Archivio per anno: 2014

Ad aprile il convegno "Italia Romanì": iscrizioni on line

rom sinti italia

La Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, dove si svolgerà il convegno.


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Nell’ambito della campagna “Stop all’apartheid dei rom!“, l’Associazione 21 luglio organizza, dal 3 al 5 aprile 2014, a Roma, il Convegno nazionale ITALIA ROMANÌ. L’inclusione dei rom e dei sinti in Italia. Quale strategia?
Il Convegno, che si svolgerà presso l’Aula Magna della Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, in largo Giovanni Battista Marzi 10, a Roma, è rivolto a esperti, ricercatori, professionisti, studenti e tutti coloro che vorrebbero avvicinarsi o approfondire il tema delle politiche rivolte alle comunità rom e sinte.
Per partecipare occorre iscriversi compilando il modulo on line. La partecipazione è gratuita.
Alla base dell’iniziativa vi è un duplice obiettivo. Da una parte fotografare la condizione sociale e giuridica delle comunità rom e sinte nel nostro paese. Dall’altro individuare limiti e prospettive della “Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti”, quel documento adottato dal governo italiano in sede europea nel febbraio 2012 che mira al superamento dei “campi nomadi” in Italia e all’attuazione di reali percorsi di inclusione.
Il contesto
Oggi, in Italia, vivono circa 170-180 mila rom e sinti, che rappresentano lo 0,23% della popolazione. Di questi, circa 40 mila vivono nei cosiddetti “campi”, la maggior parte dei quali sono concentrati nelle periferie delle grandi città.
La vita nei “campi”, per i suoi abitanti, è caratterizzata dalla marginalizzazione sociale e dalla violazione di alcuni diritti umani fondamentali, dall’alloggio all’istruzione, sino al diritto alla salute. In più, lo stato di “emergenza nomadi”, dichiarato a maggio 2008 dall’allora governo Berlusconi, con le sua azioni basate su un approccio sicuritario ha marcato in maniera ancora più netta una profonda linea di demarcazione istituzionale tra l’abitante del “campo nomadi” e la società maggioritaria.
Solamente negli ultimi due anni, si è assistito al debole tentativo di affermare politiche segnate dall’uguaglianza, dalla parità di trattamento e dalla titolarità dei diritti fondamentali.
Il programma del convegno
Al convegno ITALIA ROMANÌ parteciperanno rappresentanti istituzionali e delle organizzazioni che si occupano della tutela dei diritti di rom e sinti, nonché studiosi ed esperti della materia.
Le tre giornate di lavori si articoleranno nelle seguenti nove sessioni:

    • SESSIONE 1: Memoria tra presente e passato
    • SESSIONE 2: Cittadinanza, discriminazione e status giuridico
    • SESSIONE 3: L’abitare rom tra condizioni ghettizzanti e sgomberi forzati
    • SESSIONE 4: La formazione e la sfida del lavoro
    • SESSIONE 5: Abitare il margine ed esercitare i diritti. La salute dei rom e dei sinti
    • SESSIONE 6: Politiche sicuritarie e invenzione dell’etnicità
    • SESSIONE 7: La Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti. Limiti e prospettive
    • SESSIONE 8: Governance e diritti
    • SESSIONE 9: Nuove politiche possibili

Il convegno ITALIA ROMANÌ è organizzato con il patrocinio della Commissione Europea e dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR).
Sono partner scientifici del convegno l’Università degli Studi Roma Tre, l’International Centre of Interdisciplinary Studies on Migration e il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria.
La Campagna “Stop all’apartheid dei rom!” è realizzata grazie al sostegno di Bernard Van Leer Foundation.
Per maggiori informazioni sul convegno visita il sito www.italiarom.org

Aiutare i rom a ottenere uno status legale in Italia

corso rom apolidi

Gruppo di lavoro durante il corso (foto: Sergio Bontempelli)


[tfg_social_share]Sono nati nel nostro Paese o vi risiedono da moltissimi anni. Eppure non sono ancora in possesso di documenti italiani. Alcuni di loro, poi, non hanno più neanche i documenti del loro paese di origine e vivono così da apolidi di fatto.
Questa è la situazione che caratterizza una porzione significativa di rom in Italia, tra cui anche 15 mila minori, costretti a vivere in un vero e proprio limbo di invisibilità giuridica. Vivono infatti privati dei loro diritti fondamentali, dall’accesso ai servizi sociali all’istruzione, dall’assistenza sanitaria al lavoro, sino all’alloggio e ai diritti politici.
Per aiutare queste persone a ottenere uno status legale nel nostro paese, ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), Associazione 21 luglio e Fondazione Romanì Italia hanno organizzato un corso di formazione per operatori paralegali, rom e non, specializzati nel supportare persone rom apolidi, a rischio apolidia o prive di documenti.
Il corso rientra nell’ambito del progetto “Out of Limbo“, realizzato grazie al sostegno di Open Society Foundations.
La prima sessione del workshop si è svolta a Firenze il 31 gennaio e il 1 febbraio scorso. Vi hanno partecipato trenta giovani provenienti da tutta Italia.
Nel video, Giulia Perin, avvocato dell’ASGI, spiega come si sono svolti i lavori. Segue la testimonianza di Marinella, rom rumena che abita a Bologna, che ha partecipato al workshop di Firenze.

 

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L'Associazione 21 luglio riesce a fermare uno sgombero forzato

sgombero rom roma

Sgombero bloccato: i rom riportano i loro beni nelle baracche.


[tfg_social_share]Lo sgombero forzato di un insediamento rom, in corso da stamane a Roma, è stato bloccato dalle forze dell’ordine perché non stava avvenendo in condizioni di legalità. Soddisfatta l’Associazione 21 luglio che, sul posto, aveva a lungo dialogato con le autorità al fine di fermare le operazioni.
Via Morandi, periferia est della Capitale. Questa mattina le forze dell’ordine si erano presentate nell’insediamento rom per sgomberare le venti persone che vi vivevano, tra cui 9 minori, alcuni dei quali frequentavano regolarmente la scuola.
Ricevuta la notizia, gli operatori dell’Associazione 21 luglio si erano subito recati sul posto per monitorare quanto stava accadendo e accertarsi che i diritti umani delle persone coinvolte fossero rispettati.
Secondo l’Associazione 21 luglio, lo sgombero in atto stava però configurandosi come una chiara violazione dei diritti in quanto nessuna delle garanzie procedurali previste dal Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali era rispettata.
Ai rom coinvolti, infatti, non era stata data alcuna notifica dello sgombero, con congruo e ragionevole preavviso, e non era stata avviata nessuna genuina consultazione con la comunità. In più, le autorità non avevano offerto loro una adeguata alternativa allo sgombero dato che l’unica soluzione prospettata alle persone era stata la separazione dei nuclei familiari: donne e bambini in strutture di accoglienza, uomini altrove.
A questo c’è da aggiungere che i bambini che frequentavano la scuola sarebbero probabilmente stati costretti a interrompere bruscamente il loro percorso scolastico.
La decisione di arrestare lo sgombero forzato è arrivata in seguito a un lungo dialogo tra gli operatori dell’Associazione 21 luglio e le autorità presenti, nel corso del quale l’Associazione ha fatto leva su tutte le violazioni dei diritti che lo sgombero, eseguito in quel modo, stava comportando.
L’ordine di bloccare le operazioni è arrivato dal vice comandante della polizia municipale presente sul posto il quale ha riconosciuto che «non sussistono le condizioni per garantire le operazioni di sgombero».
I venti rom coinvolti, dunque, hanno potuto riportare i loro pochi beni nelle loro baracche.
L’Associazione 21 luglio si dice molto soddisfatta per aver contributo a bloccare, grazie al dialogo e al riferimento al rispetto dei diritti umani, uno sgombero forzato che stava palesemente avvenendo nella illegalità e che rappresentava una chiara violazione dei diritti di uomini, donne e bambini.
Il blocco dello sgombero giunge nello stesso giorno in cui le autorità capitoline hanno convocato un tavolo tecnico per l’attuazione a Roma della Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom.

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Roma, ancora una sgombero forzato dei rom

sgombero roma rom marino

Una foto dello sgombero in corso in via Morandi.


[tfg_social_share]È in corso, a Roma, il sedicesimo sgombero di un insediamento rom da quando in Campidoglio si è insediata la nuova amministrazione guidata dal sindaco Ignazio Marino.
Nell’insediamento, situato in via Morandi, periferia est della Capitale, vivono 20 persone, di cui 9 bambini. Alcuni dei minori frequentano regolarmente la scuola e lo sgombero in atto potrebbe significare, per loro, l’interruzione improvvisa del percorso scolastico.
Sul posto sono presenti alcuni operatori dell’Associazione 21 luglio, nell’intento di monitorare le operazioni e dialogare con le autorità per riportare lo sgombero in un alveo di legalità.
Così come sono condotte, infatti, le operazioni di sgombero non rispettano le garanzie procedurali previste dal Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e, ancora una volta, si configurano come una palese violazione dei diritti umani delle persone coinvolte.
Ai rom dell’insediamento di via Morandi non è stato infatti dato alcun preavviso ragionevole circa l’azione di sgombero; allo stesso modo, nessuna genuina consultazione è stata avviata con le persone coinvolte e, ad ora, non è stata loro proposta una adeguata soluzione alternativa allo sgombero.
«È spiacevole constatare come oggi, a Roma, stiamo assistendo a un nuovo sgombero forzato dei rom, proprio nel giorno in cui, in questa stessa città, le autorità hanno convocato un tavolo di lavoro tecnico sull’attuazione della Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom. Procedere con gli sgomberi forzati vuol dire negare ogni possibilità a una reale ed efficace inclusione sociale di queste comunità», afferma l’Associazione 21 luglio.
Solo pochi giorni fa, Associazione 21 luglio e Popica Onlus avevano documentato e denunciato un altro sgombero nella Capitale, che aveva coinvolto 20 famiglie rom tra cui 40 minori, che, secondo le due organizzazioni, rappresentava l’inaugurazione del “metodo del rigore” verso i rom annunciato dal sindaco Marino.

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Danza e movimento: terapia per l'inclusione sociale

Favorire l’inclusione sociale dei bambini rom e la loro capacità di relazione con la famiglia, gli insegnanti e i compagni di scuola. In che modo? Con la danza movimento terapia, modalità educativa utilizzata nel progetto “Danzare la vita” dell’Associazione 21 luglio.
Il progetto,  avviato nel marzo 2013 con il sostegno della Fondazione Alta Mane Italia, coinvolge attualmente 46 piccoli studenti, rom e non rom, di un istituto comprensivo della Capitale. Tutti i bambini rom, in particolare, hanno sempre vissuto nei “campi” o in strutture riservate a soli rom, veri e propri luoghi di segregazione e marginalizzazione sociale.
Sara Di Michele, danza terapeuta impegnata nel progetto, spiega in cosa consistono le lezioni di danza movimento terapia e quali sono i benefici per i bambini partecipanti.
«Grazie alla danza e al movimento creativo, i bambini rom e non rom sperimentano la conoscenza reciproca e le differenze culturali. Nel corso della lezione, si fanno dapprima degli esercizi di riscaldamento e poi si utilizzano vari strumenti, dall’elastico ai colori, grazie ai quali i bambini imparano ad esprimersi non soltanto attraverso il linguaggio verbale ma anche con quello non verbale. La danza e il movimento, in particolare, diventano un modo per favorire l’inclusione sociale dei minori rom, a partire proprio dall’ambito scolastico».

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Rom, cittadini dell'Italia che verrà: due nuovi video

Abbiamo realizzato due nuovi video di “Rom, cittadini dell’Italia che verrà“, l’iniziativa per raccontare le storie quotidiane degli oltre 130 mila rom e sinti che, in Italia, non vivono nei “campi”.
Le protagoniste dei due video sono Concetta, di Isernia, e Ivana, di Torino, entrambe giovani rom che, attraverso le loro testimonianze, ci aiutano a smontare gli stereotipi, i pregiudizi e i luoghi comuni verso le comunità rom e sinte nel nostro paese.
Concetta e Ivana raccontano le loro passioni e i loro sogni e mettono in evidenza la loro vita quotidiana. Una vita come quella di ogni altro cittadino italiano loro coetaneo.
“Rom, cittadini dell’Italia che verrà” rientra tra le attività della campagna dell’Associazione 21 luglio “Stop all’apartheid dei rom!“, realizzata grazie al sostegno di Bernard van Leer Foundation.
           

La bufala dei rom che gettano i cani sotto le auto in corsa

medium_2478635948[tfg_social_share]Rom che scagliano i cani sotto le auto in corsa e che poi chiedono il risarcimento all’ignaro autista. Questa notizia, nei giorni scorsi, ha fatto il giro del web ed è stata pubblicata da numerosi quotidiani, suscitando nell’opinione pubblica un’ondata di indignazione generalizzata verso le comunità rom.
Dagli accertamenti effettuati dall’Associazione 21 luglio, tuttavia, emerge che la notizia è priva di fondamento e che chi ha provveduto alla sua diffusione non si è preoccupato di verificare le informazioni.
Secondo quanto riportato da diversi quotidiani on line lo scorso 31 gennaio, tra cui Leggo, Libero e Il Mattino, i rom che vivono in un insediamento informale di Acilia, nei pressi di Roma, avrebbero escogitato una truffa dai contorni cruenti ai danni degli automobilisti.
I rom, è stato scritto, getterebbero i cani randagi tra le ruote delle auto in corsa, si fingerebbero poi disperati per quanto accaduto al proprio fedele amico a quattro zampe e incolperebbero del misfatto il malcapitato autista che, a quel punto, si vedrebbe costretto dagli stessi rom a un risarcimento in denaro.
Secondo quanto riportato da Il Mattino “la denuncia arriva da un comitato di abitanti della zona che si è già rivolto alle forze dell’ordine”. L’Associazione 21 luglio, nell’intento di verificare la notizia, ha potuto contattare i carabinieri di Acilia i quali hanno smentito che nella zona vi sia in atto tale truffa nonché di aver ricevuto denunce e segnalazioni dai cittadini.
La notizia è stata rilanciata anche dall’esponente del movimento “Primavera NazionaleStefano Tersigni, il quale, in un flash dell’agenzia Omniroma, ha affermato di aver ricevuto le informazioni dai cittadini di Acilia. Tersigni ha quindi chiesto «un immediato sopralluogo delle forze dell’ordine», auspicando che «i cani presenti nell’accampamento vengano tolti a questa gente e affidati a strutture adeguate».
La notizia ha subito generato una reazione forte degli utenti del web che, in numerosi casi, hanno accusato indistintamente l’intera comunità in Italia di rendersi autrice di gesti di tale gravità.
Commenti di questo genere hanno raggiunto anche la pagina Facebook dell’Associazione 21 luglio: «Bella gente difendete, proprio bella gente», è stato il commento di un utente.
«Notizie di tale gravità possono arrecare un danno enorme all’intera comunità rom in Italia, alimentando nell’opinione pubblica un clima ostile e di intolleranza nei loro confronti – afferma l’Associazione 21 luglio – È fondamentale che i media, secondo quanto sancito anche dalla Carta di Roma, osservino la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti la popolazione romanì evitando “la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte”».
photo credit: akk_rus via photopin cc

A Firenze un corso per assistere i rom apolidi e privi di documenti

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Un momento del corso per attivisti rom e sinti dell’Associazione 21 luglio


[tfg_social_share]Oggi e domani, trenta rom e non rom provenienti da tutta Italia si ritroveranno a Firenze per partecipare a un corso di formazione per operatori paralegali specializzati nell’aiutare le persone rom prive di documenti e apolidi a ottenere uno status legale in Italia.
Il corso è organizzato da ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), Associazione 21 luglio e Fondazione Romanì, e rientra tra le attività del progetto “Out of Limbo”, finanziato da Open Society Foundations, che mira a cambiare le normative, le politiche e le prassi che causano la mancanza di uno status legale degli immigrati privi di documenti e apolidi di origine rom in Italia.

La problematica della mancanza di documenti e dell’apolidia

Una percentuale significativa dei rom originari dei Balcani e nati o abitualmente residenti nel nostro Paese è costituita da persone apolidi senza alcuno status legale o persone prive di documenti a rischio di apolidia.
Queste persone sono bloccate in un limbo di invisibilità giuridica e mancanza di diritti, generazione dopo generazione. Esse hanno un limitato o nessun accesso ai servizi sociali, all’assistenza sanitaria, all’istruzione, al lavoro e all’alloggio, nonché ai diritti politici. Rischiano inoltre di ricevere provvedimenti di espulsione e di essere detenute in un centro di detenzione (CIE).
Si stima che circa 15.000 bambini rom siano apolidi o a rischio di apolidia e che il numero sia destinato ad aumentare, perché nella maggior parte dei casi questo status passerà ai loro figli.
Tra le cause di questa situazione troviamo:
–    normative, politiche e prassi restrittive in materia di cittadinanza, apolidia e immigrazione, sia dell’Italia che degli Stati derivanti dalla disgregazione della Jugoslavia;
–    la mancanza di conoscenza da parte della popolazione rom, delle ONG e delle autorità competenti sulle questioni concernenti l’identificazione e la tutela delle persone apolidi nonché l’accesso ad uno status legale e alla cittadinanza.

Il corso

L’obiettivo del corso è quello di rafforzare le competenze legali e la capacità di advocacy degli operatori (sia rom che non) che lavorano con le comunità rom, così come le loro relazioni con avvocati esperti, in modo che possano svolgere il ruolo di “paralegali di comunità” e promuovere l’accesso allo status legale delle persone rom senza documenti e apolidi, assistendole nei casi individuali, sostenendo le autorità locali e promovendo attività di educazione della comunità.
I partecipanti, tra cui figurano anche 14 attivisti rom e sinti che partecipano a due corsi organizzati da Associazione 21 luglio e Federazione Romanì, saranno invitati a individuare tre casi di migranti di origine rom privi di documenti o apolidi che si impegnano di assistere nel loro accesso a uno status legale.
I casi individuati di particolare rilevanza saranno infine selezionati per dar luogo ad azioni legali strategiche portate avanti dagli operatori legali di ASGI e Associazione 21 luglio.
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A Roma si inaugura il nuovo “metodo del rigore” verso i rom

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Lo sgombero forzato di via Belmonte Castello.


[tfg_social_share]Il “metodo del rigore” nei confronti dei rom, annunciato dal sindaco Ignazio Marino, è iniziato puntualmente. Da questa mattina, a Roma, è in corso l’ennesimo sgombero forzato della Giunta capitolina.
Dalle prime luci dell’alba è iniziato lo sgombero forzato di 20 famiglie rom, tra cui 40 bambini tra 0 e 12 anni, nell’insediamento informale di via Belmonte Castello, nella periferia est della Capitale. La comunità rom viveva nell’insediamento da circa un anno e aveva iniziato un positivo percorso di inclusione sociale nel quartiere.
Associazione 21 luglio e Popica Onlus, presenti durante le operazioni di sgombero, condannano fermamente l’azione perché non rispettosa degli standard e delle garanzie procedurali previste dalla normativa internazionale.
Le operazioni di sgombero sono condotte da uomini della polizia di Stato. I 90 rom presenti vivevano nell’insediamento di via Belmonte Castello, adiacente a dei casali abbandonati, da circa un anno, dopo essere stati vittime, anche in passato, di numerosi sgomberi forzati.
L’Associazione 21 luglio e Popica Onlus avevano avviato, nell’insediamento, percorsi di inclusione delle famiglie che avevano portato all’iscrizione scolastica di una decina di bambini.
Il 24 gennaio scorso, in una trasmissione radiofonica, il sindaco Marino aveva annunciato l’avvio, del “metodo del rigore” verso i rom. «Non possiamo tollerare situazioni di insediamenti abusivi […] Sempre più nei prossimi mesi – lo vedrete – useremo un metodo di rigore […] Noi useremo tutti gli strumenti legittimi per allontanarli», aveva promesso il sindaco.
Per Associazione 21 luglio e Popica Onlus le operazioni in corso in via Belmonte Castello rappresentano una grave violazione dei diritti umani. Nello sgombero in atto non sono presenti infatti le garanzie procedurali previste dal Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali.
L’azione non è stata accompagnata da una genuina consultazione con gli interessati e dalla valutazione di adeguate alternative allo sgombero e non si è proceduto a un preavviso congruo e ragionevole alle persone coinvolte. A causa dello sgombero, infine, si assisterebbe all’interruzione improvvisa del percorso scolastico dei minori in età scolare e le famiglie rom vengono rese ancora più vulnerabili.
«Dopo gli sgomberi forzati in via Salviati, alla Cesarina e, l’altro ieri, a Casal Bertone, la Giunta Marino si pone in linea, ancora una volta, con la passata amministrazione dell’ex sindaco Gianni Alemanno. Anche l’attuale amministrazione sembra aver sposato la linea del rigore fondata su un approccio emergenziale e sicuritario, negando i diritti delle comunità rom di Roma attraverso azioni inutili, dispendiose e illegali».
«Lo sgombero – concludono le due associazioni – costituisce infine l’ennesimo passo indietro rispetto ai contenuti espressi all’interno della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea n.173/2011».

Giorno della Memoria: anche oggi in atto la segregazione dei rom

Giornata_della_Memoria_Associazione_21luglio[tfg_social_share]Respingere, escludere, concentrare: queste le parole d’ordine utilizzate per dare una risposta  alla “piaga” di rom e sinti, in Italia e in Europa, ai tempi delle persecuzioni nazifasciste. Oggi, seppur attraverso forme evidentemente differenti, l’esclusione sociale forzata e la segregazione etnica continuano a vivere nelle politiche che si attuano nel nostro Paese verso tali comunità.
In occasione della Giornata della Memoria, che si celebra oggi per commemorare tutte le vittime dello sterminio nazifascista, l’Associazione 21 luglio sottolinea come la funzione essenziale di questa ricorrenza debba essere quella di ricordarci costantemente il necessario compito di vigilare sugli abusi e sulle discriminazioni odierne.
Tra i 500 mila e il milione e mezzo di rom e sinti, secondo lo studioso Ian Hancock dell’Università del Texas, furono sterminati nei campi di concentramento nazisti.
L’arresto, il concentramento e il rastrellamento dei rom e sinti, italiani e stranieri, furono pratiche diffuse anche in Italia, dove furono creati campi di concentramento riservati agli “zingari”, considerati una minaccia per la sicurezza del Paese e per l’igiene pubblica.
«L’esclusione forzata dei rom e sinti e la loro segregazione su base etnica, seppur attraverso forme completamente differenti rispetto a quanto accaduto al tempo delle persecuzioni nazifasciste, sono purtroppo realtà ancora vive – afferma l’Associazione 21 luglio -. In molte città italiane politiche locali basate sui cosiddetti “campi nomadi” e sugli sgomberi forzati rappresentano le espressioni del rifiuto e della esclusione che continua a colpire, a distanza di 70 anni, le comunità rom e sinte».
«Con il “campo nomadi” si è materializzata la trentennale politica sicuritaria che disegna spazi chiusi in cui concentrare ed escludere, su base etnica, uomini, donne e bambini rom e sinti – sostiene l’Associazione 21 luglio -. Si tratta di luoghi isolati e sovraffollati, che non offrono nessuna prospettiva di inclusione sociale e dove le persone, in particolar modo i minori, vivono in condizioni igieniche e di sicurezza allarmanti e vedono i loro diritti umani fondamentali costantemente violati».
L’Associazione 21 luglio auspica quindi che le amministrazioni locali italiane, dando immediata attuazione a quanto previsto dalla Strategia nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, tramutino le attuali politiche di esclusione e marginalizzazione rivolte a rom e sinti in reali ed efficaci percorsi di inclusione sociale, a partire dal superamento dei “campi”.
Di questo si è parlato anche ieri, a Roma, in occasione dell’evento “Samudaripen”, organizzato da Associazione 21 luglio e Sucar Drom nell’ambito delle celebrazioni della Giornata della Memoria e al quale le autorità locali invitate hanno declinato l’invito.
«Preoccupante, ancora una volta, l’assenza delle istituzioni di Roma Capitale a iniziative che mirano, a partire dalla memoria, alla creazione di un dialogo e all’individuazione di soluzioni condivise», sottolinea l’Associazione 21 luglio.

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