Archivio per mese: Luglio, 2020

Il superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia

Ai nastri di partenza la seconda edizione del corso ideato da Associazione 21 luglio, dal titolo “Si può fare – ll superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia”.

 

A partire dal 25 settembre si svolgeranno attraverso piattaforma on line webinar delle durata di tre ore circa alla presenza di formatori di caratura nazionale e internazionale. Cinque gli appuntamenti fissati in calendario da seguire on line, per giungere a una due giorni in presenza a Roma (30-31 ottobre) per una tavola rotonda Dalla teoria alla pratica. Il superamento dei campi rom in Italia e le amministrazioni che ce l’hanno fatta. Esperienze a confronto.

La partecipazione è gratuita, per maggiori informazioni scrivere a info@21luglio.org entro e non oltre il prossimo 20 settembre.

Il programma del corso “Si può fare – Il superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia”

 

Associazione 21 luglio al Comune di Roma: con la recente normativa legata al Covid-19 non più possibile a settembre lo sgombero di Castel Romano

La Memoria di Giunta Capitolina n.38 del 9 luglio 2020, che prevede lo sgombero dell’area F del “villaggio” di Castel Romano nel prossimo settembre non tiene conto dell’importante novità rilevata all’art.17bis del Decreto Legge 19 maggio 2020 n.34, convertito con modificazioni in Legge n. 77/2020 e se il Comune di Roma, come comunicato alle famiglie dell’area, «dovesse procedere con le operazioni di sgombero oltre ad agire in violazione di legge, lederebbe gli interessi dei privati dimoranti nell’area sia alla luce dell’assenza di un piano di ricollocazione delle stesse in altre soluzioni abitative idonee, sia poiché lederebbe i diritti costituzionalmente protetti aumentando la loro fragilità in un periodo particolarmente sensibile quale quello segnato dalla emergenza da Covid-19». È la frase-chiave contenuta in una nota inviata oggi da Associazione 21 luglio al sindaco di Roma Virginia Raggi e all’Ufficio Speciale Rom, Sinti e Caminanti di Roma Capitale.

 

L’emergenza Covid-19

Il 17 marzo 2020 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge n.18 “Misure di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”. Al comma 6, art.103 viene disposto: «L’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, è sospesa fino al 30 giugno 2020».

Il suddetto Decreto Legge è stato convertito con modificazioni dalla Legge n.27 del 24 aprile 2020. Nel testo la moratoria degli sgomberi viene estesa al 1° settembre 2020.

 

La Memoria di Giunta

Il 9 luglio 2020 la Giunta Capitolina ha approvato la Memoria n.38 avente per oggetto “Contenimento criticità ambientali e superamento del sistema di accoglienza del Villaggio della Solidarietà di Castel Romano” nella quale da una parte viene affidata ad un’ATI il servizio di promozione di percorsi di inclusione propedeutici alla fuoriuscita dal “villaggio” di Castel Romano, dall’altra viene pianificato, in linea con gli impegni presi con la Regione Lazio, lo sgombero dell’insediamento e le cui attività, afferma la stessa Amministrazione Capitolina «risultano rallentate in funzione dell’emergenza sanitaria da Covid-19 la cui normativa ha introdotto all’art.103 comma 6 del D.L. del 17 marzo 2020 il blocco degli sgomberi fino al 30 giugno 2020, termine successivamente prorogato, in sede di conversione, al 1° settembre 2020». «È intenzione di questa Amministrazione – si legge nella Memoria – procedere, decorsi i termini della moratoria degli sgomberi, alla liberazione di persone e cose dal campo F attualmente occupato da circa 90 persone secondo un programma di ricollocazione delle fragilità».

È quindi contando sul termine della moratoria degli sgomberi entro e non oltre il 1° settembre che il Comune di Roma ha fatto pervenire nelle scorse settimane agli abitanti dell’area F l’ordine di abbandonare lo spazio abitato entro il 10 settembre 2020

 

Estensione della moratoria degli sgomberi

In realtà, come pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 19 maggio 2020 l’art.17bis del Decreto Legge 19 maggio 2020 n.34, convertito con modificazioni in Legge n.77/2020, stabilisce l’ulteriore proroga della sospensione dell’esecuzione degli sgomberi così statuendo: «al comma 6 dell’art. 103 del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla Legge 24 aprile 2020, n. 27 le parole “1 settembre 2020” sono state sostituite dalle seguenti “31 dicembre 2020». Pertanto ogni sgombero effettuato prima di quella data si porrebbe in piena violazione della legislazione nazionale.

 

La richiesta di Associazione 21 luglio

Nella lettera inviata oggi da Associazione 21 luglio alle autorità capitoline viene presentata istanza di annullamento della Memoria di Giunta Capitolina n.38 del 9 luglio 2020 avente per oggetto “Contenimento criticità ambientali e superamento sistema di accoglienza del Villaggio della Solidarietà di Castel Romano” e conseguentemente viene richiesto di considerare non più valida la parte relativa all’intenzione dell’Amministrazione di procedere nel periodo immediatamente successivo al 1° settembre, giorno della scadenza della moratoria degli sgomberi, alla liberazione dell’area F di Castel Romano.

«Dopo l’esperienza di Camping River, quando l’Amministrazione Comunale in barba alla decisione della Corte Europea di Strasburgo decise di agire con lo sgombero del “villaggio” – ha commentato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – ci auguriamo che questa volta la Giunta Raggi si adegui a quanto stabilito dalla normativa nazionale redatta a tutela della salute pubblica. In alternativa sarà la prima cittadina ad assumersi la responsabilità di andare contro la legge mettendo in strada 100 persone in piena emergenza sanitaria da Covid-19. Fino al 31 dicembre 2020 ogni sgombero è interdetto su tutto il territorio nazionale e questo deve valere, senza se e senza ma, anche per spazi dove, per responsabilità istituzionali, la legge è stata storicamente assente, come nel “villaggio” di Castel Romano».

 

Castel Romano: la città di Roma preservi il senso dell’umanità e il rispetto del diritto

LETTERA ALLA CITTÁ

Castel Romano: la città di Roma preservi il senso dell’umanità e il rispetto del diritto

Sono una quarantina i minori residenti, insieme alle loro mamme, nell’area F della baraccopoli romana di Castel Romano. Chi sta pensando a loro in giorni dove sulle loro baracche incombe la minaccia di uno sgombero che risuona a colpi di ordinanze, dichiarazioni e passerelle e con una campagna elettorale alle porte?

Come Associazione 21 luglio conosciamo una per una quelle famiglie: donne e bambini che vivono nell’abbandono più totale tra rifiuti, topi e lamiere nella famigerata area F dell’insediamento, quella relegata ai margini di tutto il resto del “villaggio”. La nostra vicinanza nei loro confronti si è fatta più stretta nella difficile fase del lockdown quando, contrariamente ai tanti riflettori puntati oggi, la Giunta Capitolina è stata la prima a voltarsi dall’altra parte, in piena continuità, va detto, con le passate amministrazioni.

Malgrado dal settembre 2012 le famiglie poste nell’insediamento istituzionale dell’area F vivano in condizioni drammatiche – negli ultimi anni rese ancor più dure dall’assenza del servizio idrico – è stato necessario il servizio giornalistico della trasmissione televisiva “Le iene” del 23 giugno, superficiale e dallo stampo fortemente sensazionalistico, a far scoprire all’opinione pubblica quella triste realtà. Non ci sorprende neanche il conseguente ingenuo stupore della sindaca Virginia Raggi e la sua affermazione «Mandatemi le immagini». Lei che, come tutti gli altri che l’hanno preceduta, non si sa dove fosse stata in questi anni di governo quando a Castel Romano i diritti delle bambine e dei bambini, figli delle baraccopoli, venivano sistematicamente calpestati come dimostrato dai nostri periodici rapporti.

Per l’intero “villaggio” di Castel Romano, come da “Piano rom”, è previsto dallo scorso gennaio lo stanziamento di 3,3 milioni di euro per il superamento da attuarsi entro la fine del 2021. Ma sarebbe più corretto dire, era previsto.

Dopo il servizio televisivo, la Asl ha chiesto la bonifica dell’area o lo sgombero dei suoi abitanti per la tutela della salute pubblica. Secondo un prevedibile effetto domino è seguito l’annuncio dal Campidoglio di portare le ruspe sull’area F e il placet della Regione Lazio. Poi, come in un film già visto nel passato, il video della sindaca Raggi alle porte dell’insediamento, le lettere di segretari di partito, le dichiarazioni sui social… Qualcuno, come l’ex sindaco di Pomezia, il Comune vicino al “villaggio”, è arrivato a suggerire per gli adulti del “villaggio”, tutti, nessuno escluso, l’inserimento «in strutture di recupero ed educative a lungo termine da cui non possano uscire fino a che non dimostrino di avere rispetto per le persone, per il lavoro, per il nostro Paese e per le nostre tradizioni».

Nell’area mediatica, reale e virtuale, non un solo secondo è stato dedicato a guardare negli occhi gli abitanti dell’area F, ad ascoltare le loro storie, i loro problemi, i loro sogni; a fare memoria della condanna della Corte Europea per la deportazione voluta dalla Giunta Rutelli di quelle stesse famiglie in Bosnia; a tener conto che il loro spostamento a Castel Romano ha prima garantito guadagni a Salvatore Buzzi e dopo alle cooperative chiamate a gestire “amichevolmente” il “villaggio” sulla via Pontina.

Come Associazione 21 luglio dall’inizio del lockdown ogni settimana raggiungiamo le famiglie di Castel Romano, compresa l’area F, portando beni di prima necessità per i neonati a rischio deprivazione alimentare. Ma anche, e soprattutto, parlando con le mamme, condividendo con adulti e bambini preoccupazioni e ansie. Fedeli alla nostra mission continueremo a farlo anche nelle settimane che ci separano allo sgombero, combattendo sino alla fine una battaglia anche legale per scongiurarlo, lì dove lo Stato quando è presente lo fa indossando una divisa militare e le troupe televisive solo per raccontare di roghi e di delinquenza.

Ci sono momenti dove non è possibile restare neutrali, o se ostinarsi ad esserlo equivale a porsi dalla parte del carnefice. Noi, senza esitazione, ci poniamo a fianco delle famiglie dell’area F, le vere vittime dell’intera vicenda, per un senso di umanità e di giustizia nei loro confronti. Ma anche, e soprattutto, lo facciamo per la città di Roma, vittima anch’essa ma dei suoi amministratori, perché non arrivi a smarrire definitivamente quel briciolo di umanità e senso del diritto che puntualmente, come la storia degli ultimi 30 anni insegna, davanti le porte di ogni baraccopoli finisce per rimuovere dalla coscienza collettiva.  Rinunciando così ai due valori fondamentali che rappresentano il vero patrimonio che ogni cittadino è chiamato, con coraggio e senso di responsabilità, a custodire e salvaguardare.

Associazione 21 luglio

Foto di Fabio Moscatelli

Ci si avvicina alla campagna elettorale. Si preannunciano sgomberi di insediamenti formali

Video estratto dal documentario “COVI-Di Roma” di Davide Giorni

 

COMUNICATO STAMPA

Tra 2 mesi le ruspe comunali abbatteranno un’area del campo di Castel Romano. Associazione 21 luglio: «Ci si avvicina alla campagna elettorale: 3.300.000 euro già destinati all’inclusione dei residenti del “villaggio” ma evidentemente è più conveniente optare per lo sgombero»

Roma, 7 luglio 2020 – Porta la firma di Marco Cardilli, vice capo di Gabinetto della sindaca Virginia Raggi con delega in materia di Sicurezza Urbana e direttore ad interim dell’Ufficio Speciale Rom, Sinti e Caminanti del Comune di Roma il documento notificato lo scorso 3 luglio alle 28 famiglie dell’area F del “villaggio” di Castel Romano. «La S.V. – si legge nella missiva – dovrà lasciare il modulo abitativo chi attualmente occupa da cose e persone entro e non oltre il 10 settembre 2020». Per rendere più “accettabile” la decisione, il Comune di Roma offre la possibilità alle famiglie interessate di accedere ai benefici previsti dal “Piano rom” attraverso la sottoscrizione del Patto di Responsabilità Solidale per il quale, come riportato nella missiva, occorre esibire «tutta la documentazione necessaria (permessi di soggiorno, passaporti, carta d’identità, tessera sanitaria, dichiarazione ISEE, certificati iscrizioni scolastiche, stati di famiglie, certificazioni sanitarie)». Documentazione che, secondo il monitoraggio condotto da Associazione 21 luglio, non risulta essere in possesso delle famiglie in questione. «E di questa impossibilità oggettiva – secondo Associazione 21 luglio – il Comune di Roma non può non esserne a conoscenza».

La comunità rom dell’area F
Marginalità, abbandono, assenza di acqua e di fognature, cumuli di rifiuti, moduli abitativi degradati. È questo il quadro che emerge nel visitare l’area F dell’insediamento di Castel Romano, abitato da 98 persone originarie di Vlasenica città martire della guerra civile che dal 1992 al 1995 ha insanguinato la Bosnia-Erzegovina, di cui circa la metà (42) sono rappresentati da minori e di essi 18 con età compresa tra 0 e i 3 anni. Sull’area le famiglie erano state collocate dopo il violento sgombero del campo di Tor de’ Cenci, avvenuto il 28 settembre 2012. L’appalto per la costruzione dell’area F, dal valore di 1,2 milioni di euro, era entrato anche nelle carte del processo dell’inchiesta denominata “Mafia Capitale” perché lo stesso riconducibile alle cooperative gestite da Salvatore Buzzi.
L’area F, insieme all’area K, all’area M e all’area ex Tor Pagnotta, è parte del “villaggio” di Castel Romano, nato nel 2005 nel cuore della Riserva Naturale di Malafede, a 25 km dal centro della città di Roma. Nel censimento effettuato dalla stessa Polizia Locale nel giugno 2019 si rilevava la presenza totale di 542 persone di cui 282 sono rappresentati da minori.

Il bando per il superamento del “villaggio attrezzato” di Castel Romano
Il 7 maggio 2019, il Comune di Roma, con Deliberazione n.80 ha ravvisato l’opportunità di estendere anche all’insediamento di Castel Romano le misure volte al superamento dei “villaggi” introdotte con la Deliberazione della Giunta Capitolina n.70.
Il giorno dopo, l’8 maggio 2019 è stata resa pubblica la Determinazione dirigenziale QE/1426 per l’indizione di una gara per “Procedura aperta per l’affidamento dell’appalto relativo al Progetto di inclusione sociale per le persone rom, sinti e caminanti e superamento del villaggio attrezzato di Castel Romano” con l’obiettivo generale «del raggiungimento dell’autonomia dei soggetti coinvolti» e con i seguenti obiettivi specifici: «mappatura dei profili sociali dei singoli nuclei, delle risorse e del capitale sociale del campo; strutturazione e implementazione di progetti individualizzati di inclusione lavorativa per l’acquisizione della piena autonomia delle famiglie e dei singoli; sostegno all’abitare; il rimpatrio assistito; gestione dei servizi esclusivamente dedicati alla popolazione residente in età minore; accompagnamento e tutoring attivo con monitoraggio continuo».
L’affidamento prevede la durata di 24 mesi con inizio il 1° dicembre 2019 e la fine il 30 novembre 2021 ed un chiaro cronoprogramma che dovrebbe concludersi nel 2021 con «l’accompagnamento degli ospiti in fase di fuoriuscita». L’importo di spesa è pari a 1.826.260 euro. Ad essi va aggiunta la somma da erogare in contributi economici diretti in favore dei singoli nuclei familiari pari a 1.500.000 euro.
Il bando è stato aggiudicato il 21 gennaio 2020 ad una RTI avente come capofila la cooperativa sociale Astrolabio e, in qualità di mandante, Arci Solidarietà Onlus e la cooperativa sociale Speha Fresia.
Per il passaggio dalla baraccopoli all’inclusione abitativa è previsto: il reperimento di abitazioni attraverso il mercato immobiliare privato; il supporto motivazionale e materiale; il reperimento di alloggi attraverso l’associazionismo; i rientri volontari assistiti.
Per l’inclusione lavorativa è prevista: l’organizzazione di corsi di formazione finalizzati alla creazione in autonomia di realtà imprenditoriali; la creazione di relazioni fattive con il tessuto produttivo delle aree immediatamente limitrofe all’insediamento; moduli individuali; l’attivazione di tirocini formativi; l’attivazione di interventi economici che possano sostenere l’avvio di piccole realtà imprenditoriali.
Per la tutela dei minori presenti nel “villaggio” di Castel Romano è previsto l’utilizzo di un ludobus, di laboratori e doposcuola.

L’abbandono istituzionale e lo sgombero
Qualche settimana dopo l’aggiudicazione del bando per il superamento del “villaggio” è iniziato in Italia il lungo lockdown nel corso del quale i residenti dell’insediamento hanno vissuto nel più totale abbandono istituzionale, segnato da forte deprivazione alimentare, da carenza idrica e, talvolta, anche elettrica.
Poi, alla fine dello stesso, agenti della Polizia Locale si sono presentati presso le famiglie dell’area F per notificare lo sgombero dell’area previsto per il 10 settembre.
Secondo Associazione 21 luglio, che dall’inizio del lockdown ha settimanalmente visitato l’insediamento lungo la via Pontina per distribuire “pacchi bebè”, tale notifica appare come un gravissimo atto segnato da inaudita violenza che sembra ripercorrere la storia dello sgombero di Camping River, avvenuto due anni fa quando, al termine della vicenda, quasi 300 persone finirono in strada strada sulla quale, parcellizzati in una miriade di insediamenti informali, molti ancora si trovano. Per tale ragione l’Associazione chiede l’immediata sospensione dell’azione di sgombero non comprendendo l’arbitraria esclusione de facto delle 28 famiglie dalle azioni già previste dal bando per il superamento del “villaggio”.

Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, sottolinea come «per il “villaggio” di Castel Romano il Comune di Roma si è già impegnato per un percorso di due anni volto alla fuoriuscita graduale delle famiglie verso soluzioni abitative adeguate. Per fare ciò si sono destinati 3,3 milioni di euro di denaro pubblico Questa accelerazione verso lo sgombero potrebbe apparire incomprensibile e, da parte nostra, come Associazione per la tutela dei diritti umani, faremo il possibile per sostenere le famiglie vittime di questa azione istituzionale carica di violenza. Evidentemente – sostiene Stasolla – si sta iniziando la campagna elettorale e, come accaduto nel passato, l’accanimento verso che meno conta, a partire da donne e bambini in condizione di emarginazione sociale e povertà estrema, diventa ancora una volta la formula adottata per strappare facile consenso. Il nostro auspicio è che la battaglia per i diritti delle 28 famiglie non ci veda in condizione di solitudine e per questo ci attendiamo una chiara e ferma presa di posizione in primis da parte delle organizzazioni coinvolte nel percorso del superamento del “villaggio”».

Foto di Davide Giorni

Tor Bella Monaca, presentato progetto promozione sociale per bambini

ROMA, 2 LUGLIO 2020 – Un progetto per supportare madri e minori del quartiere Tor Bella Monaca nella delicata fase successiva al lockdown causato dalla pandemia. Oggi in Campidoglio è stata presentata l’iniziativa “Generazione Covid: ricostruiamo il futuro”, promossa da Associazione 21 luglio e sostenuta dall’associazione “Giacometta e Walter Cantatore” che durerà 12 mesi e si svolgerà nel quartiere Tor Bella Monaca, estrema periferia est della Capitale dove il 41% della popolazione vive in povertà assoluta e metà delle famiglie ha un reddito pari a zero. Il quartiere vanta, inoltre, il triste primato della dispersione scolastica con il tasso cittadino più alto e dove è forte la presenza della criminalità organizzata.

Il progetto è rivolto a 75 minori e 100 famiglie che vivono in condizioni di svantaggio economico e sociale: una psicologa e un’assistente sociale sono le responsabili del programma che avvierà attività di promozione sociale per le bambine e i bambini del territorio. In questa fase, Associazione 21 luglio si avvale della collaborazione di importanti realtà territoriali e non solo, tra queste l’Università di Tor Vergata, Associazione Garofoli Nexus, ABCittà, Scosse e Digiconsum, per la realizzazione dei laboratori estivi destinati ai minori e alle loro famiglie.

«In questa difficile fase di post Covid – sottolinea Tobia Zevi, presidente dell’associazione “Giacometta e Walter Cantatore” – per ricostruire coesione sociale e senso di comunità, è fondamentale investire sulle situazioni di maggiore fragilità. E’ da qui che bisogna doverosamente partire per combattere le disuguaglianze e costruire opportunità per tutti».

«L’emergenza pandemica ha prodotto una generazione di bambini e ragazzi ferita e fragile, con un futuro gravemente compromesso da disuguaglianze economiche e sociali che a partire dai prossimi mesi faranno sentire il loro impatto. – ha detto Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – Grazie a questo progetto risulterà rafforzato il lavoro di Associazione 21 luglio a Tor Bella Monaca, dove in un territorio difficile siamo a fianco dei minori nei loro percorsi educativi e delle famiglie nella costruzione di una comunità solidale e capace di dare risposte concrete ai bisogni reali».

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