra di loro e a diventare amici. In più, per i bimbi rom, che vivono in due centri di raccolta rom della Capitale – dei “campi nomadi” in muratura – è un modo per facilitare il proprio inserimento scolastico e instaurare relazioni con i propri coetanei non rom. Lontano dalla dimensione “ghettizzante” dei “campi” e degli altri luoghi riservati a soli rom.
A un tratto Sara, la danza terapeuta, che durante l’attività è accompagnata da Dzemila, mediatrice culturale dell’Associazione 21 luglio, ferma la musica e propone ai bambini un nuovo esercizio. I bimbi si suddividono a coppie e, in ogni coppia, uno di loro viene bendato. Il bimbo con gli occhi liberi ha quindi il compito di accompagnare lentamente il suo compagno attraverso la sala, appoggiandogli una mano sulla spalla per guidarlo nella giusta direzione. Obiettivo di questo esercizio è che il bambino sviluppi ancor più il suo senso di orientamento e aumenti la propria capacità di relazione con i compagni.
Poco dopo, su input dell’insegnate, l’esercizio assume delle varianti. L’unico bimbo bendato deve seguire le indicazioni degli altri bambini i quali, a turno, iniziano ad attrarre la sua attenzione con la voce o con dei rumori. E quando Sara dice stop al bimbo bendato il compito di indovinare in che punto della sala si trova.
E così via per tutti i bimbi del corso: anche in questo caso si tratta di una modalità educativa che mira alla ricerca di equilibrio e armonia tra il mondo “che sta dentro” e il mondo “che sta fuori” del minore. In questo modo, poi, i giovani studenti acquisiscono maggiore sicurezza in se stessi e nei rapporti con i propri coetanei, oltre che con gli insegnanti e con le proprie famiglie.
La Danza Movimento terapia è solo una delle attività del progetto “Danzare la vita”: oltre ad essa il progetto prevede un corso di flamenco e un laboratorio di arte teatrale.
Parte integrante del progetto sono inoltre la cura e lo sviluppo dei rapporti con le famiglie dei bambini  coinvolti nei laboratori, in particolare di quelli rom; l’organizzazione di incontri con il corpo docente; l’organizzazione di incontri nelle classi dei bambini coinvolti nel progetto; l’organizzazione di attività extrascolastiche nel periodo estivo.
L’Associazione 21 luglio, nell’ambito del progetto, svolge infine attività di monitoraggio delle condizioni dei campi in cui vivono i minori coinvolti e attività di advocacy, intraprendendo azioni volte a rimuovere eventuali violazioni dei diritti dell’infanzia.
Per maggiori informazioni sul progetto clicca qui

Samudaripen. Tutti morti. Memorie dello sterminio dimenticato di rom e sinti, 26.01.2014

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[tfg_social_share]In occasione della Giornata della Memoria, in cui si commemorano tutte le vittime delle persecuzioni nazifasciste, Associazione 21 luglio e Associazione Sucar Drom organizzano l’evento “Samudaripen. Tutti morti. Memorie dello sterminio dimenticato di rom e sinti”, domenica 26 gennaio alle ore 18 alla Casa Internazionale delle Donne, a Roma.
Samudaripen, (“Tutti morti” in lingua romanès), è uno dei termini utilizzati dalle comunità rom e sinte per indicare lo sterminio di oltre 500 mila rom e sinti.
L’evento, che si terrà presso la Casa Internazionale delle Donne in via di San Francesco di Sales 1/a, a Roma, rappresenta sia un momento di commemorazione delle vittime dello sterminio che di riflessione sulle conseguenze sui diritti umani delle politiche in atto in Italia nei confronti delle comunità rom e sinte. Politiche incentrate sui “campi” che generano marginalizzazione ed esclusione sociale.
Nella prima parte della serata, alle ore 18 nella sala Atelier, è prevista la presentazione del progetto “Memors. Il primo museo virtuale del Porrajmos in Italia. La persecuzione dei Rom e dei Sinti nell’Italia fascista“. Il progetto, diretto e presentato da Luca Bravi (Università Telematica L. Da Vinci di Chieti), ha come obiettivo quello di ricostruire storia e memoria della deportazione delle popolazioni sinte e rom all’interno dei campi di concentramento sparsi sul territorio Italiano.
La presentazione di Memors, che è finanziato dall’Unione Europea in partenariato con Sucar Drom, Università Telematica L. Da Vinci di Chieti, Fondazione ex Campo Fossoli, Federazione Rom e Sinti Insieme e Flare, sarà accompagnata dalla voce narrante di Laura Verga e dalle suggestioni sonore di Ivan Macera.
Alle 19, nella sala Carla Lonzi, si terrà il convegno “Respingere, contenere, concentrare. Le declinazioni dell’esclusione dallo sterminio nazifascista alle attuali politiche securitarie“. Interverranno Gabriele Rigano (Università per Stranieri di Perugia), Luca Bravi (Università Telematica L. Da Vinci di Chieti) e Sergio Bontempelli (OsservAzione onlus).
Le conclusioni del convegno saranno affidate a una video testimonianza dell’artista Moni Ovadia.
Al termine del convegno, nella stessa sala a partire dalle ore 20, vi sarà la proiezione del documentario “Terrapromessa”, di Mario Leombruno e Luca Romano, sul “campo rom” di Masseria del Pozzo a Giugliano, in provincia di Napoli, dove l’amministrazione comunale ha trasferito oltre 400 persone, tra cui 250 bambini, sopra una discarica da cui fuoriescono gas tossici dannosi per la salute.
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TERRAPROMESSA: IL TRAILER E LA SINOSSI
Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio stampa
Associazione 21 luglio
tel: 388 4867611
email: stampa@21luglio.org
 
 
 

RomaShare, scambio di buone pratiche a Palermo

download[tfg_social_share]Tre giorni dedicati al confronto sullo status legale, il social housing, l’educazione e l’inclusione sociale dei rom.
Il 23, 24 e 25 gennaio prossimi, a Palermo, si terrà il seminario RomaShare – Best Practices’ Exchange in Palermo in cui esperti locali e nazionali, rappresentanti delle istituzioni, la comunità rom palermitana e le organizzazioni giovanili e della società civile daranno vita a un dialogo su buone pratiche e percorsi virtuosi.
Il seminario si inquadra nell’ambito del progetto – dal medesimo titolo – finanziato dall’European Youth Foundation del Consiglio d’Europa e realizzato dall’Associazione Per Esempio in collaborazione con l’Assessorato alla Partecipazione del Comune di Palermo.
Il seminario, che si svolgerà presso i locali della Real Fonderia nel capoluogo siciliano, sarà interamente dedicato al confronto costruttivo tra esperti locali e nazionali che, partendo dalle proprie esperienze professionali, offriranno la loro testimonianza e contribuiranno ad individuare strade percorribili ed azioni concrete in favore dei rom residenti nella città di Palermo, a partire da quegli esempi di successo realizzati in altre città italiane.
I relatori che si alterneranno nelle varie sessioni – ad aprire le quali vi sarà il sindaco di Palermo Leoluca Orlando – dialogheranno tra loro, discutendo di status legale, di social housing e di inserimento scolastico e sociale dei rom.
L’attenzione si estenderà infine, nel corso dell’ultima giornata di lavori, sulle derive razziste e sul fenomeno della discriminazione etnica in atto nelle società contemporanee, mettendo in luce la relazione tra le forme di razzializzazione e i processi economici capitalistici.
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I rom non scelgono di essere apolidi e senza fissa dimora

L'articolo di Bruno Ferraro su Libero.

L’articolo di Bruno Ferraro su Libero.


[tfg_social_share]L’Associazione 21 luglio condanna le affermazioni sui rom contenute in un articolo del Presidente Aggiunto Onorario della Corte di Cassazione Bruno Ferraro pubblicato quest’oggi sul quotidiano Libero. L’articolo – sostiene l’Associazione – offre un’immagine distorta della realtà dei rom nel nostro Paese e alimenta stereotipi e pregiudizi negativi nei confronti di tali comunità.
Nell’articolo, intitolato “Ius soli, Cie e campi rom, quante bugie ci hanno raccontato”, Bruno Ferraro argomenta prima il suo no all’introduzione del principio dello ius soli in Italia e poi ripercorre la questione dell’immigrazione e dei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) per gli immigrati.
Cimentandosi con il tema rom, che definisce «un falso problema», Ferraro scrive: «Un autentico rom è soggetto che sceglie di rimanere apolide, senza patria e senza fissa dimora; soprattutto rinunziando per scelta di vita ad un lavoro sedentario».
Queste parole, sostiene l’Associazione 21 luglio, forniscono ancora una volta l’immagine stereotipata e negativa dei  rom-nomadi diffondendo così nell’opinione pubblica un’idea sbagliata, e che non corrisponde alle ambizioni, i sogni e i desideri di queste comunità, per cui i rom non vorrebbero vivere una vita pienamente inclusa nella società, assieme al resto dei cittadini.
Anche la Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani del Senato, del resto, nel “rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Camminanti in Italia” del febbraio 2011 aveva affermato chiaramente come il concetto di nomadismo fosse ormai ampiamente superato:
« A differenza di quanto comunemente si crede, la stragrande maggioranza dei Rom, Sinti e Camminanti presenti sul territorio italiano non è nomade e ha anzi uno stile di vita sedentario», si legge nel rapporto.
A conclusione dell’articolo, Bruno Ferraro invita poi i rom a continuare «a fare i rom senza disturbare e senza essere disturbati» affermando che «i campi rom non sono luogo di segregazione ma opportunità che i rom sono liberi di accettare o rifiutare…senza protestare».
Per l’Associazione 21 luglio, che nei mesi scorsi ha lanciato un appello nazionale con raccolta firme per chiedere l’abrogazione delle leggi regionali che istituiscono i “campi nomadi”, i “campi rom” sono invece dei veri e propri ghetti, creati e gestiti dalle istituzioni, dove i diritti dei rom, e in particolare dei minori, vengono sistematicamente violati e che rendono impossibile ogni possibilità di inclusione sociale.
Su questo punto, nel 2012, il Comitato sull’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) si è pronunciato sull’Italia reiterando la preoccupazione che «le popolazioni Rom, Sinti e Caminanti vivano in una situazione di segregazione de facto dal resto della popolazione in campi che spesso mancano delle strutture per soddisfare i bisogni più elementari», sollecitando quindi lo Stato italiano «ad astenersi dal sistemare i rom in campi fuori dalle aree popolate».
I “campi rom” rappresentano una risposta al problema oramai giudicata del tutto anacronistica e condannata anche dalla Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti. Questa infatti afferma: «La politica amministrativa dei “campi nomadi” ha alimentato negli anni il disagio abitativo fino a divenire da conseguenza, essa stessa presupposto e causa della marginalità spaziale e dell’esclusione sociale per coloro che subivano e subiscono una simile modalità abitativa».
 

Moni Ovadia dice "Stop all'apartheid dei rom!"

L’artista Moni Ovadia aderisce alla campagna dell’Associazione 21 luglio “Stop all’apartheid dei rom!” e invita a firmare il nostro appello per l’inclusione delle comunità rom e sinte in Italia e il superamento della politica dei “campi nomadi”.
«I campi sono dei lager – dice l’artista in questo video -. Bisogna abrogare le leggi che istituiscono i “campi nomadi” nel nostro Paese, mettere fine all’apartheid in cui abbiamo costretto queste comunità e permetterne finalmente l’integrazione».

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Moni Ovadia dice "STOP all'apartheid dei rom!"

L’artista Moni Ovadia aderisce alla campagna dell’Associazione 21 luglio “Stop all’apartheid dei rom!” e invita a firmare il nostro appello per l’inclusione delle comunità rom e sinte in Italia e il superamento della politica dei “campi nomadi”.

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